Sinagoghe e museo ebraico di Ferrara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 44°50′00.84″N 11°37′20″E / 44.833567°N 11.622222°E44.833567; 11.622222

Museo Ebraico di Ferrara
Museo Ebraico Ferrara.JPG
Tipo Arte
Indirizzo Via Mazzini, 95 - 44100 Ferrara, Italia
Sito web del sito del comune

Le sinagoghe e il museo ebraico di Ferrara si trovano in un edificio in via Mazzini 95, nell'area dell'antico ghetto. Gli insediamenti di ebrei nella zona risale al 1485, quando il ricco banchiere romano Ser Samuel Melli donò una sua casa in via Sabbioni (oggi via Mazzini) agli ebrei ferraresi, affinché ne facessero la sede delle loro istituzioni. Nell'edificio vennero quindi ricavate delle sinagoghe, ancora oggi esistenti, e in epoca contemporanea il museo ebraico, ospitato in quattro sale all'ultimo piano.

Le sinagoghe[modifica | modifica wikitesto]

Le tre sinagoghe dell'edificio sono usate tutt'oggi tranne una. Come tipico nei ghetti, niente tradisce la presenza dei luoghi di culto dall'esterno, mentre gli interni sono riccamente decorati. La Scola tedesca, la più grande, è ancora oggi usata per le cerimonie più solenni, mentre l'Oratorio Fanese, più piccolo, risalente al XIX secolo, è usato per i riti del sabato. La terza sinagoga era la Scola italiana, caratterizzata da una grande sala, che oggi viene usata per manifestazioni culturali. Le antiche sinagoghe subirono saccheggi e devastazioni durante la seconda guerra mondiale. Il 21 settembre 1941, un gruppo di fascisti locali sfondò le porte della Scola Fanese e della Scola tedesca distruggendo i marmi e parte degli arredi. Ancora più gravi furono le devastazioni nel periodo dell'occupazione nazista che coinvolsero anche la sala della Scola Italiana.[1]

La Scola tedesca (o Tempio tedesco)[modifica | modifica wikitesto]

Si entra per un piccolo atrio. A destra la parete si apre con cinque finestre che illuminano l'ambiente da un cortile interno. Sulla parte opposto sono collocati dei grandi medaglioni a stucco con illustrazioni allegoriche dal libro del Levitico, attribuiti a Gaetano Davia, autore delle decorazioni del Teatro Comunale di Ferrara. In fondo si trova l'aron seicentesco, in legno scuro, intagliato a motivi floreali, e con ai lati due scanni provenienti dalla Scola italiana. La bimah, una volta al centro della sala, fu spostata davanti all'aron nel periodo dell'emancipazione. Il resto della sala è occupato da due file di banchi. Dall'atrio si accede con una rampa di scale al piccolo e elegante matroneo, recentemente restaurato, che si affaccia sulla sala chiuso da grate con un motivo a piccole mezzelune. In una vetrina vi sono esposte stoffe di pregevole valore.

La Scola Fanese (o Oratorio Fanese)[modifica | modifica wikitesto]

La porta dell'oratorio proviene dalla sinagoga di Cento e fu montata all'inverso, cosicché la scritta "i giusti vengano a me" risulta leggibile dall'interno. La sala è decorata da stucchi ed illuminata due ampie finestre che si affacciano su un cortile interno. Non vi è matroneo. Tra gli arredi sono di particolare rilevanza il pulpito ottocentesco con stucchi verdi e oro (anch'esso proveniente dalla sinagoga di Cento) e i due monumentali troni marmorei ai lati dell'arca.

La Scola italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nel grandioso salone dell'antica sinagoga, oggi usato per eventi culturali e feste, sono collocati tre preziosi aronot settecenteschi, restaurati nel 1957. Quello centrale è la parte lignea dell'aron della stessa Scola italiana, gli altri due provengono dall'antica Scola Spagnola di Ferrara, oggi dismessa. Alle pareti sono oggi collocate delle librerie.

Il Museo ebraico[modifica | modifica wikitesto]

Le quattro sale del museo ospitano oggetti tradizionali e di culto, usati nelle varie cerimonie ebraiche. Tra gli oggetti più preziosi ci sono degli arredi settecenteschi, provenienti dalla scomparsa sinagoga di Cento. Numerosi libri e documenti esposti in vetrine ricostruiscono la storia della comunità ferrarese. Una vetrinetta contiene le chiavi del ghetto, che venne regolarmente chiuso ogni notte dal 1627 al 1859.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]