Semiramide (regina)

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Semiramide in una illustrazione italiana del XVIII secolo

Semiramide (... – ...) è in parte una figura leggendaria, anche se da molti è stata accostata alla regina babilonese Sammuramat (o Shammuramat), moglie del re assiro Shamshi-Adad V (che governò dall'811 all'808 a.C.) e reggente per il figlio Addu-Nirari III.

Semiramide riceve la notizia della rivolta di Babilonia, dipinto del Guercino, Boston, Museum of Fine Arts
Semiramide, spidocchiatrice di straccioni, illustrazione di Gustave Doré del 1854

Indice

[modifica] Biografia

Sulla biografia della regina Semiramide ci sono rimaste notizie contrastanti o incomplete, dovute al fatto che la sua figura è diventata leggendaria, e consta di molti varianti.

Di lei si disse che era sfrenata e lussuriosa nonché incestuosa (per i rapporti che avrebbe avuto con il proprio figlio). Ne parlano Giustino (martire cristiano del II secolo), Agostino di Ippona e il suo discepolo Paolo Orosio dal quale attinse poi anche Dante Alighieri. Le tradizioni sono diverse: per alcuni fece legittimare l'incesto col proprio figlio, per altri fu scacciata e uccisa dal figlio per sottrarle il potere, per altri ancora finì suicida.

Si diceva fosse figlia della dea Derceto e del siriano Caistro, sposa di Onne, poi del re Nino (Adad Nirari o Adad Ninari).

Erodoto (V secolo a.C.) e il sacerdote babilonese Berosso (III secolo a.C.) ne parlano come grande sovrana, che durante il suo regno conquistò la Media, l'Egitto e l'Etiopia, e che realizzò grandi opere di pace come l'edificazione delle mura e dei giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Babilonia per i suoi liberi costumi in parte ancora matriarcali faceva parecchio scandalo alla Chiesa Cattolica[senza fonte] e Giovanni non a caso nell'Apocalisse definisce Babilonia "La Grande Meretrice". Per questo Semiramide già nel Medioevo divenne un esempio di licenziosità e crudeltà soprattutto per gli scritti di Orosio (V secolo) da cui prende spunto Dante per infilare la regina nel suo Inferno (Inferno, V, 55-60). Anche Boccaccio, nel De mulieribus claris, la condanna come ambiziosa, libidinosa e crudele. Nel libretto dell'opera omonima di Rossini poi c'è un richiamo all'Orestea, in quanto Semiramide è colpevole dell'uccisione del re defunto ed è suo figlio che per errore la uccide.

Christine de Pizan nel libro La Città delle Donne nel XV secolo è l'unica dell'epoca che ne parla positivamente: la storia di Semiramide è inoltre il soggetto del dramma La hija del aire di Pedro Calderon de la Barca.

« Semiramide fu una donna di immenso valore e grande coraggio nelle imprese e nell'esercizio delle armi. Fu sposa del re Nino, che diede il nome alla città di Ninive, e diventò un grande conquistatore grazie all'aiuto di Semiramide, che cavalcava in armi al suo fianco. Egli conquistò la grande Babilonia, i vasti territori degli Assiri e molti altri paesi. Questa donna era ancora molto giovane quando Nino venne ucciso da una freccia, durante l'assalto a una città. Dopo aver celebrato solennemente il rito funebre la donna non abbandonò l'esercizio delle armi, anzi più di prima prese a governare e realizzò tali e tante opere notevoli, che nessun uomo poteva superarla in forza e in vigore. Era così temuta come guerriera, che non solo mantenne i territori già conquistati ma, alla testa di una grande armata, mosse guerra all'Etiopia, contro cui combatté con ardimento, conquistandola e unendola al suo impero. Da lì partì per l'India e attaccò in forze gli Indiani, ai quali nessuno aveva mai osato dichiarare guerra, li vinse e li soggiogò. In seguito arrivò a conquistare tutto l'Oriente, sottomettendolo alle sue leggi. Oltre a queste conquiste, Semiramide fece ricostruire e consolidare la città di Babilonia,fece costruire nuove fortificazioni e grandi e profondi fossati tutt'intorno. »
(Traduzione di P. Caraffi, pp. 107; 109.)

François Rabelais, nel primo libro di Pantagruele, inserisce la regina nella lista grottesca di regnanti mandati all'Inferno nel sogno di Epistemione. Come nella miglior tradizione carnevalesca[1], l'Inferno rappresenta il rovesciamento del mondo terreno: i regnanti del passato vengono abbassati a occuparsi dei lavori più abietti, e qui la regina Sermiramide è una spidocchiatrice di straccioni.[2]

[modifica] Curiosità

[modifica] Note

  1. ^ Michail Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare, Torino, Einaudi, 1979.
  2. ^ François Rabelais, Pantagruele, Primo Libro, capitolo 30, intitolato "Come Epistemione, che aveva la taglia testata, fu guarito da Panurgo e come riportò notizie dei diavoli e dei dannati", , Torino, Rizzoli, 1984, ISBN 88-17-16505-0, pp. 533-546.

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