Sinagoga di Soragna

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Sinagoga di Soragna
interno della sinagoga
interno della sinagoga
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Soragna
Religione Ebraismo
Stile architettonico Neoclassico
Completamento 1855

La sinagoga di Soragna, edificata nel 1855 in stile neoclassico, si trova all'interno di un palazzo seicentesco in via Cavour 43. La tipologia è quella delle sinagoghe dell'epoca precedente all'emancipazione, prive di segni distintivi esterni, riccamente decorate all'interno.

La sinagoga[modifica | modifica wikitesto]

La sinagoga fu costruita nell'edificio a tre piani dove già sorgeva dal 1594 per concessione del marchese Meli-Lupi un precedente oratorio, indicato nelle fonti come Casa grande delli hebrei. Di questo antico oratorio si preserva l'aron ligneo seicentesco che, relegato a lungo nella cantina del Tempio, nel 1966 fu trasferito in Israele nell'oratorio della Knesset, il Parlamento israeliano.

La nuova sinagoga, di rito italiana, finanziata con il contributo di tutte le famiglie della comunità in proporzione al loro patrimonio, fu inaugurata il 22 ottobre 1855 e si è preservata integra nella sua forma originaria. Come tipico delle sinagoghe di ghetto niente rivela all'esterno la presenza del luogo di culto, mentre l'interno è riccamente decorato. La sala di preghiera, in stile neoclassico, è di una semplicità armoniosa, illuminata da finestre e lunette. Le pareti sono scandite da semicolonne in stucco lucido a finto marmo (opera di A. Rusca), con capitelli corinzi che sorreggono una trabeatura continuata con incisi versetti biblici in ebraico. La volta a botte fu affrescata di Giuseppe Levi di Busseto a motivi floreali e raffigurazioni di oggetti rituali e strumenti musicali tradizionali.

L'aron ottocentesco, con ante laminate e sbalzate in oro, è posto in una nicchia nella parete di fronte all'ingresso, rialzata dal pavimento da tre gradini con davanti il lume perpetuo sbalzato in argento, un piccolo leggio e due alti candelabri in bronzo dorato. Due file di banchi di noce, rivolti verso l'aron, occupano la sala. Il matroneo, dal quale si accede da una rampa di scale dal vestibolo, si affaccia in alto sulla parete dell'ingresso, nascosto alla vista da una fitta grata arabesca in ferro battuto.[1]

Il Museo ebraico Fausto Levi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 l'allora presidente della comunità ebraica di Parma, Fausto Levi, decise di trasformare i locali annessi alla sinagoga in un museo dove collocare gli arredi delle comunita scomparse del Parmense e del Piacentino e documentarne la storia. Nelle sale sono collocati oggetti preziosi, stoffe damascate e pezzi monumentali pregevoli, come il tabernacolo dell'aron della sinagoga di Cortemaggiore. Nella sala dedicata all'Olocausto è esposta l'uniforme di prigionia dell'unico sopravvissuto parmense ai campi di sterminio, Simon Samuel Spritzman.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]