Satelliti naturali di Giove

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Giove (astronomia).

Fotomontaggio di Giove con i satelliti galileiani.
Giove
Jupiter.jpg
Questo box:  v. · d. · m.

Giove possiede un elevato numero di satelliti naturali, attualmente quantificato in 67, che lo rendono il pianeta con il più grande corteo di satelliti con orbite ragionevolmente sicure del sistema solare.[1] I maggiori, i satelliti medicei (o galileiani), sono stati scoperti nel 1610 da Galileo Galilei e furono i primi oggetti individuati in orbita ad un oggetto che non fosse la Terra o il Sole. Dalla fine del XIX secolo sono state scoperte decine di lune di dimensioni minori, che hanno ricevuto i nomi di amanti, conquiste o figlie di Zeus (l'equivalente greco di Giove).[2]

Otto dei satelliti di Giove sono definiti satelliti regolari, con orbite prograde, quasi circolari e poco inclinate rispetto al piano equatoriale del pianeta. I satelliti medicei presentano una forma sferoidale e sarebbero considerati dei pianeti nani se orbitassero direttamente attorno al Sole; gli altri quattro satelliti regolari sono invece più modesti e più vicini al pianeta e costituiscono la sorgente delle polveri che vanno a formare il sistema di anelli del pianeta.

Le restanti 54-55 lune sono annoverate tra i satelliti irregolari, le cui orbite, sia prograde sia retrograde, sono poste a una maggiore distanza dal pianeta madre e presentano alti valori di inclinazione ed eccentricità orbitale. Questi satelliti sono spesso considerati più che altro degli asteroidi (cui spesso assomigliano per dimensioni e composizione) catturati dalla grande gravità del gigante gassoso; di questi, tredici, scoperti tutti abbastanza recentemente, non hanno ancora un nome, mentre per altri quattordici si attende che la loro orbita sia precisamente determinata.

Il numero preciso di satelliti non sarà mai quantificato esattamente, perché i frammenti ghiacciati che compongono i suoi anelli possono tecnicamente essere considerati tali; inoltre, a tutt'oggi, l'Unione Astronomica Internazionale non ha voluto porre con precisione una linea arbitraria di distinzione tra satelliti minori e grandi frammenti ghiacciati.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia della scoperta di pianeti e satelliti del Sistema solare, Osservazione di Giove e Storia dell'astronomia.
Giove osservato da un telescopio amatoriale. Si notano tre dei quattro satelliti medicei: a destra, Io; a sinistra, Europa (più interno) e Ganimede.

Secondo fonti storiche, dei quattro satelliti medicei, Ganimede sarebbe visibile ad occhio nudo in condizioni osservative ideali e se l'osservatore fosse dotato di una vista acuta; infatti, le sue prime osservazioni potrebbero risalire all'astronomo cinese Gan De, che nel 364 a.C.[3] sarebbe riuscito a vedere il satellite schermando la vista di Giove con un albero o qualcosa di analogo. Anche gli altri tre satelliti sarebbero in teoria visibili ad occhio nudo, raggiungendo una magnitudine apparente inferiore alla 6ª - che corrisponde al limite di visibilità - se non fossero nascosti dalla luminosità di Giove.[4] Considerazioni recenti, mirate a valutare il potere risolutivo dell'occhio nudo sembrerebbero tuttavia indicare che la combinazione della ridotta distanza angolare tra Giove ed ognuno dei suoi satelliti e della luminosità del pianeta (anche valutando le condizioni in cui questa sarebbe minima) renderebbero impossibile per un uomo riuscire ad individuare uno dei satelliti.[4]

Replica di un carteggio autografo di Galileo sulla scoperta dei satelliti medicei. NASA

Le prime osservazioni registrate dei satelliti di Giove furono tuttavia quelle che Galileo Galilei compì tra il 1609 [5] e il marzo 1610, che gli permisero di individuare i quattro satelliti medicei (Io, Europa, Ganimede e Callisto) con il suo cannocchiale.[6] Non furono scoperti altri satelliti sino a quando Edward Emerson Barnard osservò Amaltea nel 1892.[7] Grazie anche all'aiuto dell'astrofotografia, nel corso del XX secolo si susseguirono rapidamente numerose scoperte. Imalia fu scoperta nel 1904,[8] Elara nel 1905,[9] Pasifae nel 1908,[10] Sinope nel 1914,[11] Lisitea e Carme nel 1938,[12] Ananke nel 1951,[13] e Leda nel 1974.[14] Sino a quando le sonde Voyager raggiunsero il sistema di Giove, nel 1979, il numero di satelliti del gigante gassoso si era quindi stabilito sulle 13 unità; nel 1975 fu scoperto un quattordicesimo satellite, Temisto,[15] ma, a causa della quantità di dati disponibili ancora insufficiente, i suoi parametri orbitali non poterono essere ricavati e la sua scoperta non venne ufficializzata sino al 2000. Le missioni Voyager permisero di scoprire altre tre lune, poste internamente rispetto ai satelliti galileiani e strettamente correlate col sistema di anelli del pianeta: Metis, Adrastea e Tebe.[16] Fino al 1999 si riteneva così che il sistema di Giove fosse composto da soli 16 satelliti.

Per due decenni non furono scoperti altri satelliti, ma tra l'ottobre 1999 e il febbraio 2003 i ricercatori riuscirono ad individuare, mediante strumentazioni dalla Terra molto sensibili, altre 32 lune;[17] si trattava per lo più di oggetti molto deboli, di dimensioni in genere non superiori ai 10 km, posti in orbite molto ampie, eccentriche e generalmente retrograde. Si ritiene che tutti questi piccoli satelliti siano in realtà dei corpi di origine asteroidale o addirittura cometaria, probabilmente anche frammenti di corpi originariamente ben più grandi, catturati dall'immane gravità del pianeta.[18] In seguito sono stati scoperti, ma non ancora confermati, altri 18 satelliti che hanno portato a 67 il numero delle lune osservate;[19] non si esclude però l'esistenza di altri satelliti, ancora inosservati, in orbita attorno al pianeta.

Formazione ed evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Formazione di Giove e Origine ed evoluzione del sistema solare.
Dettagli dell'interno della nebulosa solare.

I satelliti regolari costituirebbero i resti di un'antica popolazione di satelliti di massa simile ai satelliti galileiani [20][21] che si sarebbero formati a partire dalla coalescenza delle polveri all'interno un disco circumplanetario (detto disco protolunare), analogo ai dischi protoplanetari che circondano le stelle neoformate.[20][22]

Si ritiene che possano essere esistite, nella storia primordiale del pianeta, diverse generazioni di satelliti di massa paragonabile a quella dei medicei, ciascuna delle quali sarebbe poi precipitata verso il pianeta a causa degli urti nella cintura circumplanetaria, mentre nuovi satelliti si sarebbero formati dalle nuove polveri catturate dal pianeta in formazione;[20] si ritiene che l'attuale generazione satellitare sia presumibilmente la quinta.[21] Essa si sarebbe formata ad una distanza maggiore rispetto a quella che attualmente possiedono, e quindi sarebbero precipitati verso orbite più interne, acquisendo ulteriormente materiale dal disco in fase di assottigliamento e stabilendosi in una risonanza orbitale che attualmente mantiene stabili Io, Europa e Ganimede; la maggior massa di quest'ultimo sta presumibilmente ad indicare che il satellite sia migrato con una velocità superiore rispetto ad Io ed Europa.[20]

I satelliti più esterni, irregolari, si sarebbero formati dalla cattura di asteroidi di passaggio; buona parte di questi corpi si sono fratturati a seguito di stress durante la cattura o a causa di collisioni con altri oggetti più piccoli, producendo le famiglie satellitari oggi visibili.[23]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

I satelliti medicei; da sinistra a destra, in ordine di distanza crescente da Giove: Io, Europa, Ganimede e Callisto.

I parametri fisici ed orbitali delle lune variano in maniera molto estesa. I quattro satelliti medicei possiedono un diametro superiore ai 3000 km;[24] Ganimede, con i suoi 5262,4 km di diametro, è inoltre, oltre al più grande dei satelliti di Giove, il più grande dei satelliti del sistema solare e il più grande oggetto del sistema solare escludendo il Sole e gli otto pianeti.[24]

I restanti satelliti hanno dimensioni inferiori ai 250 km, con una soglia di incertezza di 5 km. La loro massa è talmente bassa che persino Europa, il meno massiccio dei satelliti medicei,[24] è migliaia di volte più massiccio di tutti i satelliti non galileiani messi insieme.[25] La traiettoria orbitale varia da quasi perfettamente circolare sino ad orbite altamente eccentriche ed inclinate; inoltre, la direzione del moto orbitale di gran parte di essi è retrograda rispetto al senso di rotazione di Giove. I periodi orbitali sono allo stesso modo molto variabili, spaziando tra sette ore e tre anni terrestri.[25]

Nomenclatura[modifica | modifica sorgente]

I satelliti di Giove devono il loro nome a personaggi della mitologia greca legati a Zeus, padre e re degli dei secondo la religione greca, che equivale al romano Giove, da cui prende il nome il pianeta.

I satelliti medicei devono i loro nomi a Simon Marius, che, nel 1610, poco dopo la loro scoperta, li nominò a partire dai nomi di alcuni amanti di Zeus;[26] i loro nomi sono divenuti poi popolari nel corso del XX secolo, grazie anche al grande sviluppo della fantascienza, che si servì di questi mondi alieni per ambientare numerose storie.[27] In letteratura scientifica si preferì tuttavia adottare una diversa nomenclatura, sia riferendosi ad essi in base alla distanza con il numerale ordinale corrispondente (primo satellite di Giove ecc), sia utilizzando una nomenclatura basata sul nome del pianeta madre (in questo caso "Giove") seguita da un numero romano, assegnato in base alla scoperta del satellite: così Io è "Giove I", Europa "Giove II" e così via;[26] quest'ultimo sistema di nomenclature è stato utilizzato anche per i satelliti scoperti sino agli anni settanta, privi ancora di una nomenclatura ufficialmente accettata dalla comunità scientifica.[2][17][27]

Nel 1975 l'Unione Astronomica Internazionale costituì una task force, il Task Group for Outer Solar System Nomenclature, con il compito di assegnare dei nomi ai satelliti da V a XIII,[28] e di sviluppare un nuovo sistema di nomenclatura da adottare per eventuali satelliti di nuova individuazione.[28] Seguendo la strada già tracciata da Simon Marius, si assunse la consuetudine di assegnare ai satelliti, con l'eccezione di Amaltea,[N 1] i nomi di amanti e, dal 2004, di discendenti del dio;[29] tutti i satelliti a partire dal XXXIV (Euporia) prendono il nome dalle figlie di Zeus.[29]

Molti asteroidi hanno nomi simili o identici ad alcuni satelliti di Giove: si tratta di 9 Metis, 24 Themis, 38 Leda, 52 Europa, 85 Io, 113 Amalthea, 204 Kallisto, 239 Adrastea e 1036 Ganymed. In questi casi la presenza del numero aiuta a capire che si tratta di un asteroide e non di un satellite naturale di Giove.

Classificazione dei satelliti[modifica | modifica sorgente]

Benché la distinzione non sia rigorosamente definita, i satelliti di Giove possono essere classificati come segue.

Satelliti regolari[modifica | modifica sorgente]

La classe dei satelliti regolari si compone di satelliti omogenei fra loro per parametri fisici ed orbitali. È suddivisa in due gruppi:

Grafico che mostra le masse relative dei satelliti di Giove. I satelliti medicei costituiscono la quasi totalità della massa dei satelliti del pianeta, mentre la massa del resto dei satelliti è talmente piccola da risultare invisibile a questa scala.
  • Satelliti interni (Gruppo di Amaltea) — orbitano molto vicini a Giove; di essi fanno parte, in ordine di distanza dal pianeta: Metis, Adrastea, Amaltea e Tebe. I due più interni compiono la loro orbita in meno di un giorno gioviano (<10 h), mentre gli ultimi due sono rispettivamente il quinto e il settimo satellite più grande del sistema. Le osservazioni inducono a ritenere che il membro più grande del gruppo, Amaltea, non si sia formato in corrispondenza della sua attuale orbita, ma molto più lontano da pianeta, o che costituisca un corpo formatosi indipendentemente e in seguito catturato dall'attrazione gravitazionale di Giove.[30] Questi satelliti, assieme a numerosi altri corpi più piccoli ancora da individuare, alimentano e stabilizzano il sistema di anelli del pianeta: Metis ed Adrastea contribuiscono a mantenere l'anello principale, mentre Amaltea e Tebe mantengono gli anelli Gossamer.[31][32]
  • Gruppo principale (Satelliti medicei o galileiani) — è costituito dai quattro satelliti più massicci del sistema: Ganimede, Callisto, Io ed Europa. Con dimensioni superiori a quelle di qualunque altro pianeta nano, i satelliti medicei costituiscono, se si escludono i pianeti e il Sole, alcuni dei corpi più grandi del sistema solare. Rispettivamente il primo, il terzo, il quarto e il sesto dei satelliti naturali più grandi dal punto di vista delle dimensioni, essi contengono quasi il 99,999% della massa totale in orbita attorno al pianeta. Inoltre Io, Europa e Ganimede sono tra loro in risonanza orbitale, rispettivamente 1:2:4. I modelli suggeriscono che i satelliti medicei si siano formati dal lento accrescimento della materia presente nel disco cicumplanetario di Giove, che è durato per un tempo dell'ordine di decine di milioni di anni, come nel caso di Callisto.[33]

Satelliti irregolari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Satellite irregolare.
Le orbite dei satelliti esterni; da notare la grande varietà di inclinazioni assunte.
Schema che mostra le orbite dei satelliti irregolari, e come questi sono riuniti in gruppi; l'asse delle ascisse rappresenta il semiasse maggiore delle orbite (in milioni di km), l'asse delle ordinate l'inclinazione orbitale e le linee gialle l'eccentricità orbitale. Le dimensioni relative sono indicate dalle circonferenze.

I satelliti irregolari sono sostanzialmente degli oggetti più piccoli, più distanti e con orbite più eccentriche rispetto ai satelliti regolari. Essi costituiscono delle famiglie (o gruppi) le cui componenti condividono valori affini nei parametri orbitali (semiasse maggiore, inclinazione, eccentricità) e nella composizione; si ritiene che si tratti, almeno in parte, di famiglie collisionali che si sono originate dalla frammentazione di un originario corpo più grande a seguito dell'impatto con asteroidi catturati dal campo gravitazionale di Giove. Le famiglie sono denominate a partire dall'oggetto più grande che ne fa parte. L'identificazione delle famiglie satellitari è sperimentale; si riconoscono due principali categorie, che differiscono per il senso in cui orbita il satellite: i satelliti progradi, che orbitano nello stesso senso di rotazione di Giove, e quelli retrogradi, che orbitano in senso opposto; queste due categorie a loro volta assommano le diverse famiglie.[19][25][34]

  • Satelliti progradi:
  • Temisto[34] è il più interno dei satelliti irregolari e non fa parte di nessuna famiglia conosciuta.[19]
  • Il gruppo di Imalia, le cui componenti si estendono sino a circa 1,4 milioni di km dal pianeta, hanno mediamente un'inclinazione di 27,5 ± 0,8° ed eccentricità comprese tra 0,11 e 0,25. Si ipotizza che la famiglia si sia formata dalla frattura di un asteroide originario della fascia principale.[34]
  • Carpo è la più esterna delle lune prograde e non fa parte di alcuna famiglia nota.[19]
  • I satelliti retrogradi deriverebbero da asteroidi che furono catturati dalle regioni più esterne del disco circumplanetario che circondava Giove mentre il sistema solare era ancora in formazione e furono in seguito frammentati a seguito di impatti. La loro distanza da Giove è tale che li rende soggetti ai disturbi del campo gravitazionale del Sole.
  • S/2003 J 12 è il più interno di questa classe e non fa parte di alcuna famiglia nota.
  • Il gruppo di Carme, le cui componenti hanno semiassi maggiori non superiori a 1,2 milioni di km, inclinazioni medie di 165,7 ± 0,8° ed eccentricità comprese tra 0,23 e 0,27. Solo S/2003 J 10 sisare discosta parzialmente da questi parametri, per via dell'elevata eccentricità della sua orbita.
    Le lune di questa famiglia sono molto omogenee per quanto riguarda il colore (tendente al rossastro) e si ritiene che si siano originate da un ancestrale asteroide di tipo D, probabilmente uno dei troiani di Giove.[18]
  • Il gruppo di Ananke, le cui componenti si estendono fino a 2,4 milioni di km, hanno inclinazioni dell'ordine dei 145,7° e 154,8° ed eccentricità tra 0,02 e 0,28. La maggior parte dei membri del gruppo appaiono grigi, e si ritiene che costituiscano i frammenti di un originario asteroide catturato da Giove.[18] Solo gli otto membri principali (S/2003 J 16, Mneme, Euante, Ortosia, Arpalice, Prassidice, Tione, Telsinoe, Ananke e Giocasta) rispettano tutti i parametri, mentre i rimanenti otto corpi se ne discostano in parte.
  • Il gruppo di Pasifae appare invece piuttosto sparpagliato, con un'estensione media di 1,3 milioni di km, inclinazioni comprese tra 144,5° e 158,3° ed eccentricità tra 0,25 e 0,43.[18] Anche i colori dei membri variano significativamente, dal rosso al grigio, il che sarebbe il risultato di multiple collisioni tra asteroidi di differenti classi. Sinope, talvolta inclusa nel gruppo di Pasifae,[18] è rosso e, data la sua marcata differenza in inclinazione rispetto agli altri membri della famiglia, si ritiene che sia stato catturato indipendentemente;[34] Pasifae e Sinope sono inoltre vincolati in una risonanza secolare con Giove.[35]
    Data la sua evidente dispersione, potrebbe trattarsi di un antico gruppo di satelliti in fase di progressiva disgregazione, oppure di un semplice raggruppamento di corpi privi di un'origine comune.

Prospetto[modifica | modifica sorgente]

Segue un prospetto con i dati dei 67 satelliti di Giove conosciuti, ordinati per periodo di rivoluzione intorno al pianeta. Sono evidenziati in azzurro e in grassetto i satelliti abbastanza massicci da possedere una forma sferoidale (ovvero i satelliti galileiani), in grigio chiaro i satelliti irregolari progradi e in grigio scuro i satelliti irregolari retrogradi.

Nome Diametro medio (km) Massa (kg) Semiasse maggiore (km) Periodo orbitale[N 2] Inclinazione (°) Eccentricità  Scoperta  Scopritore Gruppo
Giove XVI Metis 60×40×34 ~3,6×1016 127 690 0,294780 giorni 0,06[36] 0,00002 1979 Synnott
(Voyager 1)
Gruppo di Amaltea
Giove XV Adrastea 26×20×16 ~2×1015 128 694 0,29826 giorni 0,03[36] 0,0015 1979 Jewitt
(Voyager 2)
Gruppo di Amaltea
Giove V Amaltea 250×146×128 2,08×1018 181 366 0,498179 giorni 0,374[36] 0,0032 1892 Barnard Gruppo di Amaltea
Giove XIV Tebe 116×98×84 ~4,3×1017 221 889 0,6745 giorni 1,076[36] 0,0175 1979 Synnott
(Voyager 1)
Gruppo di Amaltea
Giove I Io 3 660,0×3 637,4
×3 630,6
8,9×1022 421 700 1,769138 giorni 0,050[36] 0,0041 1610 Galileo Satelliti medicei
Giove II Europa 3 121,6 4,8×1022 671 034 3,551181 giorni 0,471[36] 0,0094 1610 Galileo Satelliti medicei
Giove III Ganimede 5 262,4 1,5×1023 1 070 412 7,154553 giorni 0,204[36] 0,0011 1610 Galileo Satelliti medicei
Giove IV Callisto 4 820,6 1,1×1023 1 882 709 16,689018 giorni 0,205[36] 0,0074 1610 Galileo Satelliti medicei
Giove XVIII Temisto 8 6,9×1014 7 393 216 129,8276 giorni 45,762 0,2115 1975 Kowal & Roemer/
Sheppard et al.
Giove XIII Leda 16 5,8×1015 11 094 000 238,72 giorni 27,562 0,1673 1974 Kowal Gruppo di Imalia
Giove VI Imalia 170 6,7×1018 11 451 971 250,37 giorni 0,486 0,1513 1904 Perrine Gruppo di Imalia
Giove X Lisitea 36 6,3×1016 11 740 560 259,89 giorni 27,006 0,1322 1938 Nicholson Gruppo di Imalia
Giove VII Elara 86 8,7×1017 11 778 034 261,14 giorni 29,691 0,1948 1905 Perrine Gruppo di Imalia
S/2000 J 11 4 9×1013 12 570 424 287,9310 giorni 27,584 0,2058 2001 Sheppard et al. Gruppo di Imalia
Giove XLVI Carpo 3 4,5×1013 17 144 873 1,2556 anni 56,001 0,2735 2003 Sheppard et al.
S/2003 J 12 1 1,5×1012 17 739 539 1,3215 anni 142,680 0,4449 2003 Sheppard et al.  ?
Giove XXXIV Euporia 2 1,5×1013 19 088 434 1,4751 anni 144,694 0,0960 2002 Sheppard et al. Gruppo di Ananke?
S/2003 J 3 2 1,5×1013 19 621 780 1,5374 anni 146,363 0,2507 2003 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
S/2003 J 18 2 1,5×1013 19 812 577 1,5598 anni 147,401 0,1569 2003 Gladman et al. Gruppo di Ananke
Giove XLII Telsinoe 2 1,5×1013 20 453 755 1,6362 anni 151,292 0,2684 2003 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
Giove XXXIII Euante 3 4,5×1013 20 464 854 1,6375 anni 43,409 0,2 2002 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
Giove XLV Elice 4 9×1013 20 540 266 1,6465 anni 154,586 0,1374 2003 Sheppard et al. Gruppo di Ananke?
Giove XXXV Ortosia 2 1,5×1013 20 567 971 1,6499 anni 142,366 0,2433 2002 Sheppard et al. Gruppo di Ananke?
Giove XXIV Giocasta 5 1,9×1014 20 722 566 1,6685 anni 147,248 0,2874 2001 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
S/2003 J 16 2 1,5×1013 20 743 779 1,6711 anni 150,769 0,3184 2003 Gladman et al. Gruppo di Ananke
Giove XXVII Prassidice 7 4,3×1014 20 823 948 1,6808 anni 144,205 0,1840 2001 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
Giove XXII Arpalice 4 1,2×1014 21 063 814 1,7099 anni 147,223 0,2440 2001 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
Giove XL Mneme 2 1,5×1013 21 129 786 1,7543 anni 149,732 0,3169 2003 Gladman et al. Gruppo di Ananke
Giove XXX Ermippe 4 9×1013 21 182 086 1,7243 anni 151,242 0,2290 2002 Sheppard et al. Gruppo di Ananke?
Giove XXIX Tione 4 9×1013 21 405 570 1,7517 anni 147,276 0,2525 2002 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
Giove XII Ananke 28 3×1016 21 454 952 1,6797 anni 151,564 0,3445 1951 Nicholson Gruppo di Ananke
Giove L Erse 2 1,5×1013 22 134 306 1,8419 anni 162,490 0,2379 2003 Gladman et al. Gruppo di Carme
Giove XXXI Etna 3 4,5×1013 22 285 161 1,8608 anni 165,562 0,3927 2002 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XXXVII Cale 2 1,5×1013 22 409 207 1,8763 anni 165,378 0,2011 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XX Taigete 5 1,6×1014 22 438 648 1,8800 anni 164,890 0,3678 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
S/2003 J 19 2 1,5×1013 22 709 061 1,9141 anni 164,727 0,1961 2003 Gladman et al. Gruppo di Carme
Giove XXI Caldene 4 7,5×1013 22 713 444 1,9147 anni 167,070 0,2916 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
S/2003 J 15 2 1,5×1013 22 720 999 1,9156 anni 141,812 0,0932 2003 Sheppard et al. Gruppo di Ananke?
S/2003 J 10 2 1,5×1013 22 730 813 1,9168 anni 163,813 0,3438 2003 Sheppard et al. Gruppo di Carme?
S/2003 J 23 2 1,5×1013 22 739 654 1,9180 anni 48,849 0,3930 2004 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XXV Erinome 3 4,5×1013 22 986 266 1,9493 anni 163,737 0,2552 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XLI Aede 4 9×1013 23 044 175 1,9566 anni 160,482 0,6011 2003 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XLIV Callicore 2 1,5×1013 23 111 823 1,9652 anni 164,605 0,2041 2003 Sheppard et al. Gruppo di Carme?
Giove XXIII Calice 5 1,9×1014 23 180 773 1,9740 anni 165,505 0,2139 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XI Carme 46 1,3×1017 23 197 992 2,0452 anni 165,047 0,2342 1938 Nicholson Gruppo di Carme
Giove XVII Calliroe 9 8,7×1014 24 214 986 2,1261 anni 139,849 0,2582 2000 Gladman et al. Gruppo di Pasifae
Giove XXXII Euridome 3 4,5×1013 23 230 858 1,9804 anni 149,324 0,3769 2002 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae?
Giove XXXVIII Pasitea 2 1,5×1013 23 307 318 1,99 02 anni 165,759 0,3288 2002 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XLVIII Cillene 2 1,5×1013 23 396 269 2,0016 anni 140,148 0,4115 2003 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XLVII Eucelade 4 9×1013 23 483 694 2,0129 anni 163,996 0,2828 2003 Sheppard et al. Gruppo di Carme
S/2003 J 4 2 1,5×1013 23 570 790 2,0241 anni 47,175 0,3003 2003 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove VIII Pasifae 60 3×1017 23 609 042 2,0919 anni 141,803 0,3743 1908 Gladman et al. Gruppo di Pasifae
Giove XXXIX Egemone 3 4,5×1013 23 702 511 2,0411 anni 152,506 0,4077 2003 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XLIII Arche 3 4,5×1013 23 717 051 2,0429 anni 164,587 0,1492 2002 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove XXVI Isonoe 4 7,5×1013 23 800 647 2,0579 anni 165,127 0,1775 2001 Sheppard et al. Gruppo di Carme
S/2003 J 9 1 1,5×1012 23 857 808 2,0612 anni 164,980 0,2761 2003 Sheppard et al. Gruppo di Carme
S/2003 J 5 4 9×1013 23 973 926 2,0762 anni 165,549 0,3070 2003 Sheppard et al. Gruppo di Carme
Giove IX Sinope 38 7,5×1016 24 057 865 2,1075 anni 153,778 0,2750 1914 Nicholson Gruppo di Pasifae
Giove XXXVI Sponde 2 1,5×1013 24 252 627 2,1125 anni 154,372 0,4431 2002 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XXVIII Autonoe 4 9×1013 24 264 445 2,1141 anni 151,058 0,3690 2002 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XLIX Core 2 1,5×1013 23 345 093 1,9814 anni 137,371 0,1951 2003 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
Giove XIX Megaclite 5 2,1×1014 24 687 23 2,1696 anni 150,398 0,3077 2000 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
S/2003 J 2 2 1,5×1013 30 290 846 2,9487 anni 153,521 0,1882 2003 Sheppard et al.  ?
S/2010 J 1 2  ? 23 314 335 724,34 giorni 163,2 0,320 2010 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae
S/2010 J 2 2  ? 20 307 150 588,82 giorni 150,4 0,307 2010 Sheppard et al. Gruppo di Ananke
S/2011 J 1 0,5  ? 20 155 290 582,22 giorni 162,83 0,2963 2011 Sheppard et al.  ?
S/2011 J 2 0,5  ? 23 329 710 725,06 giorni 151,85 0,3867 2011 Sheppard et al. Gruppo di Pasifae

Cattura temporanea di satelliti[modifica | modifica sorgente]

Variazioni nella popolazione dei satelliti di Giove possono derivare dalla cattura temporanea di diversi corpi minori del sistema solare, che l'attrazione dalla grande massa del pianeta trasferisce su orbite zenocentriche; l'aggettivo temporanea può essere inteso sia su una scala temporale "astronomica", quindi dell'ordine del milione di anni o più, sia su scale temporali "umane", da alcuni mesi sino a qualche decennio.[37]

In particolare, è stata individuata una classe di comete di corto periodo - indicate come comete quasi-Hilda o QHC - che attraversano periodicamente il sistema di Giove. In genere, tali comete percorrono alcune rivoluzioni attorno al pianeta - permanendo in orbita attorno a Giove anche per una decina d'anni - seguendo orbite instabili poiché altamente ellittiche e perturbabili dalla gravità solare. Mentre alcune di esse recuperano infine un'orbita eliocentrica, altre precipitano sul pianeta o, più raramente, sui suoi satelliti. Tra i satelliti temporanei, noti anche come TSC (dall'inglese Temporary Satellite Capture), catturati nell'ultimo secolo si annoverano le comete 39P/Oterma,[38] 82P/Gehrels, 111P/Helin-Roman-Crockett, 147P/Kushida-Muramatsu e P/1996 R2 (Lagerkvist).[39] Apparteneva probabilmente a questa classe anche la famosa D/1993 F2 (Shoemaker-Levy 9),[39] che precipitò sul pianeta nel 1994.

Note[modifica | modifica sorgente]

Note al testo
  1. ^ Il nome di Amaltea fu assegnato al satellite V da Camille Flammarion in onore della mitologica capra che avrebbe allattato Zeus neonato.
  2. ^ Alcuni semiassi maggiori sono stati ricavati mediante il valore µ, mentre le eccentricità sono state ricavate utilizzando l'inclinazione rispetto al locale piano di Laplace.
    Cfr. Natural Satellites Ephemeris Service, IAU: Minor Planet Center. URL consultato il 3 settembre 2008.
Fonti
  1. ^ Solar System Bodies, JPL/NASA. URL consultato il 9 settembre 2008.
  2. ^ a b Cecilia Payne-Gaposchkin, Katherine Haramundanis, Introduction to Astronomy, Englewood Cliffs, Prentice-Hall, 1970, ISBN 0-13-478107-4.
  3. ^ Xi Zezong, The Discovery of Jupiter's Satellite Made by Gan De 2000 years Before Galileo in Acta Astrophysica Sinica, vol. 1, nº 2, 1981, p. 87.
  4. ^ a b Adriano Gaspani, Gan De vide Ganimede?. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  5. ^ Galileo Galilei, Sidereus Nuncius, a cura di Albert Van Helden, Chicago & Londra, University of Chicago Press, 1989, pp. 14–16, ISBN 0-226-27903-0.
  6. ^ Albert Van Helden, The Telescope in the Seventeenth Century in Isis, vol. 65, nº 1, marzo 1974, pp. 38–58, DOI:10.1086/351216.
  7. ^ E. E. Barnard, Discovery and Observation of a Fifth Satellite to Jupiter in Astronomical Journal, vol. 12, 1892, pp. 81–85, DOI:10.1086/101715.
  8. ^ Discovery of a Sixth Satellite of Jupiter in Astronomical Journal, vol. 24, nº 18, 9 gennaio 1905, pp. 154B;, DOI:10.1086/103654.
  9. ^ C. D. Perrine, The Seventh Satellite of Jupiter in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 17, nº 101, 1905, pp. 62–63.
  10. ^ P. J. Melotte, Note on the Newly Discovered Eighth Satellite of Jupiter, Photographed at the Royal Observatory, Greenwich in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 68, nº 6, 1908, pp. 456–457.
  11. ^ S. B. Nicholson, Discovery of the Ninth Satellite of Jupiter in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 26, 1914, pp. 197–198, DOI:10.1086/122336.
  12. ^ S. B. Nicholson, Two New Satellites of Jupiter in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 50, 1938, pp. 292–293, DOI:10.1086/124963.
  13. ^ S. B. Nicholson, An unidentified object near Jupiter, probably a new satellite in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 63, nº 375, 1951, pp. 297–299, DOI:10.1086/126402.
  14. ^ C. T. Kowal, K. Aksnes, B. G. Marsden, E. Römer, Thirteenth satellite of Jupiter in Astronomical Journal, vol. 80, 1974, pp. 460–464, DOI:10.1086/111766.
  15. ^ B. G. Marsden, Probable New Satellite of Jupiter (telegramma inviato all'UAI sulla scoperta) in International Astronomical Union Circulars, vol. 2845, 3 ottobre 1975. URL consultato il 3 settembre 2008.
  16. ^ S. P. Synnott, 1979J2: The Discovery of a Previously Unknown Jovian Satellite in Science, vol. 210, nº 4471, 1980, pp. 786–788, DOI:10.1126/science.210.4471.786, PMID 17739548.
  17. ^ a b Gazetteer of Planetary Nomenclature, U.S. Geological Survey, Working Group for Planetary System Nomenclature (WGPSN). URL consultato il 2 agosto 2008.
  18. ^ a b c d e S. S. Sheppard, D. C. Jewitt, An abundant population of small irregular satellites around Jupiter in Nature, vol. 423, 5 maggio 2003, pp. 261–263, DOI:10.1038/nature01584.
  19. ^ a b c d S. S. Sheppard, Jupiter's Known Satellites, Departament of Terrestrial Magnetism at Carniege Institution for science. URL consultato il 28 agosto 2008.
  20. ^ a b c d R. M. Canup, W. R. Ward, Origin of Europa and the Galilean Satellites in Europa, University of Arizona Press, 2009.
  21. ^ a b Marcus Chown, Cannibalistic Jupiter ate its early moons, New Scientist, 7 marzo 2009. URL consultato il 18 marzo 2009.
  22. ^ Y. Alibert, O. Mousis, W. Benz, Modeling the Jovian subnebula I. Thermodynamic conditions and migration of proto-satellites in Astronomy & Astrophysics, vol. 439, 2005, pp. 1205–13, DOI:10.1051/0004-6361:20052841.
  23. ^ D. Jewitt, N. Haghighipour, Irregular Satellites of the Planets: Products of Capture in the Early Solar System (PDF) in Annual Review of Astronomy and Astrophysics, vol. 45, 2007, pp. 261–95, DOI:10.1146/annurev.astro.44.051905.092459.
  24. ^ a b c Adam P. Showman, Malhotra, Renu, The Galilean Satellites (PDF) in Science, vol. 286, 1999, pp. 77–84, DOI:10.1126/science.286.5437.77, PMID 10506564.
  25. ^ a b c S. S. Sheppard, D. C. Scott, C. C. Porco, Jupiter's outer satellites and Trojans (PDF) in F. Bagenal, T. E. Dowling, W. B. McKinnon (a cura di), Jupiter. The planet, satellites and magnetosphere, Cambridge, UK, Cambridge University Press, 2004, pp. 263–280, ISBN 0-521-81808-7.
  26. ^ a b Claudio Marazzini, I nomi dei satelliti di Giove: da Galileo a Simon Marius in Lettere Italiane, vol. 57, nº 3, 2005, pp. 391–407, ISSN 0024-1334.
  27. ^ a b S. B. Nicholson, The Satellites of Jupiter in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 51, nº 300, aprile 1939, pp. 85–94, DOI:10.1086/125010.
  28. ^ a b B. G. Marsden, Satellites of Jupiter in International Astronomical Union Circulars, vol. 2846, 3 ottobre 1975. URL consultato il 28 agosto 2008.
  29. ^ a b Satellites of Jupiter, Saturn and Uranus, Working Group on Planetary System Nomenclature. URL consultato il 28 agosto 2008.
  30. ^ J. D. Anderson, T. V. Johnson, G. Shubert, et.al., Amalthea's Density Is Less Than That of Water in Science, vol. 308, 2005, pp. 1291–1293, DOI:10.1126/science.1110422, PMID 15919987.
  31. ^ J. A. Burns, D. P. Simonelli, M. R. Showalter, et.al., Jupiter's Ring-Moon System in F. Bagenal, T. E. Dowling, W. B. McKinnon (a cura di), Jupiter: The Planet, Satellites and Magnetosphere, Cambridge, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-81808-7.
  32. ^ J. A. Burns, M. R. Showalter, D. P. Hamilton, et al., The Formation of Jupiter's Faint Rings in Science, vol. 284, 1999, pp. 1146–1150, DOI:10.1126/science.284.5417.1146.
  33. ^ R. M. Canup, W. R. Ward, Formation of the Galilean Satellites: Conditions of Accretion (PDF) in The Astronomical Journal, vol. 124, 2002, pp. 3404–3423, DOI:10.1086/344684.
  34. ^ a b c d T. Grav, M. J. Holman, B. J. Gladman, K. Aksnes, Photometric survey of the irregular satellites in Icarus, vol. 166, nº 1, 2003, pp. 33–45, DOI:10.0301016v1.
  35. ^ D. Nesvorný, C. Beaugé, L. Dones, Collisional Origin of Families of Irregular Satellites (PDF) in The Astronomical Journal, vol. 127, 2004, pp. 1768–1783, DOI:10.1086/382099.
  36. ^ a b c d e f g h P. K. Siedelmann, V. K. Abalakin, M. Bursa, M. E. Davies, et al, The Planets and Satellites 2000, IAU/IAG Working Group on Cartographic Coordinates and Rotational Elements of the Planets and Satellites, 2000. URL consultato il 31 agosto 2008.
  37. ^ A. Carusi, G. B. Valsecci, Numerical Simulations of Close Encounters Between Jupiter and Minor Bodies in Asteroids, T. Gehrels, The University of Arizona Press, 1979, pp. 391–415. URL consultato il 2 agosto 2009.
  38. ^ B. Marchand, Temporary satellite capture of short-period Jupiter family comets from the perspective of dynamical systems (PDF). URL consultato il 2 agosto 2009.
  39. ^ a b (EN) K. Ohtsuka, T. Ito, M. Yoshikawa, D. J. Asher, H. Arakida, Quasi Hilda Comet 147P/Kushida-Muramatsu Another long temporary satellite capture by Jupiter in Astronomy & Astrophysics, vol. 489, nº 3, 2008, pp. 1355-1362, DOI:10.1051/0004-6361:200810321. URL consultato il 28 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Titoli generali[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Albrecht Unsöld, The New Cosmos, New York, Springer-Verlag, 1969.
  • H. L. Shipman, L'Universo inquieto. Guida all'osservazione a occhio nudo e con il telescopio. Introduzione all'astronomia, Bologna, Zanichelli, 1984, ISBN 88-08-03170-5.
  • (EN) Stephen Hawking, A Brief History of Time, Bantam Books, 1988, ISBN 0-553-17521-1.
  • H. Reeves, L'evoluzione cosmica, Milano, Rizzoli–BUR, 2000, ISBN 88-17-25907-1.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 2002.
Immagine riassuntiva del sistema di Giove, comprendente anche anelli e satelliti.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50517-8.
  • W. Owen, et al, Atlante illustrato dell'Universo, Milano, Il Viaggiatore, 2006, ISBN 88-365-3679-4.
  • M. Rees, Universo. Dal big bang alla nascita dei pianeti. Dal sistema solare alle galassie più remote, Milano, Mondadori Electa, 2006, p. 512.

Titoli specifici[modifica | modifica sorgente]

Sul sistema solare[modifica | modifica sorgente]

  • M. Hack, Alla scoperta del sistema solare, Milano, Mondadori Electa, 2003, p. 264.
  • F. Biafore, In viaggio nel sistema solare. Un percorso nello spazio e nel tempo alla luce delle ultime scoperte, Gruppo B, 2008, p. 146.
  • (EN) Vari, Encyclopedia of the Solar System, Gruppo B, 2006, p. 412, ISBN 0-12-088589-1.

Sul pianeta[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Bertrand M. Peek, The Planet Jupiter: The Observer's Handbook, Londra, Faber and Faber Limited, 1981, ISBN 0-571-18026-4, , OCLC 8318939.
  • (EN) Eric Burgess, By Jupiter: Odysseys to a Giant, New York, Columbia University Press, 1982, ISBN 0-231-05176-X.
  • (EN) John H. Rogers, The Giant Planet Jupiter, Cambridge, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-41008-8, , OCLC 219591510.
  • (EN) Reta Beebe, Jupiter: The Giant Planet, 2°, Washington, Smithsonian Institute Press, 1996, ISBN 1-56098-685-9.
  • (EN) AA.VV., The New Solar System, a cura di Kelly J. Beatty; Carolyn Collins Peterson; Andrew Chaiki, 4ª ed., Massachusetts, Sky Publishing Corporation, 1999, ISBN 0-933346-86-7, , OCLC 39464951.
  • (EN) D. C. Jewitt; S. Sheppard ; C. Porco, F. Bagenal; T. Dowling; W. McKinnon, Jupiter: The Planet, Satellites and Magnetosphere, Cambridge, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-81808-7.
  • (EN) Linda T. Elkins-Tanton, Jupiter and Saturn, New York, Chelsea House, 2006, ISBN 0-8160-5196-8.

Sui satelliti[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) G. G. Schaber, Satellites of Jupiter, University of Arizona Press, 1982, ISBN 0-8165-0762-7.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Satelliti naturali di Giove Il sistema di anelli di Giove
Gruppo di Amaltea: MetisAdrasteaAmalteaTebe
Satelliti medicei: IoEuropaGanimedeCallisto
Gruppo di Imalia: LedaImaliaLisiteaElara
Gruppo di Ananke: AnankePrassidiceArpaliceGiocastaEuanteTioneEuporiaS/2003 J 3S/2003 J 18TelsinoeEliceOrtosiaS/2003 J 16ErmippeMnemeS/2003 J 15S/2010 J 2
Gruppo di Carme: ErseS/2003 J 10PasiteaCaldeneArcheIsonoeErinomeCaleEtnaTaigeteS/2003 J 9CarmeS/2003 J 5S/2003 J 19CaliceEuceladeCallicore
Gruppo di Pasifae: EuridomeS/2003 J 23EgemonePasifaeSpondeCilleneMegacliteS/2003 J 4CalliroeSinopeAutonoeAedeCoreS/2010 J 1S/2011 J 2
Altre: TemistoCarpoS/2003 J 12S/2003 J 2S/2000 J 11S/2011 J 1
Stub astronomia.png Questo box:     vedi · disc. · mod.
sistema solare Portale Sistema solare: accedi alle voci di Wikipedia sugli oggetti del Sistema solare
Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 10 ottobre 2011vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue