Sant'Elpidio a Mare

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Sant'Elpidio a Mare
comune
Sant'Elpidio a Mare – Stemma
Sant'Elpidio a Mare – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Fermo-Stemma.png Fermo
Amministrazione
Sindaco Alessio Terrenzi (eletto con coalizione :lista civica "Partecipazione Democratica+IDV+lista civica

"Democratici e Popolari") dal 21-5-2012

Territorio
Coordinate 43°13′46.16″N 13°41′10.05″E / 43.229489°N 13.686125°E43.229489; 13.686125 (Sant'Elpidio a Mare)Coordinate: 43°13′46.16″N 13°41′10.05″E / 43.229489°N 13.686125°E43.229489; 13.686125 (Sant'Elpidio a Mare)
Altitudine 251 m s.l.m.
Superficie 50,38 km²
Abitanti 17 254[1] (30-6-2011)
Densità 342,48 ab./km²
Frazioni Bivio Cascinare, Cascinare, Casette d'Ete, Castellano, Cretarola, Luce
Comuni confinanti Civitanova Marche (MC), Fermo, Monte Urano, Montecosaro (MC), Montegranaro, Porto Sant'Elpidio
Altre informazioni
Cod. postale 63811
Prefisso 0734
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 109037
Cod. catastale I324
Targa FM
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 875 GG[2]
Nome abitanti elpidiensi
Patrono sant'Elpidio Abate
Giorno festivo 2 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sant'Elpidio a Mare
Posizione del comune di Sant'Elpidio a Mare nella provincia di Fermo
Posizione del comune di Sant'Elpidio a Mare nella provincia di Fermo
Sito istituzionale

Sant'Elpidio a Mare è un comune italiano di 17 254[1] abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Elpidio a Mare è situata su di una dorsale del subappennino marchigiano tra le bassi valli del fiume Tenna e del torrente Ete Morto, a 9 chilometri dal mare Adriatico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città occupa il territorio appartenuto a Cluana, l'antica città romana bagnata dal fiume Chienti distrutta dai Goti nei primi anni del 400. Nell'887 fu fondata una delle più antiche e potenti abbazie benedettine delle Marche l'"Abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti". Il borgo medievale con il toponimo di Castello di Sant'Elpidio, sorge nell'XI secolo sul colle alla cui sommità ospita la Chiesa della Madonna dei Lumi. Elevato al rango di libero comune, nel 1250 Federico II di Svevia gli concede la costruzione di un porto tra i fiumi Chienti e Tenna. Fu nei secoli successivi al centro di aspri contrasti con la vicina Fermo. Saccheggiato nel 1328 dalle truppe di Mercenario da Monteverde fu nuovamente distrutto dal ghibellino Rinaldo da Monteverde nel 1376 e nel 1377.

Nel 1380 gli Elpidiensi ricostruirono il Paese sul colle della pieve alla cui sommità la Piazza Giacomo Matteotti è delimitata dalla Parrocchia di Sant'Elpidio Abate, dalla torre gerosolimitana, dalla Basilica Lateranense di Maria Santissima della Misericordia e dal palazzo comunale. Nel 1431 l'Esercito di Francesco Sforza penetra la cinta muraria e a saccheggia l'abitato. Nel 1797 sul Colle dei Cappuccini Il Generale Rusca dell'Esercito di Napoleone Bonaparte le Milizie locali fedeli al Papa e ingloba il Paese nel Dipartimento del Tronto, con capoluogo Fermo. Nel 1828 papa Leone XII emana una bolla con la quale gli attribuisce il titolo di Città. Durante la seconda guerra mondiale il territorio fu amministrato dalla Repubblica Sociale Italiana. Nel 1952 Porto Sant'Elpidio diventa comune autonomo, per cui il territorio del comune diminuisce di 18,14 km².

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome storico della località documentato da una pergamena dell'XI secolo era "Sancto Elpidio Majore"[senza fonte] per distinguerlo da Sant'Elpidio Morico altra località della Marca Fermana. L'abbreviazione di "majore" in "ma.re" è in seguito mutata in "a mare".

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti[modifica | modifica wikitesto]

Fondata, secondo tradizione, nell'887 su un edificio religioso preesistente. Il periodo di massimo splendore dell'abbazia benedettina oscilla tra il X e il XII secolo in cui beneficia di ampliamenti in stile romanico. Nel 1790 il vescovo fermano Minnucci riduce il complesso abbaziale a struttura per uso agricolo decretandone la sua rovina e riducendo la zona delle funzioni alla sola navata centrale. Dopo oltre due secoli di abbandono e degrado ad usi impropri la struttura basilicale è interessata da un restauro iniziato nel marzo 2006 teso al ripristino della primitiva tipologia e alla conseguente riapertura al pubblico, avvenuta nel 2010.

Chiesa della Madonna dei Lumi[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita nel XIII secolo con il nome originario di Chiesa di Sant'Agostino. Filippo III di Francia, quarto Figlio del re San Luigi IX, durante il XIV Concilio Ecumenico, apertosi a Lione il 7 maggio 1274 e conclusosi il 17 luglio 1274 dona in segno di profonda devozione verso il Beato Clemente personalità eminente dell'Ordine Agostiniano, Beatificato da Papa Clemente XIII nel 1761, una Spina della corona di Gesù Cristo. Il Frate devolve il Prezioso Dono al Convento di Sant'Elpidio in cui studiarono tra gli altri San Nicola da Tolentino e San Giacomo della Marca. Entrando nella Parrocchia di Sant'Elpidio Abate alla destra dell'altare il Pavisa dipinge il Beato Clemente con la Sacra Spina accolto dagli Elpidiensi. Nella notte dell'8 settembre 1377 l'esercito guidato da Rinaldo da Monteverde privò la Chiesa della Preziosa Reliquia che è attualmente conservata nella Chiesa di Sant'Agostino a Fermo. Dell'antico Tempio rimane il basamento, gran parte dell'elevato della facciata e all'interno l'altare marmoreo in stile gotico realizzato nel 1371 in pietra d'Istria per accogliere la preziosa reliquia e l'affresco della Madonna dei Lumi del XV secolo che raffigura la Madonna con il Bambino.[3].

Parrocchia di Sant'Elpidio Abate[modifica | modifica wikitesto]

Eretta nel XIII secolo come Pieve, nel 1590 le viene attribuito il titolo di Collegiata semplice, l'11 ottobre 1591 Papa Gregorio XIV la eleva a Insigne Collegiata e nel 1857 il Beato Papa Pio IX a Perinsigne Collegiata. Della costruzione primitiva conserva l'abside e gran parte della struttura esterna. La facciata realizzata nella seconda metà degli anni trenta del XX secolo in stile neoromanico si fregia della presenza di un rosone e di un mosaico sulla lunetta del portale di che raffigura Sant'Elpidio affiancato dai Discepoli Ennesio ed Eustasio. Il fianco della Chiesa che delimita piazza Giacomo Matteotti conserva 5 finestre dell'originaria costruzione del XIII secolo; il resto è stato quasi interamente ricostruito nel 1639. L'interno è stato realizzato in stile neoclassico. Dietro all'altare maggiore del XVI secolo è stato inserito un altorilievo di un sarcofago romano in marmo pario del IV secolo che raffigura un scena di caccia al leone e che conserva al suo interno le ossa del Patrono Sant'Elpidio Abate e dei Discepoli Sant'Ennesio e Sant'Eustasio.

Sopra l'altare maggiore Nicola Monti ha realizzato alla fine del XVIII secolo un quadro in cui raffigura la Beata Vergine Maria Assunta in Cielo. La mostra d'Altare dedicata alla Madonna di Loreto e realizzata in stile barocco da Angelo Scoccianti nel transetto di destra della chiesa nel 1702, è la più grande delle Marche. L'opera lignea la cui bellezza è esaltata dalla presenza di dorature, conserva all'interno di due ante la cui giunzione crea un altorilievo dell'Annunciazione, la statua della Madonna di Loreto. Il transetto di sinistra conserva un dipinto di Jacopo Palma il Giovane che raffigura ai piedi del Cristo Sant'Antonio e Sant'Elpidio. La Chiesa ospita un Fonte Battesimale di stile rinascimentale. L'organo realizzato nel 1765 da Gaetano Callido e collocato al di sopra dell'entrata principale costituisce una delle più imponenti opere dell'Autore. La grande balaustra in marmo, costruita nella metà del XIX secolo su progetto dell'Architetto Salvatori, è impreziosita da quattro statue in bronzo che raffigurano Sant'Elpidio Abate, Beato Clemente Briotti, San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena, e delimita il Coro e le statue di Sant'Elpidio e della Madonna. Il tesoro della Parrocchia ospita il paramento liturgico indossato dal Cardinale Cesare Brancadoro.

Chiesa di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Fu la Chiesa del Monastero delle Suore Benedettine dedicato a San Giovanni. La facciata realizzata nel XIX secolo si erge all'inizio di via Cunicchio.

Santuario Madonna degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che il Santuario e il Conventino attiguo siano stati costruiti all'inizio del XIII secolo quando il culto a Santa Maria degli Angeli fu iniziato da San Francesco d'Assisi. Ne sono testimoni i pochi affreschi rimasti nella Cappellina. L'opinione è confermata dalla presenza dei Religiosi Francescani fin dal 1242. Il Santuario venne costruito con l'intenzione di riprodurre la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli in Assisi; a supporto di tale tesi vi è la discreta facciatina a culmine, la fascia intorno come cornicione e la Festa in onore della Madonna degli Angeli che si celebra da tempo immemorabile alla vigilia del Perdono di Assisi il I° Agosto di ogni anno. La piccola Edicola è circondata da una modesta costruzione che la raccoglie come in uno scrigno dal secolo XVI°. Il Santuario fu subito oggetto di particolare culto e si penso di affidare la custodia a dei Religiosi per i quali si affiancò la costruzione di un modesto Convento. I pii pellegrinaggi con Cortei Religiosi si concludevano con solenni manifestazioni in onore di Maria Santissima. Il Titolo del Santuario nella lingua latina era "Divae Mariae Angelorum". Dal XVI secolo la custodia fu affidata agli Apostolini legati all'ordine fondato dal Beato Placido da Foligno; un documento del 1584 conservato presso l'archivio comunale ne elenca i loro Nomi e Cognomi. Si attribuisce agli Apostolini la Venerata Preziosissima Immagine della Madonna. Dipinta forse sopra un'immagine più antica e ritenuta di particolare valore artistico, la Santa Immagine di Maria si presenta al centro di uno splendido e artistico ornato. La Madonna tiene sulle braccia il Santo Bambino che stringe al cuore. Gesu' ha in mano il globo terrestre. I Custodi del Santuario fanno dipingere due tele ora collocate ai due lati dell'Altare maggiore; nella prima è rappresentata una schiera di Angeli intorno alla Vergine che regge il Santo Bambino. Ai lati si osserva la figura di San Pietro e del Beato Placido da Foligno. Nella seconda tela compare al centro Gesu', ai lati San Barnaba (Patrono degli Apostolini) e Santa Tecla Vergine convertita da San Barnaba e prima Donna Cristiana Martire. Nella Sagrestia si ammira una pittura in tempera che ripete la figura della Madonna attorniata da Angeli e ai lati due Santi. Quando gli Apostolini lasciarono la custodia del Santuario e del Conventino il 7 febbraio 1618, la Comunità di Sant'Elpidio ne divenne proprietaria. Gregorio XIII emanò un decreto con il quale il Santuario veniva posto alle dipendenze dell'Arciconfraternita della Misericordia. La Custodia fu affidata ai Padri Francescani del Terzo Ordine che si trovarono in condizione di estrema povertà. La Comunità donò due scudi, pane e un pagliericcio da restituire quando avrebbero avuto modo di riaverlo. I Religiosi cedettero la custodia a degli Eremiti il 12 agosto 1767. In seguito venne affidata al Sacerdote Francesco Scoppa che dal 16 giugno 1784 coabitò con il vecchio Eremita, ma solo nell'anno 1792 venne eletto Custode effettivo dal Municipio, compito che esercitò per 62 anni. Il nuovo Custode incastonò la Santa Immagine della Vergine ad un Artistico ornato in legno scolpito e dorato (1790). Curò il decoro del Santuario e la stabilita' dell'abitazione. Un documento dell'archivio comunale dichiarava che la Chiesa era la più frequentata per la Venerazione alla Santa Immagine. I fedeli adornarono l'immagine, e posero ex Voto alle pareti della Cappellina. Il nuovo Rettore Don Vincenzo Cammoranesi curò con zelo il Santuario, ottenne privilegi e indulgenze particolari. Con breve apostolico, Pio VI creò la Pia Unione dei Fedeli della Madonna degli Angeli e la Via Crucis. Il successore Nazzareno Pallotta, nominato il 22 maggio 1925, fece fondere due campane che pose in un'apposita architettura sopra il tetto del Santuario. Gli successe il nipote Benedetto Berdini che fece restaurare la facciata, rivestì il pavimento di marmi preziosi e sistemò l'Altare principale; dotò la Chiesa e l'Abitazione del Custode di un impianto di riscaldamento. La Chiesa ospita all'esterno nella parete ovest un bassorilievo che raffigura un Aquila che si crede possa provenire dall'Abbazia di Santa Croce al Chienti. Meritano menzione le opere pregiatissime in legno donate e realizzate dall'Artigiano Stefano Greci. Il 15 agosto 1898 il Sacerdote Nazzareno Pallotta compose insieme ad un suo collaboratore un manoscritto visibile all'interno della Chiesa dal titolo Ave Regina Angelorum utile alla ricostruzione della storia: "In questa Chiesa si venera l'Immagine di Maria Santissima degli Angeli dipinta al muro, che da tempo immemorabile fu ritenuta sempre prodigiosa, ne fanno fede i molti Voti che adornano le pareti della Sacra Cappella. Intorno alla storia della medesima niente si può dire di certo, mancando i relativi documenti, deperiti per l'incendio dell'Archivio comunale avvenuto nel secolo XV°. Nel medesimo Comune, da alcuni Atti notarili redatti in data: 14 ottobre 1587, 6 febbraio 1584, 10 dicembre 1587, e 13 luglio 1590 si rileva, che prima della Bolla di Papa Innocenzo X°, hanno tenuto questo luogo i Religiosi Apostolini; per qualche tempo, vi hanno dimorato i terziari di San Francesco; successivamente vi sono stati diversi Eremiti fino al 1792, epoca in cui la Chiesa fu affidata dal Municipio alla Custodia del Sacerdote Don Francesco Scoppa che la tenne fino all'anno 1825. Passo quindi alla Custodia del Sacerdote Don Vincenzo Cammoranesi che vi dimorò 62 anni, essendo morto il 30 di Gennaio all'età di 96 anni, attualmente è custodita dall'autore del Manoscritto. In detta Chiesa e sotto il medesimo titolo, viene creata il 21 giugno 1816 una Pia Unione di Devoti utriusque sexus canonicamente eretta, mediante Rescritto della B. M. di Sua Eminenza Rema, per tributare maggiori ossequi alla Regina del Cielo. L'Unione fu arricchita di Indulgenze.

Chiesa di Sant'Agostino[modifica | modifica wikitesto]

Eretta in onore di Sant'Antonio nel XIV secolo. Dopo la distruzione del convento agostiniano nel 1377 è stata riconsacrata a Sant'Agostino. Ospita un portale in pietra con decorazioni a candelabra del 1505 che impreziosisce la graziosa facciata in stile barocco. Restaurata nel 1760 e chiusa al culto agli inizi del XX secolo, ospitò le funzioni religiose durante il restauro interno della parrocchia di Sant'Elpidio Abate agli inizi del XXI secolo. L'interno è abbellito dalla presenza di stucchi e da un coro (1760). Ospitò l'Altare dedicato al Beato Clemente Briotti visibile presso la Chiesa di Sant'Elpidio Abate e l'olio su tela di Vincenzo Pagani "Madonna in gloria con Bambino e Santi" conservato nella Pinacoteca Civica di Ripatransone.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Realizzata nel XIV secolo, al suo interno contiene la tela del Tizianello del 1564, due tele di Ripani.

Basilica Lateranense di Maria Santissima della Misericordia[modifica | modifica wikitesto]

Iniziata nel 1575, all'esterno presenta un portale ligneo e due meridiane in alto che da sinistra verso destra indicano rispettivamente l'ora italica e astronomica. Al suo interno conserva una tela del Pittore anconetano Andrea Lilli "Il Miracolo di Santa Marta" del 1602; affreschi di Andrea Boscoli del 1603 e tre tele che raffigurano "Lo Sposalizio della Vergine", "La Nativita'" e "La Madonna della Misericordia"; gli affreschi della volta a botte opera di Cristoforo Roncalli del XVII secolo, un organo di Gaetano Callido del 1785 e Pietro Nacchini del 1757. La Basilica, gestita dall'Arciconfraternita di Maria Santissima della Misericordia eretta il primo giugno 1399, è dal 1974 sede dell'Accademia organistica elpidiense.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Costruita a partire dal 1576 insieme all'ex Convento dei Cappuccini. Le opere pittoree realizzate nel 1758 da Filippo Ricci "Il sogno di San Giuseppe" e "Lo Sposalizio della Vergine" adornano l'interno.

Chiesa di San Filippo Neri[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1735 e completata nel 1789. All'interno il soffitto a volta è stato dipinto con la tecnica della tempera dall'Artista Giovan Battista Ripani. La navata unica è impreziosita da colonne corinzie, dalle statue di San Pietro e Paolo e dalle pitture che raffigurano lo "Sposalizio della Vergine", l'"Adorazione dei Pastori" e la "Trinita, la Madonna e gli Angeli". La Chiesa ospita la pala d'altare di Nicola Monti che raffigura L'Estasi di San Filippo Neri che esplicita il Testo "Dilatasti Cor Meum" sorretto sopra l'Altare da due Cherubini. Carlo Gavardini è autore di quattro tele, da sinistra in alto "L'Annunciazione", da sinistra in basso "La Visitazione" da destra in alto "La Fuga in Egitto", da destra in basso "La Presentazione al Tempio". La Chiesa conserva l'organo del maestro veneto Gaetano Callido del 1794.

Oratorio dei Filippini[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato nel XVIII secolo su indicazioni dell'Architetto Giuseppe Valadier.

Chiesa del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Realizzazione del XIX secolo.

Chiesa del Santissimo Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa costruita nel XIII secolo dai Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme è stata in seguito quasi completamente ricostruita, fa eccezione il portale di entrata rimasto intatto.

Chiesa di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Convento dei Minori Osservanti[modifica | modifica wikitesto]

Torre gerosolimitana[modifica | modifica wikitesto]

Portata a compimento nel XVI secolo dai Cavalieri Gerosolimitani (una delle varianti del nome dell'ordine che nasce a Gerusalemme nel 1048 ad opera di Mercanti della Repubblica Marinara di Amalfi che decidono di fondare nella Città Santa una Chiesa, un Convento e un Ospedale), la torre costruita nel punto più alto della città è alta circa 28 metri ha forma quadrata (circa 8,19 metri di lato) ed è caratterizzata da spesse mura perimetrali (1,60 metri), con planimetria che richiama la Croce di San Giovanni. Si accede all'interno attraverso un portone d'ingresso sormontato da una lunetta paleocristiana del X secolo il cui bassorilievo rappresenta una figura allegorica della Crocifissione del Cristo, elemento che la tradizione indica provenire dall'Abbazia di Santa Croce al Chienti. Nella seconda metà del XVII secolo, sopra la torre sono state inserite due campane, la più grande è dedicata al Cristo, alla Madonna, a San Nicola e Sant'Elpidio Patrono della Città, e nel lato est della torre un orologio meccanico posto al di sotto della croce ad otto punte dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e al di sopra di un monumento (inaugurato il 24 settembre 1893) dedicato ai protagonisti dell'unità d'Italia i cui volti sono stati immortalati con la tecnica dell'altorilievo realizzata su quattro medaglioni di bronzo che adornano una lapide nella quale è inciso uno scritto composto da Tommaso Casini: "Il municipio e i Cittadini di Sant'Elpidio a mare vollero in questo marmo raffigurare le sembianze ed incisi i nomi di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi, di Giuseppe Mazzini e di Camillo Cavour per additare al memore affetto dei posteri gli ardimenti generosi e le eroiche imprese, l'apostolato civile e la sapienza politica onde agli Italiani fu restituita la Patria".

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato conserva resti dei tre kilometri della cinta muraria (XIII e XIV secolo) medioevale e solo tre delle sette porte originarie. Via dei Torrioni offre uno splendida vista dall'alto dei comuni limitrofi e dei monti Sibillini.

Porta Canale[modifica | modifica wikitesto]

L'architettura difensiva eretta nel XIV secolo è l'unica porta originaria rimasta ancora intatta. Sulle sue mura è stato incastonato nel 1527 un bassorilievo in pietra che raffigura Sant'Elpidio a cavallo apparso in una battaglia contro i Saraceni.

Porta Marina[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruita agli inizi dell'Ottocento dopo essere stata distrutta dai cannoni dell'Esercito di Napoleone nel 1797.

Porta Romana[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruita interamente in epoca fascista (1930).

Palazzo comunale[modifica | modifica wikitesto]

Eretto nel XIV secolo per svolgere la funzione di Palazzo dei Priori, è stato ristrutturato nel XVI secolo seguendo le indicazioni dell'Architetto Pellegrino Tibaldi. La facciata è in stile classico. Ospita l'archivio storico.

Teatro Luigi Cicconi[modifica | modifica wikitesto]

Della costruzione del 1870 realizzata su progetto di Ireneo Aleandri conserva solo la facciata in stile neoclassico. L'interno è stato completamente rifatto negli anni dal 1952 al 1953.

Fontana della Pupa[modifica | modifica wikitesto]

Realizzata per celebrare l'installazione della rete idrica della città, venne inaugurata il 16/09/1907.

Marchesato di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso realizzato nel diciottesimo secolo dalla famiglia dei Nannerini, è impreziosito in alcune stanze da affreschi sulle pareti. L'archivio storico della famiglia Falconi testimonia il prestigio sociale rivestito dai penultimi proprietari della villa. La Chiesa di Santa Caterina in cui ha sede l'omonima parrocchia è il cuore dell'area.

Villa Maggiori Colonna[modifica | modifica wikitesto]

Villa San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Villa Brancadoro[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione conserva vicino al torrione le mura di un antico Monastero del XIII secolo.

Palazzo Montalto Nannerini[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo cinquecentesco del Cardinale Peretti di Montalto Nipote di Sisto V, diventa di proprietà dei Nannerini Marchesi di Nannarini, quindi Monastero dell'ordine delle Oblate Salesiane, delle Monache Benedettine, ed infine delle Suore del Sacro Cuore. Ora le sue stanze sono sede della Contrada San Giovanni.

Palazzo Manlio-Fratalocchi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Brancadoro[modifica | modifica wikitesto]

Costruito agli inizi del XIX secolo dal Cardinale Cesare Brancadoro.

Palazzo Bartolucci Godolini[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Errighi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sinibaldi Odoardi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Fassitelli[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Archivio storico[modifica | modifica wikitesto]

Conserva manoscritti che risalgono al IX secolo, pergamene, bolle Papali e Imperiali.

Biblioteca Comunale Antonio Santori[modifica | modifica wikitesto]

Pinacoteca civica[modifica | modifica wikitesto]

Situata all'interno dell'antico convento dei Padri Filippini, contiene al suo interno il polittico "Incoronazione della Vergine" del XV secolo di Vittore Crivelli composto da 18 pannelli realizzati con la tecnica della tempera su legno in cui il Pittore raffigura in alto da sinistra verso destra Sant'Antonio da Padova, Sant'Elpidio, La Madonna, Il Messia, Santa Maria di Magdala, San Bernardino da Siena; al centro da sinistra verso destra San Bonaventura da Bagnoreggio, San Giovanni Battista, L'Incoronazione della Vergine, San Francesco d'Assisi, San Ludovico di Tolosa; e in basso sei pannelli di piccole dimensioni che illustrano episodi della vita di San Giovanni Battista. Le rappresentazione dei Santi su fondo oro del pittore veneziano sono assemblate in una cornice dorata di stile gotico la cui parte superiore è in gran parte perduta. All'interno della pinacoteca civica sono conservate altre due opere del Pittore Veneto: - il trittico con cimasa "Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta" che si compone di quattro pannelli realizzati con la tecnica della tempera su legno che raffigurano il Cristo, la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, San Giovanni Battista e San francesco assemblati da una cornice di stile classico - un dipinto che raffigura un Monaco Francescano nell'atto di pregare. Il Polittico e il Trittico vennero commissionati dai Frati per arredare la Chiesa dei Minori Osservanti. Pregevoli sono le opere realizzate da Hernestus De Schaychis "Madonna del Rosario", Nicola Monti "La Vergine con Il Bambino in braccio" e da Gerolamo Dente "Assunzione della Vergine". Le otto tavole che raffigurano episodi della vita di Sant'Elpidio sono una riproduzione dell'originale dipinto da Giacomo Di Nicola da Recanati conservato in un museo di Parigi. L'edificio restaurato dall'architetto Giuseppe Valadier, ospita anche la sala degli argenti in cui sono conservate pregevoli opere di oreficeria e argenteria realizzate dal secolo XVII al secolo XIX. La collezione di arte grafica contemporanea contiene opere di Bruscaglia, Cagli, Capozucca, Ciarrocchi, Licata, Pierleoni, Offidani, Sanchini e Trubbiani.

Museo della calzatura[modifica | modifica wikitesto]

Le sale del museo ospitano pantofole, zoccoli, sandali, scarpe e stivali prodotti a partire dal Medioevo oltre che in Italia anche in altri Paesi d'Europa, in India, Cina, Africa, Canada e America Latina. Il museo ospita inoltre stampe antiche, calzatoi e attrezzature e macchinari di cui i calzolai si sono avvalsi in passato per la realizzazione del loro prodotto. Il museo ospita inoltre le scarpe indossate dai Papi Leone XIII, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Museo dei fossili[modifica | modifica wikitesto]

Situato all'interno della Nobile Contrada di San Giovanni ospita reperti dell'era Paleozoica, Mesozoica, Cenozoica, Neozoica.

Osservatorio astronomico[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurato l'8 dicembre 1986, grazie all'impegno del Professore Tombolini Giovanni che ne ha curato la creazione e la gestione, dispone di un telescopio riflettore di 254 millimetri di diametro ed è aperto al pubblico tutti i lunedì feriali dalle ore 22:00 alle ore 24:00. Nel 2005 anche l'Astrofisica e Divulgatrice scientifica Italiana Margherita Hack ha varcato la porta d'ingresso della struttura che ha avuto l'onore di ospitare il primo seminario nazionale di gnomonica nel 1987 coordinato dall'unione Astrofili Italiani (UAI).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti a Sant'Elpidio a Mare al 1º gennaio 2011 sono 1.611 e rappresentano il 9,4% della popolazione residente.

La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Repubblica Popolare Cinese con il 21,4% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall'India (16,4%) e dall'Albania (14,7%).

Paese Numero
Cina Cina 344
India India 264
Albania Albania 237

[5]

Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

La Confraternita del Santissimo Sacramento istituita il 30 luglio 1550 con Bolla di Papa Giulio III, venne eretta nella Chiesa di Sant'Elpidio Abate grazie al contributo di fedeli laici provenienti da diverse estrazioni sociali che si assunsero l'impegno di provvedere all''olio della lampada devozionale posta sopra l'Altare maggiore, di custodire i Reliquiari e promuovere la Venerazione del Santissimo Sacramento. Ogni terza domenica del mese dopo aver partecipato alla Santa Messa organizzavano nella Chiesa una Processione Eucaristica. Distribuivano l'Eucarestia agli infermi. Istituirono un monte frumentario che restò attivo fino alla meta' del XIX secolo per aiutare e distribuire il pane ai poveri e ai bisognosi. Oggi la Confraternita del Santissimo Sacramento gestisce la Chiesa di San Filippo Neri e l'annesso Oratorio e conserva le Reliquie di San Filippo Neri e Santa Rita da Cascia. A capo della Confraternita è il Priore che la rappresenta dinanzi all'Autorità Ecclesiastica e Civile. L'attuale Priore della Confraternita è Bonfigli Fulvio.

Confraternita della Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Arciconfraternita di Maria Santissima della Misericordia[modifica | modifica wikitesto]

Creata il 1º giugno 1399.

Confraternita di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica wikitesto]

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Musicali:

1. Costituiscono eredità della "Cappella Musicale della Collegiata" attiva dal 1591 al 1919: l'Accademia Organistica Elpidiense (1974), la Corale Angelico Rosati (1993), il Pueri Cantores (2001) e la Schola Cantorum Santa Cecilia (fondata nel 2004).

2. L'associazione musicale Antonio Vivaldi è una scuola di musica costituita nel 1988; dispone di uno studio di registrazione denominato "centro studi musicali musiquario".

  • Storiografiche:

L'Academia Elpidiana edita il periodico di attualità culturale e memoria storica "Il Mio Paese"

Ordini Cavallereschi[modifica | modifica wikitesto]

Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

Da marzo 2008 Sant'Elpidio a mare è sede della Delegazione dell'Ordo Equestris Sancti Sepulcri Hierosolymitani per le Diocesi di Ascoli Piceno, Camerino, Fermo, Macerata e San Benedetto del Tronto. Il Priore che affianca il Delegato responsabile della Delegazione dell'Ordine è l'Arcivescovo Metropolita di Fermo.

Gruppo Comunale di Protezione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Istituito nell'anno 1988 è il più longevo della Regione Marche.

Feste, tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • La "Giornata della Pace" viene celebrata il 1º gennaio giorno di Santa Maria Madre di Dio.
  • La venuta dei Magi il giorno dell'Epifania il 6 gennaio viene interpretata da figuranti in costume dell'epoca.
  • La festa di Sant'Antonio Abate il 17 gennaio viene celebrata con una solenne cerimonia presso la Chiesa di Sant'Elpidio Abate la domenica nella messa delle 10:30, segue la benedizione degli animali, la processione della Statua di Sant'Antonio per le vie del centro e la distribuzione del pane di Sant'Antonio benedetto dall'Arciprete.
  • Giornata per la vita celebrata la prima domenica di febbraio coinvolge nella Santa Messa tutti i Battezzati durante l'anno.
  • Dal 16 giugno 2007 nel secondo week-end di giugno si svolge la manifestazione "Di arte in vino" all'interno delle ex cantine del cinquecentesco Palazzo Montalto Nannerini oggi sede della Nobile Contrada di San Giovanni.
  • Dal 1993 l'ultima settimana di luglio, si celebra la Città Medioevo per rievocare la vita della Città nel XIV secolo.
  • Dal 1953, ogni seconda domenica del mese di agosto, si celebra la Contesa del secchio, la prima rievocazione storica delle Marche.
  • Il Santo Patrono ricorre il 2 settembre.

Premio Elpidiense dell'anno[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione nata nel 1990 ha l'obiettivo di valorizzare quei Cittadini che distintisi in ambito professionale, associazionistico, culturale, sportivo..., di riflesso accrescono il prestigio del Paese al quale appartengono. Il Sindaco dona al Vincitore una statua di Sant'Elpidio a cavallo.

Persone legate a Sant'Elpidio a Mare[modifica | modifica wikitesto]

Aziende[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 giugno 1999 25 giugno 2004 Renzo Offidani centro-sinistra Sindaco [6]
26 giugno 2004 27 maggio 2007 Giovanni Martinelli centro-destra Sindaco [6]
28 maggio 2007 20 maggio 2012 Alessandro Mezzanotte centro-sinistra Sindaco [7]
21 maggio 2012 in carica Alessio Terrenzi lista civica Sindaco [8]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le frazioni del territorio elpidiense sono:

  • Castellano: un tempo Castel di Castro, fortezza sconfitta dall'emergente Sant'Elpidio nel 1300.
  • Cascinare e Bivio cascinare: ricca di piccoli laboratori artigiani, la sua economia è basata prettamente sull'industria calzaturiera.
  • Cura mostrapiedi: piccolo abitato a carattere rurale in cui è presente una forte industria calzaturiera.
  • Luce - Cretarola: un tempo sede dei marchesi Nannerini dei Nannerini ora sede dell'opera Pia Falconi.

Tra le frazioni del territorio comunale si trova anche Casette d'Ete che conta circa 2.900 abitanti ed è situata fra le colline elpidiensi e il fiume Ete morto. Ricca di piccoli laboratori artigiani, la sua economia è basata prettamente sull'industria calzaturiera e di pelletterie in genere.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte della Zona Territoriale n. 11 di Fermo dell'Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche (in sigla Z.T. n. 11 - A.S.U.R. Marche). Fa parte del Distretto sanitario n° 1 di Porto Sant'Elpidio.

È sede distaccata del Tribunale di Fermo, avente giurisdizione civile e penale anche sui comuni di Montegranaro, Monte Urano e Porto Sant'Elpidio.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 11[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio principale è l'Associazione Sportiva Dilettantistica Elpidiense Cascinare che milita in Eccellenza, le altre sono il Casette d'Ete (Seconda Categoria), squadra dell'omonima frazione e la Vigor Viola (Seconda Categoria).

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

Il paese ha varie squadre di calcio a 5, tutte in Serie D girone F marchigiano: l'Atletico Bivio Cascinare 2006 della frazione Cascinare, l'ASD S.E.M. (dove S.E.M. sta a significare Sant'Elpidio a Mare) e l'ASG Sant'Elpidio a Mare, che è la squadra più seguita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ G. Martinelli, Il beato Clemente e le vicende della Sacra spina fra Sant'Elpidio e Fermo, Livi Fermo, 2009
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ tuttitalia.it. URL consultato il 25-11-2012.
  6. ^ a b Repubblica.it - Elezioni 2004
  7. ^ Speciale elezioni 2007 - Elezioni amministrative
  8. ^ Sant'Elpidio a Mare - Ballottaggio - Elezioni Comunali 6-7 maggio 2012 - la Repubblica.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. P. Massi. Il mio paese. Fermo, 1897/98, 2 volumi.
  • A. Bacci e C. Medaglia Elpidiani. "Memorie storiche della città di Cluana", Macerata, 1692

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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