Ildegarda di Bingen

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Sant’Ildegarda di Bingen
Sant’Ildegarda di Bingen

Religiosa

Nascita 1098
Morte 17 settembre 1179
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1324
Canonizzazione è chiamata santa nel Martirologio Romano anche se i due processi di canonizzazione avviati non giunsero mai a compimento
Santuario principale Cappella del priorato benedettino di Bingen
Ricorrenza 17 settembre
Attributi saio, penna, libro, cetra, bastone pastorale
Patrono di filologi ed esperantisti

Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098Bingen am Rhein, 17 settembre 1179) fu una religiosa benedettina tedesca; è venerata come Santa dalla Chiesa cattolica.

Nacque, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Höhe, vicino ad Alzey, nell'Assia-Renana, nell'estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme. Nella sua vita fu, inoltre, scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa e compositrice.

Indice

[modifica] Biografia

Le visioni di Ildegarda sarebbero iniziate in tenera età e avrebbero contrassegnato un po' tutta la sua esistenza. All'età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa nel convento di Disibodenberg dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Prese i voti tra il 1112 e il 1115 dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga.

Ildegarda studiò sui testi dell'enciclopedismo medievale di Dionigi l'Areopagita e Agostino. Iniziò a parlare – e a scrivere – delle sue visioni (che definiva «visioni non del cuore o della mente, ma dell'anima» - solo intorno al 1136 quando aveva ormai quasi quarant'anni.

Trasferitasi nel monastero di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150, si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l'uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l'umanità di Gesù.

Nell'arco di una dozzina di anni, tra la fine del 1159 e il 1170, compì quattro viaggi pastorali predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Werden.

[modifica] Gli scritti in un Sinodo

Liber Divinorum Operum, XIII secolo

Fondatrice del monastero di Bingen am Rhein, Ildegarda fu spesso in contrasto con il clero della Chiesa cattolica; tuttavia, riuscì a ribaltare il concetto monastico che fino ad allora era, e per molto tempo ancora sarebbe stato, inamovibile, preferendo una vita di predicazione aperta verso l'esterno a quella più tradizionalmente claustrale. Quando ormai era ritenuta un'autorità all'interno della Chiesa, papa Eugenio III – nel 1147 – lesse alcuni dei suoi scritti durante il sinodo di Treviri.

[modifica] La Viriditas

Per l'epoca in cui è vissuta, Ildegarda di Bingen è stata una monaca controcorrente e anticonformista; ha studiato a lungo occupandosi di teologia, musica e medicina. Ha lasciato alcuni libri profetici – lo Scivias ("Conosci le vie"), il Liber Vitae Meritorum (il "Libro dei meriti della vita") e il Liber Divinorum Operum (il "Libro delle opere divine") - e una notevole quantità di lavori musicali, raccolti sotto il nome di Symphonia harmoniae celestium revelationum, diviso in due parti: i Carmina (canti) e l'Ordo Virtutum ("La schiera delle virtù", opera drammatica musicata). Un notevole contributo diede pure alle scienze naturali, scrivendo due libri che raccoglievano tutto il sapere medico e botanico del suo tempo e che vanno sotto il titolo di Physica ("Storia naturale o Libro delle medicine semplici") e Causae et curae ("Libro delle cause e dei rimedi o Libro delle medicine composte"). Ebbero anche grande fama le sue lettere a vari destinatari e che trattano di diversi argomenti, nelle quali Ildegarda risponde soprattutto a richieste di consigli di ordine spirituale.

Una posizione centrale nel pensiero di Ildegarda – di carattere assai forte ma cagionevole di salute – la occupa la Viriditas, l'energia vitale intesa come rapporto filosofico tra l'uomo – con le sue riflessioni e le sue emozioni – e la natura, preziosa alleata anche per guarire dalle malattie.

[modifica] La Lingua Ignota

Le 23 litterae ignotae di Ildegarda.

Ildegarda fu l'autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota (dal latino "lingua sconosciuta"), da lei utilizzata probabilmente per fini mistici. Essa utilizza un alfabeto di 23 lettere, definite le ignotae litterae. Ildegarda ha parzialmente descritto la lingua in un'opera intitolata Lingua Ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata, di cui sono sopravvissuti solo due manoscritti, entrambi risalenti al 1200, il Codice di Wiesbaden e un manoscritto di Berlino. Il testo è un glossario di 1011 parole in Lingua Ignota, con traslitterazione per la maggior parte in latino, e in tedesco medioevale, le parole sembrano essere "a priori" conii, per lo più nomi con qualche aggettivo. Sotto l'aspetto grammaticale, sembra essere una parziale rilessificazione della lingua latina, infatti la lingua ignota è stata ideata adattando un nuovo vocabolario alla grammatica latina preesistente.

Non è noto se altri, oltre la sua creatrice, abbiano avuto familiarità con essa. Nel XIX secolo alcuni credevano che Ildegarda avesse ideato il suo linguaggio per proporre una lingua universale che unisse tutti gli uomini (per questo motivo santa Ildegarda è riconosciuta oggi come la patrona degli esperantisti). Tuttavia oggi è generalmente accettato che la Lingua Ignota è stata concepita come un linguaggio segreto, simile alla "musica inaudita" di Ildegarda, della quale ella avrebbe avuto conoscenza per ispirazione divina. Questa lingua, essendo stata ideata nel XII secolo, può essere considerata come una delle più antiche lingue artificiali oggi conosciute.

[modifica] La sfida all'Imperatore

Monaca "aristocratica", Ildegarda più volte definì se stessa come «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio». Fedele peraltro al significato del suo nome, "protettrice delle battaglie", fece della sua religiosità un'arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo.

Non ebbe timore ad uscire dal convento per conferire con vescovi e abati, nobili e principi. In contatto epistolare con il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, sfidò con parole durissime l'imperatore Federico Barbarossa, fino ad allora suo protettore, quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III. L'imperatore non si vendicò dell'affronto, ma lasciò cadere il rapporto di amicizia che fino ad allora li aveva legati.

Nel 1169, secondo la leggenda, riuscì in un esorcismo su una tale Sigewize, che aveva fatto ricoverare nel suo convento, dopo che altri monaci non erano approdati a nulla: nel rito da lei personalmente condotto – cosa del tutto inusuale per una donna – volle tuttavia la presenza di sette sacerdoti.

[modifica] Il culto

Ildegarda di Bingen raffigurata su un manoscritto medievale
Protettrice degli esperantisti

Beatificata e acclamata santa a furor di popolo - sebbene il processo di canonizzazione avviato da papa Gregorio IX una cinquantina di anni dopo la sua morte non sia mai stato completato - è considerata la protettrice degli esperantisti.

Molti calendari la ricordano il 17 settembre, il giorno della sua morte (dies natalis) che, secondo la leggenda devozionale, le sarebbe stato "predetto" in una delle sue ultime visioni, quelle visioni che sarebbero iniziate in tenera età, ma che solo in età adulta svelò. Ildegarda fu seppellita nel monastero di Rupertsberg, dove le fu elevato un ricco mausoleo. Quando però nel 1632, durante la Guerra dei Trent'anni, il monastero fu distrutto e bruciato dagli Svedesi, i monaci benedettini portarono con sé le reliquie nella cappella del priorato di Bingen dove oggi si trovano. Il suo nome è celebrato nelle feste della Chiesa tedesca.[1]

Papa Giovanni Paolo II, in una lettera per l'ottocentesimo anniversario della sua morte, salutò in Ildegarda la «profetessa della Germania», la donna «...che non esitò a uscire dal convento per incontrare, intrepida interlocutrice, vescovi, autorità civili, e lo stesso imperatore (Federico Barbarossa)». E al «genio» di Ildegarda farà ancora cenno nell'enciclica sulla dignità femminile Mulieris Dignitatem.

[modifica] Opere

La cosiddetta "trilogia profetica" di Ildegarda è costituita da:

  • Scivias, terminato nel 1151 (ed. Hildegardis Scivias, A. Führkötter - A. Carlevaris, CCCM, XLIII; XLIIIA, Turnhout, 1978).
  • Liber vitae meritorum, iniziato nel 1158 (ed. Sanctae Hildegardis Opera, J.B. Pitra, Monte Cassino, 1882).
  • Liber divinorum operum, terminato nel 1174 (ed. Liber divinorum operum simplicis hominis, in Patrologia Latina, vol. 197).


Gli scritti naturalistici di Ildegarda sono riuniti nel

  • Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, che nella tradizione manoscritta fu poi smembrato in due parti:

a) Physica o Liber simplicis medicinae (edd. C. Darenberg e F. A. Reuss, in Patrologia Latina, vol. 197, che rappresenta il testo del manoscritto parigino; il «Frammento berlinese» è stato edito da H. Schipperges, «Sudhoffs Archiv» 40 (1956), 41-77).

b) Causae et curae o Liber compositae medicinae (Causae et curae, ed. P. Kaiser, Leipzig, 1903).


Le altre opere sono:

  • Ordo virtutum (1152), la prima sacra rappresentazione del Medioevo (ed. Peter Dronke, Poetic Individualities in the Middle Ages, Oxford, 1970).
  • Symphonia harmoniae celestium revelationum, databile al (1151-1158) (ed. Hildegard von Bingen: Lieder, edd. P. Barth, M.-I. Ritscher e J. Schmidt-Gorg, Salzburg, 1969), che contiene le liriche musicate da Ildegarda;
  • Epistolae: ed. in Patrologia Latina, vol. 197; altre lettere in J. B. Pitra, Sanctae Hildegardis Opera, Monte Cassino, 1882; le lettere del manoscritto di Stoccarda sono state edite da F. Haug in «Revue Bénédictine» 43 (1931), 59-71; altre lettere dal manoscritto B sono state edite da Peter Dronke in Women Writers of the Middle Ages, Cambridge, 1984, 256-64.
  • Vita Sancti Disibodi
  • Vita Sancti Reperti
  • Expositio Evangeliorum
  • Explanatio Simboli S. Athanasii
  • Explanatio Regulae Sancti Benedicti
  • Lingua Ignota, Litterae ignotae: J. B. Pitra, Sanctae Hildegardis Opera, Monte Cassino, 1882 e in Patrologia Latina, vol. 197.

L'opera omnia di Ildegarda, nell'edizione della Patrologia Latina del Migne, è consultabile all'indirizzo Hildegard von Bingen, con indici analitici.

[modifica] Filmografia

[modifica] Note

  1. ^ Paul Guérin (a cura di), Vie des Saints des Petits Bollandistes, Parigi, Bloud et Barral editori, 1876, tomo XI, p. 184

[modifica] Bibliografia

[modifica] In italiano

  • Peter Dronke, Donne e cultura nel Medioevo, Milano, Il saggiatore, 1986
  • Sabina Flanagan, Ildegarda di Bingen, vita di una profetessa, Firenze, Le lettere, 1991
  • Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, In un'aria diversa. La sapienza di Ildegarda di Bingen, Milano, Mondadori, 1992
  • Eve Landis, Hildegard von Bingen. Ricette per il Corpo e per l'Anima, Milano, Tommasi, 2000
  • Anne King-Lenzmeier, Ildegarda di Bingen. La vita e l'opera, Milano, Gribaudi, 2004
  • Anne Lise Marstrand-Jørgensen, Hildegard, Copenaghen, Gyldendal, 2009 (La guaritrice. Storia vera di Ildegarda di Bingen, traduzione italiana di Bruno Berni, Sonzogno, Venezia 2011, ISBN 978-88-454-1578-4)
  • Claudia Salvatori, Ildegarda. Badessa, visionaria, esorcista, Milano, Mondadori, 2004
  • Lucia Tancredi, Ildegarda. La potenza e la grazia, Roma, Città Nuova, 2009
  • Rosel Termolen, Ildegarda di Bingen, Biografia, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2001
  • Annalisa Terranova, Ildegarda di Bingen: mistica, visionaria, filosofa, Rimini, Il Cerchio, 2011

[modifica] Altre lingue

  • Audrey Fella, Hildegarde de Bingen, la sentinelle de l'invisible, Le Courrier du Livre, Paris, 2009
  • W. Lauter, Hildegard-Bibliographie 1, Alzey, 1970 e 2, Alzey, 1984
  • Anne Lise Marstrand-Jørgensen, Hildegard II, Copenaghen, Gyldendal, 2010; tr. it. di Bruno Berni, La guaritrice, Sonzogno, Milano 2011.
  • M. Schrader, A. Fuhrkotter, Die Echtheit des Schriftum der heiligen Hildegard von Bingen, Koln-Graz, 1956
  • Hans Wilbrink, Amplexio Dei, de Omarming Gods, diss. (Ildegarda e Hadewijch) Maastricht/Aken 2006

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