Teresa di Lisieux e la psicoanalisi

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1leftarrow.pngVoce principale: Teresa di Lisieux.

Teresa nel luglio 1876

Numerose sono le interpretazioni psicoanalitiche riguardanti la figura e le opere della mistica Teresa di Lisieux, al secolo Thérèse Martin. Queste analisi, soprattutto grazie a Jacques Maitre che ha riportato alla luce nel 1976 le ipotesi degli anni trenta elaborate da Ernest Jones, sembrano aver trovato una nuova fortuna anche presso chi si interessa a questo personaggio della storia della spiritualità non necessariamente per motivi devozionali.

Indice

[modifica] Una relazione importante: madre e figlia

La madre del Cielo
« Tu che mi sorridesti all'alba di mia vita

vieni e sorridi ancora
madre

scende la sera. »
(Teresa di Lisieux 1897)

Con queste parole rivolte a Maria di Nazareth, ma che si possono benissimo prestare anche ad essere interpretate come rivolte non solo alla sua madre simbolica ma anche alla sua madre concreta Zelie Guerin, si chiude definitivamente l'opera scritta della "figlia" Thèrèse Martin.

[modifica] Una malattia mentale nella vita di Teresa di Lisieux

Si è parlato di una malattia mentale nella storia di Teresa di Lisieux ed essa stessa ne fa a modo suo una sorta di diagnosi[senza fonte] del tutto personale, ovviamente priva di fondamento scientifico, chiamandola "strana malattia" e sottolineandone l'origine non biologica.

Quello che segue è il racconto che lei stessa fa del momento di massima crisi da lei sofferta in quel periodo così drammatico; non si tratta di un singolo episodio, bensì di un periodo che va dalla morte della madre nel 1877 sino al Natale 1886, giorno della guarigione spontanea o "grazia" (termine da lei stessa utilizzato): ben nove anni sui complessivi ventiquattro da lei vissuti.

[modifica] La crisi

(FR)
« En arrivant aux Buissonnets, on me fit coucher, malgré moi car j'assurais [28 v°] être parfaitement guérie et n'avoir plus besoin de soins. Hélas, je n'étais encore qu'au début de mon épreuve !... Le lendemain je fus reprise comme je l'avais été et la maladie devint si grave que je ne devais pas en guérir suivant les calculs humains... Je ne sais comment décrire une si étrange maladie, je suis persuadée maintenant qu'elle était l'oeuvre du démon, mais longtemps après ma guérison j'ai cru que j'avais fait exprès d'être malade et ce fut là un vrai martyre pour mon âme.

Je le dis à Marie qui me rassura de son mieux avec sa bonté ordinaire, je le dis à confesse et là encore mon confesseur essaya de me tranquilliser disant que ce n'était pas possible d'avoir fait semblant d'être malade au point où je l'avais été. Le Bon Dieu qui voulait sans doute me purifier et surtout m'humilier me laissa ce martyre intime jusqu'à mon entrée au Carmel où le Père de nos âmes m'enleva tous mes doutes comme avec. la main et depuis je suis parfaitement tranquille.
Il n'est pas surprenant que j'aie craint d'avoir paru malade sans l'être en effet, car je disais et je faisais des choses que je ne pensais pas, presque toujours je paraissais en délire disant des paroles qui n'avaient pas de sens et cependant je suis sûre de n'avoir pas été privée un seul instant de l'usage de ma raison... Je paraissais souvent évanouie, ne faisant pas le plus léger mouvement, alors je me serais laissé faire tout ce qu'on aurait voulu, même tuer, pourtant j'entendais tout ce qui se disait autour de moi et je me rappelle encore de tout. Il m'est arrivé une fois d'être longtemps sans pouvoir ouvrir les yeux et de les ouvrir un instant pendant que je me trouvai seule...

Je crois que le démon avait reçu un pouvoir extérieur sur moi mais [29 r°] qu'il ne pouvait approcher de mon âme ni de mon esprit, si ce n'est pour m'inspirer des frayeurs très grandes de certaines choses, par exemple pour des remèdes très simples qu'on essayait en vain de me faire accepter. »
(IT)
« Giunta ai Buissonnets mi fecero coricare, mio malgrado, poiché affermavo di essere perfettamente guarita e di non aver più bisogno di cure. Ahimè; non ero che all'inizio della prova!...L'indomani la malattia mi riprese come prima e presto divenne così grave che, secondo le previsioni umane, non avrei dovuto guarirne...Non so come descrivere una malattia così strana. Ora sono convinta che fosse opera del demonio, ma per lungo tempo dopo la mia guarigione ho creduto di avere fatto apposta ad ammalarmi; e questo fu un vero martirio per la mia anima...

Lo dissi a Maria che fece del suo meglio per rassicurarmi con la sua solita bontà; lo dissi in confessione ed anche lì il confessore tentò di tranquillizzarmi dicendo che non era possibile aver finto di essere inferma al punto in cui io lo ero stata. Il Buon Dio che certamente voleva purificarmi e soprattutto umiliarmi mi lasciò questo intimo martirio fino al mio ingresso al Carmelo dove il Padre delle nostre anime mi tolse tutti i dubbi, come cancellandoli con la mano; e da quel momento sono perfettamente tranquilla.
Non fa meraviglia che abbia potuto credere di avere finto una malattia senza effettivamente averla, perché dicevo e facevo cose che non pensavo; quasi tutti i giorni sembravo in delirio e dicevo cose senza senso; e tuttavia sono certa di non essere stata privata per un istante solo dell'uso di ragione...Spesso sembravo svenuta e non facevo il minimo movimento; e mi si sarebbe potuto fare qualsiasi cosa, perfino uccidermi; e tuttavia sentivo tutto ciò che si diceva attorno a me e ancora mi ricordo di tutto...
Mi è accaduto una volta di esser rimasta a lungo senza potere aprire gli occhi e di averli aperti un istante, mentre mi trovavo sola...

Credo che il diavolo avesse ricevuto un potere esterno su di me, ma che non potesse avvicinarsi alla mia anima né al mio spirito, se non per ispirarmi terribili timori di certe cose, per esempio di certi semplicissimi rimedi che invano tentavano di farmi accettare. »
(Manoscritto autobiografico A, 1895.)

[modifica] I sintomi

Ciò che si produsse in Thérèse in quella occasione fu una crisi nervosa con manifestazioni somatiche anche di forte intensità che così vennero descritte:

"Alcuni chiodi attaccati al muro della camera le apparivano all'improvviso sotto forma di dita carbonizzate. Gridava allora:
- Ho paura, ho paura!
I suoi occhi così calmi e dolci avevano un'espressione di spavento...Una...volta, mio padre venne a sedersi presso il letto di Teresa. Aveva il cappello in mano. Teresa lo guarda...poi, in un batter d'occhio, cambia espressione, i suoi occhi fissano il cappello e getta un lugubre grido:
- Oh, la grossa bestia! "

(Deposizione di Maria Martin, in "Summarium")

Oltre a ciò le sembra di vedere tutto intorno al suo letto dei grossi precipizi. Il dottor Notta, interpellato, ritiene tuttavia che non si tratti di isteria.

"Vedendola sfinita, volli darle da bere ma Teresa gridò in preda a terrore:
- Vogliono avvelenarmi."

(Maria Martin)

Seguendo l'impostazione medica e psicologica contemporanee, non si può fare una psicodiagnosi ad una persona estinta. Ciò premesso, si può formulare ad esempio l'ipotesi che il tragico lutto (la morte prematura della madre) abbia indotto in Teresa bambina degli attacchi di panico. Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è connesso a vissuti troppo intensi per la persona che, finché non riesce a mentalizzarli, sviluppa dei sintomi. Questi sintomi forniscono una risposta protettiva rispetto a un trauma paralizzante (Lingiardi V., 2001). La psicologia contemporanea rileva infatti la possibilità per ogni soggetto di sperimentare situazioni di stress e di sviluppare sintomi psicopatologici, ma ciò non costituisce una cristallizzazione nella "malattia mentale". La "guarigione spontanea" può costituire così la fase di avvenuta elaborazione dei vissuti luttuosi e l'avanzamento del processo evolutivo della personalità di Teresa verso la maturità.

Nota sul"diavolo" di cui Teresa parla. La Chiesa crede nell'esistenza di creature invisibili(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 391). La Bibbia e la tradizione spirituale ne parlano. L'espressione "combattere con i propri demoni" è propria della tradizione dei padri del deserto. Chiunque abbia intrapreso una vita di silenzio e preghiera sa come queste forze siano potentemente reali, che le si personifichi o meno(Jamison C., 2011).Ciò costituisce per Teresa un bagaglio culturale e linguistico a cui attingere per dare senso all'esperienza.

[modifica] I sogni di Teresa di Lisieux

(Elenco di sogni, ma qual è il punto di vista dell'autore?) La psicoanalisi, a partire dal suo fondatore Sigmund Freud, ha sempre considerato l'attività onirica una delle vie maestre per l'analisi dell'inconscio. I primi psicoanalisti[non chiaro] che si occuparono di Thérese presero in esame una sua fantasia infantile, rivelataci tramite una lettera di sua madre, e trattata perciò essa stessa alla stregua di un sogno da sveglia.

Teresa nei suoi manoscritti non dice granché sui suoi sogni; parla di paesaggi naturali fatti di verde, silenzio e fiori e si mostra sorpresa di questo fatto che a lei risultava incomprensibile, dato che passava le sue giornate pensando solo a Dio. Dalle lettere e dai suoi manoscritti autobiografici si possono tuttavia elencare almeno cinque sogni e due visioni, assimilabili a sogni, che essa stessa non sa come catalogare:

  • Il sogno in cui con il solo sguardo mette in fuga "due terribili diavoletti", riportato subito all'inizio del manoscritto autobiografico A.
  • Il sogno in cui le appare la fondatrice del carmelo di Lisieux suor Genoveffa di Santa Teresa, che era recentemente defunta e che le lascia nel testamento come eredità il cuore, sogno riportato sempre nel manoscritto A.
  • Il sogno in cui le appare Anna di Lobera braccio destro di Teresa d'Avila fondatrice dell'ordine carmelitano riformato e che le porta il messaggio di amore di tutti i beati cittadini del cielo. Sogno del maggio 1896 e riportato sempre nel manoscritto A.
  • Il sogno del dipinto che raffigurava Gesù Bambino riportato in una lettera, la n° 135 e 139.

Assimilabili a sogni sono anche:

  • La visione in cui la statua di "Nostra Signora delle Vittorie" poi chiamata "Vergine del Sorriso" appunto le sorride in un contesto di malattia.
  • La visione di suo padre Louis Martin nel giardino, con il capo coperto da un velo. Di quest'ultima visione nel luglio 1889 essa stessa cominciò a fornirne una possibile interpretazione che infine raggiunse come un'intuizione.
[modifica] Un sogno di inizio percorso: il sogno dei due diavoli

Prima di addentrarsi nel racconto della sua giovinezza, Thérèse racconta nei suoi manoscritti un sogno fatto molto prima, quando era ancora "un piccolo Folletto di quattro anni".(Ms A10v)

« Mi ricordo di un sogno che dovetti fare all'incirca a quell'età e che si è profondamente inciso nella mia immaginazione. Una notte sognai che stavo uscendo per recarmi a passeggiare sola in giardino. Giunta alla base dei gradini che bisognava salire per giungervi, mi arrestai, colta da spavento. Davanti a me, accanto al pergolato, si trovava un barile di calce e, su di esso, due orribili diavolini che danzavano con un'incredibile agilità, benché avessero ai piedi dei ferri da stiro. A un tratto essi gettarono su di me i loro sguardi fiammeggianti ed apparvero subito assai più spaventati di me. Si precipitarono giù dal barile e si andarono a nascondere nel guardaroba che si trovava di fronte. Vedendoli così poco coraggiosi volli sapere cosa andavano a fare e mi accostai alla finestra. I poveri diavolini erano là che correvano sui tavoli e non sapevano come sfuggire al mio sguardo. A volte si avvicinavano alla finestra, guardando con aria allarmante se ero ancora là; e vedendomi ricominciavano a correre come dei disperati... »
(Teresa di Lisieux "Manoscritto autobiografico A 10v")

Thérèse prova ad interpretare il suo sogno secondo la propria sensibilità e contesto socio-culturale di riferimento.

« Certo questo sogno non ha niente di straordinario, tuttavia credo che il Buon Dio abbia permesso che me ne ricordassi per farmi toccar con mano che un'anima in istato di grazia non ha niente da temere dai demoni che sono dei vili, capaci di fuggire davanti allo sguardo di un bambino... »
(Teresa di Lisieux "Manoscritto autobiografico A 10v")
[modifica] Il sogno di Celine Martin sul martiro di Thérèse

Questo sogno viene riportato da Catherine Rihoit in "la piccola principessa di Dio" e a questo sogno Teresa allude nella sua lettera a Celine del 15 marzo 1889:

« Celine aveva sognato che un uomo mi portava nel bosco per uccidermi. Poi aveva visto un fil di fumo e sentito il canto di un uccello: il mio martirio era stato consumato.
A questo punto arriva da lei un ragazzino che era apprendista calzolaio. Si gettava su di lei affondandole la lesina nella gola. Celine era così felice di morire che non si dibatteva, ma il bambino era così debole che non riusciva ad ucciderla. Alla fine le strappava gli occhi ed eravamo martiri tutti e due. »

[modifica] Una lettera per il dottor Freud

Nel 1876, quando ancora il metodo psicoanalitico di indagine delle dinamiche inconscie non era stato ancora sviluppato, Zelie Guerin, imprenditrice e mamma per vocazione, osservando la sua ultima nata prendeva delle annotazioni, che avrebbero costituito un utile materiale di studio per la nuova scienza psicoanalitica.

Così scrive infatti la madre di Thérèse, in una delle sue 260 lettere che ci sono pervenute, quella datata 29 ottobre 1876 e indirizzata alla figlia Pauline:

« La piccola Teresa mi domandava l'altro giorno se sarebbe andata in Cielo. Io le ho detto che sì, ci sarebbe andata, se fosse stata molto brava. Mi risponde: «Si, ma, se non fossi brava e andassi all'inferno...Oh, so ben io ciò che farei: me ne verrei con te che sarai in Cielo; e come farebbe il Buon Dio a prendermi?...non mi terresti forte forte tra le braccia?» Ho visto dai suoi occhi che essa credeva davvero che il Buon Dio non avrebbe potuto nulla, se fosse stata nelle braccia di sua madre... »
(Zelie Guerin - Lettere )

[modifica] Il caso clinico Thérèse Martin

[ELENCO BIBLIOGRAFICO MA QUALI SONO I CONTENUTI DELLE OPERE OVVERO GLI APPORTI DEGLI AUTORI CITATI?E QUAL È IL PUNTO DI VISTA DELL'AUTORE, L'OBIETTIVO DI QUESTO ARTICOLO?]

Di Teresa di Lisieux si è occupato il dottor Ernest Jones (1879-1958), presidente sia della Società Psicoanalitica Inglese che dell'Associazione Psicoanalitica Internazionale. Jones era il successore designato di Freud, dopo la defezione di Jung, alla guida del movimento psicoanalitico internazionale. Come primo psicoanalista ad occuparsi della mistica, Ernest Jones non poteva che condividere[senza fonte] la stessa impostazione sulla religione quale proiezione dell'umanità e mero meccanismo di difesa dall'angoscia esistenziale che Freud aveva espresso in L'avvenire di un'illusione e che Jacques Lacan estremizzerà al punto da concludere in una sorta di aut-aut: o trionferà la psicoanalisi o sarà il trionfo definitivo della religione. E la religione per Lacan era sinonimo di paura, meglio di fifa, come specificava Lacan, la fifa tipica del nevrotico alle prese con le sue ansie e le sue angosce esistenziali di cui non si reputa capace di reggere le tensioni. Oggi il sentire religioso viene maggiormente considerato come uno dei tanti contenuti "culturali" cui si può applicare la psiche e non è considerato di per sè un contenuto patologico (Gabbard G. O., 1994). La funzionalità o disfunzionalità della psiche sono diagnosticate infatti attraverso valutazioni scientifiche e professionali (Dazzi N., Lingiardi V., Gazzillo F., 2009) che considerano una molteplicità di variabili psichiche e di contesto, in particolare ponendo attenzione alle modalità con cui una persona gestisce qualsivoglia contenuto.

[modifica] La prima lettura psicoanalitica di Teresa di Lisieux

[modifica] Ernest Jones e Iseult Duff

In quel passo sopra riportato della lettera di Zelie Guerin, nel 1925 Ernest Jones e una sua allieva psicoanalista, Iseult F. Grant Duff (1887-1957), colgono un indizio rilevante del desiderio incestuoso in Thérèse. In primo luogo si ricordi che le teorie freudiane sullo sviluppo evolutivo dall'infanzia all'età adulta sono state ampliate e in parte superate. In secondo luogo, stando allo stesso Freud,il "mito di Edipo" è universale e appartiene ad una fase specifica della storia evolutiva del bambino (M. Recalcati, 2003). Esso è costituito poi non tanto dal "sesso" ma da desideri di amore verso il genitore dell'altro sesso e di rivalità verso il genitore dello stesso sesso. Questa fase infantile cederà il passo all'amore adulto in pubertà (R. Salvatori, 2010). Quindi all'interno della stessa concettualizzazione freudiana, che Teresa a tre anni potesse amare il padre includendo in ciò anche sentimenti di rivalità verso sua madre non sarebbe nulla di "anomalo" bensì sarebbe legato ad una tappa naturale dello sviluppo psico-fisico della persona.

L'idea centrale è di Jones stesso ma la sua allieva prova a svilupparla ulteriormente in scritti successivi. In questa maniera i due psicoanalisti prendono - per così dire - in analisi Thérèse Martin e ne pubblicano i risultati in "A Psychoanalitical study of a phantasy of St Thérèse de L'enfant Jesus". Lo studio viene letto da Jones stesso il 18 novembre 1925 al congresso di psicoanalisi della "Société Britannique de Psychanalyse" e pubblicato sul "The British journal of medical Psychology".

Nel 1930 la Duff redige una nuova versione del lavoro precedente condotto su Thérèse Martin in un articolo pubblicato sulla stessa rivista diretta da Freud "Imago" [1] dal titolo "Die Geschichte der phantasie einer heiligen"

[modifica] Altre letture di taglio psicoanalitico della mistica di Lisieux

[modifica] Pierre Mabille

Mentre si tenta in maniera quasi certosina di tessere il mito di Teresa di Lisieux, appare uno scritto disfattista. È il 1937 ed è la volta di un medico psichiatra, Pierre Mabille (1904-1952), conosciuto anche per essere molto vicino a quel movimento di avanguardia artistica che aveva eletto Freud, come lo stesso medico viennese disse, a santo patrono: il movimento dei surrealisti e che vedrà uscire dalle sue fila uno dei più noti psicoanalisti francesi, Jacques Lacan che non è stato mai tenero con la religione.

Il dottor Mabille pubblica un opuscolo - "Thérèse de Lisieux" - in cui vede nell'"Uragano di gloria" teresiano, che è una citazione tratta da un allora recente discorso di Pio XI, il segno infallibile dell'agonia della Chiesa cattolica. A suo parere, infatti, l'esaltazione universale di quella che a suo parere risultava essere solo una "nevrotica" insignificante era la dimostrazione del fallimento di una religione che si presentava essere a tutti gli effetti una religione masochista[non chiaro].
Tale scritto, uscito proprio nel periodo in cui la figura della mistica conquistava il cuore delle moltitudini, soprattutto in Francia ma non solo, non ha avuto più edizioni sino al 1978, quando venne ristampato a pochi anni dall'inizio di una rinascita degli studi del rapporto tra Teresa e le discipline psicoanalitiche e psichiatriche.

[modifica] Una rivisitazione aggiornata della lettura psicoanalitica di Ernest Jones

[modifica] Jacques Maitre

Solo nel 1976 riprende l'interesse psicoanalitico per la mistica francese, grazie a Jacques Maitre, direttore del dipartimento di psicoanalisi socio-storica dell'Università di Paris-V, che pubblica nuovamente i testi di Ernest Jones e Iseult Duff, ormai praticamente dimenticati, in "Recherches psychanalytiques sur un cas de sainteté canonisée. Thérèse Martin (1873-1897)" [2].
Nel frattempo però il panorama degli studi e della documentazione sulla mistica era cambiato in meglio poiché era stata ripristinata la versione originale degli scritti teresiani, facendo emergere il nuovo volto di una donna che dietro i suoi modi da bambina celava un'adulta definita "sbarra d'acciaio" da Giovanni Paolo I, un papa che non a caso[non chiaro] ha fatto scandalizzare per essersi rivolto a Dio come "Madre".

A partire dal 1981 lo stesso Maitre sviluppa ulteriormente le ipotesi psicoanalitiche di Jones e della Duff, pubblicando il lavoro "Ideologie religieuse, conversion religieuse et symbiose mère-enfant. Le cas de Thérèse Martin (1873-1897)" [3]
A partire da queste prime elaborazioni provvisorie, nel 1995 Maitre porta a termine i lavori su Teresa con "L'orpheline de la Bérésina. Thérèse de Lisieux (1873-1897). Essai de Psychanalyse socio-historique". Il referente teorico implicito per l'approccio sociologico è costituito da Pierre Bourdieu mentre per la prospettiva di psicoanalisi infantile e clinica, l'impostazione di Maitre rimanda esplicitamente allo psicoanalista inglese Donald Winnicott, specialista di psicoanalisi infantile e alla psicoanalista francese Ginette Raimbault che ha consacrato la sua vita allo studio del lavoro inconscio del lutto che si fa in noi e malgrado noi soprattutto se alle persone che ci vengono a mancare si era legati da un legame fondamentale come è stato il caso della morte della madre di Thérese.

A questa lettura psicoanalitica del percorso di vita della monaca carmelitana fece seguito una critica di Claude Langlois dal titolo emblematico "La Teresa di Maitre"[4].

[modifica] Nuove e più recenti letture psicoanalitiche del caso Teresa di Lisieux

[modifica] Teresa dal punto di vista adleriano

Sempre nel 1995 appare un semplice saggio del dottor François Compan, psicoanalista adleriano dal titolo "Normalité et sublimation à propos de Sainte Thérèse de lisieux" (Normalità e sublimazione in Santa Teresa di Lisieux)

[modifica] La scuola psicoanalitica lacaniana si confronta con "la psicologia" di Teresa di Lisieux

Il 1998 è la volta di un librettino di 96 pagine, "La souffrance sans jouissance ou le martyre de l'amour", in cui l'autore, Denis Vasse un religioso gesuita ma psicoanalista e direttore di una clinica, specializzatosi in psicosi infantili e formatosi alla scuola di Lacan, fa emergere dall'ombra la figura di Rosa Taillè, nutrice di Teresa, una semplice contadina delle campagne normanne che la riportò alla vita dopo una anoressia che sembrava ormai irreversibile. Il suo nome rimanda a una serie di significati che acquistano primaria importanza nel mondo simbolico e immaginario di Teresa, come attestano i suoi scritti, le poesie e anche le preghiere da lei composte. La scienza ci permette di dire oggi che l ’anoressia è una patologia che colpisce maggiormente soggetti in fase adolescenziale e non certo nella prima infanzia come su scritto, ed è caratterizzata da un progressivo rifiuto di cibo che può portare alla cachessia e in casi estremi alla morte (Ruggieri & Fabrizio, 1994; Mazzetti di Pietralata & Salvemini, 1998; Garner & Dalle Grave, 1999; Fabrizio et al., 2004; Arkel & Robinson, 2008). Oggigiorno per poter diagnosticare un caso di anoressia si fa affidamento ai criteri dell’APA (American Psychiatric Association). Attualmente vengono ufficialmente accettati i criteri dell’ultima versione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) il DSM-IV T-R (2001), che stabilisce di poter parlare di anoressia nervosa quando si presentano alcune caratteristiche: Un rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura; Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi anche quando si è sottopeso; Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del proprio corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del proprio corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso; Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè l’assenza di almeno tre cicli consecutivi. Queste acquisizioni mediche e psicologiche consentono di sconfessare tale "diagnosi" sull'inappetenza infantile che aveva caratterizzato quel breve lasso di tempo nell'infanzia di Teresa. Per quanto riguarda l'interpretazione semplicistica se non forzata della "rosa": si dimentica il bagno culturale di Teresa, lì dove la simbologia della "rosa" è in primo luogo associata alla Madonna: ricordiamo ad esempio l'appellativo "rosa mistica" con cui Dante, nel "Paradiso", chiama la madre di Gesù.La scienza psicologica rende accorti circa l'utilizzo dei simboli e l'interpretazione semplicistica degli stessi: un simbolo è il precipitato di molti significati, frutto di una cultura prima ancora che del vissuto personale; società e individuo si incontrano nella costruzione di simboli, tanto nel vissuto diurno quanto nei processi onirici, rendendo complessa e multistrato sia la significazione che la interpretazione (Carli R., Paniccia R. M., 2004; Montesarchio G., Venuleo C., 2009).

Sempre Denis Vasse è l'autore del taglio interpretativo del film di Michel Farin della durata di un'ora su Teresa di Lisieux che prende il titolo dallo stesso titolo che Thérèse ha dato ai suoi manoscritti autobiografici: "Histoire printanière d'une petite fleur blanche" (Storia primaverile di un piccolo fiore bianco).

[modifica] Un'interpretazione junghiana

Nel 2003 Claude Bourreille, psicoanalista di orientamento junghiano, con gli strumenti e il linguaggio tipici di questa scuola psicoanalitica propone la sua interpretazione del percorso evolutivo della mistica francese in un libro di 183 pagine con il titolo eloquente "De Thèrèse Martin a Thérèse de Lisieux, devenir soi" (Da Teresa Martin a Teresa di Lisieux, divenire sé).

[modifica] Un nuovo tentativo di comprensione di Teresa di Lisieux da parte della scuola lacaniana

"L'incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux" ("L'incidenza della verità in Teresa di Lisieux") che riporta come sottotitolo "L'épreuve spirituelle du savoir et son enseignement pour la psychanalyse" ("La prova spirituale del sapere e il suo insegnamento per la psicoanalisi") testo di 256 pagine, è il più recente tentativo a tutt'oggi,[5], di lettura psicoanalitica del percorso di vita della mistica di Lisieux e l'autore è Louis-Georges Papon, proveniente dalla scuola di Jacques Lacan. L'autore tenta una nuova lettura dello specifico cammino di Thérèse verso l'amore del Padre e la sua simultanea estrema esigenza di autenticità.

La prefazione di René Lew, altro psicoanalista di scuola lacaniana, almeno fa ben sperare il lettore che non vorrebbe vedere Teresa seppellita dalle teorie psicoanalitiche ma vorrebbe comprenderla meglio al di là delle sue stesse contraddizioni[non chiaro] . Il proposito che si afferma infatti è che:

« Lasciarsi insegnare, questa dovrebbe essere al contrario la posizione dell'analista. »
(Dalla prefazione di René Lew)

Nel mettersi in ascolto di Thérèse, lo psicoanalista tenta quindi una lettura, alquanto diversa da quelle sinora condotte nel dibattito teresiano, sugli ultimi giorni e sulla morte della teologa e sui dubbi che ella cominciò a nutrire sull'esistenza di Dio proprio allora e che hanno costituito la prova finale per la mistica alla ricerca di un Dio vero e autentico.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ "Imago" (n°16 - anno 1930)
  2. ^ Archives de sciences sociales des religions - n° 41, 1976
  3. ^ Archives de sciences sociales des religions - n° 51.1, 1976
  4. ^ "Archives de sciences sociales des religions - n° 41 (1996)"
  5. ^ febbraio 2006

[modifica] Bibliografia

  • Luca Ezio Bolis, Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di Santa Teresa di Lisieux - , 2003
  • Jacques Maître, L'orfanella della Bérésina, Thérèse de Lisieux (1873-1897): saggio di psicoanalisi socio-storica - (1995)
  • Renzo Carli, Rosa Maria Paniccia (2004) L'analisi emozionale del testo, FrancoAngeli
  • Nino Dazzi, Vittorio Lingiardi, Francesco Gazzillo (a cura di) (2009) La diagnosi in psicologia clinica, Cortina, Milano
  • Glenn O. Gabbard (1994) Psichiatria psicodinamica, Cortina, Milano
  • Christopher Jamison (2006) Finding sanctuary, Amazon UK
  • Vittorio Lingiardi (2001) La personalità e i suoi disturbi, Il Saggiatore, Milano
  • Gianni Montesarchio, Claudia Venuleo (2009) Colloquio magistrale, FrancoAngeli
  • Massimo Recalcati (2003) Introduzione alla psicoanalisi contemporanea, Mondadori, Milano
  • Rossella Salvatori (2010) Rivisitazione dell'Edipo in età puberale', Imago, febbraio 2010
  • Jacques Maître, Une Sainte et ses soeurs au début de la IIIe République. Thérèse de Lisieux, petite dernière dans la 'sororie' des Martin - (2000)
  • Giuseppe Massone, Santa Teresina. Nevrosi o santità? - (2002)
  • Abbè Jean François Six, La vera infanzia di Teresa di Lisieux. Nevrosi e santità, (1972)
  • Louis Gayral, Una malattia nervosa nell'infanzia di Santa Teresa di Lisieux, (1959)
  • Bellet Maurice, Thérèse et l'illusion, (1998)
  • Denis Vasse, La souffrance sans jouissance ou le martyre de l'amour, (1998)
  • Louis-Georges Papon, L'incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux - L'épreuve spirituelle du savoir et son enseignement pour la psychanalyse, (2006, 256 pagine)


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