Segnaletica stradale in Italia

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La segnaletica stradale in Italia è iniziata a comparire lungo le strade agli inizi del XX secolo su iniziativa dei soci del Touring Club Italiano.

I pali indicatori[modifica | modifica wikitesto]

In quegli anni iniziarono a comparire i primi pali indicatori nei punti di maggiore rilevanza: ciascun palo indicatore era formato da un palo di ferro a Y di circa 3 metri e su cui era installato un pannello di ghisa. Su di esso vi erano le scritte "T.C.C.I." e, in basso, "dono di ...", mentre nella parte centrale del segnale vi era l'indicazione che si voleva riportare, in forma scritta, come, per esempio, "Attenzione! Discesa pericolosa". Il segnale aveva sfondo color turchese con scritte in bianco, mentre i pali erano verniciati con pittura al minio, quindi di un rosso-arancione vivo. Nel 1897 vennero installati i primi 100 pali indicatori (che nel 1905 assunsero il nome di cartelli) in tutta Italia grazie al contributo dei soci dell'allora T.C.C.I., soprattutto in corrispondenza dei bivi ed incroci più importanti. Agli inizi del XX secolo il problema della mancanza della segnaletica vera e propria, comune a tutti gli Stati dell'epoca, venne discusso nelle assemblee che si tennero a Londra, Parigi e Ginevra ed in cui venne stabilito di adottare simboli uniformi a tutti i Paesi membri di tali assemblee al posto delle scritte e, per questo, comprensibili senza difficoltà anche dagli stranieri.

I cartelli indicatori[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada.

Col passare degli anni il numero dei cartelli aumentò e con essi anche la pubblicità che i donatori facevano per installarli; oltre alla possibilità di indicare unicamente località o distanze (infatti la maggior parte dei segnali aveva unicamente una località indicata, la freccia direzionale, il donatore ed eventualmente la distanza), nel 1903 si iniziarono ad installare anche i cartelli indicatori, sui quali erano riportati sempre il nome del TCI, il donatore e l'indicazione che si voleva segnalare, ma nel centro del cartello era collocato il simbolo internazionale riferito a quel preciso pericolo od indicazione.
Nel 1904 una Commissione congiunta ACI/TCI stabilì che l'Italia si doveva allineare allo standard presente nelle altre nazioni, in cui le indicazioni stradali erano ampiamente diffuse e regolamentate. Per questo i cartelli vennero suddivisi in tre categorie:

  1. segnalazioni di direzione, posti agli incroci per fornire indicazioni e direzioni stradali ed avevano, oltre ai nomi delle località interessate, anche le rispettive distanze chilometriche.
  2. segnalazioni di rallentamento, poste in modo particolare in prossimità di un centro abitato e servivano tanto ai viaggiatori quanto agli abitanti delle singole località per prevenire litigi, evitare incidenti e dare un maggior senso civico a chi guidava nei confronti di coloro che occupavano la strada a piedi.
  3. segnalazioni di pericolo, per segnalare un pericolo che poteva essere rappresentato da una discesa pericolosa od una svolta pericolosa od un passaggio a livello od una strada interrotta e così via.

I cartelli di località[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio di cartello di località installato a Stresa.

Nel 1906 il Touring iniziò a divulgare e produrre i segnali stradali per indicare l'inizio dei centri abitati, in modo da aver un'indicazione comune a tutti i paesi d'Italia. Su questi cartelli, di dimensione 115 x 70 cm, vi erano riportati il nome della località, scritto in carattere evidente, e poi i nomi della provincia, del circondario e le distanze dei rispettivi capoluoghi. Erano poi indicati i servizi più comuni ed utili all'epoca, quali l’ufficio postale, quello telegrafico, la stazione ferroviaria o tranviaria (se non presenti, la distanza a quella più vicina), il medico e le indicazioni di direzione, per ogni senso di marcia, verso i comuni prossimi da un lato e dall'altro del paese. Al I Congresso internazionale della strada che si tenne a Parigi nell'ottobre 1908 ed a cui, in rappresentanza dell'Italia, partecipò il T.C. I., venne stabilito che i segnali di pericolo fossero soltanto quattro, ossia passaggio a livello, curva pericolosa, cunetta e incrocio pericoloso; tale decisione venne confermata e ratificata ufficialmente con la Convenzione internazionale per la circoscrizione degli autoveicoli firmata a Parigi da 20 Stati il 5 ottobre 1909.
Ogni cartello installato in Italia aveva un proprio numero d'ordine e l'intera numerazione era archiviata presso l'ufficio tecnico del TCI; nel 1914 vennero installati complessivamente 21000 cartelli, suddivisi in cartelli di direzione, segnalazioni di passaggi a livello, di svolta pericolosa, di cunetta, di incrocio pericoloso, di discesa pericolosa, di strada accidentata, di strada interrotta, di arresto, di rallentare, di dogana, di confine, di fermare al dazio e cartelli altimetrici; c'erano poi ancora altri tipi di cartelli diversi non categorizzati tra i precedenti.

Gli anni Venti[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada.

Nel 1919 al Touring si associarono anche la FIAT e la Pirelli e C., che si unirono mettendo assieme anche le risorse economiche dando il via ad un Consorzio. A partire dal 1921 vennero installati nuovi segnali, soprattutto di direzione, recanti il nome delle ditte sponsorizzatrici: così facendo le spese, fino ad allora sostenute interamente dal TCI, vennero ripartite tra lo stesso TCI e le due aziende sponsor. Dal 1922 a queste 2 aziende se ne unirono via via delle altre, così da poter aumentare sempre più il numero di cartelli posizionati in giro per l'intera Italia e la Repubblica di San Marino. Tale implemento comportò anche l'adozione di materiali più resistenti all'azione delle intemperie e la distinzione dei cartelli in tre categorie: segnali di direzione (o di orientamento) con forma di freccia; segnali di pericolo (come quelli per i passaggi a livello, le svolte, gli incroci ecc.) di forma triangolare; segnali di prescrizione o disciplina (divieto di transito, di sosta, di posteggio ecc.) con forma rotonda. La forma rettangolare venne mantenuta per i cartelli di località, per i preavvisi di bivio, per i cartelli di prudenza (per es. in vicinanza di scuole), per i nomi dei fiumi e per pochi altri casi. Questa morfologia per i cartelli stradali venne poi confermata dalla Conferenza di Ginevra sulla segnaletica stradale che si terrà nel 1931.
Nel contempo si iniziarono ad installare anche dei dispositivi riflettenti sui bordi dei segnali e sulle lettere contenute all'interno di essi: dapprima vennero applicati sui cartelli indicanti i passaggi a livello e poi vennero utilizzati anche per gli altri cartelli di pericolo. Nel 1927, inoltre, i cartelli di colore blu con indicazioni in bianco vennero sostituiti dai nuovi tipi di cartelli con sfondo bianco e scritte in rosso o nero, più visibili anche da lontano. La svolta si ebbe nel 1933 quando vennero installati ben 154240 cartelli nuovi da parte del TCI: da quell'anno il Codice della strada appena entrato in vigore diede alle varie Amministrazioni, a cui competeva la manutenzione delle strade, l'onere della segnalazione delle strade, unicamente tramite l'uso di cartelli di prescrizione, di preavviso dei passaggi a livello e di precedenza sulle grandi arterie, ma non con cartelli di pericolo, di direzione e di località. Per di più, un altro decreto del 1936 prescriveva dimensioni, forme e colori dei cartelli, ma vietava ogni indicazione pubblicitaria e dichiarava facoltativa l'apposizione dei cartelli di direzione. La fine delle segnalazioni del TCI si ebbe col il D.M. 6 aprile 1937, secondo il quale si dovevano eliminare le segnalazioni già esistenti presenti sul territorio del Regno: nonostante questo il TCI continuò a promuovere ed installare nuove segnalazioni, affiancando e molte volte sostituendo le varie Amministrazioni nella loro opera. Tra il 1920 ed il 1944 vennero collocati in Italia oltre 335000 cartelli.

Segnali di pericolo[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di prescrizione per indicare un divieto[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di prescrizione per indicare un obbligo[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di indicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La situazione della segnaletica stradale alla fine del secondo conflitto mondiale era disastrosa: buona parte dei cartelli era stata distrutta o asportata di proposito per rallentare l'avanzata del nemico e così si dovette ricominciare il lavoro pressoché daccapo. Non era ancor presente alcun tipo di regolamentazione per quanto riguardava i segnali stradali, e così si continuarono a produrre e installare segnali come quelli sinora sistemati. Nel 1959 venne promulgato il nuovo Codice della strada e, con esso, vennero stabilite nuove regole per quanto riguarda forma, dimensione e colore dei vari segnali stradali, così come la suddivisione nelle varie classificazioni:

  • segnali di pericolo;
  • segnali di divieto;
  • segnali di obbligo;
  • segnali di indicazione.

Segnali di pericolo[modifica | modifica wikitesto]

I segnali di pericolo hanno forma di triangolo equilatero con vertice verso l'alto (tranne il segnale di Dare precedenza); hanno il fondo bianco e bordo rosso con simboli neri. I segnali di dimensioni normali hanno il lato lungo 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il lato di 60 cm; devono essere situati alla distanza di 150 m dal punto da segnalare, salvo dei casi di impossibilità: in questo caso la minore distanza dovrà essere indicata su di un pannello rettangolare aggiuntivo.[1]

Segnali di divieto[modifica | modifica wikitesto]

I segnali di divieto, suddivisi al loro interno in segnali di divieto e segnali di obbligo, hanno forma di disco; i segnali di dimensioni normali hanno il diametro di 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il diametro di 40 cm; devono essere situati nel punto in cui ha inizio il divieto o l'obbligo, eccezion fatta per quelli indicanti un limite di velocità, il divieto di svolta o le direzioni consentite che devono essere posti qualche metro prima del punto da indicare. Eccetto i segnali previsti dal codice, la fine della prescrizione va segnalata con lo stesso segnale utilizzato per indicarne l'inizio ma con un pannello aggiuntivo indicante la scritta "FINE" in nero su sfondo bianco.[2]

Divieti generali[modifica | modifica wikitesto]

Divieti per particolari categorie[modifica | modifica wikitesto]

Limitazioni alle dimensioni, al peso ed alla velocità[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di fine prescrizione[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di sosta[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di obbligo[modifica | modifica wikitesto]

Segnali di indicazione[modifica | modifica wikitesto]

I segnali di indicazione si suddividono in:

  1. segnali di indicazione semplice;
  2. segnali di preavviso di bivio;
  3. segnali di direzione;
  4. segnali di località;
  5. segnali di conferma;
  6. segnali di identificazione di strade;
  7. segnali di inizio, ripetizione e fine del diritto di precedenza;
  8. segnali turistici.[3]

La segnaletica attuale[modifica | modifica wikitesto]

Le norme contenute nel codice della strada del 1959, e, quindi, anche i segnali stradali in esso contenuti, rimasero in vigore fino alla promulgazione del «Nuovo codice della strada» (d. lgs. nº 285 del 1992), ancor oggi in vigore anche se più volte modificato e riveduto. La segnaletica stradale attualmente in vigore in Italia è quella della Città del Vaticano[senza fonte].

Esempi di segnali di pericolo
Segnale di stop
Diritto di precedenza
Limite di velocità

I segnali stradali verticali odierni sono riconducibili, pur con qualche eccezione, a 3 categorie principali:

  • segnali di prescrizione
    • Italian traffic signs - fine del diritto di precedenza.svg relativi a precedenze con forme varie (triangolare rovesciata, ottagonali, quadrata)
    • Italian traffic signs - divieto di transito.svg relativi a divieti, di forma rotonda con bordo rosso e sfondo bianco
    • Italian traffic signs - direzione obbligatoria a destra.svg relativi a obblighi, di forma rotonda e solitamente sfondo azzurro
  • segnali di indicazione, quelli che forniscono informazioni utili o necessarie per la guida, suddivisi a loro volta in:
    • segnali di preavviso;
    • segnali di direzione;
    • segnali di conferma;
    • segnali di identificazione strade;
    • segnali di itinerario;
    • segnali di località e centro abitato;
    • segnali di nome strada;
    • segnali turistici e di territorio;
    • altri segnali che danno informazioni necessarie per la guida dei veicoli;
    • altri segnali che indicano installazioni o servizi.

I segnali di indicazione sono su sfondo blu se la destinazione è raggiungibile attraverso una strada extraurbana, su sfondo verde se tramite percorso autostradale. Vengono invece segnalate con scritte bianche su sfondo marrone le indicazioni turistiche e con scritte gialle su sfondo nero le indicazioni relative alle attività commerciali ed industriali. I segnali di inizio ente amministrativo (comune, provincia, regione) hanno le scritte bianche su sfondo blu o verde (a seconda del tipo di itinerario in cui è installata, rispettivamente strada extraurbana o autostrada) se indicano l'inizio della provincia o della regione amministrativa, scritte nere su fondo bianco per indicare l'inizio dei centri abitati (o località o frazioni), scritte bianche su sfondo marrone per indicare l'inizio del territorio comunale.[4]

I segnali verticali possono essere integrati da pannelli integrativi per:

  • per definire la validità nello spazio del segnale;
  • per precisare il significato del segnale;
  • per limitare l'efficacia dei segnali a talune categorie di utenti o per determinati periodi di tempo.

Le norme sulla segnaletica stradale italiana sono regolate anche dal Disciplinare tecnico relativo agli schemi segnaletici, differenziati per categoria di strada, da adottare per il segnalamento temporaneo (decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 10 luglio 2002, GU n. 226 del 26/09/2002) previsto dall'art. 21 del Codice della strada[5], dalla direttiva n. 3929 del 3 luglio 1998 del Ministero dei Lavori pubblici (che norma i pannelli a messaggio variabile), dalla direttiva n. 1156 del 28 febbraio 1997 (GU n. 71 del 26/03/1997) del Ministero dei Lavori pubblici (Caratteristiche della segnaletica da utilizzare per la numerazione dei cavalcavia sulle autostrade e sulle strade statali di rilevanza internazionale), dal decreto ministeriale n. 1584 del 31 marzo 1995 (GU n. 106 del 9/05/1995) (Approvazione del disciplinare tecnico sulle modalità di determinazione dei livelli di qualità delle pellicole retroriflettenti impiegate per la costruzione dei segnali stradali).

I segnali verticali temporanei sono a sfondo giallo e sono utilizzati in situazioni provvisorie. Sono regolati dal Disciplinare tecnico relativo agli schemi segnaletici, differenziati per categoria di strada, da adottare per il segnalamento temporaneo (decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 10 luglio 2002, GU 226 del 26/09/2002) previsto dall'art. 21 del Codice della strada.

Misure costruttive[modifica | modifica wikitesto]

Italian traffic signs - triangle sign construction.svg
[6] A C D E
Piccolo 600 mm 10 mm 60 mm 55 mm
Medio 900 mm 15 mm 90 mm 80 mm
Grande 1200 mm 18 mm 120 mm 120 mm
Italian traffic signs - roundel sign construction.svg
[7] C D E
Piccolo 8 mm 400 mm 50 mm
Medio 10 mm 600 mm 75 mm
Grande 15 mm 900 mm 110 mm
Italian traffic signs - square sign construction.svg
[8] B D L S
Piccolo 3 mm 50 mm 400 mm 6 mm
Medio 5 mm 70 mm 600 mm 10 mm
Grande 8 mm 110 mm 900 mm 15 mm
Italian traffic signs - lozenge sign construction.svg
[9] B D L Q S
Piccolo 3 mm 50 mm 400 mm 250 mm 6 mm
Medio 5 mm 70 mm 600 mm 400 mm 10 mm
Grande 8 mm 110 mm 900 mm 600 mm 15 mm
Italian traffic signs - octagonal sign construction.svg
[10] A B H L
Piccolo 600 mm 20 mm 200 mm 500 mm
Medio 900 mm 30 mm 300 mm 750 mm
Grande 1200 mm 40 mm 400 mm 1000 mm
Italian traffic signs - rectangular sign construction.svg
[11] A B C D H L S
Piccolo 330 mm 170 mm 3 mm 40 mm 180 mm 530 mm 6 mm
Medio 500 mm 250 mm 4 mm 60 mm 270 mm 800 mm 8 mm
Grande 750 mm 330 mm 5 mm 80 mm 350 mm 1050 mm 10 mm
Italian traffic signs - rectangular services sign construction.svg
[12] B D H L Q S
Piccolo 4 mm 30 mm 600 mm 400 mm 300 mm 8 mm
Medio 6 mm 45 mm 900 mm 600 mm 450 mm 12 mm
Grande 8 mm 70 mm 1350 mm 900 mm 650 mm 16 mm
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Codice della strada#Segnaletica stradale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Codice della strada 1959, art. 35
  2. ^ Codice della strada 1959, art. 53
  3. ^ Codice della strada 1959, art. 77
  4. ^ Articolo 134 del Regolamento di Attuazione
  5. ^ [1]. La vecchia direttiva: [2]
  6. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii1.gif
  7. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii2.gif
  8. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii6.gif
  9. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii5.gif
  10. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii4.gif
  11. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii10.gif e http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii11.gif
  12. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii8.gif

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michela Bionda, Touring Club Italiano e cartelli stradali, Milano 2003.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]