Felicita e figli

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Santa Felicita e sette figli
Santa Felicita e i suoi Sette Figli, illustrazione dalle Cronache di Norimberga
Santa Felicita e i suoi Sette Figli, illustrazione dalle Cronache di Norimberga

Martiri

Nascita Roma, II secolo
Morte Roma, 165 circa
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa
Canonizzazione Pre canonizzazione
Santuario principale Chiesa di Santa Susanna, Roma
Ricorrenza 23 novembre
Attributi donna in piedi con un ramo di palma; donna con una palma, libro e i figli ai suoi piedi; donna accompagnata dall'apostolo Andrea; donna con i sette figli
Patrono di genitori che hanno perso un figlio; morte dei bambini; martiri; sterilità; per avere figli maschi; vedove; Torricella Peligna; Isca sullo Ionio; Pomponesco;Oppilo

Santa Felicita di Roma (ma nativa di Alife, secondo il Martirologio Beneventano del IX sec.) e i suoi sette Figli, denominati anche "Santi Sette Fratelli" (dalla pietà popolare detti pure Santi Sette Frati), sono venerati come martiri dalla Chiesa cattolica. La loro memoria liturgica è il 23 novembre per Felicita e il 10 luglio per Felice, Filippo, Vitale, Marziale, Alessandro, Silano e Gennaro.

Il martirio[modifica | modifica wikitesto]

La Passio di Felicita, composta tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, narra che, ricca vedova romana, fu accusata di pratiche cristiane durante l'impero di Antonino Pio (tra il 138 e il 161 d.C.). Dapprima fu interrogata da sola dal prefetto di Roma Publio, senza risultato. Il giorno dopo Publio fece condurre davanti a lei i sette figli (Gennaro, Felice, Filippo, Silano, Alessandro, Vitale e Marziale) che, a causa della loro fermezza nel rifiuto di rinnegare la fede, furono martirizzati uno alla volta con diversi supplizi. Infine anche Felicita fu uccisa. Secondo vari studiosi[senza fonte] il racconto ha caratteristiche leggendarie ed è improntato alla vicenda biblica dei sette fratelli Maccabei[1]. I Padri Bollandisti a seguito di un riesame di tipo storico sui testi della Passio hanno messo in discussione l'esistenza della matrona romana Felicita, pur non escludendo la veridicità del martirio dei sette fratelli. Gli ultimi studi, le testimonianze archeologiche, le omelie dei Papi e le traslazioni delle reliquie sembrano invece confermarne l'autenticità e la veridicità storica[senza fonte].

Il culto e l'iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Felicita di Roma (di cui si fa memoria il 23 novembre e da non confondere con l'omonima martire compagna di Perpetua) e dei suoi sette figli (di cui si fa memoria il 10 luglio) è attestato fin dal IV secolo: papa Bonifacio I (418 - 422) edificò una basilica sul sepolcro della santa, presso il cimitero di Massimo sulla via Salaria, dove fu sepolto lui stesso. Si ha notizia che presso questo sepolcro si soffermò in preghiera san Gregorio Magno. A Roma Felicita era particolarmente venerata dalle donne che volevano avere figli, e in genere come protettrice delle donne romane: il titolo di Felicitas cultrix Romanarum risale al V secolo. Oltre che in vari luoghi d'Italia[2], testimonianze del culto di Felicita si trovano in Austria, Germania e nelle Fiandre.


La venerazione in area beneventana, anch'essa molto antica, è legata alla traslazione di reliquie della santa a Benevento e dei Sette Fratelli ad Alife. Per quel che riguarda la traslazione dei corpi dei Sette Fratelli, secondo una congettura dello storico alifano Gianfrancesco Trutta, essa è avvenuta nel V sec., a seguito di un editto dell'imperatore bizantino Leone I detto il Grande (457-474) il quale dispose che i corpi dei martiri disseminati nei vari cimiteri e catacombe di Roma, fossero estumulati e ricollocati sotto i pavimenti delle Chiese. Ad Alife fu loro dedicata una chiesa che risulta tra le più antiche della diocesi, costruita sulle rovine del tempio di Giove, fuori Porta Beneventana dove, ancora oggi, è rimasto il toponimo "Sette Frati" per indicare quel quartiere. La chiesa alifana dei Santi Sette Fratelli era dotata di numerose rendite e possedimenti, come appare da molti documenti giunti fino a noi: essa aveva un soccorpo in cui vi erano sette nicchie scavate lungo le pareti in cui erano allocate le urne contenenti le spoglie dei Sette Fratelli, figli di Felicita, cittadina alifana. Grande venerazione ebbero questi santi dal popolo alifano, fino a quando, nell'anno 839, l'empio Sicardo, principe longobardo di Benevento, per la sua smania di collezionare reliquie di santi, giunto ad Alife con un nutrito esercito, le trafugò nottetempo e, con il pretesto che ad Alife i sepolcri dei sette martiri apparivano trascurati, le fece sistemare nel Duomo di Benevento, capitale del Principato, di cui la città di Alife, con la sua vasta contea, era un importante gastaldato. Come rilevasi da alcuni manoscritti conservati nella Biblioteca Capitolare dell'Arcidiocesi di Benevento, il vescovo Orso, su indicazione del predetto Sicardo, fa subito innalzare un altare in loro onore e lo benedice il 31 maggio 839, segno che il sacrilego furto perpetuato ai danni dei fedeli alifani era avvenuto prima. Lo stesso vescovo, poi, sempre nel Duomo beneventano, il successivo 23 aprile 840, fa costruire un altro altare e lo dedica a Santa Felicita, a San Martino Vescovo e a San Paolo Apostolo. Intanto, i corpi dei Sette Fratelli e di Felicita furono riposti sotto l'altare maggiore, dove sono rimasti per oltre undici secoli, tanto che se n'erano perse le tracce. Nel 1943, tra le macerie del Duomo di Benevento, distrutto durante la Seconda guerra mondiale, fu rinvenuta l'arca contenente le reliquie che, nel 1988, sono state ricomposte in un antico sarcofago in pietra che si può ammirare nella navata sinistra del Duomo, entrando dal portale d'ingresso. In Irpinia è attestato il santuario della Madre e suoi figli a Rocca San Felice, nella diocesi di S. Angelo dei Lombardi, già presente nel XVI secolo, ma certamente più antico, che ha sostituito il celebre santuario italico di Mefitis nella Valle di Ansanto del secolo VI a.C., ad opera del santo presbitero San Felice da Nola, confessore e martire. Nel santuario sono custoditi una pala lignea del XV secolo, un olio su tela del martirio, una statua lignea della martire del XVII secolo e uno stupendo busto ligneo del XVIII secolo; sul petto di quest'ultima si conserva la reliquia di due denti molari. Nel XV secolo esisteva un'abbazia dedicata A S. Felicita a Montefalcione (AV), oggi scomparsa, e nell'alto medioevo era documentata una chiesa dedicata a S. Felicita e Figli in Montemarano. Nella cattedrale di Nusco (AV) si conserva una tela del Cinquecento del martirio di S. Felicita, forse di provenienza dalla scomparsa chiesa montemaranese. Il culto di Felicita e suoi figli si è diffuso nel medioevo ad opera dei padri verginiani e benedettini. Altre reliquie si conservano nella cattedrale di Alife, dove nel X secolo furono traslate da Roma: lo attesta una passio dell'XI secolo custodita nella Biblioteca Capitolare di Benevento. Si conservano in questa diocesi i reliquiari lignei del XIX secolo dei figli e della Santa Martire.

L'iconografia più antica risale al V secolo: in un oratorio risalente a quel periodo, scoperto nel 1812 vicino alle Terme di Traiano, la santa è rappresentata in piedi contornata dai sette figli; in altri casi mostra un piatto o una spada con le loro teste mozzate, come nell'illustrazione che figura in questa pagina; altre volte è ritratta in trono, in posizione ieratica e solenne, sempre attorniata dai figli; più rara l'iconografia che la rappresenta come madre afflitta.

Il toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il legame con i Sette Fratelli è presente nella denominazione del comune di Settefrati (FR), con sicura derivazione dal culto di Felicita e dei figli, attestato anche dalla presenza di due chiese, l'una dedicata ai Santi Sette Fratelli, e l'altra a Santa Felicita, e di una cappellina, pure dedicata a Santa Felicita, nella frazione di Pietrafitta; in Umbria, nei pressi della località anch'essa denominata, per una singolare coincidenza, Pietrafitta (Piegaro), c'è l'antica abbazia dei Sette Frati; in Lombardia, a Rivalta sul Mincio, nel comune di Rodigo, c'è una chiesa dedicata ai santi Sette Frati, da cui prende il nome anche una strada. Altre non infrequenti attestazioni toponomastiche (es. la spiaggia Settefrati a Cefalù, Portella dei Sette Frati, Monte Sette Frati, Sette Fraris in Sardegna) non sempre sono sicuramente collegate a questo culto, e in qualche caso potrebbero essere ricondotte alla numerosa serie di nomi di luoghi composti col numero sette, cui è notoriamente attribuito un valore magico. Nel caso dell'Oratorio dei Sette Fratelli, a Traona, in provincia di Sondrio, una leggenda locale sull'origine della chiesa sembra mescolare elementi mitico-fiabeschi a elementi di tipo agiografico in qualche modo riconducibili al culto dei sette fratelli santi. In Abruzzo a 'Mosciano Sant'Angelo' Teramo) c'è un intero monastero francescano dedicato a S.Felicita ed i suoi figli martiri S.Sette Fratelli. Il convento, inizialmente benedettino, fu costruito nell'XI secolo e dipendeva dall'Abbazia di Montecassino.


Neri di Bicci, Santa Felicita e i suoi sette figli, con predella. Firenze, Chiesa di Santa Felicita

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si tratta tuttavia di un argomento di carattere esterno, che può essere messo in dubbio dalla curiosa circostanza che la vicenda di sette fratelli uccisi per una qualche causa è presente anche in episodi storici contemporanei, sicuramente ben documentati.
  2. ^ Di particolare interesse è la chiesa di Santa Felicita a Firenze, che conserva un dipinto di Neri di Bicci rappresentante la santa con i sette figli

Fonti e bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I manoscritti delle due versioni della Passione di Felicita sono riportati in BHL I, p. 429-430, n. 2853, 2854, 2855. La rassegna completa delle fonti si trova in "Biblioteca agiografica italiana", Firenze, 2003, I, p. 257-259.
  • F.C. BURKITT, St. Felicity in "Journal of theogical studies", 32(1930-31), p. 279-287.
  • Filippo CARAFFA e Maria Chiara CELLETTI s.v. Felicita e sette figli, in "Enciclopedia cattolica".
  • Giovanni Battista DE ROSSI, Scoperta di una cripta storica nel cimitero di Massimo, in "Bullettino di archeologia cristiana, IV, 3(18884-85).
  • Nicola Gambino, "Da Mefite a S. Felicita", Lioni, 1967.
  • Claudia RICCI, La Chiesa di S. Felicita a Firenze, Firenze, Mandragora, 2000.
  • Dante MARROCCO, Il Vescovado Alifano nel Medio Volturno, Napoli, 1980.
  • Gaetano CUOMO, Il culto dei Santi Sette Frati ad Alife, inedito.

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