Sette Divinità della Fortuna

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Le Sette divinità della fortuna (shichifukujin 七福神), sono un'epitome dei benefici pratici, ed occupano un ruolo fondamentale nella vita religiosa dei giapponesi.
Il termine collettivo Fukujin (福神) che viene dato a queste divinità, reso in cinese con Fuh Shin (nei dialetti del sud, Fuk Shan), viene generalmente tradotto come “dèi/geni della felicità”.
Il termine fuku (福), significa “prosperità”, “benessere”, “beni terreni”. Ma l’espressione fuku in cinese e in giapponese in particolar modo denota la nozione di lunga vita, salute, benessere, amore della virtù e morte dopo una veneranda età, desideri che vengono denominati i “cinque fuku” o “cinque felicità”.

I membri che le costituiscono[modifica | modifica sorgente]

Da sinistra a destra:Hotei, Jurōjin, Fukurokuju, Bishamonten, Benzaiten, Daikoku, Ebisu

I membri generalmente vengono identificati con:

Questo gruppo di dèi è frutto di un lento processo di assimilazione, che trae la sua origine da varie tradizioni religiose: Buddhismo, Hinduismo, Taoismo e Shintō.
Tale processo, definito con il termine shinbutsu shūgō, è stato generalmente spiegato attraverso la teoria dello honji suijaku, in cui i kami Shintō non sono altro che la manifestazione (suijaku) dei Buddha, la fonte originale (honji) dalla quale essi emergono. Secondo questa teoria è possibile porre in armonia il rapporto tra kami e Buddha e fornire quindi una spiegazione del perché la pratica religiosa giapponese non trova nessun conflitto dottrinale con le diverse istituzioni religiose.
Ma i fattori che hanno contribuito maggiormente a favorire questo processo assimilativo vanno ricercati nella struttura rituale e concettuale che ruota intorno al genze riyaku. Sono i benefici che le divinità offrono ai devoti a rendere possibile la loro fusione e la loro interscambiabilità di status, che si concretizza nella loro capacità, o meglio nella loro specializzazione, nel fornire particolari benefici.
Il risultato di questa fusione ha portato alla sovrapposizione e, in alcuni casi, a confondere l’identità stessa della divinità. Ebisu, ad esempio, risulta avere più di un’identità, in base alla località in cui lo si venera e in base a quali benefici può fornire. Egli viene considerato un ta no kami (dio della risaia) nell’ambiente rurale, mentre viene considerato una forza benefattrice, identificata con svariati oggetti ritrovati o pescati in mare, dai villaggi di pescatori.
Tradizionalmente rappresentati come sette figure bonarie, i shichifukujin sono un elemento iconografico fondamentale per lo shogatsu, il capodanno giapponese, oltre a essere raffigurati negli oggetti e nelle merci più disparate del merchandising, come, ad esempio, nel caso di Ebisu, dove il kami presta il suo nome a una famosa marca di birra giapponese.
I shichifukujin, come simboli della buona fortuna, appaiono spesso in pubblicità per istituzioni finanziarie, come il kōfuku kurejitto (credito della buona fortuna), che pubblicizza i suoi servizi finanziari utilizzando i sette dèi della fortuna, raffigurati con il takarabune, la nave dei tesori. Questo vessillo, oltre a essere il recipiente di benefici e tesori, è iconograficamente l’elemento che riunisce e porta insieme divinità provenienti da differenti tradizioni religiose, ed è un elemento importante per delineare le origini dei shichifukujin e le loro prime raffigurazioni iconografiche.
Il Baika Mujinzō (Il magazzino inesauribile di boccioli di prugno) contiene una descrizione risalente al 1491 di un dipinto in cui Śakyamuni, Kannon, Daruma, Confucio e Lao Tzu sono imbarcati su una nave. Il monaco buddhista Shūgatsu, vissuto alla fine del XV secolo, dipinse un’imbarcazione che portava un gruppo di dèi che includevano Daikoku, Fukurokuju e Hotei, tre membri appartenenti al gruppo dei shichifukujin.
Un altro monaco buddhista, che si chiamava Keishun, nel 1491 fu ispirato dalla descrizione dei sette saggi taoisti del boschetto di bambù e dipinse un rotolo in cui apparivano Ōkuninushi no Mikoto, Ebisu, Uzume no Mikoto, il kami femmina che danzò per far uscire Amaterasu Ōmikami dalla grotta. Questa venne rimpiazzata da Benzaiten, mentre Daikoku rimpiazzava il posto di Ōkoninushi no Mikoto. Il gruppo risultante costituisce la configurazione più comune dei sette dèi.
Le fonti buddhiste, oltre a dare informazioni riguardo all’origine dei shichifukujin, offrono anche la spiegazione del perché questi dèi sono rappresentati in gruppo di sette. Nel Ninnōkyō (“Sūtra della Saggezza dei Re Benevolenti”) si riporta che il Buddha spiega a un re che egli sta trasmettendo la sua saggezza a tutti i re della terra e non ai monaci, alle monache e agli uomini e alle donne dalla fede pura, perché essi hanno già compreso la sua dottrina. Dato che i re non conoscono la dottrina del Buddha, essi dovranno recitare questo sūtra al fine di eliminare le sette sofferenze da cui sono afflitti e ricevere di conseguenza le sette benedizioni.
Altri dipinti, resoconti letterari e commedie kyōgen documentano ciò che dalla fine del periodo Muromachi (XVI secolo) comincia a delinearsi il riconoscimento ufficiale di questo gruppo di dèi: grazie all’espansione commerciale nel kamigata, ovvero la zona delineata dalle città di Ōsaka, Edo e Kyōto, il culto dei shichifukujin cominciava a prendere piede presso le grandi famiglie dei commercianti, in particolar modo verso Ebisu e Daikoku, venerati come dèi del commercio e dei buoni affari.
Sebbene i shichifukujin vengano generalmente venerati in gruppo, questo non significa che non vi siano culti indirizzati al singolo kami: Benzaiten è famosa a Chikubushima nel lago Biwa, Itsukushima e Enoshima; Bishamonten è ben conosciuta al tempio Kurama, a Shigisan e a Ikoma; Ebisu riceve una particolare venerazione a Nishinomiya e il monte Hiei è famoso per il triplice volto di Daikoku.

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