Senecio squalidus

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Senecione montanino
Senetio rupester.jpg
Senecio squalidus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Genere Senecio
Specie S. squalidus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Sottotribù Senecioninae
Nomenclatura binomiale
Senecio squalidus
L., 1753
Nomi comuni

Senecio rupestre

Il Senecione montanino (nome scientifico Senecio squalidus L., 1753) è una pianta erbacea, perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico deriva da un vocabolo latino (senex) che significa “vecchio uomo” in riferimento al caratteristico pappo formato da esili e sottili peli biancastri tutti della stessa lunghezza. La prima volta questo nome apparve in uno scritto di Plinio.[1] Il nome comune (montanino) deriva dall'habitat tipico di queste piante: quello delle medio-alte quote alpine.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Senecio squalidus) è stato proposto da Carl von Linné nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento
Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. - 23/06/2009

(La seguente descrizione è relativa alla specie Senecio squalidus s.l.; per le varie sottospecie presenti in Italia vedere più avanti.)
L'altezza di questa pianta varia da 1 a 5 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia è una piante perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotata di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. In questa specie è possibile constatare anche un ciclo biologico bienne per cui può essere definita anche emicriptofita bienne (H bienn) o anche camefita suffruticosa (Ch suffr)[3]. L'habitus della pianta può essere tomentoso specialmente sulle foglie. Questa pianta inoltre possiede al suo interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e gli alcaloidi pirrolizidinici.[4]

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è un rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è erbacea con steli ascendenti, striati e glabri. Alcune sottospecie presentano delle parti legnose.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie

Le foglie lungo il fusto sono disposte in modo alterno. La lamina è a contorno da lanceolato a ob-lanceolato. Il tipo di foglia è da pennato-partita con 2-4 paia di segmenti lanceolati o lobati fino a quasi intera con bordi appena lobati. La superficie è tomentosa e/o glabra. La parte indivisa varia e può comprendere solamente la nervatura centrale oppure essere larga quanto la foglia stessa. Dimensione massima e minima delle foglie: larghezza 1 – 4 cm; lunghezza 4 – 9 cm;

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'involucro con le squame
Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. - 23/06/2009

L'infiorescenza è formata da numerosi capolini (da 6 a 20 per pianta) in formazione corimbosa ampia. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo con diverse brattee sorregge un involucro cilindrico composto da squame disposte su due ranghi, che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[5] sul quale s'inseriscono i fiori del disco tubulosi, e circa 13 fiori periferici (ligulati). Le squame interne sono da 13 a 21, mentre quelle esterne sono da 5 a 15. Diametro dei capolini: 1,5 – 2,5 cm. Dimensioni dell'involucro: larghezza 4 mm; lunghezza 7 mm. L'apice delle squame è annerito. Lunghezza delle squame interne: 6 – 9 mm; quelle esterne 2 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il capolino con fiori ligulati e tubulosi
Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. - 23/06/2009

I fiori in genere sono zigomorfi (actinomorfi quelli tubulosi) e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[6]
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo. In particolare quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle fauci dilatate a cinque lobi, mentre nei fiori periferici (ligulati) il tubo termina con un prolungamento nastriforme terminante più o meno con cinque dentelli; il portamento della ligula è patente. Il colore dei fiori è giallo chiaro. Dimensione dei fiori ligulati: larghezza 2 – 3,5 mm; lunghezza 10 – 14 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[5] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[4] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: da aprile a agosto.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni lisci a forma più o meno cilindrica e pubescenti. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro formato da esili e sottili peli tutti della stessa lunghezza.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del Senecio squalidus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[7] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[8]). Il genere Senecio Mill. contiene oltre 1000 specie distribuite in tutto il mondo.
La nomenclatura di questa specie ha subito più di una revisione tassonomica. Attualmente quelle che alcuni anni fa erano considerate delle specie autonome (vedi il paragrafo “Variabilità”), ora si tende a raggrupparle in un'unica specie e considerarle sottospecie.
Il numero cromosomico di Senecio squalidus' è: 2n = 20.[2][9]

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Anche questa specie come altri “senecioni” è variabile. I caratteri che maggiormente subiscono variabilità sono:[3]

  • ciclo biologico: in Sicilia prevalgono cicli biologici bienni o perenni, mentre in Sardegna sono solo annuali;
  • portamento: nell'Appennino si riscontrano popolazioni con stature più basse e portamenti più gracili;
  • indumento: la pelosità è variabile (sui Nebrodi si possono trovare individui completamente glabri);
  • dimensione delle foglie: al sud le dimensioni sono minori (larghezza 1 – 2 cm; lunghezza 5 - 6 cm);
  • lobi delle foglie: può variare la profondità dei lobi, la distanza tra gli stessi o la larghezza dei lobi (alcune varietà si presentano con lacinie strette da 2 – 5 mm); in particolare nella sottospecie aethnensis a quote basse (fino a 1000 m s.l.m.) le foglie sono del tipo 2-pennatosette con lacinie acute (larghezza 2 mm; lunghezza 15 – 20 mm), mentre a quote più alte (da 1000 fino a 2000 m s.l.m.) le foglie hanno una lamina più lanceolato-lineare (larghezza 1 – 1,5 mm; lunghezza 5 – 7 mm) con 2 – 4 paia di segmenti lobati, più in altro le foglie sono completamente intere o debolmente lobate;
  • infiorescenza: i corimbi possono essere densi o lassi e divaricati;
  • squame: il numero delle squame dell'involucro è variabile.


In Italia sono presenti le seguenti sottospecie:[3]

subsp. rupestris[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della sottospecie rupestris (Distribuzione regionale[10] – Distribuzione alpina[11])
  • nome scientifico: Senecio squalidus subsp. rupestris (Waldst. & Kit.) Greuter (2005)[12]
  • basionimo: Senecio rupestris Waldst. & Kit.
  • sinonimo: Senecio rupestris W. & K.[3]
  • foglie: la lamina delle foglie ha un contorno da lanceolato a ob-lanceolato; la massima larghezza della foglia si ha da 3/5 a 1/3 dall'apice; la parte indivisa è larga 4 – 8 mm; dimensione delle foglie: larghezza 1 – 3 cm; lunghezza 4 – 7 cm;
  • involucro: le squame interne sono 21, quelle esterne 6 - 12;
  • geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita – Sud Est Europeo;
  • distribuzione: in Italia il Senecio squalidus subsp. rupestris è comune ovunque; nelle Alpi, oltre all'Italia, è presente in Francia (dipartimento della Savoia), in Svizzera (cantone Grigioni), in Austria e Slovenia. Sugli altri rilievi europei si trova nei Monti Balcani e Carpazi; si trova inoltre in Africa del Nord-ovest;
  • habitat: l'habitat tipico per queste piante sono i greti, le massicciate, i bordi delle strade, le zone ruderali e i recinti del bestiame. Il substrato preferito è calcareo e in parte anche calcare/siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 1200 fino a 2500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e montano e in parte quello alpino;
  • fioritura: da giugno a agosto.
  • fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:
Formazione: delle comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
Classe: Thlaspietea rotundifolii

subsp. microglossus[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della sottospecie microglossus (Distribuzione regionale[10])
  • nome scientifico: Senecio squalidus subsp. microglossus (Guss.) Arcang. (1882)[13]
  • nome comune: Senecio dei Nebrodi;
  • sinonimi: Senecio siculus All.[3]; Senecio squalidus subsp. chrysanthemifolius (Poir.) Greuter[10]
  • portamento: in alcuni casi questa sottospecie può essere considerata terofita scaposa (T scap), ossia una piante erbacea che differisce dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuale, supera la stagione avversa sotto forma di seme;
  • altezza: 2 – 3 dm;
  • foglie: la lamina delle foglie ha un contorno spatolato; la massima larghezza della foglia si ha da 2/5 a 1/4 dall'apice; la parte indivisa è larga 8 – 15 mm; i lobi (3 – 4 per lato) sono molto larghi e vicini uno all'altro; le giovani foglie si presentano con densi peli ragnatelosi; dimensione delle foglie: larghezza 2 – 4 cm; lunghezza 5 – 9 cm; il picciolo (lungo circa metà foglia) ha delle orecchiette amplessicauli;
  • capolini: diametro del capolino 2 cm; i peduncoli hanno poche brattee;
  • involucro: le squame interne sono 21 (lunghe 6 mm), quelle esterne 12 – 15 (lunghe 2 mm); diametro dell'involucro: 7 mm;
  • fiori ligulati: larghezza 3,5 mm; lunghezza 12 – 14 mm;
  • geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico;
  • distribuzione: in Italia questa sottospecie si trova in Sicilia e in Sardegna;
  • habitat: l'habitat tipico per queste piante sono i macereti, le rupi ombrose e i vecchi muri;
  • distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 700 fino a 1850 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e montano e in parte quello collinare;
  • fioritura: da aprile a luglio.

subsp. aethnensis[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della sottospecie aethnensis (Distribuzione regionale[10])
  • nome scientifico: Senecio squalidus subsp. aethnensis (DC.) Greuter [14]
  • basionimo: Senecio aethnensis Jan ex DC.
  • nome comune: Senecio glauco;
  • sinonimo: Senecio aethnensis Jan[3]
  • portamento: questa sottospecie può essere considerata camefita suffruticosa (Ch suffr), ossia una pianta perenne e legnosa alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i due ed i 30 cm, e con le porzioni erbacee che seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose;
  • altezza: 1 – 5 dm;
  • habitus: questa pianta è considerata suffrutice legnosa specialmente alla base; in genere è glauca e glabra con fusto arrossato;
  • foglie: le foglie sono variabili a consistenza carnosa;
  • Infiorescenza: l'infiorescenza è di tipo corimboso lasso;
  • capolini: diametro 1,5 – 2,5 cm;
  • involucro: le squame interne sono 13 (lunghezza 7 – 9 mm), quelle esterne 5 – 9 (lunghezza 1 –2 mm) con apice annerito;
  • fiori ligulati: larghezza 1,5 mm; lunghezza 10 – 11 mm;
  • geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico;
  • distribuzione: in Italia questa sottospecie si trova in Calabria e in Sicilia;
  • habitat: l'habitat tipico per queste piante sono le sabbie laviche e gli incolti;
  • distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 2850 m s.l.m.; frequentano quindi tutti i piani vegetazionali escluso quello nivale:
  • fioritura: da giugno a agosto (a quote più basse da gennaio a dicembre).

Altre sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune checklist più aggiornate altre sottospecie sono incluse in Senecio squalidus due delle quali potrebbero essere presenti in Italia:[15][16]

  • Senecio squalidus subsp. araneosus (Emb. & Maire) C. Alexander (1979) - Distribuzione: Marocco.
  • Senecio squalidus subsp. aurasicus (Batt.) C. Alexander (1979) - Distribuzione: Algeria e Sicilia.
  • Senecio squalidus subsp. sardous (Fiori) Greuter (2005) - Distribuzione: Sardegna.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Cineraria incisa Thunb.
  • Cineraria humilis Poepp. ex DC.
  • Jacobaea incisa
  • Senecio aethnensis Jan: sinonimo della subsp. aethnensis
  • Senecio glaber Ucria
  • Senecio incisus (C.Presl) C.Presl
  • Senecio laciniatus Bertol.: sinonimo della subsp. rupestris
  • Senecio nebrodensis L.
  • Senecio nebrodensis subsp. rupestris (Waldst. & Kit.) Hayek
  • Senecio rupestris E. & K.: sinonimo della subsp. rupestris
  • Senecio siculus All.: sinonimo della subsp. microglossus
  • Senecio squalidus subsp. chrysanthemifolius (Poir.) Greuter: sinonimo della subsp. microglossus
  • Senecio squalidus L. subsp. glaber (Ucria) Nyman : sinonimo della subsp. aethnensis
  • Senecio squalidus L. subsp. siculus (All.) Arcang.: sinonimo della subsp. microglossus

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

Il Senecio rupestre in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Felsen-Greiskraut
  • (FR) Séneçon des rochers

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Motta 1960, op. cit., Vol. 3 – pag 693
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 16 settembre 2011.
  3. ^ a b c d e f Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 – pag 132
  4. ^ a b Judd 2007, op. cit., pag. 523
  5. ^ a b Motta 1960, op. cit., Vol. 3 – pag 694
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 22 aprile 2009.
  7. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  8. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  9. ^ eFloras - Flora of North America. URL consultato il 17 settembre 2011.
  10. ^ a b c d Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., p. 164
  11. ^ Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 546
  12. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 16 settembre 2011.
  13. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 16 settembre 2011.
  14. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 16 settembre 2011.
  15. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 17 settembre 2011.
  16. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 17 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009, pp.171-189.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, pag. 693.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 132. ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 546.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007. ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007. ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 164. ISBN 88-7621-458-5.

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