Seconda battaglia di Dego

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Seconda battaglia di Dego
Dego 1796.jpg

Data 14 - 15 aprile 1796
Luogo Dego
Esito Vittoria francese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
14 aprile: 12.000
15 aprile: 15.000
14 aprile: 5.700
15 aprile: 3.500
Perdite
14 aprile: 1.500
15 aprile: 938
14 aprile: 3.000
15 aprile: 1.757
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La battaglia di Dego fu combattuta tra il 14 e il 15 aprile 1796 tra le truppe francesi dell'Armata d'Italia comandata dal Generale Napoleone Bonaparte, inviato in Italia dal Direttorio per contrastare la politica antirivoluzionaria e antifrancese degli Asburgo, contro ciò che rimaneva delle truppe austriache e del Regno di Piemonte e Sardegna, già sconfitte nelle due precedenti battaglie di Montenotte e Millesimo.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Montenotte.

L'ordine[modifica | modifica sorgente]

All’alba del giorno 11 aprile 1796 la brigata austriaca del generale Matias Rukavina, composta due battaglioni tedeschi (IR n. 50 Conte Stain e IR n. 49 Conte Pellegrini) e tre compagnie del Frei Korp di Giulay, si accingeva a raggiungere Montenotte. L'artiglieria, forte di 18 cannoni leggeri da tre libbre, 4 da sei libbre e 2 obici, manovrati da un totale di 200 artiglieri, comandati da un tenente colonnello, venne lasciata in Dego. Le truppe imperiali, ma tuttavia dipendenti dal comando del Re di Sardegna, facenti parte della brigata guidata dal generale Giovanni Provera e situate sulla riva sinistra della Bormida, erano 12 compagnie croate e slovene del Corpo Franco di Giulay, due battaglioni lombardi del IR n. 44, Conte Belgiojoso, e due compagnie granatiere tedesche del IR n. 27, Conte Strassoldo.

Oltre a Provera, anche i generali Michelangelo Alessandro Colli-Marchini ed Eugen Gillis Wilhelm Graf Mercy d'Argenteau erano giunti in Piemonte come generali brigadieri di un contingente di circa 9000 soldati austriaci che venne aggregato all’esercito piemontese a seguito della Convenzione di Milano siglata tra Austria e Sardegna nell'autunno del 1792. Provera, a mezzogiorno del 12 aprile, si trovava sulle alture di Carcare, in attesa del rapporto di truppe inviate in ricognizione verso sud. Nel frattempo cominciarono ad arrivare le prime notizie a proposito di Montenotte. Un ulteriore rinforzo per le file piemontesi era costituito dal reggimento "La Marina", guidato dal colonnello Giuseppe Amedeo Avogadro di Ronco e che contava su circa 700 soldati (divisi in due battaglioni di quattro compagnie ciascuno).

All’alba del 13 i francesi operarono un aggiramento delle posizioni di Provera con un movimento fulmineo. L'azione proseguì e arrivarono a sorprendere le truppe dell'IR n. 44 e dell'IR n. 27 che si ritirarono precipitosamente. Provera, rimasto con poco più di 700 uomini, venne circondato e non poté far altro che rifugiarsi nel Castello di Cosseria. Come azioni in preparazione allo scontro, Avogadro si preoccupò di spianare il terreno circostante alle posizioni dell'artiglieria e di inviare alcuni picchetti in perlustrazione, uno di questi sorprese indifesa una batteria francese e ne catturò un cannone. La mattina del 13 aprile giunsero a Dego il terzo battaglione tedesco dell'IR n. 26 Barone Schroder, che contava su circa 600 uomini, e un battaglione del reggimento Monferrato (circa 350 uomini). I difensori di Dego alle ore 12 del 14 aprile erano in totale 3000 uomini circa.

Il primo assalto[modifica | modifica sorgente]

Dopo la presa di Cosseria Bonaparte poté concentrarsi su Dego. Il primo assalto avvenne poco dopo mezzogiorno secondo lo schema elaborato il giorno prima dal generale Massena. Innanzitutto venne vennero divise le due mezze brigate 21^ e 99^. La colonna di destra, al comando dell’aiutante generale La Salcette, tornò al villaggio di Girini e da lì a Bric Sodan per minacciare alle spalle il nemico. Una parte di queste truppe si spinse sino a Bric Sodan e lì fece ripiegare un battaglione del Reggimento Monferrato, due austriaci del Reggimento Hoch und Deutschmeister e un battaglione Alvinczy. La colonna di sinistra, comandata dallo stesso Massena, circondò gli avamposti nemici di Costa e del Castello.

La seconda grossa unità, dopo aver guadato il fiume Bormida per ben due volte, raggiunse rapidamente la linea difensiva Bric Casan – Bric Rosso. Assaliti su tutti i fronti, i piemontesi furono costretti a ritirarsi, ma furono per lo più decimati (tranne qualche valoroso che riuscì a riparare verso nord combattendo). Alle cinque della sera Massena conquistava Dego catturando oltre 2000 prigionieri.

Il secondo assalto[modifica | modifica sorgente]

Un contrattacco austriaco, avvenuto la mattina del 15 aprile, aveva sorpreso i francesi nel sonno e il comandante Vukassovich riconquistò Dego. In realtà il possesso di Dego da parte degli alleati era veramente debole e Bonaparte poco dopo mezzogiorno attaccò il luogo. La tenacia dei difensori fu sorprendente e, non solo resistettero al primo attacco, ma arrivarono persino al contrattacco facendo arretrare i francesi sia sul fianco destro, che su quello sinistro (la cui offensiva era comandata da Massena). Vukassovich arrivò persino a scongiurare un aggiramento che sarebbe stato fatale. Nonostante la forte difensiva, lo stesso comandante austriaco si accorse che la sconfitta sarebbe stata inevitabile, a causa delle enorme perdite, e si arrese ritirandosi.

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Napoleone sul ponte di Arcole

A causa della sconfitta gli austriaci furono costretti a ritirarsi verso la Lombardia, ma Bonaparte invece di inseguirli come desiderava il Direttorio, preferì finire ciò che restava dell'esercito sabaudo. In questo modo gli austriaci persero la seconda possibilità di battere i francesi (dopo Montenotte). D’Argetenteau, il maggior responsabile della disfatta, fu deferito al giudizio del Consiglio Aulico di Guerra e perse il suo posto da governatore di Brno (allora Brunn) dove morì il 1819. Vukassovich, per l’azione di Dego si guadagnò la promozione a generale brigadiere e continuò a combattere i francesi sino al 1809, quando morì nella battaglia di Wagram da generale di divisione a 54 anni.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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