Scienze motorie e sportive

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Il termine Scienze motorie è stato introdotto dal comma 115 dell'art 17 della Legge n° 127 del 1997 (Bassanini bis) e dal successivo d.Lgs. n° 178 del 1998, istitutivi della laurea in Scienze Motorie, nell'istruzione superiore, per denominare i corsi universitari, evoluzione del vecchio I.S.E.F..

Le Scienze motorie e sportive nella legislazione scolastica italiana ricompaiono negli allegati B e C del d.Lgs. 59 del 2004 e nell'allegato C del d.Lgs. 226 del 2005, applicativi della Legge 53 del 2003 (Riforma Moratti), peraltro mai attuata. In campo scolastico, il termine avrebbe sostituito quello di educazione fisica (nella scuola secondaria) e quello di educazione motoria (nella scuola primaria)[1]. Distinti decreti predisposti successivamente dal ministro Gelmini hanno modificato la terminologia della disciplina insegnata rispettivamente nella scuola secondaria di primo grado e in quella di secondo grado da Educazione Fisica a Scienze Motorie e sportive, per l'appunto.

Autorevoli autori hanno discusso il problema dell'esistenza di una scienza del movimento e dello sport o di più discipline che si occupano delle attività fisiche e dello sport, deponendo per l'esistenza di un unico campo di interesse scientifico (Ricci G.; Le Boulch J.; Dellabiancia M.P.; Palmisciano G.). La risoluzione del problema epistemologico non è stata tenuta in conto nella normativa, perché il termine plurale si è prestato a risolvere il problema di adattare i corsi alle diverse facoltà, dove sono stati attivati in forme davvero varie e comunque non rispettose delle tradizioni italiane di rilievo internazionale, maturate nel settore. La denominazione internazionale del campo della scienza in questione è Sport science, Physical activity, Physical education and sport, in accordo agli standard dell'International Council of Sport Science and Physical Education[1]. In conclusione, volendosi riferire all'ambito di ricerca scientifica, si dovrebbe propriamente parlare di Scienza dello sport, dell'attività fisica, dell'educazione fisica e sportiva.

Indice

[modifica] Durata del corso

Il corso di laurea aveva inizialmente, negli anni di transizione da I.S.E.F. a corso di Laurea, una durata di 4 anni per i nuovi iscritti, mentre per i diplomati ISEF che volevano conseguire il pieno titolo di laureati furono attivati, in quel periodo, dei corsi integrativi con esami e una tesi finale.

A seguito della riforma dell'università anche questo corso di laurea è stato omologato alla modalità 3+2, ossia 3 anni di laurea di base e 2 di laurea specialistica oggi magistrale, prevedendo per quest'ultima tre distinti percorsi: Bio-Medico (Attività Motorie Preventive ed Adattate), Economico-Manageriale (Management delle attività Motorie e Sportive) e Scientifico-Tecnico (Scienze e Tecniche dello Sport). Esisteva poi la SSIS, la quale a seconda delle leggi che si sono succedute nel tempo, era prevista per gli aspiranti docenti nelle scuole dapprima dopo la sola laurea triennale, in seguito necessariamente dopo la laurea specialistica/magistrale. Dapprima è stata sospesa, per essere successivamente sostituita dal Tirocinio Formativo Attivo, in corso di implementazione dall'anno accademico 2011/12.

[modifica] Materie di studio

Il corso di Laurea prevede un numero ampio di discipline, peraltro variabile in qualità e quantità da università ad università. Le materie possono essere distinte in pratiche (inerenti al settore motorio e sportivo) e teoriche (inerenti al settore biomedico, giuridico, economico, della metodologia didattica e dell'allenamento, psico-pedagogico e musicale). Tra le discipline pratiche svolte in molti dei corsi di laurea disseminati tra gli atenei italiani, citiamo a titolo non esaustivo i principali sport di squadra italiani (calcio, pallavolo, basket, pallanuoto), mentre nel secondo anno lo studio viene spostato agli sport individuali come l'atletica, il nuoto, la scherma, la ginnastica artistica e quella ritmica. Tutti questi corsi sono conclusi con esami teorico (orali e/o scritti)-pratici.

[modifica] Dibattiti circa lo sviluppo e l'identità della disciplina

Già il 22 settembre 1982 si svolse a Roma, presso la Scuola dello Sport, il Seminario dal titolo “Il comitato tecnico scientifico per la ricerca applicata allo sport”. Parteciparono molti dei protagonisti della ricerca scientifica applicata all'Educazione Fisica e allo Sport di quel periodo. Il tema principale riguardò la defizione epistemologica della disciplina, oltre alla ricerca applicata, l’ambito pedagogico – didattico, quello sociologico e la teoria dell’allenamento sportivo. Gli Atti del Seminario furono pubblicati su uno Speciale di SdS – Scuola dello Sport - Rivista di Cultura Sportiva, fra il Numero Unico del 1981 e il Numero 0 del 1982, vedendo la stampa tra la fine del 1982 e l'inizio del 1983.

Successivamente, il 24 gennaio del 1986 si svolse a Napoli il Convegno "La scienza del movimento umano", occasione per la fondazione del Centro Studi "Eugenio Enrile", in memoria dell'ispettore tecnico centrale dell'Educazione Fisica, figura carismatica di rilievo internazionale, venuto a mancare. Il convegno, organizzato da Antonio Mosca che curò anche la pubblicazione degli Atti, fece il punto sulle acquisizioni tecnico-scientifiche in materia e concluse con la proposta della trasformazione degli Isef in corsi di laurea, presso le Università.

Il dibattito circa l'identità scientifica dei corsi del settore delle Scienze Motorie è stato vivo. Come sottolineato da Giuseppe Refrigeri (La Laurea in Scienze Corporee, in Annali della Pubblica Istruzione, 1-2, 1998), per motivi storico-culturali, il settore è stato soggetto ad un ritardo di sviluppo che permane, in Italia così come in altri paesi, anche a causa degli svariati interessi corporativistici che gravitano attorno a questo settore così particolare e multidisciplinare del sapere e del vivere umano.

Proprio per la multidisciplinarità e la particolarità insite nella "Scienza dello sport, dell'attività fisica, dell'educazione fisica e sportiva", di difficile definizione perché campo sospeso tra arte e scienza, pedagogia e medicina, si è più volte visto il prevalere di saperi storicamente più forti che attorno ad essa gravitano: Medicina su tutti, ma anche, ad esempio, Psicologia, Pedagogia, Fisiologia, Diritto, ecc.

In Italia sono poche le Facoltà di Scienze Motorie (Università degli Studi di Roma "Foro Italico", Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Università degli Studi di Napoli "Parthenope", per esempio), mentre prevalgono i corsi di Laurea, in gran parte accorpati alle Facoltà di Medicina, delle quali essi sono quindi subalterni[2]. Le Sedi Universitarie con attivo almeno un programma didattico nell'area delle Scienze Motorie con nuove immatricolazioni nell'anno accademico 2010/11 sono state 34.

Davvero poche le possibilità offerte agli studenti in Scienze Motorie di accedere al sistema di Carriera Universitario al fine di diventare docenti essi stessi di materie-chiave con un certo peso in termini di crediti e di accesso ai sistemi decisionali dei corsi/facoltà.

Eppure avere docenti con una formazione nativa in Scienze Motorie è presupposto fondamentale per l'affrancamento della disciplina dall'ancillarità patita. Medici, Psicologi, Giuristi, Pedagogisti, Ortopedici, Biochimici, Fisiologi, ecc. hanno interesse, comprensibilmente, a far prevalere il peso delle loro discipline nel novero di quelle insegnate nei corsi di Scienze Motorie, anziché promuovere uno sviluppo indipendente delle Scienze Motorie stesse. Quest'ultimo è un nodo da sciogliere, che sta alla base del problema.

Un altro punto cruciale è la qualità degli insegnamenti: se da un lato non è ancora avviato l'affrancamento della disciplina dagli altri nuclei di interesse citati, dall'altro tale processo appare ostacolato dalla qualità della formazione offerta agli studenti delle Scienze Motorie: tali insegnamenti appaiono, di norma, di tipo nozionistico, poiché non vengono dati gli strumenti intellettuali (come invece accade di norma in altri corsi storicamente e corporativisticamente più forti come Medicina, Diritto, Psicologia) per una autonoma ricerca scientifica, per la costruzione di un sistema di Sapere nuovo ed indipendente, i cui portatori (gli studenti e i laureati in Scienze Motorie appunto) siano epistemologicamente consapevoli e forti.

Ma tale processo di evoluzione risulta difficile, sembrando aver imboccato una via di involuzione, tanto che (segnale piuttosto indicativo) in alcuni corsi di Laurea in Scienze Motorie, le materie pratiche motorie e sportive sono ridotte per quantità e qualità se non addirittura eliminate, mentre gran peso è dato a nozionistica di tipo medico.

Il termine Scienze motorie e sportive non è adottato, né a livello accademico né in ambito scolastico, nel resto del mondo. Le facoltà di Scienza dell'Educazione Fisica e dello Sport europee ([3] [4]), nord-americane ([5]), russe ([6]) e cinesi ([7]) prevedono, inoltre, rispetto a quelle italiane, un maggiore indirizzo verso le materie caratterizzanti e una minore pluralità di materie.

Combattuto, in particolare, il rapporto con i corsi di laurea in Fisioterapia[8]. Il D.Lgs. n° 178 del 1997 recita al settimo comma dell'articolo 2: "il diploma di laurea in scienze motorie non abilita all'esercizio di attività professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia, e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell'articolo 6 comma tre del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 e successive modifiche ed integrazioni”. Quanto sopra è stato confermato con la legge 21 aprile 2011, n. 63 (in G.U. n. 104 del 6 maggio 2011), intitolata «Abrogazione dell'articolo 1-septies del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27, in materia di equipollenza del diploma di laurea in scienze motorie al diploma di laurea in fisioterapia, e disposizioni relative al conseguimento della laurea in fisioterapia da parte di studenti e laureati in scienze motorie». Tale norma ha abrogato l'equipollenza tra i due percorsi di studi, che comunque non è stata mai attuata, non essendo stato istituito con decreto ministeriale il «corso su paziente» che era previsto nell'articolo 1-septies della legge 3 febbraio 2006, n. 27. Per essere ammessi al corso di laurea in fisioterapia, un laureato in scienze motorie deve quindi prima superare la prova di selezione e successivamente potrà chiedere all'università il riconoscimento eventuale dei crediti formativi relativi agli esami sostenuti negli insegnamenti in comune tra i due corsi. Tale soluzione è un'anomalia: in campo internazionale lo studente universitario frequenta una facoltà di Scienza dell'Educazione Fisica, in cui dopo un corso triennale sceglie l'indirizzo magistrale (educativo, fisioterapico, sportivo, gestionale, ecc.), abilitandosi ad una distinta professione (educatore, o fisioterapista, o tecnico sportivo, o manager sportivo), dopo aver maturato 300 CFU. Oggi in Italia, a scapito della qualità e dell'efficacia formativa, bastano 180 CFU per conseguire un titolo di accesso al lavoro.

In conclusione, non solo non si è valorizzata la peculiarità del settore culturale e tecnico-scientifico, ma anche e soprattutto si sono fatte scelte orientate verso una bassa qualità dei corsi, che tutti, scienze motorie, fisioterapia, ecc. dovrebbero essere indirizzati, invece, ad un'elevata professionalità e richiedere almeno 300 CFU.

[modifica] Note

  1. ^ Educazione nell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 07-06-2011.

[modifica] Bibliografia

AA.VV., SdS – Scuola dello Sport - Rivista di Cultura Sportiva, Roma, Numero Unico del 1981 e Numero 0 del 1982

Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze Motorie, Verbale del 22.06.2011, Roma, 2011

Dellabiancia M.P., http://www.dellabiancia.it/lineepedagogiche.htm

Le Boulch J., Verso una scienza del movimento umano. Introduzione alla psicocinetica, Armando Editore, Roma, 2000

Palmisciano G., La scienza del movimento umano, in Atti del Convegno "La scienza del movimento umano. Un moderno campo di ricerche", Napoli, 1986, pagg. 161-5

Refrigeri G., La Laurea in Scienze Corporee, in Annali della Pubblica Istruzione, 1-2, 1998, pagg. 85-136

Ricci G., Fondamenti epistemologici per la didattica dell'educazione fisica, Montefeltro, Urbino, 1991

[modifica] Collegamenti esterni

  • SportBrain, portale delle scienze motorie per promuovere ed approfondire studio, ricerca, aggiornamento e divulgazione.


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