Scudo di Achille

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Lo scudo nell'interpretazione di Angelo Monticelli.

Lo scudo di Achille è propriamente lo scudo utilizzato dall'eroe greco Achille per combattere Ettore, descritto in un celebre passaggio del libro XVIII, versi 478-607, dell'Iliade.

Il passaggio nel quale Omero descrive lo scudo è uno dei primi esempi di ekphrasis (lett. descrizione di un'opera d'arte figurativa) della letteratura occidentale e funse da modello di riferimento per altri autori: gli esempi più famosi di contaminatio omerica sono il poema Lo scudo di Eracle (Ἀσπὶς Ἡρακλέους - Aspis Hērakleous), attribuito ad Esiodo, e la descrizione dello Scudo di Enea nel libro VIII dell'Eneide di Virgilio[1].
Nel 1952, il poeta britannico Wystan Hugh Auden riscrisse, in chiave moderna, la descrizione dello scudo nel poema The Shield of Achilles (it. Lo scudo di Achille).

Il contesto mitologico[modifica | modifica sorgente]

Perdute le sue armi dopo averle prestate a Patroclo, ucciso in uno scontro da Ettore, Achille è impossibilitato a vendicare la morte dell'amico. La madre Teti intercede per lui presso il dio del fuoco Efesto, affinché possa forgiare delle nuove armi per l'eroe. Il dio-fabbro riempie così il suo crogiuolo di rame e stagno (componenti del bronzo) frammisti ad oro e argento, realizzando una nuova, sontuosa panoplia per l'eroe. Tra i manufatti, spicca un grande scudo, del quale Omero fornisce un'accuratissima descrizione:

(EL)
« Ἐν μὲν γαῖαν ἔτευξ', ἐν δ' οὐρανόν, ἐν δὲ θάλασσαν,
ἠέλιόν τ' ἀκάμαντα σελήνην τε πλήθουσαν,
ἐν δὲ τὰ τείρεα πάντα, τά τ' οὐρανὸς ἐστεφάνωται,
Πληϊάδας θ' Ὑάδας τε τό τε σθένος Ὠρίωνος
Ἄρκτόν θ', ἣν καὶ Ἄμαξαν ἐπίκλησιν καλέουσιν,
ἥ τ' αὐτοῦ στρέφεται καί τ' Ὠρίωνα δοκεύει,
οἴη δ' ἄμμορός ἐστι λοετρῶν Ὠκεανοῖο. »
(IT)
« Ivi ei fece la terra, il mare, il cielo
E il Sole infaticabile, e la tonda
Luna, e gli astri diversi onde sfavilla
Incoronata la celeste volta,
E le Pleiadi, e l’Iadi, e la stella
D’Orïon tempestosa, e la grand’Orsa
Che pur Plaustro si noma. Intorno al polo
Ella si gira ed Orïon riguarda,
Dai lavacri del mar sola divisa. »
(Omero, Iliade, XVIII, rr. 483-489, nella traduzione di Vincenzo Monti.)

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le decorazioni sviluppano in una serie di cinque cerchi concentrici. Partendo dal centro, i soggetti sbalzati sul metallo sono, rispettivamente:

  1. la terra, il cielo ed il mare, il sole, la luna e le costellazioni;
  2. "due belle città di creature mortali", una scena di nozze ed un processo, un assedio e la battaglia che ne segue;
  3. un campo arato per la terza volta;
  4. la tenuta del re, dove vengono raccolte le messi;
  5. un vigneto con dei raccoglitori di grappoli;
  6. una mandria di giovenche, attaccata da due leoni;
  7. un bianco gregge di pecore al pascolo;
  8. una danza di giovani;
  9. il gran fiume di Oceano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Howatson, M.C. [a cura di] (2011), The Oxford Companion to Classical Literature, 3. ed., Oxford University Press.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Studi[modifica | modifica sorgente]

  • Scully, Stephen (2003), Reading the Shield of Achilles : Terror, Anger, Delight, in Harvard Studies in Classical Philology, v. 101, a. 2003, pp. 29-47.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]