Serventese

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Il serventese, detto anche sirventese o sermentese, è un componimento strofico della metrica italiana che utilizza schemi e argomenti vari, anche se preferisce quelli a carattere didascalico e narrativo, sorto intorno al XIII e XIV secolo. Nonostante il nome legato al provenzale sirventes, questo tipo di componimento ha il metro della canzone e pertanto non è collegabile al sirventes trobadorico.

Vi sono diversi tipi di serventese:

  • serventese caudato, non molto differente dalla saffica, formato da strofe tetrastiche di tre versi lunghi monorimi (generalmente endecasillabi) più un verso breve (generalmente quinario), in rima con i versi lunghi della strofa seguente: AAAb-BBBc-CCCd-ecc. Si tratta di una forma rara, attestata nel Duecento e nel Trecento, con rare sopravvivenze quattrocentesche: ne sono noti circa settantacinque esemplari. [1] Forma generalmente anonima, fu però coltivata anche da Iacopone da Todi, Domenico Cavalca, Antonio Pucci e Bianco da Siena.

 
Altissima regina incoronata
della superna glorïa beata,
chiamoti, madre, per mia avocata,
con tutto 'l cuore.

Benedetta sie tu a tutte l'ore,
etterna sposa del divino amore,
io ingrato misaro peccatore
a te m'apiglio.

Celestiale regina, el mio periglio,
provede, madre, pregando 'l tuo Figlio,
che me die gratia ch'i' sie suo famiglio,
fedel amante.

Bianco da Siena, lauda CXVII vv. 1-12.[2]


  • serventese duato formato da distici monorimi in versi vari (settenari, ottonari, novenari, endecasillabi):AA-BB-CC-ecc.

 
Sì com' altr' uomini vanno,
ki per prode e chi per danno,
per lo mondo tuttavia,
così m'andava l'altra dia
per un cammino trastullando
e d'un mio amor già pensando
e andava a capo chino.
Detto del gatto lupesco [3]

  • serventese incatenato o terza rima:ABABCBCDCDED.
  • serventese incrociato formato da una strofa tetrastica di endecasillabi a rima alternata:ABAB-CDCD-ecc. Il nome di serventese incrociato è stato dato da Antonio da Tempo e da Gidino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Claudio Ciociola, Un’antica lauda bergamasca (per la storia del serventese), in «Studi di filologia italiana», XXXVII (1979), pp. 33-87.
  2. ^ Bianco da Siena, Serventesi inediti, a cura di Emanuele Arioli, Pisa, ETS, 2012, p. 99.
  3. ^ Versi tratti dal Detto del gatto lupesco, testo anonimo del XIII secolo in Poeti del Duecento, a cura di Gianfranco Contini, Milano-Napoli, Ricciardi, 1960.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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