Scandalo a Filadelfia

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Scandalo a Filadelfia
Philadelphia Story 16.jpg
Grant, Hepburn, Stewart, Hussey in un'immagine del film
Titolo originale The Philadelphia Story
Lingua originale inglese / francese
Paese di produzione USA
Anno 1940
Durata 112 min
Colore B/N
Audio sonoro Mono (Western Electric Sound System)
Rapporto 1,37 : 1
Genere commedia
Regia George Cukor
Soggetto dalla commedia teatrale di Philip Barry
Sceneggiatura Donald Ogden Stewart
Produttore Joseph L. Mankiewicz
Casa di produzione MGM
Fotografia Joseph Ruttenberg
Montaggio Frank Sullivan
Musiche Franz Waxman
Scenografia Cedric Gibbons
Costumi Adrian
Trucco Jack Dawn
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale:

Ridoppiaggio:

Scandalo a Filadelfia (The Philadelphia Story) è un film del 1940 diretto da George Cukor. I protagonisti sono Katharine Hepburn, Cary Grant, James Stewart e Ruth Hussey.

Scelto nel 1995 per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti,[1] è considerato uno dei migliori esempi della cosiddetta comedy of remarriage, genere popolare negli anni trenta e quaranta, in cui una coppia divorziava per poter intrattenere delle relazioni con altri partner, per poi risposarsi, espediente usato per rappresentare una relazione extraconiugale, all'epoca non accettata nel mondo cinematografico statunitense.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Katharine Hepburn e James Stewart

Tracy Lord è una viziata ed altezzosa ragazza dell'alta società di Filadelfia. Stanca del marito Dexter Haven divorzia e lo sbatte fuori di casa. Successivamente s'innamora di George, un nouveau riche, buono e lavoratore ma anche un po' noioso, e decide di risposarsi. Dexter, sempre innamorato della ex moglie, incarica un giornalista di una rivista scandalistica di appiccicarsi alle costole di Tracy, cercando nel frattempo in tutti i modi di mandare a monte le nozze. Il giornalista riuscirà a far capire a Tracy chi ama in realtà.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film è giudicato come uno dei migliori esempi di commedia sofisticata.
  • Il film ebbe una candidatura a 6 premi Oscar: miglior regia (gli altri concorrenti quell'anno erano Ford, Hitchcock e Wyler), miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura (vinto) e miglior attore protagonista (vinto).
  • James Stewart vinse il suo unico Oscar come attore protagonista battendo il suo amico Henry Fonda (con Furore), Laurence Olivier (con Rebecca, la prima moglie) e Il grande dittatore di Charles Chaplin. Non aspettandosi di vincere, e non avendo nemmeno votato per se stesso, bensì per Fonda, non aveva nemmeno pianificato di prendere parte alla cerimonia di premiazione; venne avvisato di dover essere presente in un secondo momento, con un abbigliamento "da sera", visto che avrebbe dovuto, appunto, essere premiato. Stewart ebbe comunque sempre la sensazione che questo premio fosse in un certo senso una compensazione per non essere stato premiato l'anno precedente, con Mr. Smith va a Washington.

Altri adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Cary Grant e John Howard
  • Inizialmente, la sceneggiatura era stata scritta da Barry appositamente per Hepburn, che stava attraversando un periodo critico nella sua carriera. L'attrice rimase così favorevolmente impressionata che decise di produrre in parte lo spettacolo teatrale, accettando come compenso solo una percentuale degli incassi, comunque abbastanza elevati visto il successo che la pièce ebbe a Broadway. In seguito ne acquistò i diritti per lo sfruttamento cinematografico, riservandosi il diritto di scegliere regista e cast.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al cinquantunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quarantaquattresimo posto.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Librarian Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 dicembre 1995. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

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