Gesù

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« Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. »   (Giovanni 13,34)
Il Cristo Redentore sulla vetta del Corcovado, presso Rio de Janeiro.
Il Cristo Redentore sulla vetta del Corcovado, presso Rio de Janeiro.

Gesù di Nazaret (Betlemme o Nazaret[1]7-2 a.C.[2] – Gerusalemme26-36[3]) è stato un predicatore ebreo, attivo negli ultimi anni della sua vita[4] nella provincia romana della Giudea. È la figura centrale del Cristianesimo, che lo riconosce come il Cristo (Messia) atteso dalla tradizione ebraica e Dio fatto uomo.

Le principali fonti testuali relative a Gesù sono i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Con lo svilupparsi del moderno metodo storico-critico sono comparsi numerosi studi volti a valutare l'effettiva attendibilità storica dei vangeli, in particolare relativamente agli elementi soprannaturali e miracolistici, e a ricostruire il reale Gesù storico. Alcuni studiosi ne negano l'esistenza, relegandolo alla sfera del mito.

I vangeli narrano la nascita di Gesù da Maria vergine, la predicazione focalizzata sull'annuncio del Regno dei Cieli e sull'amore al prossimo, e realizzata con discorsi e parabole accompagnati da miracoli; narrano infine la sua passione, morte in croce, risurrezione e ascensione al cielo.
I vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento identificano Gesù con il Messia e il Figlio di Dio. Le neotestamentarie lettere paoline esaltano il valore salvifico della sua morte e risurrezione. La successiva tradizione cristiana lo ha quindi dichiarato seconda persona della Trinità, assieme al Padre e allo Spirito Santo, e "vero Dio e vero uomo".

Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, conseguito peraltro principalmente tra i ceti più bassi. Il breve periodo della sua predicazione si concluse con la morte in croce, voluta, secondo i vangeli, dalle autorità del Sinedrio, e suggellata dalla decisione finale del prefetto romano Ponzio Pilato. Dopo la morte, i seguaci di Gesù ne sostennero la risurrezione e diffusero il messaggio della sua predicazione, facendone una delle figure che hanno esercitato maggiore influenza sulla cultura occidentale.

Secondo il punto di vista ebraico, Gesù è stato un predicatore itinerante, ma non il Messia atteso; non era Figlio di Dio, non ha compiuto miracoli e, dopo la morte in croce, non è risorto né asceso al cielo. Secondo l'Islam, Gesù è stato uno dei maggiori profeti venuti prima di Maometto; nacque verginalmente, compì dei miracoli, ma non era Dio, non morì in croce e non risorse. Anche molti degli altri principali movimenti religiosi contemporanei hanno elaborato una propria interpretazione su Gesù.

Indice

Fonti testuali

Il papiro P52, scritto in greco e paleograficamente datato attorno all'anno 125, è attualmente riconosciuto come il più antico documento riguardante Gesù che ci sia pervenuto. Contiene frammentariamente Giovanni 18,31-33 nel recto (davanti) e Giovanni 18,37-38 nel verso (dietro).

Le fonti testuali relative a Gesù possono essere raggruppate in quattro tipologie:

  • le lettere paoline, poi incluse nel Nuovo Testamento: scritte approssimativamente tra il 51 e il 63[6] da Paolo di Tarso, che non conobbe direttamente Gesù, rappresentano i documenti noti più antichi, ma non contengono dati biografici su Gesù che possano risultare utili per studiarne la figura storica. Sono tuttavia testimonianza di come venisse descritto il personaggio Gesù alle più antiche comunità cristiane;
  • i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Secondo una parte degli storici tali scritti sono giunti alla forma attuale nella seconda metà del I secolo, dopo essere stati redatti in più versioni e preceduti da una decennale tradizione orale o di appunti scritti[7], mentre per altri avrebbero raggiunto la loro forma definitiva, sempre a seguito di diverse redazioni, solo intorno alla metà del II secolo[8]. Raccontano dettagliatamente la vita pubblica di Gesù, cioè il periodo della predicazione negli ultimi anni della sua vita, mentre sulla sua vita privata precedente forniscono scarne informazioni. Rappresentano i principali documenti sui quali converge il lavoro ermeneutico degli storici. In epoca moderna si sono sviluppate differenti correnti di pensiero circa l'effettiva attendibilità dei vangeli e la storicità di Gesù;
  • i vangeli apocrifi. Generalmente non sono accolti dagli studiosi come fidati testimoni del Gesù storico[9] (data la composizione tarda, a partire dalla metà del II secolo, sono al più utili per ricostruire l'ambiente religioso dei secoli successivi a Gesù[10]), anche per il genere letterario favolistico-leggendario che contraddistingue gran parte delle loro narrazioni[11]. La loro testimonianza è variegata:
    • i cosiddetti vangeli dell'infanzia (quali il Tommaso e il Matteo) presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco, in netto contrasto con la sobrietà dei quattro vangeli canonici. Gesù appare come un bimbo prodigio, talvolta capriccioso e vendicativo;
    • i vangeli gnostici (tra i quali il Giacomo, il Filippo e il Tommaso), contenenti prevalentemente rivelazioni private e inedite espresse in raccolte di loghia (detti), dipingono Gesù come una particella di divino intrappolata nella carne, insegnante ad abbandonare la carne e la materialità per raggiungere la salvezza[12];
    • i cosiddetti vangeli della passione (ad esempio Pietro, Nicodemo) non aggiungono molto alle descrizioni della passione contenute nei vangeli canonici, caratterizzandosi però con l'intento di discolpare Ponzio Pilato e far ricadere la colpa della morte di Gesù sulle autorità religiose e sul popolo ebreo;
  • fonti storiche non cristiane su Gesù. In alcune opere di autori antichi non cristiani si trovano alcuni sporadici accenni a Gesù o ai suoi seguaci, il più antico dei quali è il cosiddetto Testimonium Flavianum. Alcuni storici[13] considerano tali riferimenti come interpolazioni tardive di copisti cristiani.

Nome ed epiteti di Gesù

Per approfondire, vedi le voci Nome ed epiteti di Gesù e Uffici di Cristo.
Il simbolo del pesce, ricorrente nella iconografia cristiana antica. Il termine "pesce" in greco ἰχθύς (ichthýs) è l'acronimo di Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Ὑιός Σωτήρ (Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr), "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore".
Il simbolo del pesce, ricorrente nella iconografia cristiana antica. Il termine "pesce" in greco ἰχθύς (ichthýs) è l'acronimo di Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Ὑιός Σωτήρ (Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr), "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore".

Nei libri del Nuovo Testamento, scritti in greco, Gesù è indicato, oltre che col nome proprio, con vari epiteti e titoli (l'elenco è in ordine decrescente di frequenza):

  • "Gesù"[14]. Il nome proprio significa letteralmente «YH(WH) [è] salvezza»[15]. Era un nome piuttosto comune tra i giudei dell'epoca.
  • "Cristo". Significa letteralmente "unto" e corrisponde all'ebraico "Messia". All'epoca di Gesù, il Cristo-Messia era l'inviato di Dio atteso dal popolo ebraico, dal quale ci si aspettava in particolare il riscatto sociale e politico dalla dominazione romana.
  • "Figlio di Dio". Nell'Antico Testamento l'espressione indica una relazione stretta e indissolubile tra Dio e un uomo o una comunità umana. Nel Nuovo Testamento il titolo si riveste di un nuovo significato, indicando una filiazione vera e propria[16].
  • "Re". L'attributo della regalità era correlato al Messia, che era considerato discendente ed erede del Re Davide. Gesù, pur identificandosi come Messia, non si è però attribuito le prerogative politiche che questo comportava [17].

Altri titoli sono Rabbi-Maestro, Profeta, Sacerdote, Nazoreo, Nazareno, Dio, Verbo, Figlio di Giuseppe, Emmanuele.

Inoltre, soprattutto da Giovanni, vengono applicate a Gesù espressioni allegoriche come: agnello, agnello di Dio, agnello immolato; luce, luce del mondo; pastore, buon pastore, pastore grande; pane della vita, pane vivo, pane di Dio; vita, autore della vita; vite; ultimo Adamo; porta; via; verità.

Vita di Gesù secondo i vangeli canonici

I quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) rappresentano le uniche fonti testuali antiche che descrivono dettagliatamente la vita di Gesù, soprattutto gli ultimi anni caratterizzati dal ministero pubblico. La nascita del moderno metodo storico-critico ha portato a esaminare criticamente i racconti evangelici, cercando di distinguerne il nucleo storico dagli aspetti leggendari e mitici[18].

Alcuni approfondimenti, in particolare relativamente a nascita, infanzia e giovinezza di Gesù, sono presenti anche nei vangeli apocrifi. Questi particolari tuttavia non sono riconosciuti dagli studiosi come storicamente fondati, sebbene abbiano influenzato più o meno ampiamente la tradizione artistica e devozionale cristiana.

La narrazione della vita e dell'insegnamento di Gesù procede nei quattro vangeli prevalentemente in modo parallelo, soprattutto tra i primi tre (Matteo, Marco, Luca) – detti per questo "sinottici" –: un certo episodio è narrato da più vangeli, solitamente con alcune variazioni, ma sono presenti anche lacune o racconti propri di un singolo evangelista. In Giovanni mancano numerosi racconti presenti nei sinottici, mentre sono presenti svariate aggiunte proprie.

Sinossi dei principali eventi della vita di Gesù[19]
Matteo Marco Luca Giovanni Altri testi
- - - Prologo teologico (1,1-18) -
Genealogia di Gesù (1,1-17) - Genealogia di Gesù (3,23-38) - -
Annunciazione a Giuseppe (1,18-25) - Annunciazione a Maria (1,26-38) - -
Accenno alla nascita (1,25-2,1) - Nascita (2,1-20) - -
Epifania (2,1-12) - - - -
- - Circoncisione e presentazione al tempio (2,22-39) - -
Fuga in Egitto e
strage degli innocenti (2,13-23)
- - - -
- - Ritrovamento al tempio (2,41-50) - -
Battesimo e
tentazioni (3,13-4,11)
Battesimo e
tentazioni (1,9-13)
Battesimo e
tentazioni (3,21-22;4,1-13)
- -
Ministero pubblico (4,12-20,34;21,18-25,46)
con alcune pericopi proprie[20]
Ministero pubblico (1,14-10,52;11,20-13,37) Ministero pubblico (4,14-19,27;20,1-21,38)
con molte pericopi proprie[21]
Ministero pubblico (1,35-12,50;13,31-17,26)
con moltissime pericopi proprie[22]
«parole e opere, segni e prodigi»
(Romani 15,18-19)
Ingresso a Gerusalemme (21,1-11) Ingresso a Gerusalemme (11,1-10) Ingresso a Gerusalemme (19,29-44) Ingresso a Gerusalemme (12,12-15) -
Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (26,26-29)
Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (14,22-25)
Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (22,15-20)
Ultima cena e
lavanda dei piedi (13,1-11)
Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia
(1 Corinzi 11,23-26)
Processo, passione e morte (26,30-27,66) Processo, passione e morte (14,32-15,47) Processo, passione e morte (22,39-23,56) Processo, passione e morte (18-19) -
Risurrezione e apparizioni (28) Risurrezione e apparizioni (16) Risurrezione e apparizioni (24,1-49)
con la pericope propria dei discepoli di Emmaus
Risurrezione e apparizioni (20) Altri testi del Nuovo Testamento, passim[23]
- - - Apparizione in Galilea (21) -
- Ascensione (16,19) Ascensione (24,50-53) - Ascensione (Atti 1,6-11)

Annunciazione

Per approfondire, vedi le voci Genealogia di Gesù e Annunciazione.
Beato Angelico, Annunciazione, 1436–1445, Firenze.
Beato Angelico, Annunciazione, 1436–1445, Firenze.

Secondo il racconto del vangelo di Luca, una vergine di nome Maria, promessa sposa a Giuseppe, discendente del Re Davide, ricevette a Nazaret di Galilea «al tempo di re Erode» una visita dell'angelo Gabriele, che le annunciò il concepimento di Gesù (Lc1,26-38).

Nel vangelo di Matteo, invece, il concepimento verginale di Maria è solo fugacemente accennato, mentre il protagonista è Giuseppe, che riceve da un angelo la rivelazione del concepimento soprannaturale di Maria (Mt1,18-25).

Nascita

Per approfondire, vedi le voci Nascita di Gesù, Luogo di origine di Gesù e Data di nascita di Gesù.

Sia Matteo che Luca collocano la nascita di Gesù a Betlemme, in Giudea, «al tempo di re Erode». Mentre Matteo vi dedica un breve accenno (Mt1,25-2,1), Luca sviluppa la narrazione motivando il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme con un censimento indetto da Augusto[24] mentre governava Quirinio (Lc2,1-20).

L'accenno a questo "primo censimento" di Quirinio rappresenta un problema di difficile soluzione: l'unico censimento (il "secondo"?) indetto da Quirinio che ci è noto da altre fonti storiche avvenne infatti nel 6 d.C., quando Erode il Grande era già morto (4 a.C.).

Non si conosce con esattezza la data di nascita di Gesù. La data tradizionale del Natale al 25 dicembre è tardiva (IV secolo), e ancor più tarda la datazione all'anno 1 a.C., in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo (VI secolo)[25]. Secondo la maggior parte degli studiosi contemporanei, la nascita va collocata negli ultimi anni di re Erode, attorno al 7-6 a.C.[26]

Epifania

Per approfondire, vedi le voci Epifania e Fuga in Egitto.
Gerard van Honthorst, L'adorazione dei Magi, 1622, Colonia.
Gerard van Honthorst, L'adorazione dei Magi, 1622, Colonia.

Dopo la nascita di Gesù il solo vangelo di Matteo (capitolo 2) racconta la cosiddetta "Epifania" (dal greco epifáneia, "manifestazione"). Alcuni magi (tradizionalmente chiamati "Re Magi" e ritenuti in numero di tre) vennero dall'oriente a Gerusalemme, avendo visto «il suo astro» (tradizionalmente chiamato "stella cometa"), con l'intento di portare al nuovo re annunciato dall'astro oro, incenso e mirra. Seguendo la stella, trovarono Gesù a Betlemme e gli resero omaggio.

Il re Erode, venuto a sapere di ciò, e temendo l'usurpazione del trono, ordinò l'uccisione di tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (fu la cosiddetta strage degli innocenti). Giuseppe però, avvertito in sogno da un angelo, fuggì in Egitto con Gesù e Maria.

Morto Erode (4 a.C.), i tre ritornarono nella terra d'Israele e si stabilirono a Nazaret.

Infanzia

Per approfondire, vedi le voci Circoncisione di Gesù, Presentazione al tempio e Ritrovamento di Gesù al tempio.

Il vangelo di Luca (2,21-52) tralascia il racconto dell'Epifania e della successiva fuga in Egitto. Dopo aver brevemente accennato alla circoncisione di Gesù, riporta due episodi:

Vita prima del ministero

John Everett Millais, Gesù nella casa dei suoi genitori, 1850, Tate Gallery, Londra.
John Everett Millais, Gesù nella casa dei suoi genitori, 1850, Tate Gallery, Londra.

I vangeli non narrano esplicitamente la vita di Gesù prima del suo ministero pubblico come pure le altre fonti storiche non cristiane. Alcune informazioni sono però desumibili da accenni sporadici contenuti nei racconti evangelici.

Professione

Quanto alla professione, a Nazaret Gesù era conosciuto come «il figlio del carpentiere» Giuseppe (Mt13,55), e «carpentiere» egli stesso (Mc6,3). Il termine greco originario è tekton (vedi l'italiano "tecnico"), ampiamente polisemico, e può indicare carpentieri, falegnami, artigiani del legno, come anche muratori o tagliatori di pietre[28]. Questa attività artigianale gli ha verosimilmente garantito una relativa agiatezza ed autonomia economica, che non lo ha fatto appartenere agli strati poveri della sua società[28]. Non ci è dato conoscere la dimensione della sua impresa artigianale, se cioè si trattasse di una piccola bottega rurale dedita ad aratri e gioghi, o invece di una media o medio-grande impresa costruttrice con apprendisti e garzoni, attiva in opere edilizie – anche magari in città vicine come Zippori (a 6 km da Nazaret), che veniva ricostruita e ampliata in quegli anni da Erode Antipa.

Famiglia

Per approfondire, vedi le voci Fratelli di Gesù e Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù.

Quanto alla famiglia, il totale silenzio circa Giuseppe durante il ministero di Gesù lascia ragionevolmente supporre che questi fosse già morto[28]. La madre Maria, invece, oltre che negli episodi dell'infanzia, compare numerose volte durante la predicazione pubblica di Gesù.

Nel Nuovo Testamento sono poi presenti diversi accenni a "fratelli" (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e "sorelle" (anonime) di Gesù, che tuttavia non sono mai detti figli di Giuseppe o Maria. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine nelle lingue semitiche, non è possibile risalire con certezza alla effettiva parentela di questi con Gesù, e sono state proposte diverse interpretazioni:

Celibato

Per approfondire, vedi la voce Sposa di Gesù.

Quanto a un eventuale matrimonio di Gesù, i vangeli canonici e le altre opere neotestamentarie non fanno alcuna menzione di una sposa di Gesù o di suoi figli, e sulla base di questo silenzio la tradizione cristiana lo ha pertanto identificato come celibe. A supporto del suo celibato viene citato solitamente il detto di Gesù relativo all'«eunuchia per il regno» (Mt19,10-12). Alcuni studiosi[34] hanno però rilevato che la scelta celibataria di Gesù sarebbe incompatibile con l'ambiente giudaico del tempo, dove erano esaltati matrimonio e fecondità[35]. Al tempo di Gesù, però, gli esseni, concentrati a Qumran ma diffusi in tutta la società israelita, praticavano un celibato ascetico[36].

Nei capitoli 32 e 55 dell'apocrifo gnostico vangelo di Filippo, databile al più presto alla seconda metà del II secolo, è accennato l'amore tra Gesù e Maria Maddalena. Entrambi sono descritti come l'incarnazione di eoni divini (Soter e Sofia), mentre dalla loro unione sarebbero derivati gli angeli: il senso dei passi viene interpretato sia come una elaborazione successiva dovuta alla teologia gnostica, vista anche la genesi degli angeli[37], sia come una vera e propria testimonianza storica, per cui alcuni studiosi ipotizzano a tutti gli effetti che ci sia stato un matrimonio tra Gesù e la Maddalena[38], un'idea che ha ispirato diverse pubblicazioni e romanzi recenti[39].

Formazione culturale e religiosa

Quanto alla cultura, Gesù, come tutti gli ebrei palestinesi dell'epoca, parlava correntemente aramaico, una lingua semitica, della quale appare traccia in alcuni detti originali riportati dai vangeli (Mc5,41;7,34;15,34). Dai vangeli (Gv7,15) non sembra che avesse studiato presso qualche scuola rabbinica, anche se non si può escludere che possedesse la cultura di base che poteva essere impartita in una scuola di lettura della Torah di una sinagoga[40]. Sicuramente sapeva leggere (e scrivere) in ebraico, lingua non più correntemente parlata, ma usata per il culto e le preghiere (Lc4,16-17), e dalla sua predicazione traspare una profonda conoscenza delle Scritture ebraiche. È ignoto se conoscesse il latino, lingua degli occupanti romani[41], o il greco, nella versione popolare (koinè) parlata in Medio Oriente.

In epoca moderna, alcuni studiosi hanno sostenuto che Gesù fosse un esseno[42], ma tutta la sua predicazione e i suoi atti contro il formalismo e le regole di purità formale sono in totale antitesi con quanto si sa degli Esseni.

Inizio del ministero

Resti della sinagoga di Cafarnao, risalente al IV-V secolo, costruita probabilmente sul sito di una precedente sinagoga, nella quale, secondo gli evangelisti, predicò Gesù (Lc4,31;Mc1,21).

Secondo il vangelo di Luca, Gesù iniziò il suo ministero pubblico di predicazione quando aveva «circa trent'anni» (Lc3,23). La datazione storica dell'inizio della sua attività (come anche la durata[43]) non ci è nota con precisione. Luca colloca l'inizio del ministero di Giovanni il Battista, parente di Gesù, nel quindicesimo anno dell'imperatore Tiberio (Lc3,1) – ovvero verso il 28 d.C.[44]. L'inizio del ministero di Gesù è presentato come immediatamente successivo a quello del Battista, e può pertanto essere ipotizzato per il 28 d.C. La stessa data può essere ipotizzata sulla base di un diverso accenno evangelico: il tempio di Gerusalemme – la cui costruzione fu iniziata da Erode il Grande nel 20-19 a.C.[45] – all'inizio del ministero di Gesù[46] è detto «costruito in 46 anni» (Gv2,20): questo dunque daterebbe l'accaduto al 27/28.

Secondo i Vangeli Gesù iniziò il suo ministero pubblico in seguito al battesimo ricevuto da Giovanni in una località imprecisata presso il fiume Giordano (Mt3,13-17;Mc1,9-11;Lc3,21-22). Dopo il battesimo, Gesù si ritirò nel deserto della Giudea, dove stette quaranta giorni digiunando e subendo infine le tentazioni del demonio, che riuscì a contrastare (Mt4,1-11;Mc1,12-13;Lc4,1-13). In seguito all'arresto e alla decapitazione del Battista da parte di Erode Antipa, Gesù si trasferì da Nazaret a Cafarnao, presso il lago di Genesaret (Lc4,12-13).

Prima di iniziare la predicazione pubblica, Gesù chiamò a seguirlo alcuni dei dodici apostoli che gli saranno vicini negli anni seguenti.

Il vangelo di Giovanni indica come uno dei primi avvenimenti della vita pubblica di Gesù l'episodio della cosiddetta purificazione del tempio di Gerusalemme, durante la quale scacciò i mercanti e i cambiavalute dal recinto del luogo sacro.

Ministero pubblico

Principali località palestinesi toccate dal ministero di Gesù.
Principali località palestinesi toccate dal ministero di Gesù.

Quando e dove

La durata del ministero di Gesù non è conoscibile con certezza. Nei vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) non vengono fornite indicazioni temporali che permettano di scandire il passare del tempo. Il vangelo di Giovanni invece accenna a tre Pasque (2,13.23; 5,1;6,4; 11,55;12,1;13,1), l'ultima delle quali fu la Pasqua della sua morte. Questo porta a ipotizzare una durata triennale (o meglio, di due anni interi e qualche mese) del ministero di Gesù. Assumendo come validi il dato circa l'inizio del ministero desumibile da Luca (28 d.C.) e le tre Pasque accennate da Giovanni, si può ipotizzare una datazione per la predicazione pubblica tra il 28 e il 30 d.C.

Le località menzionate dai vangeli durante il ministero itinerante di Gesù sono concentrate soprattutto nella zona del lago di Genezaret, in Galilea (nord della Palestina). Gesù si recò anche a Gerusalemme e in località limitrofe della Giudea (sud della Palestina), prevalentemente in occasione delle feste di Pasqua – che ogni pio ebreo cercava di trascorrere nella città santa. Le zone della Samaria, abitate da ebrei scismatici (samaritani), furono toccate solo fugacemente dalla sua attività. Gesù fece alcuni viaggi anche in zone non abitate da Ebrei: a Tiro e Sidone in Fenicia, a nord della Palestina, e nei territori della Decapoli, a oriente della Palestina.

Non è possibile ricostruire con certezza la sequenza e le varie tappe dei viaggi compiuti da Gesù in queste località: gli evangelisti, nella loro redazione finale, hanno spesso accorpato le narrazioni (pericopi) senza un preciso ordine cronologico, e inoltre le descrizioni dei viaggi sono solitamente generiche.[47]

Che cosa

Per approfondire, vedi la voce Kerigma.
Carl Heinrich Bloch, Il discorso della Montagna, 1872?.
Carl Heinrich Bloch, Il discorso della Montagna, 1872?.

Il Regno di Dio[48], o Regno dei Cieli[49] (un eufemismo semitico tipico di Matteo, che usa Cieli invece che Dio, diversamente da Luca e Marco), è il centro della predicazione (il cui termine tecnico è "kerigma"[50], "annuncio") e dell'azione di Gesù[51]. Con questo messaggio, Gesù si pone in continuità con la tradizione messianica propria dell'ebraismo del suo tempo – che aspettava, «secondo le scritture», un Messia regale, "figlio" (ovvero discendente) di Davide, dal quale ci si aspettava la liberazione del popolo ebraico dal secolare dominio straniero e la ricostituzione del regno d'Israele.

Tuttavia, il Regno predicato da Gesù, strettamente legato alla sua persona (Mt12,28;Lc11,20), appare privo di connotazioni propriamente politiche e sociali (Gv18,36). È questo il probabile motivo del cosiddetto "segreto messianico": dai vangeli, soprattutto in quello di Marco, appare come Gesù durante il ministero pubblico tentasse di tenere nascosta la sua identità messianica (Mt16,15-20;Mc8,29-30;Lc9,20-21) per evitare di essere visto dalla folla entusiasta come un messia liberatore trionfale. Solo quando è iniziata la sua passione, quando è abbandonato dalla folla e dai discepoli, si riconosce apertamente come il Cristo-Messia (Mc14,61-62).

Dai discorsi di Gesù[52], e in particolare dalle cosiddette "parabole del Regno"[53], il Regno appare principalmente come una realtà teologica, spirituale, morale, caratterizzata da una condotta di vita centrata sul duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo (Mt22,35-40;Mc12,28-31). Si tratta di una nuova condizione della persona, che si instaura nella vita degli uomini nella misura in cui essi riconoscono la regalità-signoria-paternità (basiléia) di Dio.

La morale del Regno predicata da Gesù, e centrata sull'amore a Dio e sulla carità, è proposta come in continuità con gli insegnamenti della tradizione ebraica dell'Antico Testamento. Tuttavia, in alcuni punti – per esempio, il ritornello «è stato detto... ma io vi dico» del discorso della montagna –, la predicazione di Gesù è in contrasto con tali precetti, e con la modalità (da lui giudicata esteriore e formale; Mt23,13-35) con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli.[54] Gesù propone una nuova giustizia "più grande", che non vuole abolire gli insegnamenti precedenti ma portarli a compimento (Mt5,17-20).

Quanto al carattere storico del Regno, nei testi evangelici si nota un dualismo apparentemente inconciliabile:

  • alcuni loci (per esempio, Mt12,28;Lc11,20;Lc17,21) lo presentano come già attuale, presente (escatologia attuale o immanente). Questo ha portato alcuni studiosi moderni[55] a vedere Gesù come un riformatore morale che ha cercato, fallendo, di riformare e migliorare la società del tempo, pur senza pretese propriamente politiche e rivoluzionarie.
  • altri loci (per esempio Mt4,17;Mc1,14-15, e soprattutto il discorso escatologico) lo presentano come non ancora presente, ma futuro (escatologia futura o conseguente). Il Regno futuro è tradizionalmente (ma non da Gesù[56]) chiamato "paradiso"[57], e la sua instaurazione sarà preceduta dal "Giorno del giudizio" (espressione usata esplicitamente in Mt10,15;11,22;11,24;12,36, implicitamente nel discorso escatologico). Questa escatologia futura ha portato alcuni studiosi moderni[58] a vedere Gesù come un entusiasta profeta apocalittico che ha annunciato un mondo futuro e migliore.

La tradizione cristiana[59] ha ricomposto questa dicotomia individuando nel "già" l'attività di Gesù proseguita nella Chiesa, e nel "non ancora" il mistero della sua morte e risurrezione – che sarà pienamente attualizzata con la sua seconda venuta e la trasfigurazione del mondo[60].

Come

Per approfondire, vedi le voci Parabole di Gesù e Miracoli di Gesù.
Rembrandt, Il ritorno del figlio perduto, 1662.
Rembrandt, Il ritorno del figlio perduto, 1662.

Le modalità della predicazione di Gesù, centrata sull'annuncio del Regno e della condotta di vita ad esso relativa, furono diverse dagli insegnamenti rabbinici del tempo. Gesù faceva larghissimo uso di parabole, cioè esempi allegorici tratti dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane, che avevano lo scopo di illustrare concetti teologici o morali non direttamente esperibili. Pur con le debite differenze, per questo metodo didattico Gesù è accostabile a Platone e ai suoi miti[61]. Queste le principali parabole di Gesù:

Secondo i vangeli, la predicazione era accompagnata da miracoli. Questi possono essere tipologicamente distinti in tre categorie:

La maggior parte degli studiosi laici contemporanei nega valore storico ai miracoli evangelici, riconducendoli a frodi, allucinazioni, eventi spiegabili naturalmente o leggende elaborate successivamente[62].

A chi

La predicazione di Gesù si rivolse principalmente agli Ebrei (Mt10,5-6;15,24). Questa preferenza però non è esclusiva: sono accennati alcuni viaggi missionari in città e zone abitate prevalentemente da pagani (Mt8,28;15,21;16,13), e sia prima che dopo la risurrezione Gesù invia esplicitamente i suoi discepoli «a tutte le nazioni» (Mt24,14;28,19).

Nel suo ministero Gesù valorizzò e si rivolse a categorie sociali che erano marginali o disprezzate nella società ebraica del tempo, suscitando in alcuni di questi casi lo sdegno delle autorità religiose farisaiche (Mt9,11;11,19 e paralleli): bambini (Mt19,14), donne (Lc8,2-3), samaritani (Gv4,40), prostitute (Mt21,31), «peccatori» (Mt9,10), pubblicani (Lc19,2-5) – ovvero ebrei collaborazionisti incaricati dagli occupanti romani per la riscossione delle tasse.

Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, conseguito peraltro principalmente tra i ceti più bassi. Sono tuttavia segnalati tra i primi discepoli anche persone ricche e di rango elevato, come per esempio i membri del Sinedrio Nicodemo, Giuseppe di Arimatea e Giovanna «moglie di Cusa, amministratore di Erode».

Ultimi giorni di vita

Per approfondire, vedi le voci Ultima Cena e Data della morte di Gesù.

Secondo il racconto dei vangeli, dopo alcuni[43] anni di predicazione, Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua ebraica. Al suo arrivo in città fu accolto da una folla festante che lo acclamava come Messia (Mt21,1-11;Mc11,1-10;Lc19,29-44;Gv12,12-15) – evento ricordato nella tradizione cristiana la Domenica delle Palme. I sinottici collocano dopo l'ingresso a Gerusalemme la "purificazione del tempio", che Giovanni colloca invece in occasione della prima Pasqua.

In prossimità della morte di Gesù sia i sinottici (Mt26,26-29;Mc14,22-25;Lc22,15-20) che Giovanni (13,1-11) riportano il racconto di una cena, tradizionalmente chiamata "Ultima Cena". Si notano tuttavia alcune divergenze[63]:

  • per i sinottici corrisponde alla cena della Pasqua ebraica, e fu tenuta la sera precedente il giorno della morte di Gesù (15 nisan, Pasqua, venerdì), dunque di giovedì sera. In essa Gesù istituisce il sacramento dell'Eucaristia;
  • per Giovanni si tratta di una cena generica e non può trattarsi di quella pasquale, in quanto il rito ebraico si sarebbe svolto la sera del giorno corrispondente alla morte di Gesù (14 nisan, vigilia di Pasqua, venerdì). In essa non vi è accenno all'Eucaristia[64], mentre viene riportato il racconto della lavanda dei piedi, assente nei sinottici.

Una possibile armonizzazione[65] è che l'Ultima Cena fosse effettivamente una cena pasquale e sia stata tenuta, secondo il calendario esseno, di martedì sera. In tal caso i vangeli, che fanno apparire gli eventi successivi (arresto, processo, crocifissione e morte) concentrati tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio, non rispecchierebbero il reale andamento storico – che li vedrebbe distribuiti lungo più giorni, dal martedì sera al venerdì pomeriggio.

Processo e morte

Per approfondire, vedi le voci Passione di Gesù, Processo di Gesù e Crocifissione di Gesù.
Antonio Ciseri,  Ecce Homo, 1871.
Antonio Ciseri, Ecce Homo, 1871.

Il racconto degli eventi che portarono alla morte di Gesù è riportato parallelamente dai quattro vangeli, seppure con alcune differenze ed aggiunte proprie. Dopo l'Ultima Cena, tenuta in città, Gesù si recò nel podere chiamato Getsemani – sul monte degli Ulivi, poco fuori Gerusalemme –, dove sostò in preghiera. Qui un gruppo di guardie del tempio (soldati ebrei agli ordini delle autorità sadducee), guidato dall'apostolo traditore Giuda Iscariota, procedette al suo arresto. In seguito, Gesù fu condotto da Anna, ex sommo sacerdote e suocero del sacerdote in carica Caifa, poi da Caifa, quindi al Sinedrio – che ne stabilì la condanna a morte per bestemmia, essendosi equiparato a Dio.

Diego Velázquez, Cristo crocifisso, 1631.
Diego Velázquez, Cristo crocifisso, 1631.

Al mattino presto avvenne un nuovo incontro col Sinedrio, poi Gesù fu condotto dal prefetto romano Pilato per richiederne l'esecuzione; questi lo interrogò ma non lo trovò colpevole. Pilato lo inviò dunque a Erode Antipa, re della Galilea – che, dopo averlo schernito, ma non condannato – lo rispedì a Pilato. Questi, nel tentativo di salvarlo, propose al popolo di liberarlo (era infatti uso da parte delle autorità romane rilasciare un prigioniero all'anno, per Pasqua), ma la folla gli preferì il ribelle/assas