Schinziophyton rautanenii

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Mongongo
Mongongo seedling.PNG
Foglie di Schinziophyton rautaneni
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Euphorbiales
Famiglia Euphorbiaceae
Sottofamiglia Crotonoideae
Tribù Ricinodendreae
Genere Schinziophyton
Hutch. ex Radcl.-Sm.
Specie S. rautanenii
Classificazione APG
Ordine Malpighiales
Famiglia Euphorbiaceae
Nomenclatura binomiale
Schinziophyton rautanenii
(Schinz) Radcl.-Sm.
Sinonimi

Ricinodendron rautanenii

Nomi comuni

Mongongo

Il mongongo (Schinziophyton rautanenii (Schinz) Radcl.-Sm.) è un albero della famiglia delle Euphorbiaceae. È l'unica specie del genere Schinziophyton.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'albero del mongongo è un albero infestante e raggiunge un'altezza di 15-20 metri. Il suo legno pallido e giallo è simile a quello di balsa sia per la sua leggerezza, sia per la sua robustezza.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono a forma di mano.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I suoi fiori giallognoli e sottili, compaiono in gruppi sulla pianta.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

La noce del Mongongo

Conosciuta come noce del mongongo o noce manketti, il frutto ha una forma ovale. Vellutoso al tatto, matura e cade a terra nei mesi da marzo a maggio; il suo guscio ha delle piccole fosse e scavature e contiene un sottile strato commestibile e polposo attorno a un seme con delle proprietà altamente nutrienti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'albero del mongongo è molto comune nell'Africa meridionale. Il suo areale si estende dalla Namibia settentrionale, attraverso il Botswana[2], il sud-ovest dello Zambia e la parte occidentale dello Zimbabwe. Un'altra zona si trova nel Malawi orientale e un'altra ancora nel Mozambico orientale.

Lo si trova nelle colline ricoperte da foreste e tra le dune del deserto.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Le noci dell'albero del mongongo sono così popolari, che in alcune zone sono state definite come dieta di base, in particolare tra le popolazioni dei San del Botswana settentrionale e della Namibia. Diverse prove archeologiche hanno dimostrato che le noci mongongo furono in uso tra le comunità San per più di 7.000 anni. Il loro grande successo deriva dal fatto che hanno un buon sapore e che si mantengono commestibili per la maggior parte dell'anno.

La noce del mongongo viene infatti cotta a vapore prima di essere spellata per poi essere bollita fino alla separazione del sottile strato di polpa dal seme interno. La polpa viene mangiata e il seme viene messo da parte per poi essere preparato arrosto. Alternativamente il seme all'interno del frutto viene prelevato dal letame dell'elefante, risparmiando agli umani il duro lavora del prelevamento del frutto dalla pianta.[3] Durante l'arrostimento della noce è evitato il contatto diretto con il fuoco usando la sabbia per distribuire uniformemente il calore della fiamma. Una volta arrostita, la noce si rompe esponendo il soffice velluto di cui è ricoperto il frutto secco interno. Le noci sono mangiate direttamente intere oppure tritate come ingredienti per altri piatti.

L'olio prelevato dalla noce viene anche usato come idratante per la pelle durante i secchi giorni invernali. Il suo legno essendo sia leggero che forte e resistente viene usato per la fabbricazione di galleggianti da pesca, di giocattoli, materiale isolante e tavoli da disegno. Recentemente il legno dell'albero mongongo è anche stato usato per la fabbricazione di tabelloni per il tiro a segno con le freccette e per la fabbricazione di cassoni.

Valori nutritivi[modifica | modifica wikitesto]

Per 100 grammi di noci (con guscio):[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schinziophyton rautanenii in The Plant List. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  2. ^ South Africa :: Plant and animal life - Britannica Online Encyclopedia
  3. ^ THE MONGONGO/MANKETTI NUT - Ricinodendron rautanenii (Schinziophyton rautanenii)

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