Servilia Cepione

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Servilia Cepione (Roma, 104 a.C. – post 42 a.C.) fu la madre del cesaricida Marco Giunio Bruto.

La famiglia d'origine[modifica | modifica wikitesto]

Servilia Cepione era figlia di Quinto Servilio Cepione, figlio a sua volta dell'omonimo console del 106 a.C. e nipote dell'ancora omonimo console del 140 a.C. La madre fu Livia Drusa, figlia di Marco Livio Druso, console nel 112 a.C. e sorella dell'omonimo, tribuno della plebe nel 91 a.C. Anche un fratello di Servilia portava lo stesso nome del padre e del nonno, Quinto Servilio Cepione, poiché era uso che il primogenito avesse lo stesso nome del padre.

La madre divorziò dal padre e si risposò con Marco Porcio Catone, figlio di Marco Porcio Catone Saloniano e nipote di Catone il Censore, con il quale aveva avuto una relazione adulterina: da questo secondo matrimonio nacquero due fratellastri di Servilia: Marco Porcio Catone Uticense e Porcia. Poco dopo (intorno al 90 a.C.) sia la madre che il patrigno morirono e Servilia crebbe nella casa dello zio Mamerco Emilio Lepido Liviano, fratello della madre e dato in adozione.

Una sua omonima più giovane, secondo Plutarco sorella minore[1] o secondo Cicerone figlia del fratello[2] e di Ortensia, fu dal 66 a.C. moglie di Lucio Licinio Lucullo e venne in seguito da questi ripudiata per la sua cattiva condotta.

Matrimoni e relazione con Gaio Giulio Cesare[modifica | modifica wikitesto]

Giovanissima, Servilia sposò Marco Giunio Bruto, tribuno della plebe dell'83 a.C., da cui ebbe presto un figlio, chiamato anche lui Marco, il futuro assassino di Cesare. Dopo la nascita del figlio conobbe Gaio Giulio Cesare del quale sembra fosse divenuta l'amante.

Rimasta vedova, Servilia sposò Decimo Giunio Silano, pretore nel 67 a.C. e console nel 62 a.C., esponente di secondo piano del partito popolare, da cui ebbe tre figlie: Giunia Prima, Giunia Seconda moglie di Marco Emilio Lepido e Tertulla, moglie di Gaio Cassio Longino. Contemporaneamente Servilia portò avanti la sua relazione con Cesare, favorita poi dalla prematura morte del marito, avvenuta subito dopo avere ricoperto la carica di console.

In merito alla relazione amorosa tra i due, in Plutarco si legge che nel 63 a.C. durante un'accesa seduta del senato in cui si discuteva del complotto di Catilina, venne recapitata a Cesare una tavoletta cerata. Catone Uticense, sospettando che si trattasse di un messaggio dei congiurati, intimò a Cesare di leggerne pubblicamente il contenuto; questi si limitò a porgergliela: il contenuto altro non era che un messaggio dai toni audaci, vergato dalla mano di sua sorella Servilia: irritato, quest'ultimo tirò la tavoletta addosso all'ilare interlocutore, gridandogli in faccia " tieni, ubriacone!", forse per ricambiargli la stessa accusa mossagli dal conquistatore delle Gallie, tramandata ai posteri in un'opera, andata perduta, dal titolo Anticato (Contro Catone). Svetonio afferma che Cesare amò, più di ogni altra (ante alias), Servilia alla quale, in occasione del suo primo consolato (60 a.C.) regalò una perla del valore di 6000 sesterzi; nel periodo delle guerre civili (dal 49 al 44 a.C.), presumibilmente dopo che i Pompeiani avevano abbandonato Roma, fra tanti altri regali, Cesare fece in modo che Servilia si aggiudicasse all'asta vasti appezzamenti di terreno a prezzi talmente irrisori da suscitare l'ironia di Cicerone che, nel commentare l'estrema convenienza dell'affare, aggiungeva che esso lo era stato ancora di più per la deduzione (ai fini fiscali) della tertia (ossia della terza parte): decodificata dal sottinteso, l'arguzia di Cicerone alludeva alla relazione, favorita da Servilia, fra Cesare e la terza figlia di lei, Tertulla. Oltre ai fatti in sé, il richiamo alle occasioni dei regali testimoniano della lunga relazione tra Cesare e Servilia, che, per altro, stando a Plutarco, risulta essere abbondantemente anteriore al primo consolato di Cesare.

Bruto, figlio di Servilia, tra i cesaricidi[modifica | modifica wikitesto]

La presa di posizione anticesariana, e il cesaricidio a cui, com'è noto, partecipò in prima persona Bruto, figlio di Servilia, si spiegano con l'influsso su di lui esercitato dagli studi di filosofia e dall'ambiente culturale greco, a lui familiare, ostile a ogni forma di tirannia; non poco, inoltre, avranno influito l'esempio e l'educazione impartatigli dallo zio Marco Porcio Catone Uticense, che lo volle al suo seguito, quando si trovava in missione a Cipro, e che sicuramente, come attestano le fonti, era con lui in sintonia per ciò che concerneva le idee politiche. Difficilmente, quindi, si può pensare che la partecipazione di Bruto da protagonista al cesaricidio possa essere stata determinata da motivi di disagio o di vendetta, derivanti dal particolare rapporto dell'ucciso con Servilia. Tuttavia gli antichi storiografi, com'era loro costume, hanno addotto, a motivazione di quanto accaduto alle Idi di Marzo del 44 a.C., anche questa possibilità, presentandola come se fosse opinione di pettegoli, voce di piazza (introdotta dalla solita locuzione "praeterea dicitur= inoltre si dice che" ): tecnica, questa, che rivelava talora una mal celata ostilità nei confronti del personaggio trattato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plutarco, Vite Parallele (Βίοι Παράλληλοι) Lucullus. 38,1; Cato Minor, 24,3, 29,3, 54
  2. ^ Cicerone, De finibus 3,2,8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]