Sindrome di Stoccolma

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La Kreditbanken a Norrmalmstorg, Stoccolma.

Con l'espressione Sindrome di Stoccolma ci si riferisce ad uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio violento o traumatico, ad esempio ripetuti episodi di violenza fisica o verbale.

Il soggetto affetto da sindrome di Stoccolma durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino. Si crea una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefice.

Nella terminologia dei meccanismi di difesa secondo Anna Freud, coincide con l'identificazione con l'aggressore.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Il 23 agosto 1973 alle ore 10 e 15 circa, due uomini, Jan Eric Olsson, 32 anni, evaso dal carcere di Stoccolma (ove era detenuto per furto) e Clark Olofsson, 26 anni, già compagno di cella di Olsson, e da poco rimesso in libertà dal Penitenziario di Norrköping, tentarono una rapina alla sede della "Sveriges Kredit Bank" di Stoccolma in cui si trovavano tre donne ed un uomo (Elisabeth, 21 anni, cassiera e successivamente infermiera; Kristin, 23 anni, stenografa e successivamente assistente sociale; Brigitte, 31 anni, impiegata; Sven, 25 anni assunto da pochi giorni e successivamente impiegato presso un ufficio governativo).

Al sopraggiungere della polizia locale i due uomini si rinchiusero nella banca trattenendo le quattro persone in ostaggio. La prigionia e la convivenza forzata di ostaggi e rapinatori durò 131 ore al termine dei quali i malviventi si arresero e gli ostaggi liberati senza che fosse eseguita alcuna azione di forza e senza che nei loro confronti fosse stata posta in essere alcuna azione violenta da parte dei sequestratori.

Il locale in cui i fatti si svolsero, ed in cui vissero per circa sei giorni le sei persone, era simile ad un corridoio, lungo circa 16 metri, largo poco più di 3,5, completamente ricoperto di moquette ed il fatto conquistò le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Durante la prigionia, come risulterà in seguito dalle interviste psicologiche (fu il primo caso in cui si intervenne anche a livello psicologico su sequestrati), gli ostaggi temevano più la polizia che non gli stessi sequestratori[1].
Nel corso delle lunghe sedute psicologiche cui i sequestrati vennero sottoposti, a fattor comune, si manifestò un senso positivo verso i malviventi che "avevano ridato loro la vita" e verso i quali si sentivano in debito per la generosità dimostrata.

Proprio questo paradosso psicologico prende il nome di “Sindrome di Stoccolma”, una reazione emotiva automatica, sviluppata a livello inconscio, al trauma creatosi con l'essere "vittima". Benché a livello cosciente si possa credere che, in una situazione di sequestro, il comportamento più vantaggioso per il sequestrato sia “farsi amico” il sequestratore, in realtà la “Sindrome di Stoccolma” non deriva da scelta razionale, bensì come riflesso automatico. La “sindrome”, rilevata e studiata poi in tutto il mondo proprio a partire dai fatti di Stoccolma (da cui il nome coniato dal criminologo e psicologo Nils Bejerot), comporta un elevato stato di stress psicofisico, che aumenta mano a mano che i protagonisti sembrano accettare la convivenza in un ambiente minaccioso che li costringe a nuove situazioni di adattamento, ed alla conseguente regressione a precedenti stadi di sviluppo della personalità.

Questo “legame positivo”, tuttavia, scaturente da una convivenza in qualche modo involontaria interessa, indistintamente, sia l'ostaggio che il carceriere cementando sempre più il legame tra le due entità e sviluppando perciò il concetto di un “NOI qui dentro” contro un “LORO che stanno fuori”.

In via preliminare, si consideri che nello sviluppo della "Sindrome di Stoccolma", sono stati individuati tre stadi: "il sentimento positivo dei prigionieri verso i loro carcerieri, collegato al sentimento negativo verso la polizia. Tale sentimento è spesso contraccambiato dai carcerieri. Per risolvere favorevolmente un caso con ostaggi, la polizia deve, perciò, incoraggiare e tollerare le prime due fasi, così da provocare la terza salvando in tal modo la vita del sequestrato"[2].

Presupposti psicologici[modifica | modifica sorgente]

La teoria di Sigmund Freud vede la personalità come concepita in tre maggiori sistemi:

Es (pulsioni libidiche inconsce) è l’espressione della spinta emotiva ed istintiva dell'uomo che non tiene conto della realtà e della moralità. È insita in tale concetto la spinta verso la conservazione, o la distruzione (pulsioni di vita e pulsioni di morte);

Io ovvero il fattore di personalità. Nella persona “ben regolata”, l'Io controlla e governa l’Es, e mantiene i rapporti con il mondo esterno nell'interesse della personalità, nel suo insieme, e delle esigenze della stessa a lungo termine.

Super-io è la coscienza che detta all'Io i consigli per soddisfare le richieste dell'Es. Si sviluppa, di solito, grazie all'acquisizione di “ideali” e “proibizioni”, genetici o formatisi nelle fasi dell'infanzia.

I contatti con la realtà sono, pertanto, compiti dell'Io che risulta così, in una personalità sana, dinamico e pieno di risorse. Una di tali risorse, secondo Freud, è quella legata ai meccanismi di difesa da idee insopportabili o dolorose, o dagli effetti di queste. Quando l'individuo è minacciato, sarà dunque l'Io a dover affrontare la maggior quantità di stress onde consentire alla personalità di continuare a funzionare anche durante esperienze dolorose quale, ad esempio, quella di trovarsi nella condizione di ostaggio di un individuo armato; in un caso così tragico, l’ostaggio vuole sopravvivere e l'Io si pone, pertanto, alla ricerca dei mezzi per riuscirvi. Il meccanismo di difesa più frequentemente notato è quello della “regressione” ovvero il ritorno ad un livello di maturità inferiore e meno aderente alla realtà comportamentale e di esperienza che si sta vivendo. Altro meccanismo difensivo è la “identificazione”, che permette all'Io di sfuggire all'ira ed al danno potenziale che potrebbe essergli inflitto dal “nemico”.

Entrambi tali meccanismi entrano in funzione nella "sindrome": l’ostaggio si “identifica” nel carceriere per paura, e non certo per affetto, e "regredisce" ad uno stadio infantile inferiore a quello di un bimbo di cinque anni[3]. L'ostaggio si trova in una situazione di estrema dipendenza dal carceriere esattamente come il bambino dipendeva totalmente dalla figura paterna, o comunque genitoriale, che rappresentava controllo e sicurezza.

Se alla "famiglia" sovrapponiamo il microcosmo "ostaggio-carceriere" è facile comprendere come la polizia che punta le armi, o comunque pone in essere azioni aggressive, verso il malvivente, di fatto le punta anche contro l'ostaggio che vede nel carceriere, armato, l'unico che possa concretamente difenderlo trasformandolo, perciò, in una sorta di "eroe positivo". A ben guardare, tale azione offensiva è, in realtà, l’unico sistema di difesa che si propone ed il rapinatore si trova, così, legato ad altri individui, in genere a lui sconosciuti, che finiranno per simpatizzare con lui e, in alcuni casi, addirittura a compenetrarsi nei suoi problemi, comprendendo ed accettando le motivazioni che lo hanno spinto al gesto che ormai li lega e li pone dinanzi al pericolo, comune, della morte.

Dall'altra parte le forze di polizia, il cui scopo precipuo è aiutare l'ostaggio, sono palesemente in difficoltà, incerti sul da farsi e sempre bisognevoli di ricorrere ad autorizzazioni sovraordinate per qualunque richiesta venga loro rivolta; ciò contribuisce ad esaltare, agli occhi delle vittime, la figura del sequestratore che, invece, appare sicuro di se, deciso, che dimostra di avere idee chiare che trasforma in condizioni precise e sa palesare minacce concrete.

Reazioni[modifica | modifica sorgente]

L'ostaggio reagisce come può all'estremo stato di stress cui è sottoposto: una delle prime reazioni, rifugio psicologico primitivo, ma emotivamente efficace, è la “negazione”. Per sopravvivere la mente reagisce tentando di cancellare quanto sta avvenendo[4].

Altra reazione possibile è la perdita di sensi (indipendente dalla volontà cosciente) o il sonno[5].

Solo dopo qualche tempo l'ostaggio comincia a realizzare, ad accettare e a temere la propria situazione, ma trova un'altra valvola di sicurezza nel pensare che non tutto è perduto poiché presto interverrà la polizia per salvarlo. La certezza di una salvezza “garantita” dall'Autorità, aiuta l'ostaggio nella propria difesa mentale, ma più passa il tempo senza che accada nulla -ed in casi simili è facile perdere la cognizione del trascorrere dei minuti e delle ore-, più l'ostaggio, automaticamente, tende inconsciamente a rinnegare l'autorità costituita che è diventata per lui, di fatto, una incognita. Logica conseguenza è l’inizio del processo di immedesimazione, o di “identificazione”, con il carceriere.

Nel contempo aumenta sempre più il timore di una conclusione tragica e tutti gli ostaggi sottoposti ad interviste psichiatriche a seguito di esperienze del genere, hanno dichiarato di aver “approfittato” dell'occasione per fare un resoconto della propria vita; tutti hanno giurato a se stessi di cambiarla in meglio una volta terminata la brutta avventura, quasi che quest’ultima costituisse lo spartiacque tra la “vecchia” vita ed una “rinascita” a vita nuova, completamente avulsa ed indipendentemente dalla precedente.

Sviluppo della Sindrome[modifica | modifica sorgente]

Tentando una schematizzazione, potremmo individuare la sequenza degli stati emotivi di un ostaggio come segue:

  1. Incredulità;
  2. Illusione di ottenere presto la liberazione;
  3. Delusione per la mancata, immediata, liberazione da parte dell'autorità;
  4. Impegno in lavoro fisico o mentale;
  5. Rassegna del proprio passato.

Quando comincino a manifestarsi, nell'ostaggio, le fasi di cui sopra, e quanto esse durino, non è possibile stabilirlo poiché molti altri fattori ed incognite entrano in gioco nel formarsi della successiva “Sindrome”, ed il tempo è solo uno dei fattori giacché il suo trascorrere può creare si, legami positivi, ma anche negativi, a seconda dei rapporti interpersonali che, fin dal primo momento, si instaurano tra l' ostaggio ed il suo sequestratore. Fino a questo punto, tuttavia, la "Sinrome di Stoccolma" non si può ancora dire scattata.

Nelle fasi iniziali di studio della "sindrome", dopo l'episodio di Stoccolma, si ritenne che il tempo, da solo, fosse fattore determinante per la sua insorgenza, ma successivi casi con ostaggi dimostrarono il contrario[6][7].

Nella stragrande maggioranza dei casi, la prima esperienza che accomuna tutti coloro che cadono sotto l'”effetto della sindrome”, è il contatto positivo con il carceriere. Tale contatto non deriva tanto dal comportamento materiale del carceriere, bensì da ciò che questi potrebbe fare e NON fa (percosse, violenza carnale, maltrattamenti in genere etc.). E tuttavia, alcuni ostaggi feriti dai propri carcerieri, hanno ugualmente sperimentato lo stato di “sindrome” poiché si sono convinti che le violenze patite, le ferite riportate, si erano rese necessarie per tenere sotto controllo la situazione o, ancor più, erano giustificate da una loro reazione o resistenza.

Un'altra esperienza che accomuna gli ostaggi è l'immedesimazione nelle qualità umane dimostrate dal carceriere, anche quando queste siano state di breve durata[8].

Nei casi di rapina con ostaggi, in definitiva, se è vero che il rapinatore armato si trova “in trappola” e si ritiene “vittima” della polizia, è altrettanto vero che anche l'ostaggio tende a condividere tale atteggiamento. Quando il rapinatore viene sorpreso dalla polizia ed è “costretto” a prendere ostaggi, il suo problema è chiaro: fuggire vivo e, possibilmente, con i soldi. L'ostaggio si trova nella stessa identica posizione: vuole uscire vivo; il suo carceriere certo glielo consentirebbe, ma è la polizia ad impedirlo. Il rapinatore si “umanizza”, perciò, agli occhi dell'ostaggio, è diventa “persona”, con problemi identici ai propri. L'insistenza della polizia nel richiedere al bandito di arrendersi, non fa altro che prolungare la prigionia ed allontana la speranza di riguadagnare la libertà senza danni fisici.

Matura così, nella mente dell'ostaggio, il convincimento che: “se la polizia va via, anch'io me ne vado; se la polizia lascia andare il bandito, anch'io sarò libero!”. Inizia così la “Sindrome di Stoccolma” e, d'altro canto, il legame positivo, l' “umanizzazione” ed il “rendersi persona”, che è alla base della sindrome, si può manifestare non solo nell'ostaggio, ma anche nel carceriere.

L'ostaggio come "uomo"[modifica | modifica sorgente]

Ciò che è importante, nella difesa dell'ego dell'ostaggio, nel tentativo di liberarlo con il minimo danno, è creare un rapporto positivo tra il sequestratore e la vittima talché da "oggetto" si trasformi in "essere umano". Quando ostaggio e rapitore si trovano all'interno di uno stesso locale, magari angusto, sia esso il caveau di una banca, o la carlinga di un aereo, o una casa, o una grotta, o un treno, o altro ancora, si sviluppa un rapporto di “convivenza” che favorisce, ed accelera, il reciproco processo di “umanizzazione”. In tal senso, quanto più il carceriere riesce a compenetrarsi nei problemi dell'ostaggio, o viceversa, tanto più aumenteranno le possibilità di sopravvivenza[9]

Quando finisce la Sindrome?[modifica | modifica sorgente]

Molti sequestrati, che hanno provato la "sindrome", hanno dichiarato di soffrire di incubi ripetitivi in cui i loro sequestratori, fuggiti o comunque liberi, ripetevano i fatti precedenti, ma questo non sempre corrispondeva ad una diminuzione del legame positivo che si era instaurato a suo tempo.

Alcune vittime di sequestri, che provarono la “sindrome”, a distanza di anni sono ancora ostili alla polizia. Le vittime della rapina alla Kreditbank di Stoccolma per lunghissimi anni si sono recate a far visita ai propri carcerieri, ed una di esse ha sposato Olofsson. Altre vittime hanno iniziato a raccogliere fondi per aiutare i propri ex-carcerieri e molte si sono rifiutate di deporre in tribunale contro i sequestratori, o anche solo di parlare con i poliziotti che avevano proceduto all'arresto.

Casi celebri[modifica | modifica sorgente]

Patricia Hearst aiutò il SLA durante una rapina in banca due mesi dopo il proprio rapimento
  • La ricca ereditiera Patricia Hearst, dopo essere stata rapita dal Esercito di Liberazione Simbionese nel febbraio del 1974, prese parte ad una rapina in banca insieme a due dei suoi rapitori due mesi dopo. Fu arrestata nel settembre del 1975 ma la sua difesa non riuscì a far valere la tesi della mancanza di colpevolezza a causa della manifestazione della sindrome di Stoccolma[10].
  • Elizabeth Smart all'età di 14 anni fu rapita, costretta ad unirsi in matrimonio e stuprata ripetutamente (anche 4 volte al giorno) da un uomo affetto da malattie mentali, predicatore religioso di strada, aiutato dalla sua compagna/adepta: tra il 2002 ed il 2003 la Smart trascorse diversi mesi insieme al suo aguzzino senza alcuna costrizione fisica[11].
  • Giovanna Amati, figlia dell'industriale cinematografico Giovanni Amati e dell'attrice Anna Maria Pancani, ex pilota automobilistica italiana. Fu sequestrata nella villa di famiglia nel febbraio 1978. Il padre, dopo lunghi giorni di trattative, pagò un riscatto di 800 milioni e la figlia fu liberata il 27 aprile. Si trattò di un rapimento molto chiacchierato: si disse che, durante la prigionia, Giovanna Amati si fosse invaghita di uno dei suoi rapitori, il marsigliese Jean Daniel Neto, che fu arrestato in via Veneto a Roma qualche giorno dopo la liberazione della Amati[12].

Casi dubbi[modifica | modifica sorgente]

  • Natascha Kampusch ha vissuto segregata col suo rapitore (Wolfgang Priklopil) dal marzo 1998 al 23 agosto 2006, giorno in cui è scappata. Ha testimoniato di avere avuto più volte la possibilità di scappare, ma ha preferito restare col rapitore. Il motivo della fuga, infatti, non è stato un desiderio di libertà, ma un litigio col rapitore stesso. Agli investigatori e agli psicologi che si prendono cura di lei ha testimoniato dicendo che non si sentiva privata di niente e che è dispiaciuta della morte del suo rapitore (che si è suicidato dopo che era scappata). La ragazza, però, intervistata dalla televisione austriaca il 6 settembre 2006, ha smentito le voci sulla sua presunta "sindrome di Stoccolma", aggiungendo di non aver mai rinunciato alla fuga. Ha solo manifestato pietà per il rapitore suicida e per la sua famiglia. In seguito a questa intervista, che ha fatto il giro del mondo, il filosofo e psicoanalista italiano Umberto Galimberti, in un articolo apparso sulla prima pagina de La Repubblica del giorno dopo ("Una vita sospesa"), ha escluso che quello della ragazza austriaca sia un caso di "sindrome di Stoccolma"[13].
  • Shawn Hornbeck, 11 anni, sparito il 6 ottobre 2002 e ritrovato per puro caso nel gennaio del 2007, quando aveva ormai 15 anni, durante le ricerche di un altro ragazzino scomparso (Ben Ownby). Vissuto per 4 anni con il rapitore Michael Devlin (nel cui appartamento è stato trovato anche Ben Ownby), i vicini di casa affermano di averlo visto più volte giocare nel giardino da solo, con Michael, o con alcuni amici, tanto che pensavano fossero "padre e figlio". Shawn aveva anche un cellulare e navigava tranquillamente su internet: aveva visto in tv gli appelli dei genitori e aveva anche mandato alcune email al padre con scritto «Per quanto tempo pensate di cercare ancora vostro figlio?»[14].

Incidenza[modifica | modifica sorgente]

Dalla banca dati dell'FBI americana risulta che l'8% degli ostaggi ha manifestato sintomi della sindrome di Stoccolma[15].

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Gerusalemme liberata (Torquato Tasso) la principessa musulmana Erminia si innamora del suo sequestratore, il guerriero cristiano Tancredi.
  • Il racconto La cattura di Luigi Pirandello
  • Watchmen, graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons: Sally Jupiter, alias la prima Spettro di Seta dopo essere stata violentata da Edward Blake, alias Il Comico, finisce per provare un'attrazione per lui, al punto da intrecciare una relazione segreta con lui; dalla loro unione nascerà Laurie Jupiter, che erediterà il costume della madre.

Film e televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Dal Tramonto all'Alba
  • Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto
  • Ore contate (1989) con Jodie Foster e Dennis Hopper.
  • Nell'episodio 7 della terza serie del telefilm The Unit.
  • Nell'episodio 6 della prima serie del telefilm Lie To Me .
  • Nell'episodio 18 della terza serie del telefilm Criminal Minds dal titolo Vite Incrociate e nell'episodio 13 della quarta serie dal titolo Di Padre In Figlio.
  • Nell'episodio 9 della quinta serie del Dr. House - Medical Division.
  • Nelle tre serie di Law & Order.
  • Buffalo '66.
  • Il negoziatore.
  • Sesso e fuga con l'ostaggio.
  • Matlock: The Kidnapping.
  • Quel pomeriggio di un giorno da cani.
  • In Un mondo perfetto di Clint Eastwood, l'evaso Butch Haynes (Kevin Costner) rapisce un bambino e fugge attraverso il Texas. Durante il loro viaggio il bimbo sviluppa un legame tipico della sindrome di Stoccolma.
  • Agente 007 - Il mondo non basta; James Bond (Pierce Brosnan) smaschera la bella Elektra King (Sophie Marceau) accusandola di essersi alleata con il "cattivo" di turno, Renard, che la aveva sequestrata tempo prima, avendo acquisito proprio la sindrome di Stoccolma.
  • Guerrilla: The Taking of Patty Hearst .
  • Six Feet Under, episodio 44 (That's My Dog).
  • In Die Hard, un medico in una trasmissione televisiva descrive un fenomeno identico chiamato "sindrome di Helsinki".
  • In Viaggio senza ritorno del 1997 una coppia interpretata da Kevin Pollak e Kim Dickens è presa in ostaggio da Vincent Gallo e Kiefer Sutherland; l'uomo simpatizza con i propri rapitori.
  • Azione mutante, film di Alex de la Iglesia prodotto da Pedro Almodóvar. La sposa rapita Patricia Orujo si innamora del capo dei rapitori, Ramon Yarritu, il quale riconosce la sindrome di Stoccolma.
  • Nel film Taking 5-una band in ostaggio, uno dei rapitori accusa un ostaggio di essere sotto l'effetto della sindrome di Stoccolma.
  • Nell'episodio 14 della terza serie di Nip/Tuck dal titolo Cherry Peck.
  • In Il portiere di notte, film di Liliana Cavani, la protagonista instaura un rapporto ossessivo e indissolubile con l'uomo che la teneva prigioniera nel campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
  • Nel film Cadillac Man - Mister Occasionissima del 1990, interpretato da Robin Williams.
  • Nel film D.e.b.s - Spie in minigonna la spia Amy si innamora della sua rapitrice Lucy Diamond e il sentimento viene ricambiato.
  • Nel film John Q, interpretato da Denzel Washington, dove le persone sequestrate da un padre che non può far trapiantare il cuore del figlio si schierano dalla parte del loro sequestratore.
  • Nella prima serie di Close to Home, episodio 16 (Evasione).
  • Nella quarta serie Malcolm, episodio 18
  • Nella serie televisiva NCIS.
  • Nel film Lezioni di cioccolato, riferito al complesso nei confronti del datore di lavoro: un geometra sfruttatore e insensibile (2007).
  • Nel film Diario di una tata, riferito alla datrice di lavoro della tata (2007).
  • Nel film Légami! di Pedro Almodovar.
  • Nel film Slevin - Patto criminale di Paul McGuigan, dove il piccolo Slevin diventa allievo del suo rapitore che avrebbe dovuto ucciderlo.
  • Nel film Spaghetti House di Giulio Paradisi in cui Nino Manfredi diventa amico del capo dei rapitori che hanno sequestrato lui e i suoi colleghi nel loro ristorante italiano.
  • Nell'episodio 2 della quarta serie di The Dead Zone dal titolo Il rapimento.
  • Nel film di Dusan Milic "Jagoda: Fragole al supermarket", dove la commessa di un supermercato, Fragola, si innamora dell'uomo che la prende in ostaggio.
  • Nell'episodio 15 della tredicesima stagione de I Simpson, Homer si affeziona ai suoi rapitori brasiliani, tanto da creare un album con i momenti più divertenti del rapimento.
  • Nella prima serie di "True Blood" (episodio 10), il rapporto tra Jason Stackhouse e il vampiro rapito è un tipico caso di Sindrome di Stoccolma, che viene anche citata.
  • Nella puntata 1x09 della serie Canadese Flashpoint (serie televisiva) dal titolo: La sindrome di Stoccolma.
  • Nell'anime Black Lagoon il protagonista Rokuro Okajima (Rock) decide senza alcuna costrizione di entrare a far parte del gruppo di mercenari dai quali è stato preso in ostaggio (nel primo episodio viene anche citata da Rock la sindrome stessa)
  • Nel film Jagoda: Fragole al supermarket, la protagonista Jagoda (Branka Katic) si innamora, poi ricambiata, dell'uomo che la tiene ostaggio nel supermarket in cui fa la commessa, ed arriva persino a collaborare con lui contro la polizia di sua iniziativa
  • In una puntata di Un posto al sole, Ornella Bruni (Marina Giulia Cavalli) si innamora del suo rapitore Massimo Renna (Duccio Giordano).
  • Nel film "Il miele del diavolo" di Lucio Fulci la protagonista tiene in ostaggio il medico che non è riuscito a salvare la vita al suo fidanzato, finendo però con l'innamoramento dei due.
  • Versione comica del caso nel film"Airheads-Una band da lanciare" in cui una band heavy metal per far trasmettere il loro pezzo in una radio, sequestra tutti i lavoratori, che però si divertono tanto da voler, specie per uno di loro, rimanere oggetto del sequestro quando la polizia va a "trarlo in salvo"
  • Nella serie televisiva X-Files, nell'episodio "Follia A Due" (diciannovesimo episodio della quinta serie), l'agente Mulder si riferisce alla sindrome di Stoccolma chiamandola "sindrome di Helsinki".
  • Nella serie cinematografica "Saw - L'enigmista", Amanda prima rapita, e poi stretta da un legame con il rapitore dopo essere riuscita a sfuggire.
  • Nella decima puntata della quarta serie di Ghost Whisperer intitolata appunto 'La sindrome di Stoccolma', in cui una donna è costretta a lasciare la famiglia e vive per qualche anno con il suo rapitore.
  • Nel film "Garage Olimpo"
  • In CentoVetrine, nelle puntate in onda nel 2010, la protagonista Cecilia Castelli (Linda Collini) si innamora dell'uomo che l'ha tenuta segregata assieme alla sorella Serena in uno chalet per settimane.
  • Nell'ultima puntata della stagione 6 di Desperate Housewives in cui Lynette Scavo prova affetto per il suo carceriere Eddie Orlofsky
  • nella 13' stagione ep. 15 delle serie animata " I Simpson " uno dei rapitori di Homer dice riferendosi a Homer "ha la sindrome di Stoccolma ,si identifica con i suoi rapitori"
  • Nel dodicecismo episodio della settima serie del telefilm 'Medium (serie televisiva)', Joe, il marito di Allison, nomina la Sindrome di Stoccolma in relazione al sequestro subìto dalla moglie da parte di un uomo che la costringeva a sognare per conoscere la fine della moglie scomparsa.
  • Nell'ottavo episodio della prima serie del telefilm Rizzoli & Isles (intitolato 'La Sindrome di Stoccolma'), una donna si innamora dell'assassino di suo marito.
  • In "Vidas Robadas", telenovela argentina che tratta il tema del traffico di parsone, soprattutto di ragazze, che vengono rapite per essere vendute e prostituite.
  • Nel decimo episodio della quarta stagione di Ghost Whisperer
  • Nella 7' stagione della serie televisiva "Dexter", Hannah McKay e Dexter si innamorano.

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Primo chiaro riferimento alla Sindrome di Stoccolma è la canzone "Stoccolma" di Rino Gaetano, nell'album Nuntereggae più del 1978: il cantautore allude alla società malsana di cui è prigioniero l'italiano medio, il quale riesce comunque ad amarla.
  • Un gruppo rock di Toronto si chiama Stockholm Syndrome.
  • Il gruppo musicale Muse ha composto una canzone intitolata Stockholm Syndrome, inserita nell'album Absolution del 2003.
  • La cantante americana Dory Previn, lei stessa vittima di abusi da bambina, ha scritto una canzone intitolata With My Daddy in the Attic che affronta la sindrome di Stoccolma.
  • I Yo La Tengo hanno realizzato una canzone intitolata Stockholm Syndrome - la venganza de Mr. Pajaro nell'album I Can Hear The Heart Beating As One.
  • I Blink-182 hanno una canzone dal titolo Stockholm Syndrome nel loro sesto album Blink-182.
  • La band punk rock svedese Backyard Babies ha realizzato un album dal titolo Stockholm Syndrome nel 2003.
  • Il gruppo indie-rock You Say Party! We Say Die! ha intitolato una canzone Stockholm Syndrome.
  • La band punk rock italiana dal nome Ice-Angels 32 ha una canzone intitolata Stockholm Syndrome.
  • Il gruppo giapponese visual kei re:Make ha una canzone intitolata Stockholm Shoukougun ("Sindrome di Stoccolma") nel minialbum LEWISITE.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

  • Nel gioco per Playstation Metal Gear Solid, il protagonista, Solid Snake, chiede all'amico Hal Emmerich, a proposito degli atteggiamenti protettivi assunti verso Sniper Wolf, se sappia cosa sia la sindrome di Stoccolma, sospettando che ne fosse affetto.
  • Nel videogioco Payday 2, il giocatore può sbloccare un'abilità, chiamata appunto Sindrome di Stoccolma, e potenziarla fino al livello "Asso", dove gli ostaggi daranno una mano al nostro alter-ego Bandito, nel corso della rapina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel corso di una telefonata con l'allora Primo Ministro svedese Olof Palme, uno degli ostaggi espresse chiaramente il sentimento del gruppo: "questi ladri ci difendono dalla polizia!"
  2. ^ Da un testo del “FBI Academy” di Washington
  3. ^ Al di sotto di tale età, infatti, il bambino è completamente dipendente dai genitori: non parla e piange per esternare il proprio bisogno di cibo o di altro, non cammina e non è quindi ancora giunto alla separazione fisica dai genitori con i quali mantiene, e manterrà ancora fino ai 5 anni circa, un rapporto strettissimo anche in campo emotivo. Appare chiaro che ogni bisogno del piccolo che viene soddisfatto dal genitore accentua sempre più l'affetto per tale figura.
  4. ^ Le prime frasi che ci vengono in mente, quando qualcosa di brutto ci sta accadendo, sono: “oh, no!”; “non è possibile”, ”non sta accadendo a me”, “è solo un brutto sogno”
  5. ^ Sono noti casi con ostaggi che hanno dormito ininterrottametne per 48 ore
  6. ^ Nel 1976, un volo della TWA da New York all'Arizona, venne dirottato su Montreal e da qui all'isola di Terranova dove, dopo tre ore, i sequestratori rilasciarono 34 dei 95 ostaggi per poter proseguire con minor carico verso l'Islanda. A bordo vennero tenute persone non coniugate, o sposate senza figli, o volontarie che vennero rilasciate 25 ore dopo a Parigi, dopo 13 ore di sosta con l'aereo circondato dalle forze di polizia. La sindrome, calcolando il tempio come fattore base, sarebbe dovuta essere scaturita tra coloro che più a lungo avevano avuto a che fare con i carcerieri, ma così non fu ed anche paseggeri rilasciati dopo sole tre ore la manifestarono mentre altri, che vennero rilasciati dopo, ne furono esenti.
  7. ^ Nel 1971 Sir Geoffrey Jackson, Ambasciatore d'Inghilterra in Uruguay, venne rapito dalla organizzazione eversiva dei Tupamaros che lo tennero prigioniero per 244 giorni, ma non si manifestò alcuna sindrome tra il diplomatico ed i suoi carcerieri
  8. ^ Nel 1974, nel penitenziario di Huntsville (texas), Fred Carrasco, ivi detenuto per omicidio ed in attesa dell'esecuzione capitale, prese in ostaggio 70 persone. Durante i giorni di assedio Carrasco liberò gran parte degli ostaggi adottando di volta in volta differenti criteri di selezione. Dopo undici giorni, improvvisamente, Carrasco uccise gli ostaggi rimasti e si suicidò non prima, però di aver scritto lettere intense e cariche di affetto per i sequestrati liberati precedentemente. Nonostante l'efferatezza del gesto finale, molti degli ostaggi liberati dimostrarono, comunque, comprensione per Carrasco. Il rapporto positivo che legava tali persone al malvivente, il sentire di essere rinati grazie alla sua magnanimità, la sua umanità nei loro confronti, prevaleva sulla inaudita e folle violenza dell'atto finale.
  9. ^ Nel 1975 un gruppo di Sud-Molucchesi dirottò un aereo di linea. Quando il velivolo atterrò per un rifornimento venne circondato dalle forze di polizia che gli impedirono di decollare. I terroristi iniziarono a giustiziare i passeggeri, uno al giorno, per ottenere la liberazione di altri compagni detenuti. Per la terza mattina venne scelto un giornalista, Gerard Vaders, che chiese di poter parlare con un altro passeggero per dettare una sorta di testamento; all'incontro vollero essere presenti i dirottatori. Vaders trattò di argomenti personalissimi (disaccordi con la moglie, problemi derivanti da una adozione ed altro); al termine della conversazione -durata pochi minuti- i terroristi presenti al colloquio scelsero un altro passeggero che giustiziarono immediatamente.
  10. ^ Articolo dall'archivio Crime Library
  11. ^ Articolo dall'archivio Missing Children
  12. ^ Articolo dall'archivio storico del Corriere della Sera
  13. ^ Natascha Kampusch
  14. ^ http://www.shawnhornbeck.com/
  15. ^ Il documento in formato PDF

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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