Sentenza Cassis de Dijon

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La sentenza Cassis de Dijon, pronunciata dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea, sancisce che gli articoli prodotti conformemente alle norme legali di uno stato membro dell'Unione Europea possono in genere essere venduti negli altri stati membri (regola pertanto nota come principio Cassis de Dijon).

Dal punto di vista politico, testimonia un passo fondamentale dei Paesi europei verso l'abbattimento delle barriere del protezionismo, soprattutto se dovute a motivazioni tecniche. Dal punto di vista legale, ha effetti paragonabili a quelli di un accordo di mutuo riconoscimento, tra i Paesi membri, delle rispettive leggi che regolano la produzione e la vendita dei prodotti.

Crème de Cassis

Il contenzioso[modifica | modifica sorgente]

La sentenza pose fine, nel 1979, ad un contenzioso sull'importazione del liquore francese Crème de cassis (o Cassis de Dijon) nella Germania Ovest.

Nel 1976, l'azienda tedesca Rewe aveva richiesto il permesso di importare diversi liquori (tra cui il Cassis) per venderli nei propri supermercati in Germania. L'organo competente in materia, la Bundesmonopolverwaltung für Branntwein, ente federale amministrativo delle acquaviti in Germania, comunicò all'azienda che non erano necessari permessi di importazione, ma aggiunse che il liquore non poteva essere commercializzato in Germania, dato che il suo tenore alcoolico (dal 15% al 20%) era inferiore al minimo prescritto dal diritto tedesco per i liquori (32%).

L'importatore, in disaccordo contro quanto comunicato dall'ente amministrativo, intraprese le vie legali, appellandosi tra l'altro ai principi di libertà di scambio all'interno della Comunita Europea (CEE). Chiamato ad intervenire, il Tribunale di diritto finanziario dell'Assia fece inoltrare la pratica alla Corte di Giustizia Europea.

Tra l'altro, la Corte considerò che il liquore veniva prodotto conformemente alle norme legali di un paese comunitario, la Francia, e che gli ostacoli imposti alla libera circolazione dei beni all'interno della CEE potevano al massimo essere giustificati da interessi generali da parte del Paese interessato dall'importazione; anche il fatto che il tenore alcoolico del Cassis fosse modesto giocò un ruolo non trascurabile.

La Corte sentenziò infine che quella limitazione imposta dallo stato non era giustificata da alcun interesse generale; la ditta vinse quindi la causa contro l'amministrazione tedesca.[1]

Ambito e limitazioni[modifica | modifica sorgente]

Concordemente alla sentenza, uno stato dell'UE non può vietare la commercializzazione di un prodotto proveniente da un altro Paese membro. Il principio vale tuttavia solo in linea di massima. Come suggeriscono le considerazioni del Tribunale, vi sono quindi delle eccezioni, legate soprattutto all'interesse pubblico. Limitazioni al commercio tra paesi membri possono essere giustificate da motivi di lealtà nel traffico di merci, di controllo fiscale e di diritto alla salute pubblica.[2]

Oggi il principio Cassis de Dijon è in vigore nei Paesi membri dell'UE e in due stati limitrofi:

  • è stato esteso alla Turchia: in questo caso vale un riconoscimento reciproco tra il singolo paese e l'UE;[3]
  • la Svizzera ha deciso unilateralmente di adottarlo per le importazioni dall'UE secondo il principio Cassis de Dijon,[4] nel tentativo di fronteggiare gli alti prezzi al consumo in quel Paese. Non vale il principio invece per le esportazioni dalla Svizzera all'Unione Europea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ admin
  2. ^ Esempio: Trattati di Roma, articolo 36, vedi wikisource
  3. ^ eurlex
  4. ^ admin

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]