Sessanta racconti

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Sessanta racconti
Autore Dino Buzzati
1ª ed. originale 1958
Genere Racconti
Lingua originale italiano

Sessanta racconti è una raccolta di racconti di Dino Buzzati apparsi nel 1958. I primi 36 racconti erano già stati pubblicati in tre diversi volumi (I sette messaggeri, Paura alla Scala e Il crollo della Baliverna).[1]

Racconti presenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. I sette messaggeri
  2. L'assalto al grande convoglio
  3. Sette piani
  4. Ombra del sud
  5. Eppure battono alla porta
  6. Il mantello
  7. L'uccisione del drago
  8. Una cosa che comincia per elle
  9. Vecchio facocero
  10. Paura alla Scala
  11. Il borghese stregato
  12. Una goccia
  13. La canzone di guerra
  14. Il re a Horm el-Hagar
  15. La fine del mondo
  16. Qualche utile indicazione
  17. Inviti superflui
  18. Racconto di Natale
  19. Il crollo della Baliverna
  20. Il cane che ha visto Dio
  21. Qualcosa era successo
  22. I topi
  23. Appuntamento con Einstein
  24. Gli amici
  25. I reziarii
  26. All'idrogeno
  27. L'uomo che volle guarire
  28. 24 marzo 1958
  29. Le tentazioni di Sant'Antonio
  30. Il bambino tiranno
  31. Rigoletto
  32. Il musicista invidioso
  33. Notte d'inverno a Filadelfia
  34. La frana
  35. Non aspettavano altro
  36. Il disco si posò
  37. L'inaugurazione della strada
  38. L'incantesimo della natura
  39. Le mura di Anagoor
  40. Direttissimo
  41. La città personale
  42. Sciopero dei telefoni
  43. La corsa dietro il vento
  44. Due pesi due misure
  45. Le precauzioni inutili
  46. Il tiranno malato
  47. Il problema dei posteggi
  48. Era proibito
  49. L'invincibile
  50. Una lettera d'amore
  51. Battaglia notturna alla Biennale di Venezia
  52. Occhio per occhio
  53. Grandezza dell'uomo
  54. La parola proibita
  55. I Santi
  56. Il critico d'arte
  57. Una pallottola di carta
  58. La peste motoria
  59. La notizia
  60. La corazzata Tod

Trama di alcuni racconti[modifica | modifica wikitesto]

L’uomo che volle guarire[modifica | modifica wikitesto]

In un lebbrosario solo un nobile cavaliere voleva guarire: gli altri si erano rassegnati. L'uomo pregava perché «voleva tornare come prima». Finalmente un giorno fu visitato dal medico, che gli diede una bella notizia: poteva lasciare il lebbrosario. Il protagonista, entusiasta, si prepara ad uscire, ma arrivato all’ingresso e visto il paesaggio fa un passo indietro e decide di restare nel lebbrosario, perché tutto era diventato orribile: l’uomo aveva trasformato il mondo.

Era proibito[modifica | modifica wikitesto]

Il governo aveva proibito la poesia perché «apriva il varco alle peccaminose intemperanze della fantasia» e l'onorevole Walter Montichiari era l’artefice di tutto. Una sera, però, vide sua figlia Giorgina che osservava romanticamente la luna e insospettito si recò al ministero: lì vide i suoi uomini scrivere delle poesie. Perché trasgredivano la legge? Non bastavano le leggi e i castighi a sopprimere questa maledetta poesia? Finalmente era caduto il Ministero: era scoppiata la Rivoluzione.

Il borghese stregato[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Gaspari, commerciante di cereali, andò a trascorrere le sue vacanze in un fantastico paese colmo di vallate: alla vista del bellissimo paesaggio, inizia a sognare e ricorda la sua fanciullezza. Dopo gioca con dei ragazzi, ma viene ucciso dal “loro nemico”, un potente stregone. Il protagonista, morendo, è contento di aver rivissuto in pochi attimi la sua infanzia distaccandosi, quindi, dal terribile mondo che lo circondava, dicendo: «Ti ho vinto miserabile mondo, non mi hai saputo tenere».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Buzzati, op. cit., 24

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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