Sindrome dell'intestino irritabile

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Sindrome dell'intestino irritabile
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 564.1
ICD-10 (EN) K58
Sinonimi
SII
IBS

La sindrome dell'intestino irritabile (SII o IBS dall'inglese irritable bowel syndrome) è un disordine della funzione intestinale caratterizzato da dolore addominale in relazione a cambiamenti dell'alvo (o in senso stitico o in senso diarroico) e con segni di alterata defecazione e meteorismo.[1]

Definizione e classificazione[modifica | modifica sorgente]

La SII appartiene al gruppo dei disordini funzionali gastrointestinali (DFGI), una categoria diagnostica definibile in base alla sola presentazione sintomatologica e caratterizzata dall'assenza di un evidente substrato patogenetico. In base a criteri di Roma III,[2] la sindrome dell'intestino irritabile viene definita come dolore o fastidio addominale ricorrente associato ad almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • Associato ad un'alterazione della frequenza dell'alvo
  • Associato ad un'alterazione della consistenza delle feci

Principali malattie e patologie da escludere prima di diagnosticare SII[modifica | modifica sorgente]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

La SII colpisce il 3-20% della popolazione degli Stati Uniti d'America,[3] con una prevalenza maggiore nelle aree industrializzate.[4] Le nazioni con maggiore prevalenza sono il Brasile (43%) e il Messico (46%), quelle con minore il Giappone e l'India.[4][5] La SII ha una prevalenza di circa il doppio nel genere femminile.[5]

Patogenesi[modifica | modifica sorgente]

Per definizione, non è possibile identificare un univoco elemento patogenetico che giustifichi lo sviluppo della sindrome dell'intestino irritabile. Benché siano state avanzate diverse ipotesi, la patogenesi della SII non è tuttora chiara. L'ipotesi più suggestiva è che le manifestazioni sintomatologiche siano causate da più fattori concorrenti, tra cui la predisposizione genetica,[6] precedenti episodi infettivi acuti a carico del tratto gastrointestinale (soprattutto infezioni sostenute da Campylobacter e Shigella) e la presenza di precipui stimoli biologici presenti nel lume intestinale, come alcuni antigeni alimentari, batteri, allergeni o farmaci. Ulteriore elemento è l'ipersensibilità viscerale, definita come un'abnorme percezione dei normali processi fisiologici connessi con la digestione; in tal senso, alterazioni delle fibre C afferenti intestinali o l'esaltata attività dei neuroni delle corna posteriori del midollo spinale sarebbero responsabili dell'anomala percezione della peristalsi e della distensione viscerale avvertiti nei soggetti con SII come dolore o fastidio. Ulteriore ipotesi identifica la patogenesi della SII con un'alterazione del controllo neuroimmunoendocrino; in base a questa ipotesi, l'aberrante percezione dei normali processi digestivi sarebbe da imputare al disequilibrio di risposta tra cellule CD3+/CD25+, gli stimoli nervosi afferenti/efferenti e la secrezione di fattori neuroendocrini come il CRH, il cortisolo, la noradrenalina e l'adrenalina. L'ipotesi disregolativa dell'attività fisiologica intestinale trova conforto dall'evidenza che soggetti con precedenti infezioni o chirurgia del tratto gastrointestinale sono maggiormente predisposti allo sviluppo di SII.

Quali che siano i fattori scatenanti, è indubbio che il profilo psicologico del paziente giochi un ruolo fondamentale nella patogenesi della SII; tale connessione è evidenziata dall'andamento ricorrente della malattia, con fasi di remissione e riesacerbazione, queste ultime molto frequentemente precedute da intensi stress psicofisici. Il dolore e il fastidio addominale, accompagnati da alterazione dell'alvo sono inoltre essi stessi causa di stress, ansia ed apprensione, stati emotivi che possono sostenere il circolo vizioso alla base della sindrome dell'intestino irritabile.

Profilo clinico[modifica | modifica sorgente]

La principale manifestazione della sindrome dell'intestino irritabile è il dolore. Sovente, i pasti rappresentano gli eventi scatenanti il dolore che, viceversa, tende a venir alleviato dalla defecazione o all'evacuazione di gas. Al dolore si associano senso di tensione e distensione addominale. A seconda delle caratteristiche delle feci vengono distinti quattro gruppi in cui è possibile stratificare i pazienti.[1]

Sindrome dell'intestino irritabile con stipsi prevalente[modifica | modifica sorgente]

Tale gruppo è caratterizzato dalla presenza di feci dure o caprine in una percentuale superiore al 25% delle defecazioni e di feci non formate in una percentuale inferiore al 25%. Questi pazienti riferiscono spesso meno di tre evacuazioni alla settimana, accompagnate da sforzo durante la defecazione e sensazione di incompleto svuotamento intestinale. Molto frequentemente, questi pazienti ricorrono all'uso di lassativi.

Sindrome dell'intestino irritabile con diarrea prevalente[modifica | modifica sorgente]

In questo caso, l'alvo è caratterizzato da feci molli, non formate, in una percentuale superiore al 25% delle defecazioni e di feci dure o caprine in una percentuale inferiore al 25%. Questi pazienti riferiscono spesso più di tre evacuazioni al giorno, accompagnate da stimolo imperioso, incontinenza e presenza di muco nelle feci. La diarrea, tuttavia, non interrompe il sonno e non provoca né squilibri idroelettrolitici né sindrome da malassorbimento.

Sindrome dell'intestino irritabile con alvo alterno[modifica | modifica sorgente]

Tale gruppo presenta feci non formate, molli, in più del 25% delle evacuazioni e dure, caprine, in più del 25% delle evacuazioni. Ad episodi di diarrea intensa si alternano episodi di stipsi più o meno grave.

Sindrome dell'intestino irritabile inclassificata[modifica | modifica sorgente]

In questi pazienti non è possibile identificare con precisione una prevalenza o un'alternanza del tipo di alvo.

Segni e sintomi d'allarme
  • Risveglio provocato dai disturbi
  • Sangue nelle feci
  • Masse addominali
  • Anemia
  • Febbre
  • Eccessivo dimagrimento

Profilo diagnostico[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile viene posta se le manifestazioni descritte precedentemente persistono in maniera continua o ricorrente per un periodo di almeno 6 mesi. Benché per definizione la diagnosi si fondi completamente nel contesto anamnestico, è spesso possibile rilevare meteorismo e corda coli all'esame obiettivo. Con la locuzione corda coli si fa riferimento ad un colon abnormemente contratto e dolente alla palpazione, spesso a livello della fossa iliaca sinistra e del fianco sinistro. Un'accurata anamnesi, che escluda le manifestazioni di allarme riportate nel riquadro a destra, ha un valore predittivo positivo di circa il 98%.[1]
Questo significa che l'accurato approccio anamnestico è sufficiente a porre diagnosi senza eseguire costose ed invasive procedure diagnostiche. Tale approccio permette di porre diagnosi di certezza, evitando al paziente di sottoporsi ad esami ulteriori che rafforzerebbero soltanto l'atteggiamento da malattia. In tutti i pazienti di età inferiore a 45 anni e con anamnesi familiare negativa per neoplasie intestinali è sufficiente corroborare il sospetto diagnostico mediante la richiesta di:

Nei pazienti con SII con diarrea prevalente (in caso di sospetto) può essere inoltre utile richiedere:

  • Titolazione sierica degli anticorpi anti-endomisio ed anti-gliadina la cui negatività porta all'esclusione delle celiachia
  • Esofagogastroduodenoscopia con biopsie duodenali in caso di positiva di Ab per la celiachia
  • Dosaggio sierico del TSH e degli ormoni tiroidei per escludere l'ipertiroidismo
  • Nei casi in cui si presenti sanguinamento, si dovrebbe procedere all'esecuzione di una colonscopia.

Nei pazienti con SII con stipsi prevalente (in caso di sospetto) può essere utile richiedere:

L'ecografia pelvica ed addominale, in virtù dell'assenza di invasività, dovrebbe essere utilizzata nei casi in cui vi è sospetto di malattie extraintestinali alla base del dolore.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

La terapia è finalizzata alla risoluzione degli eventi patogenetici alla base della SII. In questo senso, occorre stabilire un buon rapporto medico-paziente atto ad indagare le situazioni o gli alimenti correlati alla riesacerbazione del corredo sintomatologico. Per esempio, può essere utile riportare in un diario la frequenza dell'alvo o l'intensità del dolore/meteorismo e l'alimentazione associata alle crisi. L'uso di ansiolitici (come le benzodiazepine) nei brevi periodi in cui il paziente riconosce il proprio stato d'ansia, è molto utile nel ridurre la partecipazione psicologica al dolore, con riduzione dello stesso. Analogamente, l'utilizzo di antidepressivi come gli SSRI, oltre a modulare direttamente il dolore senza alterare la funzione psichica, sono in grado di migliorare la qualità del sonno e di diminuire la frequenza degli attacchi. Tuttavia, tali terapie devono essere intraprese in un adeguato contesto psicoterapeutico volto non soltanto alla terapia della SII, ma alla ricerca e all'eliminazione degli elementi psicosociali alla basi dei disturbi d'ansia o depressione. Altre terapie sono invece rivolte al controllo del dolore; in questo senso, sono particolarmente utili alcuni spasmolitici come:

Analogamente alla terapia della diverticolosi, la sindrome meteorica può essere ridotta utilizzando antibiotici scarsamente assorbibili e probiotici che regolarizzino la flora intestinale. In corso di diarrea, la frequenza delle scariche può essere diminuita riducendo l'assunzione alimentare di fruttosio, sorbitolo e mannitolo. Questi ultimi due sono presenti soprattutto come dolcificanti di caramelle e gomme da masticare. A questi accorgimenti può essere utile associare preparati a base di caolino come la diosmectide. Nei soggetti con alvo prevalentemente stitico e con presenza di meteorismo, sono disponibili preparati a basse concentrazioni di polietilenglicole/sali minerali, da assumere quotidianamente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c UNIGASTRO - Coordinamento Nazionale Docenti Universitari di Gastroenterologia, Cap. 52 - Sindrome dell'intestino irritabile in Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice gastroenterologica italiana, 2007-2009, Pag. 470-479, ISBN 88-7781-814-X.
  2. ^ Rome III Diagnostic Criteria for Functional Gastrointestinal Disorders, Rome Foundation, 2006.
  3. ^ Grundmann O, Yoon SL., Irritable bowel syndrome: Epidemiology, diagnosis and treatment: An update for health-care practitioners in J Gastroenterol Hepatol, gennaio 2010, PMID 20074154.
  4. ^ a b Gwee KA, Lu CL, Ghoshal UC., Epidemiology of irritable bowel syndrome in Asia: something old, something new, something borrowed. in J Gastroenterol Hepatol, vol. 24, nº 10, ottobre 2009, pp. 1601-7, PMID 19788601.
  5. ^ a b Quigley EM, Locke GR, Mueller-Lissner S, Paulo LG, Tytgat GN, Helfrich I, Schaefer E., Prevalence and management of abdominal cramping and pain: a multinational survey. in Aliment Pharmacol Ther, vol. 24, nº 2, luglio 2006, pp. 411-9, PMID 16842469.
  6. ^ Gemelli eterozigoti manifestano entrambi la SII in circa 8.4% dei casi, omozigoti in circa il 17.2%, Unigastro, vedi nota 1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • UNIGASTRO - Coordinamento Nazionale Docenti Universitari di Gastroenterologia, Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice gastroenterologica italiana, 2007-2009, ISBN 88-7781-814-X.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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