Sepoltura dei videogiochi Atari

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Una console Atari 2600 versione "Darth Vader"

La sepoltura dei videogiochi Atari (in lingua inglese Atari video game burial) è un importante evento della storia dei videogiochi che vide Atari distruggere centinaia di migliaia di cartucce giochi della sua console Atari 2600, soprattutto Pac-Man e E.T. the Extra Terrestrial, in una discarica di rifiuti del Nuovo Messico il 26 settembre 1983. Da sempre considerata una leggenda metropolitana, nell'aprile 2014 a distanza di oltre tre decenni, scavi nel deserto di Alamogordo hanno invece portato alla luce la veridicità di questo evento.[1]

L'evento fu causato dalla crisi dei videogiochi del 1983.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le difficoltà finanziarie[modifica | modifica wikitesto]

Atari venne acquistata nel 1976 da Warner Communications per 28 milioni di dollari, quando era in piena crescita. Nel 1982 i suoi utili arrivarono a 2 miliardi di dollari.[3] A quel tempo, Atari era accreditata dell'80% dell'intero mercato dei videogiochi,[3] e generava più della metà del fatturato della società a cui apparteneva,[4] arrivando a generare il 65/70% dei guadagni di Warner Communications.[3][4] Alla fine del 1982 le previsioni di crescita per l'anno seguente davano Atari in aumento del 50%.[3]

Inaspettatamente, il 7 dicembre 1982 la società dichiarò che le previsioni di crescita del fatturato per il 1982 sarebbero state solo del 10/15%.[3] Il giorno seguente il prezzo delle azioni di Warner Communications crollarono di un terzo ed il trimestre fiscale si chiuse con gli utili di Warner ridotti del 56%.[3] A questo si aggiunse il fatto che l'amministratore delegato di Atari, Ray Kassar fu indagato per insider trading con l'accusa di aver venduto 5.000 azioni della Warner mezz'ora prima dell'annuncio delle disastrose previsioni per l'anno seguente. Kassar fu costretto a dimettersi dalla sua carica nel mese di luglio del 1983. Fu in seguito prosciolto da ogni accusa.[5] Durante il 1983 Atari perse 536 milioni di dollari e fu poi venduta da Warner Communications l'anno seguente.[3]

I giochi che non ebbero successo[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamento di alcune cartucce sepolte: si riconoscono E.T. the Extra-Terrestrial e Centipede

La tendenza di Atari a convertire per la sua console giochi arcade molto popolari aveva portato alla creazione di titoli di successo, come la conversione del suo Asteroids o quella di Space Invaders di Taito. Quando Atari negoziò con Namco la licenza di Pac-Man essa pensava che la versione per Atari 2600 del titolo avrebbe venduto molte copie, trascinata dal successo dell'originale. Per questo motivo decise di produrne 12 milioni di cartucce, nonostante avesse venduto solo 10 milioni di console.[3]

La società aveva calcolato che Pac-Man non solo avrebbe generato 500 milioni di dollari di guadagno dalla vendita delle cartucce ma avrebbe incrementato anche le vendite della console, confidando sul fatto che molte persone che non possedevano la console l'avrebbero acquistata per poter divertirsi con quel gioco anche a casa propria.[6][7] Il prodotto finito però, distribuito nel mese di marzo del 1982, fu aspramente criticato per la sua scarsa giocabilità[3] e, nonostante il fatto che Pac-Man sarebbe diventato il titolo per Atari 2600 più venduto di sempre con le sue 7 milioni di copie, lasciò Atari con 5 milioni di copie invendute nei magazzini, a cui si sommarono quelle che i clienti insoddisfatti del titolo avevano restituito per il rimborso.[6][8]

Oltre ai problemi legati alle scarse vendite di Pac-Man, Atari dovette fronteggiare anche il fallimento commerciale dell'adattamento a videogioco del film E.T. l'extra-terrestre. Il gioco, intitolato anch'esso E.T. the Extra-Terrestrial, fu il risultato di un accordo intercorso fra la stessa Warner Communications ed il regista del film Steven Spielberg. L'accordo per la licenza era costato una cifra compresa fra i 20 ed i 25 milioni di dollari, un importo veramente elevato per l'epoca,[6] ed Atari si mise all'opera anche se l'idea di fare un videogioco basato su un film e di poterlo vendere cavalcando il successo della pellicola piuttosto che fare l'adattamento di un titolo arcade di successo che fosse stato trascinato dalla popolarità nelle sale giochi fece sollevare diversi dubbi.[3]

Atari produsse 5 milioni di cartucce del gioco ma, nonostante fosse stato pubblicato in tempo per le festività natalizie del 1982, vendette solo 1,5 milioni di copie: Atari si ritrovò quindi con più della metà delle cartucce del gioco invendute.[9] Il gioco fu duramente criticato, guadagnandosi dalla critica il titolo di "peggior videogioco mai prodotto".[10][11] La rivista Billboard riportò la notizia secondo cui l'elevato numero di copie invendute del gioco, unito all'aumento della concorrenza, spinse i rivenditori di videogiochi a chiedere ai produttori l'istituzione di programmi ufficiali di ritiro del materiale invenduto.[12]

I fallimenti di questi titoli furono ulteriormente aggravati dalle politiche commerciali che Atari aveva attuato nel 1981. Confidando nelle forti vendite dei suoi prodotti, la società aveva chiesto ai rivenditori di piazzare gli ordini per il 1982 tutti in una volta. Però le vendite nel settore videoludico nel 1982 subirono un rallentamento ed i rivenditori che avevano piazzato gli ordini in blocco si ritrovarono con moltissimi articoli Atari invenduti. Il risultato fu che i distributori restituirono quei prodotti ed Atari si ritrovò alla fine con diversi milioni di cartucce assolutamente invendibili.[3]

La sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di settembre del 1983 l'Alamogordo Daily News, un giornale di Alamogordo, Nuovo Messico, dichiarò in una serie di articoli che durante il mese tra i 10 e 20[13] autoarticolati rovesciarono il carico dei loro semirimorchi, consistente in scatole, cartucce e console giochi provenienti da un magazzino di Atari che si trovava a El Paso, Texas, per distruggerlo e seppellirlo nella vicina discarica della città. Questo fu il primo utilizzo da parte di Atari della discarica, che fu scelta perché in essa non era permesso lo scavo e la sua spazzatura veniva tritata e sepolta durante la notte.

La spiegazione che Atari dette a tale fatto fu che stava passando dai giochi per l'Atari 2600 a quelli per l'Atari 5200[14] ma questa affermazione fu contraddetta più tardi da un dipendente che dichiarò che non era quello il motivo.[15] Bruce Enten, un responsabile della Atari, dichiarò in via ufficiale che la società stava mandando al macero alla discarica di Alamogordo soltanto cartucce difettose che erano state restituite, quindi principalmente materiale non più utilizzabile.[13]

Il 28 settembre 1983 il New York Times si interessò alla storia della discarica del Nuovo Messico usata da Atari. Un rappresentante di Atari confermò l'articolo del giornale in cui si affermava che la merce distrutta proveniva da uno stabilimento Atari di El Paso, che sarebbe stato chiuso e convertito ad impianto di riciclaggio.[16]. L'articolo del Times non specificò quali giochi fossero stati distrutti ma gli articoli successivi si riferirono generalmente alla storia della discarica citando il ben noto fallimento del gioco E.T.. Inoltre il titolo "City to Atari: 'E.T.' trash go home" in uno degli articoli dell'Alamogordo News implicava che le cartucce fossero proprio quelle di E.T..[13]

L'allora presidente e amministratore delegato di Atari dichiarò che quasi tutte le cartucce di E.T. (ne furono prodotte circa 5 milioni) tornarono indietro invendute. Ad essere invendute risultarono anche 5 milioni di cartucce di Pac-Man, su un totale di 12 milioni di copie prodotte[17]. Molti specularono che la maggior parte di quelle cartucce fossero finite al macero nella discarica, triturate e sepolte come spazzatura.[17][18] A partire dal 29 settembre dello stesso anno sopra al materiale triturato iniziò ad essere colato del calcestruzzo, un evento molto raro in una discarica. Un lavoratore anonimo dichiarò: «ci sono degli animali morti lì sotto. Non vogliamo che dei bambini si ammalino, scavando nella discarica»[15].

La cittadinanza cominciò a protestare contro il massiccio quantitativo di materiale che Atari inviava alla discarica, una protesta riassunta da un consigliere comunale con la dichiarazione «noi non vogliamo essere un impianto industriale di smaltimento per El Paso».[13] Il consigliere ordinò ad Atari di cessare al più presto lo smaltimento presso la discarica cittadina e, a causa dell'impopolare azione di Atari, furono presi provvedimenti affinché la società di gestione della discarica fosse in futuro più limitata nel poter accettare le richieste di smaltimento provenienti da enti esterni alla cittadina per soli motivi economici.[15]

Il ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 aprile 2014, durante gli scavi collegati alla ripresa di un documentario sui videogiochi diretto da Zak Penn e finanziato da Microsoft (realizzato in esclusiva per Xbox One/Xbox 360), Major Nelson (a capo della divisione Microsoft Game Studios), annuncia via Twitter il ritrovamento effettivo delle cartucce di E.T per Atari 2600 nel deserto di Alamogordo. La notizia ha suscitato un gran clamore nel mondo dei videogiochi.[1][19][20]

Analisi dell'evento[modifica | modifica wikitesto]

Scavo di alcuni videogiochi sepolti

La storia delle cartucce sepolte si è trasformata in una specie di leggenda metropolitana per cui molte persone stentano a credere che essa sia vera.[21] In un paio di interviste rilasciate nel 2004 e nel 2005 anche lo stesso autore del gioco E.T., Howard Scott Warshaw, ha espresso dubbi sulla veridicità dell'evento e sulla possibilità che milioni di copie del gioco possano aver fatto quella fine, affermando invece che secondo lui Atari abbia riciclato i componenti delle cartucce per recuperare parte del denaro perso.[22]

Warshaw pensa anche che l'insuccesso commerciale di Pac-Man ed E.T. non sia stata la vera causa che hanno portato Atari alla crisi del 1983: secondo lui, infatti, è stata l'errata politica commerciale della società che ha fatto esplodere la bolla non appena Atari si è trovata in cattive acque.[23] La tesi secondo cui non è stata la scarsa qualità dei giochi ad affossare Atari è sposata anche da Travis Fahs di IGN: egli crede, infatti, che i problemi della società, incluso il grosso quantitativo di cartucce invendute, non siano da attribuire alla qualità intrinseca dei titoli pubblicati ma piuttosto alla stima in eccesso fatta dai suoi analisti circa le reali capacità di ricezione di molti nuovi giochi da parte di un mercato ormai saturo.[2]

John Wills ha scritto su Pacific Historical Review che anch'egli crede che la sepoltura sia una leggenda metropolitana, la cui popolarità è stata alimentata dal fatto che la località sede dell'evento sia vicina sia al sito dell'incidente dell'UFO di Roswell sia al luogo del primo test nucleare.[24] L'evento è divenuto ben presto uno dei più significativi della crisi dei videogiochi del 1983, ed è spesso citato come monito circa le conseguenze che si possono avere per colpa di errate scelte commerciali,[25][26][27] anche se viene suggerito come la distruzione dei prodotti invenduti, così come Atari fece con le cartucce dei suoi giochi, permetta alle società di eliminarli dal magazzino e quindi dal bilancio finale dato che ai fini fiscali un prodotto in giacenza produce comunque un utile.[26]

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel videoclip When I Wake Up del gruppo Wintergreen viene raccontata la storia dell'insuccesso commerciale di E.T. Il filmato termina con i membri del gruppo che scavano nella discarica di Alamogordo dissotterrando delle cartucce del gioco.[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La leggenda è realtà: trovate le prime cartucce di E.T. sepolte nel deserto del New Mexico
  2. ^ a b (EN) Travis Fahs, Revising History: The Crash of '83, IGN, 18 dicembre 2008. URL consultato il 1º aprile 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Barbara Mikkelson, David P. Mikkelson, Five Million E.T. Pieces, Snopes, 10 maggio 2011. URL consultato il 1º aprile 2014.
  4. ^ a b (EN) From the Archives: Atari Inc in Retro Gamer, nº 93, agosto 2011, p. 88.
  5. ^ (EN) John Hubner, William F. Kistner Jr., What went wrong at Atari? in InfoWorld, vol. 5, nº 48, 28 novembre 1983, pp. 151–158. URL consultato il 1° aprile 2014.
  6. ^ a b c (EN) What the hell happened? in Next Generation Magazine, nº 40, Imagine Media, aprile 1998, p. 41.
  7. ^ (EN) Steven Kent, The Fall in The Ultimate History of Video Games, Three Rivers Press, 2001, pp. 227–228, ISBN 0-7615-3643-4.
  8. ^ (EN) Danny Goodman, Pac-Mania in Creative Computing Video & Arcade Games, vol. 1, nº 1, primavera 1983, p. 122.
  9. ^ (EN) Levi Buchanan, Top 10 Best-Selling Atari 2600 Games, IGN, 26 agosto 2008. URL consultato il 1º aprile 2014.
  10. ^ (EN) Nicholas Pileggi, The Warner Case: Curiouser and Curiouser in New York, vol. 16, nº 4, 24 giugno 1983, p. 26.
  11. ^ (EN) Emru Townsend, The 10 Worst Games of All Time, PC World, 23 ottobre 2006. URL consultato il 1º aprile 2014.
  12. ^ (EN) Earl Paige, Video Game Firms Ready Formal Returns Policies in Billboard, vol. 95, nº 1, 8 gennaio 1983, pp. 1, 21.
  13. ^ a b c d (EN) Marian McQuiddy, City to Atari: 'E.T.' trash go home in Alamogordo Daily News, 27 settembre 1983.
    (EN)

    « The number of actual trucks which have dumped locally was not known. Local BFI officials put it at 10. However, corporate spokesmen in Houston say it was closer to 20; and city officials say it is actually 14. »

    (IT)

    « Il numero attuale di camion che hanno scaricato qui non è noto. Responsabili della locale Browning-Ferris Industries (una defunta società di raccolta dei rifiuti) parlano di 10 anche se portavoce della società dalla sede in Houston dicono che erano circa 20; e amministratori della città parlano di 14. »

  14. ^ Marian McQuiddy, Dump here utilitized in Alamogordo Daily News, 25 settembre 1983.
    (EN)

    « Moore said the truck drivers told him the reason they were dumping the games is that they are changing from series 2600 to 5200 games, due to excessive amount of black-marketing. »

    (IT)

    « Moore ha dichiarato che gli autisti degli autoarticolati gli hanno detto che la ragione per cui stavano gettando via quei giochi è che stavano passando da quelli per la serie 2600 a quelli per la serie 5200, a causa del troppo mercato nero. »

  15. ^ a b c Marian McQuiddy, City cementing ban on dumping: Landfill won't house anymore 'Atari rejects' in Alamogordo Daily News, 28 settembre 1983.
    (EN)

    « He identified himself as being from Atari, but would not give his name. He also said the burial of the items did not mean a move away from the 2600 series of Atari games towards just offering the Atari 5200, and said the items buried were just cartridges. »

    (IT)

    « Si è qualificato come persona di Atari, ma non ci ha detto il suo nome. Ha detto che la sepoltura di quegli oggetti non stava a significare un passaggio dalla serie 2600 dei giochi Atari verso l'offerta per l'Atari 5200, ed ha anche detto che gli oggetti sepolti erano cartucce. »

  16. ^ (EN) Atari Parts Are Dumped in The New York Times, 28 settembre 1983.
  17. ^ a b (EN) Five Million E.T. Pieces, Snopes, 2 febbraio 2007. URL consultato il 1º aprile 2014.
    (EN)

    « Atari produced 5 million E.T. cartridges, and according to Atari's then-president and CEO, "nearly all of them came back" »

    (IT)

    « Atari produsse 5 milioni di cartucce di E.T. e, secondo quanto dichiarato dall'allora presidente ed amministratore di Atari, "quasi tutte tornarno indietro" »

  18. ^ (EN) Shelley Smith, Raising Alamogordo's legendary Atari 'Titanic' in Alamogordo Daily News, 12 aprile 2005.
  19. ^ Alamogordo, ritrovate le copie di ET per Atari!
  20. ^ Tutto vero: dissotterrate nel deserto migliaia di cartucce buttate dalla Atari nel 1983 - Wired
  21. ^ (EN) Nick Montfort, Ian Bogost, Racing the Beam: The Atari Video Computer System, MIT Press, 2009, p. 127, ISBN 0-262-01257-X.
  22. ^ (EN) Charles F. Gray, Howard Scott Warshaw Interview, BeepBopBoop, 25 ottobre 2004. (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2005).
  23. ^ (EN) Keith Phipps, Interview - Howard Scott Warshaw, The A.V. Club, 2 febbraio 2005. URL consultato il 1º aprile 2014.
  24. ^ (EN) John Wills, Pixel Cowboys and Silicon Gold Mines: Videogames of the American West in Pacific Historical Review, vol. 77, nº 2, University of California Press, 2008, pp. 273–275.
  25. ^ (EN) John C Dvorak, Is the PCJr Doomed To Be Landfill? in InfoWorld, vol. 7, nº 32, 12 agosto 1985, p. 64. URL consultato il 1° aprile 2014.
  26. ^ a b (EN) Simon Jary, HP TouchPads to be dumped in landfill?, PC Advisor, 19 agosto 2011. URL consultato il 1º aprile 2014.
  27. ^ (EN) James Kennedy, Mario's Many Fathers in Wall Street Journal, 20 agosto 2011. URL consultato il 1º aprile 2014.
  28. ^  Wintergreen: "When I Wake Up". YouTube, 9 marzo 2006. URL consultato in data 1º aprile 2014.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]