Saudade

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Saudade ([sawˈdadɨ] in portoghese europeo, [sawˈdadi o sawˈdadʒi] in portoghese brasiliano) è un termine che deriva dalla cultura lusitana, prima galiziano e portoghese e poi brasiliana, che indica una forma di malinconia, un sentimento affine alla nostalgia. Etimologicamente, deriva dal latino solitùdo, solitudinis, solitudine, isolamento e salutare, salutatione, saluto.

In alcune accezioni la saudade è una specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

In galiziano e lingua portoghese, a differenza di altre lingue romanze, la parola è l'unica utilizzata per designare tutte le varianti di questo sentimento. In tal senso è spesso considerata intraducibile in altre lingue[1]. Saudade può essere comunque tradotta, approssimativamente, anche come struggimento, tristezza di un ricordo felice. Lo scrittore Antonio Tabucchi, raffinato conoscitore della lingua e cultura portoghese, spiega la Saudade come un senso di nostalgia tanto legato al ricordo del passato quanto alla speranza verso il futuro e propone come traduzione il dantismo disìo[2], come compare nel canto VIII del Purgatorio:

« Era già l'ora che volge il disìo

ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio »

(Dante Alighieri, Divina commedia: Purgatorio)

L'uso del termine ha probabilmente origine all'epoca del colonialismo portoghese, quando iniziò ad essere usata per definire la solitudine dei portoghesi in una terra estranea, lontani dai loro cari.

Si può avere saudade di molte cose:

  • di qualcuno che non c'è più,
  • di qualcuno che amiamo e che è lontano o è assente,
  • di un caro amico,
  • di qualcuno o qualcosa che non si vede da tantissimo tempo,
  • di qualcuno con cui non parliamo da molto tempo,
  • di un luogo caro (la patria, il proprio paese, la propria casa),
  • di un cibo,
  • di situazioni,
  • di un amore,
  • di un qualcosa che hai nel momento che la senti, ma che sai che in futuro perderai.

L'espressione matar a saudade (o matar saudades) è utilizzata per esprimere la scomparsa di questo sentimento, ad esempio, ricordando, parlando di un fatto passato, rincontrando una persona, rivedendo un luogo o rivivendo una situazione. Nel sud del Portogallo, mandar saudades significa mandare saluti, felicitazioni.

La saudade è largamente presente nel fado portoghese, del quale è in qualche modo la base poetica e musicale. Amália Rodrigues, la più conosciuta interprete del fado (che deriva dal latino fatum, fato, destino), cantava spesso la saudade.

Anche il genere musicale detto morna di Capo Verde è intimamente legato alla variante locale della parola, la sodade.

Ancora di più la musica brasiliana è legata a questo sentimento, soprattutto nella bossa nova, la cui prima canzone di successo fu proprio Chega de saudade (Basta con la "nostalgia"), composta da Tom Jobim e da Vinicius de Moraes nel 1958 e resa celebre da João Gilberto.

Alla fine degli anni cinquanta, all'epoca dell'affermazione della bossa nova, in particolare grazie ai testi di de Moraes, paroliere, ma anche affermato poeta, le canzoni brasiliane iniziarono a abbandonare i temi tragici e melodrammatici del periodo precedente, quello del samba cançao, in cui dominavano l'amore non corrisposto, la perdita dell'amore, la sofferenza per il tradimento. Divennero in qualche modo più ottimistiche, grazie anche al sentimento di rinascita che si avvertiva nel paese, anche se con una dose immancabile di fatalismo. I testi celebravano la felicità, ma anche la tristezza, due sentimenti che venivano equiparati e che condividevano la stessa bellezza, con uguale dignità. La canzone di Jobim e di de Moraes, vero inno della bossa nova, descrive perfettamente questo percorso. La nostalgia è rivolta al passato, la saudade è rivolta anche al presente, ma anche al futuro, per quanto incerto o irrealizzabile, comunque pieno di speranza.

(PT)
« Chega de saudade
a realidade é que sem ela
não há paz, não há beleza
É só tristeza e a melancolia
[…]
Mas se ela voltar
se ela voltar, que coisa linda,
que coisa louca
[…] »
(IT)
« Basta nostalgia
la realtà è che senza di lei
non c'è pace, non c'è bellezza
tutto è tristezza e malinconia
[...]
Ma se lei ritornasse
se lei ritornasse, che cosa bella
che cosa folle
[…] »
(Vinicius de Moraes, Chega de saudade, 1958)

Gran parte degli autori portoghesi e brasiliani hanno dedicato canzoni e poesie alla saudade,(Nana Vasconcelos, percussionista e cantore brasiliano dedicò un album a questo sentimento:Saudades,1979 ECM productions) e ne hanno dato la loro interpretazione, cercando di darne una definizione che non è mai risultata definitiva.

(PT)
« Saudade é arrumar o quarto
do filho que já morreu »
(IT)
« La saudade è mettere in ordine la camera
del figlio morto »
(Chico Buarque, Pedaço de mim, 1977)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (PT) Saudade "è la 7ª parola più difficile da tradurre", Folha Online, 23 giugno 2004, citando la BBC.
  2. ^ Puntata di Parla con me del 30/11/2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]