Scott Brown (politico)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Scott Philip Brown
Sbrownofficial.jpg

Senatore, Massachusetts
Durata mandato 4 febbraio 2010 - 3 gennaio 2013
Predecessore Paul G. Kirk
Successore Elizabeth Warren

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Tendenza politica conservatore
Professione avvocato

Scott Philip Brown (Kittery, 12 settembre 1959) è un politico e avvocato statunitense, senatore per lo stato del Massachusetts dal 2010 al 2013.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel Maine, Brown crebbe nel Massachusetts dopo il divorzio dei genitori. Nel 1985 si laureò in legge e intraprese la professione di avvocato.

Nel 1982, all'età di 22 anni, vinse il concorso "L'uomo più sexy d'America" indetto dalla rivista Cosmopolitan, che gli fece ottenere un servizio fotografico sulla stessa rivista, in cui Brown appariva nudo. Il servizio gli valse una modesta carriera da modello negli anni ottanta.

Il 19 gennaio 2010 ha battuto la sfidante democratica Martha Coakley alle elezioni per aggiudicarsi il seggio del Senato lasciato vacante da Ted Kennedy. Brown, inizialmente dato pesantemente sfavorito dai sondaggi, ha ottenuto il 52% delle preferenze, diventando in questo modo il primo repubblicano a conquistare uno dei due seggi del Massachusetts dal 1972.[1]

Nel 2012 Brown chiese la rielezione, ma la sua avversaria democratica fu Elizabeth Warren, una nota accademica ed economista che aveva collaborato con l'amministrazione Obama. La Warren sconfisse Brown con un margine di scarto pari a circa sei punti percentuali e così Brown dovette abbandonare il Congresso.

Politicamente Brown si configura come conservatore, nonostante supporti le unioni civili e abbia votato contro l'Atto di difesa del matrimonio. Scott Brown è contrario all'aborto parziale, ma è favorevole al consenso genitoriale nel caso in cui sia una minorenne a voler abortire. Inoltre è favorevole alla pena di morte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scott Brown wins Massachusetts Senate special election race, Washington Post, 19 gennaio 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 162791724 LCCN: no2011013168