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Shakuhachi

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Shakuhachi
Shakuhachi.jpg
Esempio di Shakuhachi.
Informazioni generali
Origine Giappone
Classificazione Aerofoni labiali
Famiglia Flauti diritti
Utilizzo
Musica dell'Asia Orientale

Shakuhachi (尺八 (しゃくはち)? ɕakɯhatɕi) indica genericamente i flauti dritti giapponesi.

Lo strumento moderno presenta cinque fori digitali, quattro anteriori e uno posteriore. Dello shakuhachi si usano dieci taglie: la più piccola di circa 39 cm, la maggiore di 91 cm. Il modello più diffuso, di 54,5 cm, produce come nota di base Re4 e ha un’estensione di oltre due ottave e mezza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Insieme al koto e allo shamisen, lo shakuhachi è stato protagonista della musica del periodo Edo (1603-1867). Infatti, pur se apparso nel contesto buddhista, esso trova diffusione anche in àmbito secolare, sia come strumento solistico che in ensemble con i già citati cetra e il liuto. Tutt'oggi lo shakuhachi continua ad essere al centro della pratica tradizionale. La due scuole principali sono la Kinko, fondata nel XVIII secolo, e la Tozan, creata nel 1896. Il repertorio si divide tra honkyoku, pezzi sviluppati come forma di meditazione da parte di monaci Zen, e gaikyoku, brani inizialmente esterni al repertorio per shakuhachi.

Già alla fine degli anni Venti, lo shakuhachi raccoglie l'attenzione di musicisti che tentano di unire strumenti giapponesi con elementi occidentali. Ne è primo esempio Haru no umi (1929), duo per shakuhachi e koto, composto da Miyagi Michio (1894-1956). Nel 1967 Takemitsu Tōru (1930-1996) scriverà invece November Steps, per shakuhachi, biwa (liuto a manico corto) e orchestra occidentale.[1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Blasdel Yohmei Christopher, The Single Tone. A Personal Journey into Shakuhachi Music, Tokyo, Printed Matter Press, 2005
  • Iwamoto Yoshikazu, The Potential of the Shakuhachi in Contemporary Music, “Contemporary Music Review”, 8/2, 1994, pp. 5-44
  • Kamisango Yūkō, The Shakuhachi: a manual for learning, translated and adapted by Christopher Yohmei Blasdel, Tōkyō, Ongaku no tomosha, 1988
  • Sallustio Roberto, Lo shakuhachi tra locale e globale. Ideologie, pratiche e protagonisti in Giappone e in alcuni Paesi europei, Università di Roma "La Sapienza", 2010, tesi di laurea non pubblicata (relatore Daniele Sestili)
  • Sallustio Roberto, Between global and local. The Shakuhachi and its European ‘Identities’, The European Shakuhachi Society Journal, 2011, vol. 1, pp. 86-95
  • Sestili Daniele, Il racconto dello shakuhachi. Come uno “strumento dello Zen” divenne strumento musicale, “Avidi lumi”, V/13, 2001, pp. 22-25
  • Sestili Daniele, Shakuhachi, il piacere del gesto-suono. Incontro con Mitsuru Saitō, musicista ed etnomusicologo, “Il giornale della musica”, febbraio (168), 2002, p. 35
  • Seyama Tōru, The Re-contextualisation of the Shakuhachi (Syakuhati) and its Music from Traditional/Classical into Modern/Popular, “the world of music”, 40/2, 1998, pp. 69-84
  • Tsukitani Tsuneko, The shakuhachi and its music, in Alison McQueen Tokita, David W. Huges (edited by), The Ashgate Research Companion to Japanese Music 7, Aldershot, Ashgate, 2008, pp. 145-168

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo strumento è utilizzato all'inizio della colonna sonora del film Jurassic Park di Steven Spielberg.
  • Lo strumento è stato utilizzato nella canzone "Nobody's Listening" dei Linkin Park.
  • Lo strumento viene usato spesso negli anime di Lupin III quando Goemon sta per usare la sua spada.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniele Sestili, Programma di sala per il concerto di Tajima Tadashi, 19 novembre 2012, Istituto giapponese di cultura, Roma, estratto in http://www.jfroma.it/index.php?option =com_content&view=article&id=43&Itemid=52&lang=it#shaku