Silpa Bhirasri

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Silpa Bhirasri al lavoro nel suo studio a Bangkok

Silpa (diminutivo Sin) Bhirasri (in lingua thai: ศิลป์ พีระศรี), nato Corrado Feroci, (Firenze, 15 settembre 1892Bangkok, 14 maggio 1962) è stato uno scultore, disegnatore, docente, rettore, critico d'arte e scrittore italiano naturalizzato thailandese.

Dopo aver terminato gli studi artistici ed aver intrapreso un'anonima carriera di insegnante, fu accettata la sua domanda per lavorare come insegnante in Siam, l'odierna Thailandia, e nel 1923 si trasferì. Rimase affascinato dallo stile di vita semplice e rilassato di quel popolo e dalle bellezze naturali del paese a tal punto che vi sarebbe rimasto per il resto dei suoi giorni[1]. Riscosse un enorme successo sia come artista che come docente di scultura e pittura, e fondò la prima Accademia di belle arti siamese. Nel 1943 ottenne la cittadinanza thailandese prendendo il nome locale Silpa Bhirasri. Per i meriti che ebbe nella diffusione della cultura e nella creazione di una nuova generazione di artisti, è tuttora considerato il padre dell'arte moderna e contemporanea thailandese[2][3].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento ai caduti di Portoferraio

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Corrado Feroci nacque il 15 settembre 1892 a Firenze[4][5], era figlio di Arturo, un anarchico che gestiva una piccola mescita di vini, e di Santina Papini[4]. Fin da bambino fu appassionato d'arte e, contravvenendo alle aspirazioni dei genitori che lo volevano a collaborare nel locale del padre[1], nel 1908 entrò nell'Accademia di belle arti di Firenze. Per pagarsi gli studi lavorò presso una bottega di artigiani. Nel 1915 ottenne il diploma di professore di scultura e una cattedra nella stessa accademia[4].

Lavori in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni di insegnamento cercò anche, con scarsa fortuna, di eseguire sculture su commissione; l'unica opera degna di rilievo fu un monumento ai caduti a Portoferraio[4]. In Italia si sposò con Paola Angelini ed in seguito con Fanni Viviani da cui ebbe due figli: Isabella e Romano[1]. Nel 1922 vide il bando di concorso con cui il Reale Istituto del Siam cercava artisti italiani disposti a trasferirsi in quel paese, e si propose come scultore. La domanda fu accolta e Feroci si imbarcò con la famiglia nel febbraio del 1923.

Il Siam[modifica | modifica wikitesto]

Da decenni questo regno del sudest asiatico stava cercando di ammodernarsi in tutti i campi. Il re Rama VI aveva proseguito nella strada del rinnovamento tracciata dai suoi predecessori e fece realizzare imponenti opere. In particolare il sovrano amava le arti, era lui stesso uno scrittore, e stanziò grandi somme di denaro per promuoverle. A quel tempo il paese era l'unico della regione che non era diventato una colonia, ad est confinava con l'Indocina francese (Laos e Cambogia), ad ovest la Birmania era diventata una colonia dell'impero Britannico, mentre a sud la Malesia ne era diventata un protettorato. Per conservare l'indipendenza, il Siam aveva dovuto fare enormi concessioni politiche ed economiche alle due potenze europee e fu per limitarne l'influenza che il cambiamento del volto del paese fu affidato ad artisti dell'Italia, estranea alle vicende interne siamesi[4]. La scelta era caduta sull'Italia già ai tempi di re Rama V, padre e predecessore di Rama VI, che nelle sue due visite a Torino era rimasto affascinato dalla monumentale bellezza della città. Era dalla fine dell'Ottocento che decine di ingegneri, architetti ed artisti italiani, soprattutto piemontesi, progettavano e realizzavano i più grandi palazzi, ponti e monumenti che stavano trasformando Bangkok[4].

La statua del re Rama I al memorial Bridge a Bangkok, (1929-1932)

Scultore Reale[modifica | modifica wikitesto]

Feroci lavorò per il Dipartimento delle belle Arti del Reale Istituto dal 1923 fino alla sua morte nel 1962[1]. Inizialmente fu assunto come scultore di corte con un contratto di tre anni ed un salario di 800 baht al mese[6]. L'impatto con l'amministrazione locale fu negativo: la sua richiesta di uno studio con grandi finestre in cui la luce venisse dall'alto fu trovata eccessiva e venne emarginato. Il principe Naris, artista e zio del sovrano, gli commissionò la scultura di un busto che lo raffigurasse e rimase entusiasta dell'opera. Lo prese sotto la propria ala protettrice e pochi giorni dopo Feroci lavorava nel nuovo studio che era come lo desiderava. L'anno dopo fu nominato scultore del dipartimento e cominciò la sua grande produzione di statue e dei più famosi monumenti eretti in Siam dopo il 1930[4].

Nel 1925 Rama VI morì e gli succedette il fratello Rama VII che, per fronteggiare la grave crisi economica, operò grandi tagli delle spese pubbliche. Nel 1926, Feroci firmò con il dipartimento delle arti un contratto a tempo indeterminato con lo stipendio di 900 baht al mese[6]. La prima opera veramente importante fu quella che celebrava il centocinquantesimo anniversario dell'ascesa al trono di re Rama I, fondatore della dinastia Chakri che tuttora regna in Thailandia. Il lavoro fu iniziato in Siam ma la statua in bronzo venne fusa in Italia, ebbe così modo nel 1930 di tornare al paese natale per la prima volta da quando si era trasferito[6]. Il monumento venne posto nel 1932 ai piedi del Memorial Bridge che venne in tale occasione inaugurato a Bangkok. Oltre alle varie statue e ai bassorilievi che scolpì, molti furono i monumenti che progettò o eseguì nel corso della carriera[1][6]:

Alcuni dei monumenti di Silpa Bhirasri in Siam/Thailandia
n. progr. anno di ultimazione soggetto raffigurato luogo contributo
1 1932 re Rama I Bangkok esecuzione
2 1934 Thao Suranaree Korat disegno ed esecuzione
3 1940 Democracy Monument Bangkok disegno
4 1941 Victory Monument Bangkok disegno
5 1941 l'eroe thailandese Chao Phor Dam Nakhon Si Thammarat disegno
6 1942 re Rama VI Bangkok disegno ed esecuzione
7 1950 principe Songkhla Nakarin (il defunto re Rama VIII) Bangkok disegno
8 1954 re Taksin in battaglia a cavallo Thonburi (Bangkok) disegno ed esecuzione
9 1957 principe Kampaengpetch Akrayotin Bangkok disegno
10 1959 re Naresuan in battaglia sul dorso di un elefante Suphanburi disegno ed esecuzione
11 1966 re Narai il grande Lopburi disegno e parziale esecuzione
12 1969 principe Rajburi Direkrit Bangkok disegno
13 1982 Buddha che cammina Nakhon Pathom disegno
data imprecisata monaco Kruba Sriwichai Chiang Mai disegno ed esecuzione
data imprecisata Phraya Rasadarnpradit Mahisarapakdee Trang disegno
data imprecisata re Naresuan Phitsanulok disegno ed esecuzione
Il monumento all'eroina nazionale siamese Thao Suranaree a Korat, (1934)

Docente e fondatore dell'Accademia delle Belle Arti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1926 tornò all'insegnamento, organizzando un corso gratuito per aspiranti pittori e scultori. L'iniziativa ebbe un grande successo ed alcuni dei partecipanti furono assunti dal dipartimento alle arti come assistenti[1]. Il governo rimase impressionato dall'alto livello artistico raggiunto dagli studenti e gli chiese di programmare una vera e propria scuola di formazione per giovani artisti, ma l'idea non si concretizzò subito per mancanza di fondi[7].

Nel 1932, il colpo di Stato che prese il nome di rivoluzione siamese del 1932 costrinse Rama VII a concedere la costituzione. Tre anni dopo il sovrano, in contrasto con il governo, abdicò ed il trono passò al nipote Rama VIII che aveva solo nove anni. Furono nominati dei reggenti e nel 1939 il Siam cambiò nome e divenne Thailandia.

Con il nuovo governo, il dipartimento delle belle arti passò nel 1932 dal Reale Istituto al Ministero della Pubblica Istruzione e Feroci fu trasferito alla divisione di Architettura del dipartimento diretta da Phra Saroj Rattananimman, e fu con il suo apporto che nello stesso anno nacque la Scuola d' arte Silpakorn[7]. Venne nominato professore e direttore e la strutturò ispirandosi all'Accademia di Firenze dove aveva studiato[2]. Alla prima lezione erano presenti sette studenti, alcuni dei quali sarebbero in seguito divenuti famosi[1]. Nello stesso anno, fu insignito per meriti artistici con una decorazione del Supremo Ordine dell'Elefante Bianco[6].

Nel 1942 anche la scuola d'arte mutò il nome in scuola di belle arti e l'anno successivo fu inaugurata l'Università Silpakorn, di cui Feroci fu docente e rettore. L'ateneo comprendeva inizialmente corsi di pittura e scultura ed in seguito ne sarebbero stati aggiunti molti altri, tra cui quelli di architettura, archeologia e arti decorative. Prevedeva corsi di diploma triennali e corsi di laurea quinquennali[7]. Fu la prima università di belle arti fondata in Thailandia. La famosa canzone Santa Lucia fu adottata come inno ufficiale dell'ateneo.

La cittadinanza thailandese[modifica | modifica wikitesto]

Durante la II guerra mondiale il Giappone occupò la Thailandia, facendone la base di partenza per la conquista dei territori birmani e malesi in mano ai britannici. A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 l'Italia ruppe l'alleanza col Giappone e Feroci venne arrestato dai giapponesi. Il governo thailandese gli propose allora di diventare cittadino di quel paese, la migliore soluzione per ottenere la libertà, lui accettò e prese ufficialmente il nome locale Silpa Bhirasri[4]. Dopo alcuni mesi di detenzione venne liberato nel gennaio del 1944[8].

Padre dell'arte moderna thailandese[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante avesse continuato la sua attività di scultore e disegnatore, Feroci si era dedicato principalmente all'insegnamento, guadagnandosi la stima e l' ammirazione degli studenti che arrivarono ad amarlo come un padre[1]. Per trasferire le proprie conoscenze, scrisse diversi testi fra cui: Theory of colour nel '43, Theory of Composition nel '44 e An Aid to Arts and English-Siamese Glossary tra il '42 ed il '44[1]. Il suo merito educativo maggiore fu quello di spronare la creatività individuale degli allievi, a cui prospettava nuove strade da percorrere rifuggendo le copiature[4].

« Per questa forma di "liberazione", che per la cultura fiorentina di Feroci era assolutamente naturale, il mondo artistico di qui gli è estremamente grato ed ha fatto di Silpa Bhirasri il nume tutelare dell' arte moderna thailandese. »
(Tiziano Terzani)
Un sorridente Bhirasri posa per una foto nel suo studio di Bangkok

Perseguiva l' acquisizione di un linguaggio universale che recepisse il significato più profondo dei capolavori delle diverse culture nazionali, e se ne servisse per sviluppare una nuova coscienza e una nuova arte che andassero al di là dei confini e delle ideologie.

« Tutti noi che siamo partecipi dello stesso universo spirituale, quando osserviamo un'opera d' arte in sintonia col nucleo dell' universo, anche noi a nostra volta ne entreremo in contatto e proveremo emozioni uguali senza avvertire la distanza di culture di paesi diversi »
(Silpa Bhirasri[5])

Contribuì enormemente alla diffusione nel paese delle arti occidentali e delle stesse arti visive siamesi, dalle quali fu profondamente affascinato, eseguendo approfondite ricerche che pubblicò in diversi libri ed articoli di stampa[1]. Per comprendere a fondo l'arte , la cultura ed il pensiero thailandese studiò a lungo la filosofia e la religione buddhista e si dedicò anche all'archeologia[5]. Approfondendo la conoscenza dei diversi stili del classicismo siamese si rese conto della necessità di preservare quei capolavori dalle insidie del tempo e si distinse negli studi e nelle proposte per la loro conservazione, influenzando anche l'archeologia locale[5]. Si impegnò per la diffusione della cultura thailandese nel mondo, rappresentò il paese in diverse conferenze d'arte internazionali e nel 1947 organizzò la Exhibition of Thai Arts all'ambasciata thailandese di Londra. Nel 1949 fu il promotore della prima Esibizione delle Arti Nazionali a Bangkok, in cui i suoi discepoli ebbero modo di esporre per la prima volta le loro opere in una grande mostra. Anche questa idea ebbe un tale successo di pubblico e di critica che la Università Silpakorn ha continuato ad organizzare l'avvenimento, che rappresenta tuttora la migliore passerella per i giovani talenti locali[1]. Il paese gli deve molto per essere diventato attivo nell'arte contemporanea, ed è grazie a lui che gli artisti thailandesi hanno esposto le loro opere in famose mostre internazionali, tra cui la Biennale di Venezia[2].

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1949 tornò per la quarta volta in Italia, ottenne dalla moglie la separazione consensuale e vi restò qualche mese cercando un lavoro. Malgrado che la sua posizione di rettore fosse allo stesso livello di quella del direttore del dipartimento, il suo stipendio era rimasto quello di prima, e non era più sufficiente per fronteggiare l'inflazione che imperversava anche in Thailandia dal dopoguerra in poi. Quando il dipartimento gli accordò l'aumento richiesto tornò nella patria di adozione[7]. Continuò fino alla fine dei suoi giorni a lavorare in università, ad eseguire sculture e a fare ricerche e pubblicazioni. Imparò la lingua thailandese, ma nonostante i molti anni trascorsi nel paese non perse mai il suo forte accento fiorentino, il che rese proibitivo ai suoi studenti capire quello che diceva[4]. Nel 1959 sposò Malini,una delle sue studentesse, con cui trascorse felicemente gli ultimi anni di vita[1].

Morì a Bangkok il 14 maggio 1962 di attacco cardiaco in seguito agli esiti di un'operazione per la rimozione di un cancro intestinale[7].

Statua di Silpa Bhirasri all'Università Silpakorn a Bangkok eseguita da Sanan Silakorn, uno dei suoi studenti preferiti

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

La cerimonia di cremazione si svolse nel Wat Thepsirintarawas e fu pagata per intero dalla famiglia reale[1]. Quando scomparve divenne ancor più popolare, i suoi allievi chiesero ed ottennero che nel cortile principale dell'università fosse eretto in suo onore un monumento, una statua in bronzo che lo raffigura eseguita da uno dei suoi discepoli preferiti. Ancora oggi gli studenti d'arte si inginocchiano davanti alla statua, offrono fiori ed accendono incensi, invocando la sua protezione per i loro studi[4].

Il 15 settembre 1984, in occasione del novantaduesimo anniversario della sua nascita, nei locali che ospitavano il suo studio fu inaugurato il Museo Nazionale Commemorativo Silpa Bhirasri. Si trova nel cortile del Thaphra Palace, sede dell'Università Silpakorn, nel distretto Phra Nakhon in centro a Bangkok, nelle immediate vicinanze del Grande Palazzo Reale. La struttura contiene le suppellettili di cui Silpa Bhirasri faceva uso nel suo lavoro, alcuni dei suoi libri, appunti, schizzi, fotografie ed un'esposizione di alcune opere sue e dei suoi allievi[8]. L' entrata a tale museo commemorativo è gratuita.

Il 15 settembre, anniversario della sua nascita, viene celebrato dai thailandesi come il giorno di Sin Bhirasri. Per il centenario della sua nascita è stato emesso in Thailandia un francobollo commemorativo il 15 settembre 1992[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m (EN) Maneepin Phromsuthirak, Professor Silpa Bhirasri's Life and Works, giornale della Silpakorn University, 2003. URL consultato il 29-11-2010.
  2. ^ a b c Alessandro Tempi, Corrado Feroci, Artonweb, 2007. URL consultato il 29-11-2010.
  3. ^ Elena Stancanelli, L'artista in fuga divinità d'Oriente, la Repubblica.it, 2010. URL consultato il 29-11-2010.
  4. ^ a b c d e f g h i j k Tiziano Terzani, e Bangkok celebra Silpa il fiorentino, CORRIERE DELLA SERA.it, 1992. URL consultato il 29-11-2010.
  5. ^ a b c d (THITEN) Wijit Apichatkriengkrai, 109 years. The life and spirit of professor Silka Bhirasri, openbase.in.th, 2001. URL consultato il 1-12-2010.
  6. ^ a b c d e (EN) Silpa Bhirasri (Corrado Feroci)/1892-1962, web-site del museo di arte moderna e contemporanea Rama IX. URL consultato il 30-11-2010.
  7. ^ a b c d e (EN) Krisana Honguten, PROFESSOR SILPA BHIRASRI AND SILPAKORN UNIVERSITY, Galleria d' Arte dell' Università Silpakorn. URL consultato il 1-12-2010.
  8. ^ a b (EN) Silpa Bhirasri Memorial National Museum, sito ufficiale della National Gallery di Bangkok. URL consultato il 1-12-2010.
  9. ^ (EN) History of Thai Postage Stamps, International House of Stamp (SIAM) CO.. URL consultato il 1-12-2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Oscar Nalesini, L'Asia Sud-orientale nella cultura italiana. Bibliografia analitica ragionata, 1475-2005. Roma, Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente, 2009 (articoli di Bhirasri alle pp. 292–316) ISBN 978-88-6323-284-4.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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