Shuttle 2.01

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Baikal (in russo: Байкал?)
Shuttle 2.01
Informazioni
Informazioni
Nazione Unione Sovietica
Origine del Nome Lago Bajkal (?)
Status costruito al 30-50% e mai terminato.
Numero di missioni 0
Equipaggio 0

Il modello 2.01 (numero di serie: 3K 11F35, numero di versione: 2.01[1]) era una navetta spaziale del Programma Buran, il programma spaziale sovietico che aveva l'obiettivo di costruire un veicolo spaziale riutilizzabile analogo allo Space Shuttle statunitense. La sua costruzione non fu mai completata a seguito della cancellazione del programma nel 1992.

Questo veicolo è noto anche come Buran 2.01, OK-2.01 e come shuttle 2.01 nei paesi anglossassoni (da shuttle che significa navetta).[2]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Come indicato dalla numerazione, lo shuttle 2.01 doveva essere il primo esemplare di una seconda serie di navette. Le differenze principali rispetto alla prima serie (gli shuttle Buran e Ptichka) riguardano la cabina di pilotaggio[3], che era stata migliorata in previsione del primo volo con equipaggio umano con la dotazione di un sistema di supporto vitale e di seggiolini eiettabili Zvezda K-36RB.[4]

La navetta non ricevette mai un nome ufficiale, ma secondo voci non confermate si sarebbe dovuta chiamare Baikal (in russo: tifone)[5]. Alla data della cancellazione del Programma Buran, la sua costruzione non era stata ancora ultimata (si stima che fosse stata completata al 30-50%).[3]

Voli pianificati[modifica | modifica sorgente]

Secondo i piani di sviluppo del 1989, la navetta 2.01 avrebbe dovuto compiere, nel 1994, il suo primo volo orbitale con equipaggio umano per una durata complessiva di 24 ore.[6] L'equipaggio designato era composto da due cosmonauti: Ihor Volk (comandante) e Aleksandr Ivanchenko (ingegnere di volo).[6]

Destinazione finale[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver trascorso alcuni anni nella fabbrica di Tushino (in cui era stata costruita) la navetta fu trasferita, il 16 ottobre 2004, a Mosca presso l'NPO Molniya.[6]

L'Auto- und Technikmuseum Sinsheim (Museo dell'automazione e della tecnica di Sinsheim), un museo tecnologico situato a Sinsheim in Germania, talora citato come destinazione finale[3], ha invece acquistato un altro veicolo del programma Buran, lo shuttle di test OK-GLI, conservato, dal 2008, presso il Technik Museum Speyer di proprietà del succitato museo di Sinsheim.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (RU) Сколько всего было построено "Буранов" и где они сейчас?, buran.ru (sito ufficiale del NPO "Molniya", progettisti del Buran). URL consultato il 4 gennaio 2009.
  2. ^ (EN) Buran built models 2.01, www.buran-energia.com. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  3. ^ a b c (EN) Shuttle Buran 2.01 current status, www.k26.com. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  4. ^ (RU) СПОСОБЫ И СРЕДСТВА СПАСЕНИЯ: катапультирование экипажа., buran.ru. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  5. ^ (EN) Soviet Buran Space Shuttle, Aerospaceweb.org. URL consultato il 4 gennaio 2009. e (EN) Buran F.A.Q., www.k26.com. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  6. ^ a b c (RU) Экипажи "Бурана" Несбывшиеся планы., buran.ru. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  7. ^ Sito ufficiale del Technik Museum Speyer, e: Heinz Elser, Margrit Elser-Haft, Vladim Lukashevich. Buran - History and Transportation of the Russian Space shuttle OK-GLI to the Technik Museum Speyer, (testo bilingue, inglese e tedesco), 2008, ISBN 3-9809437-7-1

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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