Silver (film)

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Silver
Silver.JPG
Una scena del film
Titolo originale シルバー SILVER
Shirubaa
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1999
Durata 79 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere azione
Regia Takashi Miike
Soggetto Hisao Maki (manga)
Sceneggiatura Hisao Maki, Saburō Takemoto
Produttore Hisao Maki, Shizuka Natsumaya
Casa di produzione Cinema Paradise, Maki Production
Fotografia Yasuhiko Mitsui
Montaggio Yasushi Shimamura
Musiche Kōji Endō
Interpreti e personaggi

Silver (シルバー SILVER Shirubaa?) è un film del 1999, diretto da Takashi Miike, realizzato per il V-Cinema.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Jun è un ex agente dell'F.B.I. che, tornata in Giappone, entra a far parte di un'organizzazione segreta appoggiata dal governo, capitanata da Minamida, un suo ex collega che lavorava per il padre della ragazza, assassinato da uno yakuza insieme al resto della sua famiglia, mentre Jun si trovava negli Stati Uniti d'America per un torneo di karate. Jun entra così a far parte, sotto copertura, di una squadra femminile di wrestling, adottando lo pseudonimo Silver.

Come prima missione, Jun deve frontaggiare Nancy Otori, una mistress sadomaso che ricatta membri del governo per conto della yakuza. Dopo aver effettuato uno show di wrestling, Jun irrompe nella villa di Nancy, scontrandosi con le sue guardie del corpo, quindi viene catturata e torturata da Nancy. Jun riesce a fuggire, ma viene nuovamente catturata dagli uomini di Sasaki, un banchiere ricattato da Nancy. Jun riesce a salvarsi ancora una volta e torna da Nancy, uccidendola.

La yakuza organizza un attentato contro la sua persona, e Jun viene stavolta salvata da un altro agente segreto. Successivamente, l'agente viene ucciso da un cecchino donna, mentre Jun viene salvata da Minamida. Jun si volta e riconosce il cecchino.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è tratto dall'omonimo manga di Hisao Maki, che svolge anche il ruolo di sceneggiatore, attore e produttore della pellicola. Takashi Miike iniziò le riprese dopo aver terminato Ley Lines, terzo e ultimo capitolo della Black Society Trilogy.[1]

In origine il film doveva essere l'episodio pilota di una serie televisiva che però non fu mai realizzata.[1] Questo spiega alcuni buchi della sceneggiatura e il finale aperto, nel quale Jun dice, rivolta al cecchino: «È lei...», senza che si veda il volto della donna, dato che partono subito i titoli di coda.

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Silver. URL consultato il 7 giugno 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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