Sentenza (diritto italiano)

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La giustiza

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Procedimento e processo penale

Iscrizione della notizia di reato
(querela, denuncia, istanza, richiesta, autorizzazione a procedere)
Indagini preliminari
(PM, polizia giudiziaria, GIP, Difensore)

possibilità di
Incidente probatorio

Richiesta di archiviazione
oppure
Rinvio a giudizio
Per casi previsti da art.550 c.p.p.
Citazione diretta a giudizio
Negli altri casi
Udienza preliminare
(GUP)
possibilità di

giudizio abbreviato
patteggiamento
giudizio immediato
sentenza di non luogo a procedere

Fase dibattimentale

Alternative: Giudizio direttissimo, giudizio abbreviato, giudizio immediato, patteggiamento, decreto penale, oblazione

Sentenza
Impugnazioni

Principali: Revisione, Revoca della sentenza di non luogo a procedere, Appello, Ricorso per cassazione, Opposizione al decreto penale

Incidentali: Riesame, Appello de libertate, Ricorso per cassazione de libertate

Giudicato penale

Nel diritto italiano, la sentenza è il provvedimento giurisdizionale con il quale viene definita, in tutto od in parte, una questione tra due o più parti processuali, a seguito dell'instaurazione di un processo.

Processo civile[modifica | modifica sorgente]

Nel processo civile sono formalmente e logicamente distinguibili tre tipi di sentenza:

  • dichiarativa: accertamento dell'esistenza o meno di un diritto senza creare, modificare, estinguere una situazione giuridica. Es: la sentenza che accerta l'avvenuta risoluzione del contratto, che accerta la nullità ecc.
  • costitutiva: La sentenza crea, modifica, estingue una situazione giuridica. Es: la sentenza che risolve un contratto, che annulla un contratto per errore, violenza o dolo ecc.
  • di condanna: La sentenza apre la via all'esecuzione. Es: La sentenza condanna alla restituzione di una somma, condanna al risarcimento dei danni, ecc.

Per capire le differenze si pensi alla risoluzione del contratto.

Se al contratto è apposto un termine essenziale (es: ho bisogno dell'abito da sposa entro il 2 giugno in quanto in quella data mi devo sposare), e vi è inadempimento (l'abito viene confezionato in un tempo successivo), il contratto si risolve di diritto il giorno stesso dello scadere del termine: in tal caso il giudice, rilevato l'inadempimento, accerta l'intervenuta risoluzione del contratto (a partire dal 2 giugno, nel nostro caso). (Sentenza dichiarativa o mero accertamento)

Se invece non è apposto alcun termine (es: affido ad una impresa il restauro della mia casa in campagna), e vi è inadempimento (la casa non viene restaurata e decido, così, di cambiare l'impresa appaltatrice), il contratto, per poter essere risolto, avrà bisogno dell'intervento del giudice: in tal caso il giudice, rilevato l'inadempimento, risolverà il contratto (con effetti a partire dalla domanda giudiziale). (Sentenza costitutiva)

Se, accanto alle sopradescritte situazioni, fosse stata chiesta la condanna alla restituzione di quanto pagato, (anticipo, caparra), il giudice condannerà alla pagamento di tale somma (sentenza di condanna).

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano e reca l’intestazione: Repubblica Italiana.[1][2]

Essa deve contenere:

1) l’indicazione del giudice che l’ha pronunciata;

2) l’indicazione delle parti e dei loro difensori;

3) le conclusioni del pubblico ministero e quelle delle parti;

4) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione;[3]

5) il dispositivo, la data della deliberazione e la sottoscrizione del giudice.

La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta soltanto dal presidente e dal giudice estensore. Se il presidente non può sottoscrivere per morte o per altro impedimento, la sentenza viene sottoscritta dal componente più anziano del collegio, purché prima della sottoscrizione sia menzionato l’impedimento; se l’estensore non può sottoscrivere la sentenza per morte o altro impedimento è sufficiente la sottoscrizione del solo presidente, purché prima della sottoscrizione sia menzionato l’impedimento.

Processo penale[modifica | modifica sorgente]

In campo penalistico, la sentenza è generalmente disciplinata dagli articoli 529 - 543 del codice di procedura penale.

I tipi principali di sentenza penale sono:

  • di non luogo a procedere (articolo 425 c.p.p.);
  • di proscioglimento o di assoluzione (articoli 529 e 530 c.p.p); e
  • di condanna.

Ex articolo 424 c.p.p. il giudice, al termine dell'udienza preliminare, dopo che è stata chiusa la discussione pronuncia sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio.

La sentenza di non luogo a procedere[modifica | modifica sorgente]

Viene pronunciata qualora sussista:

  • una causa che estingue il reato;
  • una causa per la quale l'azione penale non doveva essere proseguita;
  • il fatto non è previsto dalla legge come reato;
  • il fatto non sussiste [4];
  • l'imputato non lo ha commesso;
  • il fatto non costituisce reato; e
  • si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa.

Non può pronunciarla qualora ritenga che dal proscioglimento dovrebbe conseguire l'applicazione di una misura di sicurezza.

È assoggettabile a gravame cioè può essere impugnata da chi ne abbia interesse:

  • dal pubblico ministero (in ogni caso);
  • dall'imputato per ottenere una formula di proscioglimento più favorevole; e
  • dalla persona offesa e dalle altre parti private per le parti che le riguardano.

Nuove attività investigative in presenza di una sentenza di non luogo a procedere sono normalmente escluse, salvo il caso in cui sopravvengano o si scoprano nuove prove idonee a determinare un rinvio a giudizio; in tal caso, previa revoca della sentenza di non luogo a procedere il giudice può autorizzare la riapertura delle indagini.

La sentenza di proscioglimento o di assoluzione[modifica | modifica sorgente]

Il genus di questa sentenza racchiude le species di:

  • non doversi procedere; e
  • assoluzione.

La differenza tra le due forme di assoluzione è data dalle differenti cause che vi danno luogo.

Non doversi procedere[modifica | modifica sorgente]

Se l'azione penale non doveva essere iniziata o non proseguita il giudice adotta la formula dichiarativa "non doversi procedere" qualora manchi o sia insufficiente e contraddittoria una delle condizioni di procedibilità quali:

Assoluzione[modifica | modifica sorgente]

Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo quando:

  • difetta la reità nel merito:
    • il fatto non sussiste;
    • l'imputato non lo ha commesso;
    • il fatto non costituisce reato; e
    • il fatto non è previsto dalla legge come reato.
  • difetta l'imputabilità e la punibilità dell'imputato:
    • il reato è stato commesso da persona non imputabile; e
    • il reato è stato commesso da persona non punibile.

La formula assolutoria dubitativa per insufficienza di prove non è contemplata dal codice di procedura penale vigente: l'assoluzione è sempre considerata piena.

La sentenza di condanna[modifica | modifica sorgente]

La sentenza di condanna afferma la colpevolezza dell'imputato. Viene pronunciata solo qualora si sia formata la prova di piena reità, poiché la mancanza o l'insufficienza di prove si risolve in proscioglimento.

L'imputato non è mai tenuto a fornire la prova negativa di colpevolezza, presumendosi sempre innocente.

  • Sentenza di non doversi procedere (art. 529 cpp)
  • Sentenza di assoluzione (art. 530 cpp)
  • Dichiarazione di estinzione del reato (art. 531 cpp)
  • Condanna dell'imputato (art. 533 cpp)
  • Condanna del civilmente obbligato per la pena pecuniaria (art. 534 cpp)

Con la cosiddetta legge Pecorella del 2006, che ha modificato l'articolo 533 del Codice di Procedura Penale, nell'ordinamento italiano è stato introdotto il principio secondo cui il giudice può pronunciare sentenza di condanna a carico dell'imputato solo qualora la colpevolezza di questi emerga oltre ogni ragionevole dubbio. Tale principio trova la sua radice in una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1970, la In re Winship.

Processo amministrativo[modifica | modifica sorgente]

Processo innanzi alla Corte costituzionale[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedasi art. 132. del codice di procedura civile italiano
  2. ^ Si veda l’art. 58, comma 2, della Legge 18 giugno 2009, n. 69che dispone: “2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 de codice di procedura civile e l’articolo 118 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla presente legge.”
  3. ^ Questo numero è stato così sostituito dall’art. 45, comma 17, della Legge 18 giugno 2009, n. 69. Il testo precedente disponeva: “4) la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e in diritto della decisione.”
  4. ^ La formula di assoluzione perché il fatto non sussiste indica che al giudice non risulta provato nessuno degli elementi della fattispecie criminosa contestata, perché manca uno qualsiasi degli elementi oggettivi del reato (azione, evento, nesso di causalità). Cfr. Elena Pesenti, Impugnazione della parte civile, su diritto.it. Così, ad esempio, se a x viene contestato il reato di omicidio e la persona ipotizzata morta è in realtà è viva, il fatto non sussiste.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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