Servi di Gesù e Maria

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I Servi di Gesù e Maria (in latino Congregatio Servorum Iesu et Maria) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione clericale pospongono al loro nome la sigla S.I.M.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La congregazione dei Servi di Gesù e Maria è una di quelle nate sulla base del motu proprio di papa Giovanni Paolo II "Ecclesia Dei afflicta" (2 luglio 1988): venne fondata dal sacerdote Andreas Hönisch (1930-2008), già gesuita, espulso dalla Compagnia nel 1976 per le sue posizioni in contrasto con i dettami del Concilio Vaticano II.

Il primo nucleo della congregazione, formatasi ufficialmente nel 1988, era composto da guide e scout della Katholische Pfadfinderschaft Europas, branca austro-tedesca dell'Unione Internazionale delle Guide e Scouts d'Europa, creata dallo stesso padre Hönisch nel 1976. La formazione dei primi sacerdoti dell'istituto avvenne presso il seminario della Fraternità Sacerdotale San Pietro, ma successivamente venne aperto una casa di formazione loro riservata a Blindenmarkt.

I Servi di Gesù e Maria ottennero il riconoscimento ecclesiastico di istituzione di diritto pontificio nel 1994.

Attività e diffusione[modifica | modifica sorgente]

I membri della congregazione si propongono di mantenere viva la spiritualità gesuitica preconciliare: le loro liturgie sono officiate secondo il messale del 1962, precedente alla riforma liturgica operata dopo il Concilio, ma hanno accettato di celebrare anche secondo il Novus ordo Missae. Curano particolarmente la pastorale della gioventù e l'assistenza spirituale degli scout. Padre Hönisch ha mantenuto la carica di Superiore Generale della congregazione sino alla morte.

Al 31 gennaio 2005, l'istituto contava la sola casa di Blindenmarkt e 45 religiosi, 25 dei quali sacerdoti;[1] svolge il suo apostolato in Austria, Belgio, Francia, Germania, Kazakistan e Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati statistici riportati dall'Annuario Pontificio per l'anno 2007, Città del Vaticano, 2007, p. 1496.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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