Sete (film)

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Sete
Sete (film 1949).JPG
Eva Henning
Titolo originale Törst
Paese di produzione Svezia
Anno 1949
Durata 83 minuti
Colore B/N
Audio sonoro (mono)
Rapporto 1,37 : 1
Genere drammatico
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Herbert Grevenius
Birgit Tengroth (novelle)
Casa di produzione Svensk Filmindustri
Fotografia Gunnar Fischer
Montaggio Oscar Rosander
Interpreti e personaggi

Sete (Törst) è un film di Ingmar Bergman realizzato nel 1949 su commissione della "Svensk Filmindustri".

Tratto dalle novelle di Birgit Tengroth, è un dramma familiare a due voci che anticipa l'ambientazione del film Il silenzio e si svolge interamente su un treno nello scompartimento di un vagone letto, tranne la scena iniziale dei due coniugi nella camera di un albergo e due flashback sul passato di entrambi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ruth è una ex ballerina che ha avuto prima del matrimonio un amante che l'ha messa incinta costringendola a subire un aborto che l'ha resa sterile. L'odio verso gli uomini che Ruth ha ricavato da questa esperienza si ripercuote sul rapporto con il marito Bertil, un impiegato che, prima di sposare Ruth ha amato una donna nevrotica, Viola, che lo ha reso insicuro nei rapporti con le altre donne.

Il viaggio che stanno compiendo Ruth e Bertil, dall'Europa meridionale alla Svezia, avviene attraverso la Germania ancora sotto gli orrori della guerra. I due coniugi, durante il lungo viaggio sono costretti a guardare dentro se stessi e a confrontarsi riuscendo alla fine, pur dovendo riconoscere i propri limiti, a ritrovare un rapporto più sereno per poter ricominciare a vivere diversamente.

In modo parallelo si svolge la vicenda di Viola che, dopo squallide esperienze con uno psicanalista poco scrupoloso e un'amica che si rivela di tendenze lesbiche, si uccide.

Alla fine un sogno fa da svincolo narrativo. Bertil, uccidendo la moglie con l'immaginazione, comprende che se quello, a livello inconscio, è il modo per liberarsi dal vuoto d'amore, l'unico modo per riempirlo è quello di cercare di capirsi e amarsi con buona volontà.

Come scrive Ernesto G. Laura [1] la sete del titolo è la sete d'amore che non può essere "colmata artificialmente, con viziose anormalità".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ernesto G. Laura, Il primo Bergman: faticosa nascita di uno stile, "Bianco e nero", n. 8/9, 1964, pag. 72

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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