Short Type 184

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Short 184
Uno Short 184 in fase di decollo
Uno Short 184 in fase di decollo
Descrizione
Tipo idroricognitore
Equipaggio 2
Progettista Horace Short
Costruttore Regno Unito Short Brothers
Data primo volo 1915
Data entrata in servizio 1915
Data ritiro dal servizio 1933 (Estonia)[1]
Utilizzatore principale Regno Unito RNAS
Altri utilizzatori Regno Unito Royal Flying Corps
Grecia Polemikò Naftikò
Estonia Aviation Regiment
Esemplari 936
Altre varianti Mann Egerton Type B
Dimensioni e pesi
Lunghezza 12,38 m m (40 ftin)
Apertura alare 19,36 m (63 ft 6 in)
Altezza 4,11 m (13 ft 6 in)
Superficie alare 63,9 (688 ft²)
Peso a vuoto 1 680 kg (3 703 lb)
Peso carico 2 433 kg (5 363 lb)
Propulsione
Motore un Sunbeam Gurkha (74 esemplari)
Sunbeam Maori
Potenza 260 hp (194 kW) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 142 km/h (88,5 mph, 77 kt)
Velocità di salita a 610 m (2 000 ft) in 8 min 33 s
a 1 980 m (6 500 ft) 33 min 50 s
Autonomia 2 h 45 min)
Tangenza 2 743 m (9 000 ft)
Armamento
Mitragliatrici una Lewis calibro .303 in (7,7 mm)
Bombe fino a 520 lb (236 kg) o
Missili 1 siluro da 14 in (356 mm)
Note dati riferiti alla versione 184 "Improved"

i dati sono estratti da British Aeroplanes 1914–18[2]

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Lo Short Admiralty Type 184, identificato anche come Short 225 dal dato della potenza espressa dal primo motore installato sul modello[3], era un idrovolante biplano a scarponi sviluppato dall'azienda aeronautica britannica Short Brothers negli anni dieci del XX secolo e prodotto, oltre che dalla stessa, su licenza anche da diverse aziende produttrici in tutto il Regno Unito.

Adottato dal Royal Naval Air Service, componente aerea della Royal Navy (la marina militare britannica), durante la prima guerra mondiale e dove fu l'unico aereo britannico a prendere parte alla battaglia dello Jutland, oltre ad una buona quantità di aeronautiche militari durante e dopo il conflitto, il Type 184 venne utilizzato come idroricognitore, bombardiere ed aerosilurante, ed in quest'ultimo si ricorda come il primo aereo ad affondare una nave con un siluro.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Short Type 184.

I primi studi effettuati nel Regno Unito circa le potenzialità di un aereo in grado di trasportare, sganciare e colpire un obiettivo navale tramite un siluro furono effettuati sullo Short Admiralty Type 166 equipaggiato con un motore Gmome da 160 hp (120 kW) ma le prove in volo dimostrarono che il velivolo era sottopotenziato per svolgere questo compito.

A tale scopo l'Admiralty britannico emise una nuova specifica nel settembre 1914 dove si richiese la fornitura di un nuovo velivolo atto allo scopo con il suggerimento di utilizzare il motore Sunbeam Mohawk capace di esprimere una potenza di 225 hp (168 kW), una variante sperimentale del Sunbeam Crusader in quel momento in fase di sviluppo. All'invito risposero inviando la propria proposta la Sopwith Aviation Company, J. Samuel White e la Short Brothers.

Horace Short, che si era incaricato di eseguire il progetto, interpellò Murray Sueter, il direttore del dipartimento aeronavale, sottoponendogli le sue idee a riguardo ricevendo la sua assicurazione che si tradusse in un contratto di fornitura per due prototipi ai quali venne riservato i numeri di serie 184 e 185 e che daranno origine al Type 184, così com'era identificato dall'azienda.[4]

La sezione della fusoliera all'altezza dell'abitacolo del pilota.

Simile nell'aspetto generale ai precedenti idrovolanti a scarponi sviluppati dalla Short per la Royal Navy, il Type 184 era caratterizzato da un'impostazione classica per il periodo, un monomotore in configurazione traente dalla velatura biplana con ali dalla medesima apertura e collegate tra loro da una triplice coppia di montanti interalari per lato. La fusoliera possedeva una struttura scatolata convenzionale rinforzata da tiranti, con longheroni in abete aeronautico opportunamente collegati per ridurre il peso e collegati con raccordi di acciaio al manganese. La superficie superiore della fusoliera era collegata ad una sezione semicircolare carenata. Il motore era montato su supporti fissati a telai in acciaio stampato montati trasversalmente sui longheroni ed il grande radiatore rettangolare era posizionato sopra ed in posizione arretrata rispetto al motore, proprio davanti all'ala superiore.

L'ala inferiore era caratterizzata da una corda alare costante lungo l'apertura, mentre quella superiore aveva le corde che crescevano dal centro verso le estremità. Sui primi due prototipi, gli alettoni a singola azione erano montati solo sull'ala superiore ed erano comandati ciascuno da un cavo che lo spostava verso il basso dalla posizione di equilibrio dovuta al flusso di aria. I montanti interalari erano costituiti da tubi di acciaio con carenature in legno per ridurne la resistenza aerodinamica. Le ali (ripiegabili all'indietro) erano estese mediante un verricello installato nell'abitacolo e bloccate ruotando di un quarto di giro un giunto a bicchiere filettato nel longherone anteriore delle semiali. Quando ripiegate, le ali erano tenute in posizione da un albero montato anteriormente alla coda, che si agganciava ad appositi fori nei montanti interalari ruotando una leva nel cockpit.

I due galleggianti principali erano collegati alla fusoliera con due aste alla traversa anteriore e con due coppie di aste alla traversa posteriore. Entrambe le traverse erano curve, per permettere l'alloggiamento di un siluro. Il galleggiante di coda, in legno, incorporava un piccolo timone per dare la direzione in acqua ed era comandato da aste di rinvio connesse al timone principale, mentre dei palloni cilindrici contenenti aria erano installati sotto le estremità dell'ala inferiore.

Il velivolo era equipaggiato con una radio ricetrasmittente, che era alimentata da un piccolo generatore eolico montato su un braccio girevole che poteva essere ripiegato all'indietro quando non in uso,[5] e da altre attrezzature incluso una cesta con piccioni viaggiatori da usarsi, in alternativa alla radio, in caso di atterraggio forzato.

I primi test mostrarono una certa mancanza di controllo longitudinale e gli alettoni a singola azione si rivelarono problematici nel flottaggio sottovento. I due prototipi furono quindi equipaggiati con corde elastiche di richiamo collegati agli alettoni che li riportavano alla loro posizione neutra. Questo, però, portò solo un parziale miglioramento e fu quindi deciso su tutti i successivi esemplari, di aggiunge gli alettoni anche sull'ala inferiore. Questi erano connessi da cavi agli alettoni superiori, mentre le corde elastiche di richiamo collegavano la parte superiore dei montanti interalari agli alettoni inferiori.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Canada Canada
Estonia Estonia
Giappone Giappone
Grecia Grecia
Regno Unito Regno Unito

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene non sia giunto fino ai nostri giorni un esemplare completo è possibile visionare una fusoliera completa presso il Fleet Air Arm Museum, in Inghilterra.

L'unica riproduzione a grandezza naturale è presente nel Museo Marittimo Estone, presso il Lennusadam, a Tallinn.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gerdessen 1982, p.76
  2. ^ Bruce 1957, pp. 493–494.
  3. ^ Thetford 1982, p. 286
  4. ^ Barnes 1967, p. 110
  5. ^ Bruce 1966, p.13
  6. ^ Mikesh e Abe 1990

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) C.H. Barnes, Shorts Aircraft Since 1900, London, Putnam, 1967.
  • (EN) J.M. Bruce, British Aeroplanes 1914–18, London, Putnam, 1957.
  • (EN) J.M. Bruce, The Short 184, Leatherhead, Surrey, Profile Publications, 1966.
  • (EN) Francis K. Mason, The British Bomber since 1914, London, Putnam Aeronautical Books, 1994, ISBN 0-85177-861-5.
  • (EN) Kenneth Munson, Bombers, Patrol and Reconnaissance Aircraft 1914-1919, London, Blandford, 1968, ISBN 0-7137-0484-5.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, Annapolis, Naval Institute Press, 1990, ISBN 1-55750-563-2.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, London, Putnam Aeronautical Books, 1990, ISBN 0-85177-840-2.
  • (EN) Owen Thetford, British Naval Aircraft since 1912, 4th Edition, London, Putnam, 1978, ISBN 0-370-30021-1.

Riviste[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]