Serenata "Gran Partita"

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Gran Partita
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità Si bemolle maggiore
Epoca di composizione Monaco 1781, Vienna 1782; Vienna 1782-1784
Prima esecuzione Vienna, marzo 1784, dal complesso di fiati della corte imperiale
Pubblicazione Bureau d'Art, Vienna 1803
Autografo Conservate a Darmstadt alcune parti frammentarie
Durata media circa 50 minuti
Organico

2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni di bassetto, 2 fagotti, 4 corni, contrabbasso

Movimenti

Largo - Allegro molto, Minuetto, Adagio, Minuetto (allegretto), Romanza (adagio-allegretto-adagio), Tema con variazioni (andante-allegretto), Rondò (allegro molto)

La Serenata n. 10 in Si bemolle maggiore K 361 (K6 370a) di Wolfgang Amadeus Mozart, nota come Gran Partita, è un'opera che ha profondamente rinnovato il modo di concepire una partitura per strumenti a fiato. Questa composizione si discosta dal tono galante, prevede ben tredici strumenti (dodici a fiato ed il contrabbasso) ed è la più ampia e complessa delle opere composte da Mozart nell'ambito di questo tipo di composizioni. La presenza del contrabbasso ha lo scopo di rendere piena e corposa la linea del basso ed è quindi errato riferirsi all'opera come serenata per tredici strumenti a fiato. La partitura originale non prevedeva infatti la sostituzione del contrabbasso con il controfagotto. Anche la denominazione di Gran partita, presente nel manoscritto, non sembra sia stata voluta da Mozart. La datazione certa della scrittura dell'opera riveste una importanza maggiore in quanto permetterebbe di sistemare alcuni particolari della biografia dello stesso Mozart nonché potrebbe meglio farci comprendere la sua evoluzione artistica. La data presente nell'autografo, il 1780, non gli è attribuibile, quindi non è sicura; le fonti certe di una sua esecuzione sono posteriori di ben quattro anni e ci portano a Vienna nel 1784 quando fu eseguita dalla Harmonie della corte imperiale. La versione di Georg Nikolaus von Nissen, più romantica, vede la serenata quale dono di Mozart a Costanze in occasione del suo matrimonio. In ogni caso ci troviamo di fronte ad un'opera preziosa di grande complessità che travalica il genere nella quale essa rientra. Le serenate erano per lo più eseguite all'aperto in momenti in cui il grado di attenzione era limitato e i compositori tendevano quindi a dare spazio a melodie facili, e l'orchestrazione che ne scaturiva ne era la logica conseguenza.

L'impianto è quello classico della serenata. Un primo movimento, un largo, apre un'ampia introduzione lenta, quasi sinfonica, che verrà utilizzata poche altre volte dal musicista. L'allegro molto che segue è costituito da un solo tema che si sviluppa nella capacità di dialogo tra i vari strumenti. In seguito abbiamo due minuetti con trii che evocano melodie popolari. Tra i due minuetti è racchiuso il celebre adagio, che rappresenta il punto più alto della composizione sia per la ricercatezza del suono sia per la novità strutturale: una sola coppia di corni sostiene e accompagna ora l'oboe, ora il clarinetto e ora il fagotto. Una romanza anticipa il tema con variazioni in cui il compositore aggrega di volta in volta diversi timbri strumentali. Il finale, un molto allegro è un brano di grande colore, quasi una marcia, dove viene fuori lo spirito gioviale del compositore trattenuto da un uso misurato del volume degli strumenti. Ma la vastità dell'organico e il grado di assimilazione dei vari strumenti permettono al compositore di farli dialogare, di confrapporli, di compenetrarli in un modo mai prima raggiunto.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel film Amadeus il regista fa parlare Antonio Salieri proprio dell'Adagio di questa serenata, "dell'impercettibile passaggio del tema dall'oboe al clarinetto, del dialogo che i due strumenti instaurano con le altre parti dell'insieme strumentale".

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