Sicofante (antica Grecia)

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Sicofante, nell'antica Grecia, era colui che, prezzolato, sosteneva le denunce anche false.

Secondo l'etimologia più accreditata sicofante viene dal greco (συκον, fico, e φαινειν indicare). In origine il termine si riferiva a chi denunciava gli esportatori di fichi dall’Attica. Esportare fichi voleva dire sottrarre l'alimento principale della gente particolarmente povera, e perciò sulla base della leggi annonarie era un'attività vietata. Una diversa interpretazione ne vuole la derivazione dai ladri dei fichi sacri. Originariamente non aveva la forte valenza negativa che viceversa assunse quando cominciò a indicare chi di mestiere faceva l'accusatore. Nel diritto Ateniese qualunque cittadino poteva sostenere l'accusa e il processo era un fatto corale di tutta la città. L'abuso delle accuse fatte solo per ragioni politiche ne fece dunque mutare il significato.

La menzione più celebre è nel Critone di Platone, ma altri passi famosi sono nelle commedie di Aristofane:

  • nei Cavalieri: Demos (che significa: popolo - una allegoria compiuta) e che cela Demostene, incline a ascoltare i consigli del servo Paflagone, che cela Cleone viene convinto da altri due servi, a eleggere il salsicciaio Agoracrito. Sono i sicofanti a distruggere politicamente un candidato migliore;
  • anche negli Acarnesi tra i personaggi compaiono due sicofanti.
  • Lisia, nella Contro Eratostene, accusa i Trenta Tiranni di essere sicofanti.
  • Senofonte, I Memorabili
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