Signoria di banno

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La signoria di banno (anche chiamata signoria banale, bannale o territoriale) fu un istituto medioevale nel quale il potere giurisdizionale era esercitato da grandi possidenti terrieri, sia laici che ecclesiastici, anche su persone e beni non appartenenti al proprio patrimonio fondiario.

La signoria di banno fu favorita dall’evoluzione del feudalesimo e dall’incastellamento. Tra i secoli IX e X il beneficio feudale da bene temporaneo e personale diventò un bene ereditario per via del Capitolare di Quierzy. Questa trasformazione causò un notevole allentamento dei legami di dipendenza dei vassalli dal signore. Quindi l’autorità del sovrano e le sue prerogative del governo vennero meno con il moltiplicarsi dei poteri locali mentre le più grandi autorità diventavano i signori.

Quindi la maggior parte dei vassalli esercitò sul proprio territorio i poteri di cui in teoria erano solo i depositari. Il signore si assumeva quindi anche il compito di difendere militarmente il territorio (dominatus loci) e di amministrare la giustizia in cambio di tasse in natura o in denaro. Il disporre di un apparato militare permetteva inoltre al signore non solo di percepire multe o ammende, ma di imporre ogni sorta di obblighi. Così la signoria di banno fu un importante fattore di riassetto politico.

Feudo e Tenure sono due signorie territoriali di banno. Nella prima vige uno ius in re propria mentre nella seconda vige uno ius in re aliena.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • V. Fumagalli, Terra e società nell’Italia padana. I secoli IX e X, Einaudi, Torino 1976.
  • S. Carocci, Signoria rurale e mutazione feudale, in «Storica», 8 (1997),