Sea Shepherd Conservation Society
| Sea Shepherd Conservation Society | |
Bandiera della Sea Shepherd al vento sulla RV Farley Mowat |
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| Nome: | Sea Shepherd Conservation Society |
| Fondazione: | 1977 in Oregon, USA |
| Sedi: | Friday Harbor, Washington, USA |
| Sito ufficiale: | seashepherd.org Sea Shepherd Italia Onlus |
La Sea Shepherd Conservation Society è un’organizzazione non-profit, registrata negli Stati Uniti, e una fondazione (Stichting) registrata in Olanda. I membri si autodefiniscono eco-pirati e navigano battendo bandiera nera (Jolly Roger), che è anche il logo dell’associazione, sotto la quale vengono intraprese le campagne che l’associazione dice siano basate sulla Carta Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Natura (1982) – United Nations World Charter for Nature – ed altre leggi a tutela delle specie e dell’ambiente marino.[1][2]
L’organizzazione è stata fondata nel 1977 da Paul Watson, uno dei tre fondatori di Greenpeace, dopo aver concluso che il testimoniare “con contegno” (in inglese: bearing witness) ai disastri ambientali era una risposta inadeguata se confrontata all’applicazione dell’attuale sistema internazionale di leggi, regolamenti e trattati.[3]
Contrariamente a Greenpeace, che ha scelto di evitare il danneggiamento delle navi baleniere nell’oceano, la Sea Shepherd appoggia una intenzionale politica di affondamento o sabotaggio delle navi che sono ritenute colpevoli di aver violato le normative internazionali in merito alla caccia delle balene.[4] Come conseguenza, Greenpeace ha ufficialmente ripudiato qualunque legame con la Sea Shepherd e ha riufiutato di aiutarli nel loro lavoro, dichiarando "... non andremo ad aiutare persone che hanno dichiarato che useranno la violenza. Siamo qui per salvare le balene, e non per mettere a rischio la vita delle persone."[5]
Sebbene accusati di usare violenza, i membri hanno dichiarato: "[Verso i contrabbandieri] applichiamo la forza per impedirgli di continuare nel crimine. Non la violenza, ma solo la forza."[6] In effetti tale affermazione è supportata dal fatto che, in diversi decenni di attività, i membri dell'organizzazione non sono stati condannati legalmente per le loro attività: "In tutte le nostre azioni non abbiamo mai causato ferite o lesioni a nessun essere umano e, quando abbiamo colpito, le navi sono state i nostri unici obiettivi." [7]
Una delle sedi della Sea Shepherd è a Washington (Friday Harbor) e un’altra a Melbourne, Australia per le operazioni nell’Emisfero australe. Inoltre ha molte sedi dei cosiddetti "volontari di terra", che si occupano di fare comunicazione, formazione e raccolta fondi. In Europa le sedi riconosciute sono In Olanda ad Amsterdam (http://www.seashepherd.nl), in Francia a Parigi (http://www.seashepherd.fr) ed in Italia a Milano (http://www.seashepherd.it). Ha a disposizione una flotta di tre navi, chiamata la "Neptune's Navy" (Marina di Nettuno): la MV Steve Irwin, la MV Bob Barker e la MV Brigitte Bardot,[8] e qualche altra piccola imbarcazione.[9]
Indice |
[modifica] Storia
Sea Shepherd interviene con azioni dirette per la protezione della fauna selvatica marina come le foche, i delfini e le balene. Queste hanno incluso le proteste più convenzionali, oltre che, a volte, l’affondamento di pescherecci impegnati in attività di pesca industriale mentre si trovavano ormeggiati in porto, il sabotaggio di navi anch'esse ormeggiate, lo speronamento della nave Sierra per la caccia alla balena nel porto di Lisbona, Portogallo,[10] e la cattura, con conseguente distruzione, di "reti da posta alla deriva" in pieno oceano.
[modifica] Operazioni
Le operazioni della Sea Shepherd includono attività di interdizione contro la caccia alle balene nelle acque dell’Antartide, Santuario dei Cetacei dei Mari Antartici, attività di pattugliamento delle Isole Galapagos e azioni contro i cacciatore di foche Canadesi.[4][3][11][12] La Sea Shepherd ha una organizzazione affiliata, l’O.R.C.A. Force il cui presidente è Watson.[13]
Sea Shepherd rivendica di aver affondato dieci baleniere dal 1979, riferendosi a queste come navi "pirata".[14] Gli attacchi rivendicati includono:
- 1979 – la baleniera Sierra speronata e affondata in Portogallo;
- 1980 – le baleniere Isba I e Isba II affondate a Vigo, Spagna;
- 1980 – le baleniere Susan e Theresa affondate in Sud Africa;
- 1981 – le baleniere Hvalur 6 e Hvalur 7 affondate in Islanda;
- 1992 – la baleniera Nybraena affondata in Norvegia;
- 1994 – la baleniera Senet affondata in Norvegia;
- 1998 – la baleniera Morild affondata in Norvegia.
Nel 2007, due navi operative della Sea Shepherd (la RV Farley Mowat e la MV Robert Hunter) furono cancellate dai registri dei trasporti del Belize e della Gran Bretagna.[4] Verso la fine dello stesso anno, le navi ricevettero la bandiera dello stato di Kahnawake Mohawk.[15] Come scritto in un pezzo del The New Yorker del novembre 2007, tuttavia, entrambe le navi navigano battendo bandiera Olandese.[16]
Nel Dicembre 2007, la MV Robert Hunter venne rinominata Steve Irwin.[17]
Alla fine del 2010, in seguito all'affondamento della MY Ady Gil, la MV Gojira (precedentemente Ocean 7 Adventurer), viene acquistata ed entra a far parte della flotta di Sea Shepherd. [18] Nel Maggio 2011 viene rinominata MV Brigitte Bardot.[19]
[modifica] Dissensi e consensi
Diverse persone e associazioni sono contrarie all'operato di Sea Shepherd tra cui Greenpeace, l’Istituto per la Ricerca Oceanica giapponese e James F. Jarboe, il responsabile della Sezione di Terrorismo Interno per la Divisione Antiterrorismo dell’FBI [20]. È stata criticata per aver distrutto illegalmente le reti da posta alla deriva ed è stata accusata di pirateria e di proteste pericolose. Tuttavia la Sea Shepherd può contare su un altrettanto cospicuo numero di fedeli sostenitori tra cui alcuni attori come Richard Dean Anderson, Pierce Brosnan, Martin Sheen, Sean Penn, William Shatner, Rutger Hauer ed anche il Dalai Lama[21]. Inoltre alcuni attivisti ambientali come Dave Foreman e Farley Mowat e lo scrittore, oramai scomparso, Edward Abbey. Tra le imprese che hanno sostenuto le attività dell’associazione possiamo citare la John Paul Mitchell Systems.[22]
[modifica] Bibliografia
- Paul Watson, Earthforce! An Earth Warrior's Guide to Strategy (Los Angeles: Chaco Press, 1993). ISBN 0-9616019-5-7
- Paul Watson, Ocean Warrior: My Battle to End the Illegal Slaughter on the High Seas (1994; Key Porter Books, 1996). ISBN 978-1-55013-599-2
- Paul Watson, Seal Wars: Twenty-five Years in the Front Lines with the Harp Seals (2002; Firefly Books, 2003). ISBN 978-1-55297-751-4
- David B. Morris, Earth Warrior: Overboard with Paul Watson and the Sea Shepherd Conservation Society (Golden, CO: Fulcrum Publishing, 1995). ISBN 1-55591-203-6
- Neptune's Manifesto: How a few good pirates can save the oceans. Whole Earth Review, Fall 1998.
- Rik Scarce, Eco-Warriors: Understanding the Radical Environmental Movement, second revised ed. (1990; Left Coast Press, 2005), Ch. 6. ISBN 978-1-59874-028-8
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Sea Shepherd mission statement. Sea Shepherd Conservation Society
- ^ The UN World Charter for Nature (Assemblea generale delle Nazioni Unite Risoluzione 37/7) Sezione 21, Sottosezioni (c), (d) ed (e):
- States and, to the extent that they are able, other public authorities, international organizations, individuals, groups and corporations shall:
- Implement the applicable international legal provisions for the conservation of nature and the protection of the environment;
- Ensure that activities within their jurisdictions or control do not cause damage to the natural systems located within other States or in the areas beyond the limits of national jurisdiction;
- Safeguard and conserve nature in areas beyond national jurisdiction.
- States and, to the extent that they are able, other public authorities, international organizations, individuals, groups and corporations shall:
- ^ a b Peter Heller. The Whale Warriors: Whaling in the Antarctic Seas (HTML). National Geographic. URL consultato il 10 febbraio 2007.
- ^ a b c Richard Lloyd Parry. «Whalers aid in Antarctic rescue of environmentalists» (HTML), Times Online, 9 febbraio 2007. policy.. URL consultato in data 11 febbraio 2007.
- ^ Robin McKie. «Green ships in deadly duel with whalers» (HTML), The Guardian, 13 gennaio 2008. URL consultato in data 18 gennaio 2008.
- ^ Damir, Ivich (Luglio/Agosto 2010). Sea Shepherd. Il Mucchio Selvaggio (672/673).
- ^ Damir, Ivich (Luglio/Agosto 2010). Sea Shepherd. Il Mucchio Selvaggio (672/673).
- ^ Sea Shepherd new ship. Sea Shepherd Conservation Society
- ^ Sea Shepherd fleet. Sea Shepherd Conservation Society
- ^ Storia della Sea Shepherd Conservation Society e la Caccia alle Balene
- ^ http://www.seashepherd.org/galapagos/ Sea Shepherd page describing their Galapagos mission.
- ^ http://www.seashepherd.org/seals/ Sea Shepherd page describing their seal mission.
- ^ CUSP endorsers list
- ^ Victory for the Whales in Berlin in News Release. Sea Shepherd Conservation Society, 2003-16-16
- ^ Sea Shepherd Receives the Flag of the Five Nations of the Iroquois Confederacy. Sea Shepherd Conservation Society. URL consultato il 21 novembre 2007.
- ^ Neptune's Navy. The New Yorker. URL consultato il 18 gennaio 2008.
- ^ Sea Shepherd Renames Its Whale Defending Ship the Steve Irwin. Sea Shepherd Conservation Society
- ^ Anti-Whaling Activists Unveil New High-Speed Interceptor. redorbit.com
- ^ The Beast Transforms into a Beauty as Godzilla Becomes the Brigitte Bardot. Sea Shepherd Conservation Society
- ^ http://www.fbi.gov/congress/congress02/jarboe021202.htm
- ^ http://www.seashepherd.org/support-us/featured-supporter.html
- ^ http://www.seashepherd.org/seals/download/SOA_Seal_Campaign_History_Timeline.pdf
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Sea Shepherd Conservation Society
[modifica] Collegamenti esterni
- Sea Shepherd Conservation Society website
- Sea Shepherd Conservation Society Italia
- "The Whale Warriors" by Peter Heller National Geographic Adventure May 2006 Pages 58-64 and 95-100.
- "Sea Shepherd's Record of Violence" at the High North Alliance
- "Sea Shepherd's Violent History" at the Institute of Cetacean Research
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