Settenario

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Nella metrica italiana, il settenario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla sesta sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende sette sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente sei oppure otto. Viene spesso usato nei sonetti di Leopardi per esempio nel "sabato nel villaggio".

Esempi di versi settenari[modifica | modifica wikitesto]

Il settenario, assieme all'endecasillabo, è uno dei versi più importanti nella poesia italiana, e quindi è molto facile trovare degli esempi.

Come nella poesia "Il cinque maggio" di Manzoni:

Ei fu. Siccome immobile
dato il mortal sospiro
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta [...]

dove si nota anche la varietà nel numero delle sillabe dovuta all'abbondanza di versi sdruccioli e tronchi.

È interessante scoprire che anche un poeta come Giuseppe Ungaretti, che sembra rompere le convenzioni sui versi, nasconde settenari. Per esempio, nella poesia intitolata Mattina:

M'illumino
d'immenso.

O anche Soldati:

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

Nel primo caso si ha un settenario diviso in due versi, nel secondo due settenari in quattro versi.