Sei donne per l'assassino

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Sei donne per l'assassino
Sei donne per l'assassino.jpg
L'assassino senza volto
Titolo originale Sei donne per l'assassino
Paese di produzione Italia, Francia, Germania
Anno 1964
Durata 84 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere giallo, thriller
Regia Mario Bava
Soggetto Marcello Fondato
Sceneggiatura Marcello Fondato, Giuseppe Barilla, Mario Bava
Fotografia Ubaldo Terzano
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Carlo Rustichelli
Costumi Tina Grani
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Sei donne per l'assassino è un film del 1964, diretto da Mario Bava.

È considerato un film estremamente importante per il cinema italiano di genere. Il film, infatti, codificò definitivamente le regole del giallo all'italiana[1], ed inoltre si tratta del primo film slasher della storia. Ai tempi fu molto criticato per il suo sadismo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Massimo Morlacchi (Cameron Mitchell) e la contessa Cristiana Cuomo (Eva Bartok) sono i proprietari di un atelier di moda. Una loro modella, Isabella (Francesca Ungaro) viene strangolata da un assassino con il volto coperto da un cappuccio bianco. Poco dopo la contessa trova il cadavere della modella dentro un armadio.

Sul posto arriva immediatamente l'ispettore Silvestri (Thomas Reiner) per interrogare i presenti. Scopre così che Isabella era l'amante dell'antiquario Franco Scalo (Dante Di Paolo). Poco dopo, durante una sfilata, un'altra modella trova il diario di Isabella, che contiene rivelazioni compromettenti per tutti; questa modella è Nicole (Arianna Gorini), amica di Isabella. La modella prende con sé il diario e telefona a Franco, di cui era anch'essa amante e con cui si mette d'accordo al fine di consegnargli il compromettente oggetto. Una telefonata dell'assassino, che si finge Franco, induce Nicole a recarsi nell'abitazione dell'antiquario. Nel frattempo, in un momento di pausa il diario viene trafugato da Peggy (Mary Arden), un'altra modella, che lo sottrae dalla borsa di Nicole. Nicole si reca a casa di Franco dove ad attenderla, però, c'è solo l'assassino "senza volto". Dopo un lungo inseguimento l'omicida uccide la ragazza, per mezzo di un guanto chiodato.

Intanto, lo stilista tossicodipendente Marco (Massimo Righi) accompagna a casa Peggy, di cui è segretamente innamorato. Poco prima, Peggy era stata raggiunta da una telefonata dell'ispettore Silvestri, che le aveva comunicato la scomparsa di Nicole chiedendole, peraltro, un appuntamento urgente al fine di chiarire la situazione. Peggy, spaventata, allontana Marco e, rimasta sola, brucia il diario di Isabella. Prima dell'arrivo dell'ispettore, l'assassino si introduce nell'abitazione della modella in cerca del diario. L'omicida tramortisce Peggy e la lega a una sedia, poi, non rinvenendo il diario, la tortura bruciandole una mano contro una stufa. Peggy riesce a strappare il cappuccio all'assassino, ma questi le brucia anche la faccia, portandola inesorabilmente alla morte.

L'ispettore convoca al commissariato l'intero entourage dell'atelier: Scalo, il marchese Morelli (Franco Ressel), Marco, Massimo Morlacchi e Cesare Lazzarini (Luciano Pigozzi), un altro stilista. Per precauzione, decide di trattenere tutti.

Intanto all'atelier, la modella Greta (Lea Leander), nervosa e spaventata, chiede inutilmente alla collega Tao-Li (Claude Dantes) di accompagnarla a casa. Tornata da sola nella propria abitazione, Greta scopre il cadavere di Peggy, nascosto nel bagagliaio della sua auto. Costernata trascina il corpo in casa, ma appena entrata nell'abitazione trova l'assassino ad attenderla, che la soffoca con un cuscino. Dopo questo evento l'ispettore Silvestri si vede costretto a rilasciare tutti i sospettati.

All'atelier, Morlacchi scende in un sotterraneo e, subito dopo, viene raggiunto dalla contessa Cristina. La donna confessa a Morlacchi di aver ucciso Greta al fine di fornirgli un alibi. Morlacchi, infatti, è l'autore dei primi tre delitti. Morlacchi e Cristina sono amanti. Morlacchi aveva ucciso il marito di Cristina e, per tale fatto, era ricattato dalla modella Isabella. Morlacchi propone a Cristina di uccidere Tao-Li e di simulare un suicidio, in modo da far ricadere la responsabilità per tutti i delitti sulla fotomodella. Secondo i piani della diabolica coppia, ad uccidere, questa volta, sarà Cristina.

Con un improvviso stacco di montaggio viene inquadrato l'assassino (con l'inconfodibile impermeabile nero e maschera senza volto). L'omicida sta barbaramente annegando Tao-Li nella vasca da bagno. Conclude l'opera tagliando le vene alla modella, al fine di simularne il suicidio. Terminato il delitto, l'assassino si toglie la maschera ed appare chiaramente il volto di Cristina. In quel preciso momento, però, qualcuno bussa alla porta. Cristina, convinta si tratti della polizia, esce sul cornicione, precipitando nel vuoto. In realtà è Morlacchi che sta bussando alla porta: il suo intento è spaventare Cristina, inducendola a fuggire attraverso la finestra. Se la donna precipitasse nel vuoto, infatti, la polizia attribuirebbe a lei ogni delitto e, su Morlacchi, non ricadrebbe alcun sospetto. Morlacchi, quindi, riesce nell'intento. Precipitata Cristina nel vuoto, l'uomo torna all'atelier.

All'atelier, Morlacchi, preleva i gioielli dalla cassaforte. A quel punto, però, percepisce un rumore e intravede una sagoma barcollante che entra nel suo studio: si tratta Cristina, ancora viva, che lo accusa di averla voluta eliminare. La donna, pur cadendo dal cornicione, si è salvata grazie al tendone di un negozio, sul quale è precipitata. Il tendone ha attutito lo schianto ma, nonostante ciò, la donna ha riportato echimosi in tutto il corpo e, con tutta probabilità, anche fratture ed emoraggie interne. Morlacchi tenta di calmarla, ma Cristina, prima di morire, riesce a freddarlo con alcuni colpi di pistola. La donna, quindi, chiama la polizia e fa in tempo a rivelare tutto al commissario Silvestri, quindi crolla sul cadavere del killer esalando l'ultimo respiro.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è una co-produzione italo-franco-tedesca. Fra i produttori della pellicola spicca il nome di Georges De Beauregard, produttore di molti film di Jean-Pierre Melville e Jean Luc Godard.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese del film si svolsero interamente a Roma, tra il 22 novembre 1963 e l'8 gennaio 1964. Gli esterni dell'atelier che fa da location principale del film furono girati a Villa Sciarra e non come erroneamente riportato da più fonti a Villa Pamphili.[2]

Influenze[modifica | modifica sorgente]

Sei donne per l'assassino è stato l’ispiratore inconfessato dei primi film di Dario Argento. L'assassino vestito di nero, senza volto e con i guanti sarà uno dei topoi del genere giallo italiano. Altri elementi innovatori del film, che saranno riproposti da altre pellicole del genere sono:

  1. L'introduzione del cosiddetto "body count", vale a dire la sequela di un notevole numero di cadaveri;
  2. Il sadismo dei suddetti omicidi;
  3. Le diverse modalità degli omicidi.[3]

Il critico cinematografico Tim Lucas ha sottolineato che questo film «ha ispirato una massa di registi, da Martin Scorsese a Dario Argento a Quentin Tarantino».[4] Inoltre, si fa chiaro riferimento all'assassino nella serie Freaks! in cui un misterioso uomo senza volto perseguita i protagonisti.

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il film ottenne buone critiche alla sua uscita nelle sale cinematografiche. I commenti si soffermarono sull'uso della fotografia e sul sadismo dei delitti.[1]

Mario Bava ricordava sempre che si mise a ridere quando i critici dei Cahiers du cinéma volevano sapere se ci fosse un nesso tra l'oscillare dell'insegna dell'atelier nell'incipit del film e l'oscillare del telefono alla fine, quando la Bartok muore chiamando la polizia.[1].

In anni più recenti Alberto Pezzotta ha notato che «fin dalla sequenza dei titoli di testa i personaggi si confondono con i manichini dell'atelier, e si somigliano tutti. Assassino e poliziotto si vestono allo stesso modo, mentre è facile fare confusione tra le modelle»[1].

La rivista Nocturno ha scritto: «Trattandosi di un film che codifica un genere Sei donne per l'assassino oggi sembra in gran parte "già visto": dall'abito dell'omicida alla serialità degli omicidi, tutto è stato assorbito e perfettamente inglobato dai registi successivi».[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Alberto Pezzotta. Mario Bava. Milano, Il Castoro Cinema, 1995.
  2. ^ Come documentato sulla pagina LE LOCATION ESATTE DI "SEI DONNE PER L'ASSASSINO" del sito Il Davinotti.
  3. ^ Buio in sala n. 1, estate 2004.
  4. ^ Dati forniti dal commento al DVD americano di Tim Lucas.
  5. ^ Autori vari. Genealogia del delitto. Il cinema di Mario e Lamberto Bava. Dossier Nocturno n. 24

Titoli per l'estero[modifica | modifica sorgente]

Il film uscì negli USA come Blood and Black Lace, in Francia come Six femmes pour l'assassin e in Gran Bretagna come Six Women for the Murderer.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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