75/18 (semovente)

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Semovente M40/M41 da 75/18
FA75 18.jpg
Semovente Fiat-Ansaldo da 75/18 M41
Descrizione
Equipaggio 3
Progettista Giuseppe Rosini
Costruttore Ansaldo
Utilizzatore principale Regio Esercito
Esemplari M40: 60
M41: 162
Sviluppato dal M13/40
M14/41
Dimensioni e peso
Lunghezza 4,91 m
Larghezza 2,28 m
Altezza 1,85 m
Peso 14,7 t
Propulsione e tecnica
Motore M40: Fiat-SPA 8T M.40 diesel, 8 cilindri a V, 11140 cm³
M41: Fiat-SPA 15T M.41 diesel, 8 cilindri a V, 11980 cm³
Potenza M40: 125 hp
M41: 145 hp
Rapporto peso/potenza 8,50(M40) 9,86(M41) hp/t
Trazione cingolata con ruota motrice anteriore
Sospensioni molle elicoidali
Prestazioni
Velocità su strada M40: 31,8 km/h
M41: 35,5 km/h
Velocità fuori strada M40: 12 km/h
M41: 15,6 km/h
Autonomia 200 km su strada, 120 km fuori strada
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 x obice 75/18 Mod. 1934/1935 con 44 colpi
Armamento secondario 1 x Breda Mod. 38 da 8 mm con 1104 colpi
Corazzatura frontale 50 mm

Scheda da Comandosupremo

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Semovente M42 da 75/18
Semovente M42.Saumur.0008fefh.jpg
Semovente Fiat-Ansaldo da 75/18 M42
Descrizione
Equipaggio 3
Costruttore Ansaldo
Esemplari 243
Sviluppato dal M15/42
Altre varianti M42 M
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,04 m
Larghezza 2,23 m
Altezza 1,85 m
Peso 15,5 t
Propulsione e tecnica
Motore Fiat-SPA 15TB M.42 a benzina, 8 cilindri a V, 11980 cm³
Potenza 192 hp
Rapporto peso/potenza 12,39 hp/t
Trazione cingolata con ruota motrice anteriore
Prestazioni
Velocità su strada 40 km/h
Velocità fuori strada 18,5 km/h
Autonomia 220
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 x obice 75/18 Mod. 1934/1935 con 44 colpi
Armamento secondario 1 x Breda Mod. 38 da 8 mm con 1104 colpi
Corazzatura frontale 50 mm

Scheda su Italie 1935-1945

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Il Semovente da 75/18 è stato progettato dalla Fiat Ansaldo. Il "75/18" fu usato sul fronte africano ma anche nello sbarco alleato in Sicilia e nei successivi reparti corazzati del Regno del Sud e della Repubblica Sociale Italiana.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Visti i successi ottenuti dallo Sturmgeschütz III tedesco, derivato dal carro PzKfwg III (Panzer III), lo Stato Maggiore del Regio Esercito richiese all'Ispettorato per l'Artiglieria di sviluppare un mezzo analogo sulla base del telaio del carro M13/40. La bocca da fuoco prescelta fu l'obice da 75/18 Mod 34 sviluppato in Italia nel 1934 ed aggiornato nel 1935 ed il veicolo fu denominato M40. L'idea era di costruire un semovente che potesse opporsi ai T-34 russi dato che, per ristrettezze economiche, l'Italia favoriva semoventi che potessero funzionare come cacciacarri[1]. Non fu mai utilizzato sul fronte orientale, ma in Africa e sud Italia[1].
In seguito, venne montato anche sul telaio del carro M14/41, dando origine al semovente M41. Quando, l'anno dopo, venne prodotto il nuovo carro M15/42, con motore V8 a benzina, anche esso venne modificato in semovente con il pezzo da 75/18, ottenendo così il M42. Quest'ultimo venne utilizzato anche dai tedeschi dopo l'armistizio con il nome di StuG M42 mit 75/18 (850) (i).

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Questi semoventi sono tutti ottenuti dai rispettivi modelli di carro armato. Lo scafo, il treno di rotolamento, il motore e la meccanica rimangono inalterati. Le modifiche, oltre all'eliminazione della torretta, riguardano il vano di combattimento. Tutta la sezione anteriore del vano di combattimento è ridisegnata; essa è costituita da una casamatta di lamiere corazzate bullonate, di spessore aumentato a 50 mm. Viene eliminata la postazione di mitragliatrici binate a destra, mentre sulla sinistra il conduttore ha a disposizione una feritoia con portello corazzato. Al centro della casamatta, l'affusto dell'obice è installato su un supporto a sfera corazzato, che permette un limitato brandeggio di 18° a sinistra e 20° a destra ed un alzo da -12° a +22°. Oltre al conduttore, nello scafo prendono posto il servente e, sulla destra, il capocarro-cannoniere, che ha a disposizione un periscopio. L'accesso al vano di combattimento avviene da due portelli superiori, in corrispondenza dei quali viene eventualmente installata la mitragliatrice.

L'obice in casamatta accoppiato alla mitragliatrice fu sempre l'armamento standard del semovente. Sin dalla prima versione, con il 75/18, il mezzo si dimostrò efficace contro le corazze dei carri Sherman e Grant di fabbricazione americana in dotazione all'Ottava Armata, e i britannici ne temevano l'efficacia, tanto da dare ordine ai loro carri di non impegnare combattimento con grosse formazioni di semoventi prima di aver richiesto il supporto aereo (gli Hurricanes IID dotati di cannoncini da 40 mm in funzione anticarro). Fu probabilmente uno dei mezzi anticarro migliori tra quelli in linea con il Regio Esercito, ma non fu un mezzo eccezionale, in nessuna delle sue versioni paragonabile all'eccellenza delle altre maggiori potenze (migliore era il materiale prodotto in URSS e Germania).

Versioni Successive[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Semovente 75/34 e Ansaldo 105/25 M.43.

Lo sviluppo finale fu l'M43, costituito da un cannone da 105/25 sul telaio M15, del quale fu prodotta però solo una ventina di esemplari. Anche la versione col 75/46, cannone a canna lunga, era molto efficace, soprattutto con le granate perforanti EP (Effetto Pronto) equivalenti alle HEAT alleate. Esso era stato non solo allargato ma anche ridisegnato nella parte anteriore e la sua corazzatura frontale, parzialmente costituita con ghiaia[2], arrivava a 75 mm (100 mm considerando la ghiaia).

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Operazioni in Nordafrica[modifica | modifica sorgente]

Un semovente da 75/18 esposto al Museo della Battaglia di El Alamein

La vita operativa dei semoventi da 75/18 si protrasse dalla fine del 1941, data dell'effettiva consegna ai reparti, sino alla fine del conflitto; in particolare furono impiegati in Nord Africa dalle Divisioni Corazzate Ariete, Littorio e Centauro, le grandi unità corazzate presenti sul teatro di operazioni, fino alla resa in Tunisia. Precisamente erano presenti con 2 gruppi di due batterie ciascuno all'interno del reggimento di artiglieria divisionale. Alla vigilia della loro entrata in azione il loro impiego previsto era quello di appoggiare con il loro tiro il reggimento bersaglieri che costituiva, nell'ambito della divisione corazzata, la fanteria divisionale. In seguito, dopo l'esperienza dei primi combattimenti, fu deciso di impiegarli anche in azioni anticarro.

Operazioni in Italia[modifica | modifica sorgente]

Fino all'armistizio, fu impiegato dai seguenti reparti corazzati e di cavalleria:

Dopo l'8 settembre, tutti gli esemplari disponibili nel territorio italiano occupato dai tedeschi, al pari di ogni altro equipaggiamento militare italiano, furono requisiti dalle forze armate germaniche, che li ridipinsero con i propri colori, aggregandoli ai propri reparti combattenti[4]. Alcuni esemplari vennero poi, seppure tardivamente, concessi in uso ad alcuni reparti dell'Esercito Nazionale Repubblicano della RSI:

Galleria di foto[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Tanks and armoured fighting vehicles, a visual encyclopedia, di Robert Jackson, Amber editore, ISBN 978-1906626969
  2. ^ I corazzati italiani dal 1917 al 1945 di Emiliano Ciaralli
  3. ^ Vedere p. es. questa foto a Porta San Paolo e quest'altra a via Ostiense, o anche questo sito.
  4. ^ Vedere per esempio questa foto che ritrae un esemplare catturato da truppe dell'impero britannico presso Rimini, probabilmente ad un reparto esplorante della divisione Waffen SS Turkmena, che ne aveva diversi in uso.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gli autoveicoli da combattimento dell'Esercito Italiano, Volume secondo (1940-1945), Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Nicola Pignato e Filippo Cappellano, 2002
  • I mezzi blindo-corazzati italiani 1923-1943, Storia Militare, Nicola Pignato, 2005
  • Mezzi dell'Esercito Italiano 1935-45, Editoriale Olimpia, Ugo Barlozzetti e Alberto Pirella, 1986
  • Corazzati Italiani 1939-1945, War Set n°10, Nico Sgarlato, 2006

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