75/18 (semovente)

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Semovente da 75/18
Semovente Fiat-Ansaldo da 75/18 versione M41
Semovente Fiat-Ansaldo da 75/18 versione M41
Descrizione
Tipo artiglieria controcarri
Equipaggio 3 (pilota, cannoniere, marconista/porgitore)
Progettista Giuseppe Rosini
Costruttore Ansaldo-Fossati
Data impostazione 1938
Data primo collaudo 1940
Data entrata in servizio 1941
Data ritiro dal servizio anni 50
Utilizzatore principale Regio Esercito
Altri utilizzatori Wehrmacht
Esemplari M40: 60 unità
M41: 162 unità
Sviluppato dal M13/40 e M14/41
Altre varianti M42 da 75/18
M42 da 75/34
Dimensioni e peso
Lunghezza 4,915 m
Larghezza 2,200 m
Altezza 1,850 m (compreso periscopio)
Peso 13,1 t
Propulsione e tecnica
Motore M40: Fiat-SPA 8T diesel
M41: Fiat-SPA 15TB diesel
Potenza M40: 125 hp
M41: 145 hp
Rapporto peso/potenza M40: 8,50 hp/t
M41: 9,86 hp/t
Trazione cingolata con ruota motrice anteriore
Sospensioni a balestra
Prestazioni
Velocità max M40: 31,8 km/h
M41: 33,3 km/h
(velocità ottenute su strada in 4ª marcia senza riduttore)
Velocità su strada M40/M41: 22-25 km/h (velocità media su un percorso in strada di 100 km)
Velocità fuori strada M40/M41: 12,3 km/h (velocità massima ottenuta in 4ª marcia con riduttore)
Autonomia 200 km su strada
Pendenza max 40° in 1ª marcia ridotta
Armamento e corazzatura
Apparati di tiro Alzo per cannone da 75/18 - Cannochiale panoramico - Iposcopio per la guida
Armamento primario 1 x obice da 75/18 con 44 colpi
Armamento secondario 1 x Breda Mod. 30 da 6,5 mm
Corazzatura frontale 30 mm (scafo)
25+25 mm (sovrastruttura)
Corazzatura laterale 25 mm
Corazzatura posteriore 15 mm
Note Dati riferiti ai modelli M40 e M41

Dati presi da Pignato 2010, da p. 21 a p. 31.

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Il semovente da 75/18 fu un semovente d'artiglieria corazzato progettato dalla Fiat-Ansaldo a partire dal 1938 come dotazione per le unità corazzate del Regio Esercito, nel quadro del programma di potenziamento deciso dallo Stato maggiore dell'Esercito italiano proprio in quell'anno. In base alle esperienze maturate nella guerra di Spagna, si registrò un iniziale interesse per lo studio e la sperimentazione di unità d'artiglieria meccanizzata, dato che i carri armati italiani tipo L3 fino ad allora disponibili erano insufficienti ai bisogni della guerra moderna, e il cannone controcarro da 47 mm era scarsamente mobile.

Tali considerazioni indussero a sperimentare un primo esemplare di cannone semovente calibro 47 mm, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale e le successive campagne di Polonia e Francia, fecero mobilitare l'esercito verso un più massiccio utilizzo di tale arma, cercando allo stesso tempo di colmare rapidamente il divario con gli altri eserciti. Si passò così alla realizzazione di un semovente equipaggiato con un più potente pezzo da 75 mm, utilizzando gli scafi dei carri M (prima M13/40 poi M14/41) allora in piena produzione. Questi cannoni d'assalto furono inizialmente pensati per appoggiare i carri armati delle unità corazzate, ma ben presto si rivelarono indispensabili per controbattere l'azione dei carri di costruzione statunitense che utilizzarono per primi cannoni da 75 mm.

Nonostante ciò le prime ordinazioni furono esigue, e solo i risultati favorevoli ottenuti in Libia nella primavera del 1942, condussero ad una evoluzione della dottrina in seno all'esercito, che fino ad allora considerava l'artiglieria corazzata solo come un miglioramento dell'artiglieria da campagna. Ma questo cambiamento non riuscì a portare ad un'immediata riconversione delle linee di montaggio, e la graduale trasformazione degli scafi dei carri in scafi per i semoventi poté avviarsi solo nel 1943, quando ormai le sorti del conflitto erano decise[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1938, l'aggravarsi delle tensioni tra gli stati europei mise in luce l'inadeguatezza sotto il profilo degli armamenti moderni del Regio Esercito, il quale, in tale prospettiva avviò un programma di potenziamento dei veicoli corazzati. Durante la guerra civile spagnola infatti, la carenza di carri armati dotati di cannone aveva costretto le unità corazzate dell'esercito italiano (formate dai leggeri e piccoli L3) ad utilizzare pezzi controcarro da 37 mm, trainati dai carri stessi. Ciò limitava sia l'operatività che l'autonomia delle unità corazzate, costrette a dover operare condizionate dalla lenta messa in posizione dei pezzi trainati, i quali risultavano inoltre inutili contro i carri che venivano prodotti dagli altri maggiori eserciti. Il traino non era poi possibile per il nuovo pezzo controcarro Ansaldo da 47/32, e l'azienda propose l'anno successivo lo stesso cannone montato su uno scafo modificato di carro L, che tuttavia non ebbe seguito[2].

Nel 1939 il Regio Esercito istituì le prime due divisioni corazzate e il problema di dover adottare armi controcarro semoventi si ripresentò. La volontà era quella di utilizzare il cannone da 75/34 di nuova costruzione, ma anche in questo caso il progetto di Ansaldo di un pezzo da 75/34 montato su scafo di un carro da sei tonnellate, l'M6, rimase allo stadio embrionale, anche perché lo stesso M6 non era ancora entrato in produzione[3].

Con lo scoppio del conflitto, divennero evidenti i successi ottenuti dai cannoni d'assalto tedeschi, derivati dai Panzer III e dotati di cannone da 7,5 cm[4], e l'Ansaldo propose allo Stato Maggiore un progetto studiato dal colonnello del Servizio Tecnico Artiglieria (S.T.A.) Sergio Berlese in collaborazione con i tecnici Ansaldo, che prevedeva l'utilizzo di un obice da 75/18 mod. 34 montato in casamatta sferica, e collocato su uno scafo del carro armato medio M13/40 da tredici tonnellate nominali[5].

Il 24 maggio 1940 il nuovo capo di stato maggiore, generale Mario Roatta, richiese agli ispettorato interessati (Ispettorato Superiore per i Servizi Tecnici, Ispettorati della fanteria, artiglieria e genio) di sviluppare un mezzo analogo sulla base dello scafo del carro M13/40, e di studiare un carro comando per le batterie semoventi, e l'automezzo più idoneo per il rifornimento munizioni per le batterie stesse[6]. L'Ispettorato S.S.T. realizzò quindi i prototipi per un semovente su scafo M13 dotato di cannone 75/18 (lo studio di un semicingolato armato con cannone da 75/34 rimase in fase di progettazione fino al 1942/43), un carro-osservatorio corazzato su scafo M13, armato solo con mitragliatrice Breda 38 cal.8, come ripiego al posto di un vero e proprio carro-comando, e un carro-comando blindato su telaio TL37 come mezzo destinato al trasporto personale e mezzi tecnici[7]. Il primo prototipo si semovente 75/18 fu pronto per le prove di tiro a Cornigliano ai primi di febbraio 1941 e ne furono ordinati trenta esemplari. Questa prima versione del veicolo fu denominata M40, e armata con un pezzo da 75 mm fissato in uno scudo a calotta sferica alloggiato sul lato destro della lamiera anteriore della camera di combattimento[4]. Con disposizione del 16 aprile 1941 furono costituiti per il 30 dello stesso mese, i primi due gruppi dapprima destinati alla Divisione corazzata "Littorio" (IV e VI/133° Rgt. Artiglieria), ciascuno composto da due batterie di quattro semoventi, per un totale di otto semoventi e quattro carri-comando, oltre a due semoventi ed un carro-comando di riserva. I due gruppi sarebbero poi stati inviati in Africa settentrionale, dove però saranno assegnati al 132° Reggimento della Divisione corazzata "Ariete", raggiungendone il reggimento ad El-Agheila il 18 gennaio 1942. I primi trenta carri M40 saranno poi affiancati il 1° giugno 1942 da altri trenta semoventi modello M40. Questi mezzi avranno il battesimo del fuoco nella primavera del 1942 per poi terminare la loro breve vita ad El-Alamein nel novembre dello stesso anno[8].

La produzione di semoventi modello M40 finì con l'ultima commessa del 1° giugno, quando si decise di iniziare la produzione di semoventi 75/18 sul telaio migliorato del carro M14/41, dando origine al semovente M41[4]. In totale i semoventi 75/18 M41 raggiungeranno i 162 esemplari che andarono a costituire gruppi per le divisioni "Littorio", "Ariete" e "Centauro" in Africa settentrionale e Tunisia con ottimi risultati. I gruppi costituiti, schierati in Africa e numerati da DLI a DLXI[N 1], andarono tutti persi in combattimento, e saranno questi gli ultimi ad essere impiegati in guerra, insieme ai pochi semoventi presenti in Sicilia durante lo sbarco alleato nel luglio 1943[9]. Gli altri resteranno nella penisola equipaggiando, nella versione M42 (su scafo M15/42, che sostituì l'M41 nelle linee di montaggio) i nuovi reparti tra i quali il Reggimento di cavalleria corazzata "Lancieri di Vittorio Emanuele II" della rinata Divisione "Ariete"; divisione in cui sarà inquadrato anche un battaglione controcarro di semoventi da 75/34. Altro battaglione carristi, ma armato con i nuovi M42, verrà inoltre inquadrato nella divisione di fanteria "Sassari" (che le si affiancherà nel tentativo di sbarrare la strada verso Roma ai tedeschi il 9 settembre 1943). Ma questi semoventi, assieme a quelli del CDXXXIII gruppo complemento carristi presenti a Parma, agli M41 presenti in Albania e ai nuovi semoventi 75/34 prodotti nei primi mesi del 1943, furono consegnati ai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 e con loro continuarono le operazioni di guerra. Dopo gli avvenimenti dell'8 settembre, gli unici semoventi da 75/18 sopravvissuti nelle file del Regio Esercito saranno gli M42 del gruppo DLXI di stanza in Sardegna, che però non poterono essere utilizzati a causa del veto degli alleati anglo-statunitensi, se non dopo la conclusione delle ostilità[10].

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Colonna sulla Via Balbia di 3Ro Portacarri che trasportano su rimorchio gli M13/40 della Divisione "Ariete"

Fino all'introduzione di questo mezzo, in Italia non si aveva nessuna esperienza nell'utilizzo e nelle dottrine tattiche di artiglierie semoventi. I due gruppi formati nel 1941 effettuarono il loro addestramento in due fasi; la prima riguardante l'utilizzo dell'artiglieria e la seconda basata sull'utilizzo del mezzo corazzato, per poi essere inviati in combattimento in Africa settentrionale, contro le truppe britanniche, che al contrario il carro armato lo avevano inventato. L'esercito peraltro non aveva neppure ideato una dottrina tattica d'impiego, e nei criteri adottati nell'estate del 1941 si limitò a suggerire di utilizzare i semoventi in cooperazione con le unità carriste, con compiti di accompagnamento e appoggio. Nel caso di azioni di accompagnamento veniva sottolineata la necessità di sparare a colpo sicuro, solo a distanze non superiori ai 500-700 metri, mentre per le azioni di appoggio, i gruppi di semoventi avrebbero dovuto estendere in profondità l'azione di accompagnamento delle unità che operavano in azioni offensive. Mentre nelle azioni difensive avrebbero dovuto assolvere a compiti di difesa di un settore[11].

L'esperienza venne comunque acquisita e migliorata sul campo, dove la mancanza che caratterizzò le truppe corazzate italiane di un carro pesante, venne in parte sostituita dall'impiego dei semoventi in azioni di accompagnamento. Nonostante le mancanze tattiche e materiali, l'impiego dei semoventi ebbe un notevole successo nell'invasione dell'Egitto nel 1942, dopo la quale si assistette ad una nuova organizzazione dei reparti in base alle nuove esigenze. Il gruppo semoventi, inizialmente concepito formato con due batterie, passò a tre (numero comunque limitato di pezzi se paragonato alle unità avversarie), e i semoventi vennero inquadrati nei battaglioni carri armati. In questa prospettiva, il nuovo impiego tattico dello stato maggiore del settembre 1942, suggeriva di assegnare i semoventi d'artiglieria: alle ondate delle divisioni corazzate, in accompagnamento alle divisioni di fanteria speciale ed eventualmente in funzione d'arresto, e in accompagnamento a reparti esploranti corazzati o a divisioni destinate ad affrontare un avversario abbondantemente fornito di carri e armamento pesante. Inoltre i criteri d'impiego prevedevano di utilizzare i semoventi in modo decentrato rispetto alle ondate di carri e muovendo sulle ali e negli intervalli, procedendo con i carri più avanzati, e infine in azioni di forza, gravitando nell'ondata di testa[12].

L'organico delle unità comprendenti i semoventi venne ridisegnata il 4 ottobre 1942 in funzione alle esigenze della guerra in Africa. I "battaglioni carri armati" sarebbero stati formati da un comando di battaglione formato da quattro carri (due comando, due centro radio), da due compagnie carri composte da sedici carri ciascuna e da una compagnia semoventi da 75/18 formata da nove semoventi e un carro comando. Mentre i "gruppi di artiglieria semovente" furono organizzati con un comando di gruppo formato da due carri comando e tre brigate, ciascuna su sei semoventi e un carro comando, per un totale di 18 semoventi e cinque carri comando, tutti serviti da artiglieri, al contrario dei battaglioni carri che erano serviti da personale carrista. La composizione dei reparti fu rivista a fine dicembre dello stesso anno e divenne operativa a fine gennaio 1943; questa prevedeva l'eliminazione dai battaglioni carri M di una compagnia carri a favore di una compagnia semoventi[13], in risposta alle necessità della guerra nel deserto e alla sempre maggiore fiducia che i comandi davano al semovente, il quale dimostrò il suo valore nel confronto con i carri nemici. Il 75/18 venne considerato migliore rispetto ai carri M in quanto ne colmava i limiti in potenza di fuoco, manovrabilità e minore vulnerabilità[4].

In Africa settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

In primo piano un M41 in Nordafrica, e in secondo piano il comandante dell'Afrika Korps Erwin Rommel

La vita operativa dei semoventi da 75/18 si protrasse dalla fine del 1941, data dell'effettiva consegna ai reparti, sino alla fine del conflitto; in particolare furono impiegati in Nord Africa dalle divisioni corazzate "Ariete", "Littorio" e "Centauro", le grandi unità corazzate presenti sul teatro di operazioni del Nordafrica, fino alla resa in Tunisia. Alla vigilia della loro entrata in azione il loro impiego previsto era quello di appoggiare con il loro tiro il reggimento bersaglieri che costituiva, nell'ambito della divisione corazzata, la fanteria divisionale. In seguito, dopo l'esperienza dei primi combattimenti, fu deciso di impiegarli anche in azioni anticarro[4]. Superlibia si espresse in modo positivo sull'impiego dell'artiglieria corazzata, e alla data del 6 aprile 1943 venne inviato allo Stato maggiore il seguente messaggio: «Ha dato ottima prova il semovente 75/18, che unisce alla potenza del colpo singolomigliori [rispetto al carro armato M14/41] requisiti tecnici e migliore manovrabilità». Di conseguenza il ministero della Guerra decise di introdurre 163 nuovi esemplari della versione su scafo M42, che entrarono in servizio nel maggio 1943[13].

Semovente 75/18 colpito durante i combattimenti a Porta San Paolo, Roma, 1943.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'armistizio il 75/18 fu impiegato da reparti corazzati e di cavalleria operanti sulla penisola; il DLX gruppo di artiglieria assegnato al 131° Reggimento di artiglieria corazzata (già "Ariete II") e il DLXI gruppo di artiglieria che dal 1942 al 1944 fu parte del Reggimento Motocorazzato di stanza in Sardegna. Per quanto riguarda i semoventi inquadrati nei battaglioni carri, fino alla data dell'armistizio si trovavano nelle file del Regio Esercito in Italia il XII gruppo controcarri della "Sassari" e sei squadroni appartenenti al Reggimento "Lancieri di Vittorio Emanuele II"[13].

Dopo l'8 settembre la "Ariete II" fu impegnata negli scontri contro i tedeschi durante la difesa di Roma nei giorni dell'armistizio a Cesano, Porta San Paolo, Via Ostiense[14] ma la maggior parte si ritirò, per ordine superiore, verso Tivoli e non partecipò più alla difesa della città. I suoi mezzi catturati andarono ad equipaggiare la 2ª Divisione paracadutisti tedesca. Ma tutti gli esemplari disponibili nel territorio italiano occupato dai tedeschi, al pari di ogni altro equipaggiamento militare italiano, furono requisiti dalle forze armate germaniche, che li ridipinsero con i propri colori, aggregandoli ai propri reparti combattenti. Alcuni esemplari vennero poi concessi in uso ad alcuni reparti dell'Esercito Nazionale Repubblicano della RSI. Il Gruppo squadroni corazzato "San Giusto" con tre semoventi da 75/18 su scafo M42 nello Squadrone Carri M, insieme ad un semovente da 75/34 su scafo M42 ed a quattro carri M delle diverse versioni. Il Raggruppamento Anti Partigiani (RAP) - Gruppo Esplorante con due semoventi da 75/18 su scafo M42, e il Gruppo corazzato "Leonessa", anch'esso con due carri comando su scafo M42 per batteria semoventi[4].

Descrizione tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il semovente M40/M41[modifica | modifica wikitesto]

Vista laterale di un semovente 75/18 M41

I vari modelli di semovente da 75/18 sono tutti ottenuti dagli scafi dei rispettivi modelli di carro armato, ma quello che venne prodotto in più esemplari fu l'M41. Il gruppo motore, trasmissione, organi di sterzo, frenatura, sospensioni, cingoli e buona parte dello scafo rimangono inalterati. Le modifiche, oltre all'eliminazione della torretta, riguardano il vano di combattimento. Tutta la sezione anteriore del vano di combattimento è ridisegnata; essa è costituita da una casamatta di lamiere corazzate imbullonate, di spessore aumentato a 50 mm, anziché due piastre sovrapposte da 25 mm. Viene eliminata la postazione di mitragliatrici binate a destra, mentre sulla sinistra il conduttore ha a disposizione una feritoia con portello corazzato. Al centro della casamatta, l'affusto dell'obice è installato su un supporto a sfera corazzato per permette il brandeggio dell'arma. Oltre al conduttore, nello scafo prendono posto il servente e, sulla destra, il capocarro-cannoniere, che ha a disposizione un periscopio e altri organi di mira. L'accesso al vano di combattimento avviene da due portelli superiori, in corrispondenza dei quali viene eventualmente installata la mitragliatrice. Sul lato sinistro del tetto si trovava il supporto per l'antenna della stazione R.T., e sul lato destro quello per il cannocchiale panoramico destinato all'esplorazione del terreno circostante. L'impianto elettrico differiva, rispetto a quello dei carri, per essere provvisto di un solo gruppo, anziché due, di batterie sistemato sulla camera motore; gruppo formato da quattro batterie tipo 3NF-12-1-24 Magneti Marelli, ciascuna della tensione di 6V collegate in serie. Lo scafo, molto simile a quello dei carri, incorporava però alcune modifiche, come filtri dell'aria e nuovi silenziatori, inoltre la versione M41 venne modificata e adattata per accogliere il motore a iniezione SPA 15T in sostituzione dell'8T che equipaggiava gli M40[15].

In una relazione dei tecnici britannici della Scuola di tecnologia carrista di Cobham, che esaminarono un M40 catturato in Africa, vi furono considerazioni lusinghiere, ancorché in essa non si trovassero riferimenti all'efficacia dell'armamento. Nonostante la relazione venne influenzata dai progressi registrati successivamente alla realizzazione del semovente, i tecnici britannici lodarono la meccanica definendola efficiente e pratica. Il motore 8T, pur di insufficiente potenza, si scrisse che era assai compatto e di facile accessibilità, buone vennero considerate le sospensioni e lo sterzo e la meccanica in generale. Le uniche critiche vennero mosse per quanto riguardava la protezione (al di sotto degli standard alleati), e venne lamentata l'assenza di protezione antischegge e l'esposizione delle sospensioni, particolarmente vulnerabili alle mine terrestri[16].

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

L'armamento principale era costituito da un obice da 75/18 Mod. 1934/1935 in casamatta accoppiato ad un fucile mitragliatore Breda Mod.30, che rappresentò l'armamento standard del semovente in guerra. Il cannone era collegato attraverso degli orecchioni ad uno scudo sferico provvisto di due perni verticali. Lo scudo a calotta sferica trovava spazio nella parte destra della lamiera della camera di combattimento, ed era fissato a questa tramite due supporti imbullonati , che reggevano i due perni verticali dello scudo stesso. Il settore di direzione consentito era di 20° a destra, 18° a sinistra, 22° in elevazione e 12° in depressione; il congegno dell'alzo era sistemato sull'orecchioniera a destra dello scudo sferico. Per mantenere ferma la bocca da fuoco durante la marcia del veicolo, venne predisposta una barra di collegamento fissata anteriormente sul supporto dello scudo sferico, che poteva agganciarsi su un apposito supporto a dente, fissato sulla bocca da fuoco. Il fucile mitragliatore invece era fissato sul tetto della camera di combattimento, e dotato di supporto verticale con apposito alloggiamento che in caso di scontro a fuoco permetteva di far uscire l'arma dalla camera di combattimento e sorreggerla[17].

Il munizionamento del cannone era costituito da 44 proietti sistemati in apposite casse sul fondo della camera di combattimento. Il semovente inizialmente poteva impiegare granate perforanti da 75 e granate di calibro 75/13 Mod.32, successivamente vennero introdotti proietti E.P. (effetto pronto) e E.P.S. (effetto pronto speciale) di maggiore efficacia contro i carri armati. L'efficacia di tali proietti (soprattutto dell'E.P.S. che da alcuni dati di tiro, risulta riuscisse a perforare a 90° di incidenza spessori di 120 mm) fu tale che vennero utilizzati anche dai tedeschi contro le forze alleate in Italia per tutta la durata del conflitto[18][N 2].

Per la guida, l'esplorazione del territorio e la mira e il puntamento del cannone, la camera di combattimento era dotata di: un'apertura anteriore rettangolare munita di portellino sul lato sinistro frontale, di due feritoie circolari protette da piastre girevoli, situate lateralmente sulla lamiera posteriore, di un iposcopio e di un cannocchiale panoramico per la visione indiretta. Quest'ultimo era poi dotato di una graduazione in millesimi per l'osservazione del tiro. Per il puntamento del cannone si provvedeva con l'apposito alzo, modificato nell'asse verticale per garantire l'alloggiamento degli organi di parallelismo e direzione[19].

Il carro comando M40/M41[modifica | modifica wikitesto]

Le mitragliatrici binate Breda cal.8 in casamatta, che inizialmente armavano i carri comando M40

Parallelamente al carro-pezzo venne sviluppato anche il carro-comando, ossia un normale carro M13 privo di torretta e dotato delle necessarie attrezzature per la direzione del tiro delle batterie e per i collegamenti radio. Il vano torretta, inizialmente chiuso, era dotato di un accesso superiore con gli stessi due portelli del normale carro armato, ma durante la produzione di serie la torretta fu dotata di quattro sportelli che consentivano maggiore spazio agli osservatori. Nella camera di combattimento alloggiavano a sinistra il pilota e a destra il mitragliere, mentre su due seggiolini posteriori prendevano posto il comandante e il goniometrista. Nella camera trovavano posto poi l'armamento, rappresentato da due Breda 38 cal.8 (le cal.8 equipaggiarono la versione M40, mentre nei successivi modelli le due mitragliatrici binate furono sostituite da un'unica versione modificata della Breda da 13,2 mm in casamatta), le munizioni, gli apparecchi ottici, gli strumenti di controllo e gli organi di guida del veicolo. Sule estremità superiori e posteriore del lato destro del tetto, erano posizionati i supporti per le due antenne delle stazioni radio trasmittenti. Il cannocchiale panoramico era sistemato sul tetto della camera di combattimento, in corrispondenza del suo angolo di sinistra, camera che alloggiava inoltre una mitragliatrice Breda 38 cal.8 con supporto speciale a bocca di lupo per il tiro contraereo[20].

Versioni derivate[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche dell'M42[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Semovente 75/34.

Le ultime ordinazioni di semoventi nell'estate del 1942 riguardarono anche 253 semoventi armati con il cannone da 75/34. Infatti, dopo l'installazione sperimentale del pezzo da 75/32 al posto del 75/18, si preferì utilizzare il 75/34 su scafo M42, destinato al carro armato P40. Di tutti i nuovi M42 ordinati, solo una sessantina furono quelli consegnati alle truppe corazzate nell'agosto 1943. Va evidenziato poi che l'Ispettorato superiore dei Servizi Tecnici Armi e Munizioni, già dal gennaio 1940 considerava la sistemazione del 75/18 su scafo M13/40 come una «situazione di compromesso per ragioni inderogabili d'urgenza», e contemporaneamente si sarebbe dovuto mettere allo studio un nuovo affusto semovente armato con cannone da 75/34. Ma si preferì aspettare due anni per poter usufruire del più veloce scafo modello M42[21].

Il primo modello di M42 fu portato al tiro il 15 marzo 1943 e, grazie alla migliore velocità iniziale del proietto di 618 m/sec, si stabilì che poteva raggiungere una gittata di 12.000 metri. L'impostazione del carro comando venne mantenuta molto simile al modello precedente, a parte lo spostamento del portello d'accesso sul lato destro, mentre il resto di tutti gli organi ad essa inerenti rimasero inalterati. Unica variante fu la produzione di un carro-comando diversamente attrezzato per l'aerocooperazione aerea, e quindi provvisto della stazione standard RF 1CA e dell'apparato radio RF 3M di maggiore potenza rispetto all'apparato radio d'ordinanza RF 2CA[22]. L'armamento del carro-comando rimase invariato, solo le munizioni della calibro 13,2 si ridusse a 20 caricatori rispetto ai 37 del carro-comando M40/41. Mentre per quanto riguarda il carro-pezzo, il nuovo cannone da 75/34 poteva contare su 45 proiettili anziché 44, e la mitragliatrice su 1344 cartucce anziché 1104. Diversamente la lamiera anteriore fu spostata in avanti di 110 mm per far posto al pezzo, il quale aveva un brandeggio in orizzonatale leggermente minore rispetto al 75/18, 18° a destra e 18° a sinistra, anziché 20° a destra e 18° a sinistra[23].

Un semovente 75/18 esposto al Museo della battaglia di El-Alamein

Gli ultimi semoventi[modifica | modifica wikitesto]

Con la resa dell'8 settembre 1943, le autorità tedesche d'occupazione riprenderà la produzione con lievi modifiche del semovente 75/18. Sul retro della sovrastruttura e sulla parte posteriore dello scafo venne montata un secondo rullo di scorta per le candele fumogene (dispositivo montato sui veicoli del Regio Esercito solo dall'estate 1943), mentre il portello d'accesso superiore destro venne diviso in due pezzi incernierati fra loro. I nuovi 75/18 3 75/34, insieme a quasi tutti i veicoli di produzione Ansaldo, parteciparono sotto le insegne tedesche a tutti i combattimenti della campagna d'Italia fino al 5 maggio 1945[24].

Dopo la seconda guerra mondiale sono pervenuti a noi diversi esemplari. Uno dei primi M40 (targa RE 4445) è all'Aberdeen Proving Ground, mentre un altro è in Francia al Museo di Saumur; un carro-comando M41 (RE 5707) è al Museo della motorizzazione di Roma, insieme con un semovente M41 (RE 4475?), mentre un altro M41 (RE 5727) si trova presso la OTO Melara di La Spezia, in ottime condizioni dopo il restauro avvenuto su richiesta della azienda stessa. Altri M41 si trovano eretti a monumento; uno alla Scuola cavalleria di Lecce, uno al Reggimento artiglieria a cavallo di Milano e due in caserme di artiglieria in Veneto. Esistono poi diversi relitti di semoventi da 75/18; un M41 senza bocca da fuoco al Museo De Henriquez di Trieste, un semovente probabilmente M40, con vistosi danni agli organi di movimento, esposto al Museo della battaglia di El-Alamein[25] e un M42 (RE 6173) restaurato, esposto alla Rocca di Bergamo[26].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Meno che il DLXI schierato in Sardegna e il DLVIII assegnato alla divisione di fanteria tipo A.S. "Brennero" (dapprima in Grecia e poi in Albania). Altre due sezioni opereranno assieme ad un compagnia di carri M in Slovenia-Dalmazia nel 1942, mentre una decina di semoventi 75/18 si troveranno in Sicilia durante lo sbarco alleato nel luglio 1943
  2. ^ Nel 1942 sullo stesso telaio venne anche montato il pezzo con canna più lunga, il 75/32, modificando i supporti del 75/18, nei confronti del quale la nuova bocca da fuoco aveva maggiore velocità iniziale, ma richiedeva la riduzione a 42 dei proietti in dotazione. Questa modifica però non convinse, e gli sarà preferita la 75/34. Vedi: Pignato 2010, p. 33.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pignato 2010, p. 5.
  2. ^ Pignato 2010, p. 6.
  3. ^ L'M6, fu poi adottato come carro L6/40 nel marzo 1940. Vedi: Pignato 2010, p. 7.
  4. ^ a b c d e f Semovente 75/18, regioesercito.it. URL consultato il 21 marzo 2015.
  5. ^ Pignato 2010, p. 8.
  6. ^ Pignato 2010, pp. 9-10.
  7. ^ Pignato 2010, p. 10.
  8. ^ Pignato 2010, pp. 12-13.
  9. ^ Pignato 2007, p. 96.
  10. ^ Pignato 2010, pp. 15-16.
  11. ^ Pignato 2010, p. 34.
  12. ^ Pignato 2010, p. 35.
  13. ^ a b c Pignato 2010, p. 36.
  14. ^ La battaglia di Porta San Paolo, historiamilitaria.it. URL consultato il 22 marzo 2015. - Immagine presa dalla galleria fotografica del sito, granatieridisardegna.it. URL consultato il 22 marzo 2015.
  15. ^ Pignato 2010, pp. da 21 a 26.
  16. ^ Pignato 2010, pp. 17-18.
  17. ^ Pignato 2010, p. 24.
  18. ^ Pignato 2010, pp. 31-32.
  19. ^ Pignato 2010, p. 24.
  20. ^ Pignato 2010, pp. 18-19-20.
  21. ^ Pignato 2010, p. 49.
  22. ^ Pignato 2007, p. 95.
  23. ^ Pignato 2010, pp. 52-59.
  24. ^ Pignato 2010, p. 559.
  25. ^ Pignato 2007, p. 96.
  26. ^ Semovente da 75/18 Assault Gun, Preserved Tanks .com. URL consultato il 25 marzo 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Pignato, Semovente da 75/18 in Storia militare, Parma, Albertelli edizioni speciali, 2010, ISBN 978-88-8737-278-6.
  • Nicola Pignato, I mezzi blindo-corazzati italiani 1923-1943 in Storia militare, Parma, Albertelli edizioni speciali, 2007, ISBN 978-88-7372-462-9.
  • Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell'Esercito Italiano, vol. II (1940-1945), Roma, Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, 2002, ISBN non esistente.

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