Schiavo ribelle

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Schiavo ribelle
Schiavo ribelle
Autore Michelangelo
Data 1513 circa
Materiale Marmo
Dimensioni 215 cm 
Ubicazione Museo del Louvre, Parigi
Dettaglio

Lo Schiavo ribelle è una scultura marmorea (altezza 215 cm) di Michelangelo, databile al 1513 circa e conservata nel Museo del Louvre a Parigi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I due "schiavi" del Louvre risalgono al secondo progetto per la tomba di Giulio II, quello concordato con gli eredi Della Rovere nel maggio 1513. Sebbene fosse stato accantonato il gigantesco mausoleo iniziale, l'opera era ancora molto monumentale, con un corredo scultoreo decisamente ricco, e Michelangelo si mise subito all'opera. Tra le prime opere completate ci sono appunto i due Prigioni, ribattezzati "Schiavi" solo nell'Ottocento, destinate alla parte inferiore del monumento funebre, a ridosso dei pilastri che incorniciano le nicchie con le Vittorie: la loro posa quindi doveva potenziare plasticamente l'architettura, per questo essi hanno una veduta principale di grande effetto, ma sono meno curate del solito quelle laterali.

La datazione delle due statue è confermata da una lettera di Michelangelo a Marcello dei Covi, in cui parlò di una vista di Luca Signorelli nella sua casa romana mentre lavorava a "una figura di marmo, ritta alta quattro braccia, che à le mani dietro".

Tutti i Prigioni, che rimasero nello studio dell'artista, vennero eliminati dal monumento nel progetto finale del 1542. Nel 1546 Michelangelo donò le due opere del Louvre a Roberto Strozzi, per la generosa accoglienza ricevuta nella sua casa romana durante le malattie del luglio 1544 e del gennaio 1546. Quando lo Strozzi fu esiliato a Lione, per la sua opposizione a Cosimo I de' Medici, si fece inviare le due statue nell'aprile 1550. Nell'aprile del 1578 vennero viste sotto due nicchie nel cortile del castello del connestabile di Montmorency a Ecouen, nei pressi di Parigi.

Nel 1632 furono regalate da Enrico II di Montmorency al cardinale Richelieu, che le fece mettere nel suo castello di Poitou, dove vennero viste da Gianlorenzo Bernini in viaggio, che ne fece anche un'illustrazione.

Nel 1749 l'allora Duca di Richelieu le fece portare a Parigi, nel Pavillon de Hannovre. Furono sequestrate nel 1793, quando la vedova dell'ultimo dei marescialli di Richelieu tentò di metterle in vendita, diventando di proprietà governativa e confluendo nelle collezioni che oggi sono al Louvre.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Lo Schiavo ribelle è ritratto mentre cerca di liberarsi dai legacci che gli imprigionano le mani dietro la schiena, contorcendosi e ruotando il busto e la testa. La sensazione che doveva trasmettere era quella di conferire ulteriore spazialità al monumento, avvicinandosi suggestivamente verso lo spettatore, sia con la spalla che col ginocchio sollevato, appoggiato su uno scalino.

Il significato iconologico delle due figure è probabilmente legato al motivo dei Captivi nell'arte romana, infatti Vasari li identificò come personificazioni delle province controllate da Giulio II; per il Condivi invece simboleggerebbero le Arti rese prigioniere dopo la morte del pontefice. Lo Schiavo ribelle in particolare, poteva rappresentare la scultura o l'architettura, ma si tratta di congetture. Altre letture sono state proposte di carattere filosofico-simbolico o legate alla vita personale dell'artista e i suoi "tormenti".

Da un punto di vista stilistico, essi si rifanno alla statuaria antica, in particolare ellenistica, come il Gruppo del Laocoonte, scoperto nel 1506 alla presenza proprio di Michelangelo, ma anche le raffigurazioni sugli archi di trionfo a Roma o anche le rappresentazioni di san Sebastiano, anche pittoriche.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Umberto Baldini, Michelangelo scultore, Rizzoli, Milano 1973.
  • Marta Alvarez Gonzáles, Michelangelo, Mondadori Arte, Milano 2007. ISBN 978-88-370-6434-1

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