Sepoy

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Due ufficiali e un soldato semplice sepoy in un'incisione di Frederic Shoberl[1]

Il termine sepoy (pronunciaˈsipɔɪ) (dal persiano سپاهی Sipâhi, soldato) designava in senso generale qualunque militare indigeno dell'India sotto il governo britannico. In senso specifico, era il termine impiegato nel British Indian Army (l'esercito coloniale britannico in India), e prima ancora nella Compagnia Inglese delle Indie Orientali, per un soldato semplice di fanteria (un militare di cavalleria era un Sowar), termine che è tuttora in uso nel'esercito indiano, in quello pakistano e in quello del Bangladesh.

In Italia questo termine è stato reso celebre dalla menzione della guerra d'indipendenza indiana del 1857 (nota anche come rivolta dei sepoy - o cepays, secondo la versione francesizzante) nei romanzi di Emilio Salgari. La stessa parola persiana è giunta in Europa per altre vie con la forma sipahi.

La rivolta dei sepoy[modifica | modifica sorgente]

Nel 1857 la ribellione dei sepoy, nota come ammutinamento indiano, scoppiò a causa della distribuzione di cartucce per fucili ingrassate con grasso di maiale o di bue, il cui involucro era da strappare con i denti. Ciò violava le regole della religione dei sepoy, che inoltre interpretavano la cosa come un tentativo di conversione coatta al cristianesimo. Essi liberarono i prigionieri a Meerut vicino a Delhi, uccidendo molti inglesi. Scoppiò una ribellione dell'aristocrazia a Oudh, da poco spodestata. Principi, proprietari terrieri e contadini combatterono fianco a fianco. Delhi venne assediata e l'ultimo Moghul, Bahadur Shah II, fu proclamato imperatore dell'India. Delhi e la postazione inglese di Lucknow vennero velocemente riconquistate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dal libro di R. Ackerman, The World in Miniature: Hindoostan, Londra, circa 1820.

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