Sant'Angelo (rione di Roma)

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Coordinate: 41°53′36″N 12°28′40″E / 41.893333°N 12.477778°E41.893333; 12.477778

R. XI Sant'Angelo
Il Tempio Maggiore di Roma
Il Tempio Maggiore di Roma
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma
Circoscrizione Municipio Roma I
Superficie 0,1376 km²
Abitanti 1 332 ab.[1] (2009)
Densità 9 680,23 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Sant'Angelo è l'undicesimo rione di Roma, indicato con R. XI[2].

Lo stemma rappresenta un angelo su sfondo rosso, con un ramo di palma nella mano sinistra. In un'altra versione, l'angelo appare con una spada nella mano destra ed una bilancia nella sinistra[3].

Sant'Angelo è il più piccolo fra i rioni romani. Esso si trova sulla sponda sinistra del Tevere davanti all'Isola Tiberina, confinando in senso orario da ovest con i rioni di Regola, Sant'Eustachio, Pigna, Campitelli e Ripa. A sudovest si affaccia sul fiume.

Il territorio del rione è pianeggiante ed essendo molto basso, prima della costruzione dei muraglioni, era particolarmente esposto alle piene del fiume.

L'importanza storica del quartiere deriva soprattutto dalla presenza sul suo territorio del Ghetto degli Ebrei e della Sinagoga.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'età Romana: Circus Flaminius[modifica | modifica sorgente]

Plastico dell'area meridionale della IX regio,"Circus Flaminius", all'inizio del IV secolo, vista da sud. Il teatro in primo piano è quello di Marcello, quello in secondo piano quello di Balbo, alla cui destra è visibile la Crypta Balbi. La grande piazza è ciò che rimane del Circo: sul lato nord della piazza sono visibili, da destra a sinistra, il Portico di Ottavia e quello di Filippo.

Durante la prima età romana, il territorio di Sant'Angelo si trovava al di fuori delle Mura Serviane ma, essendo posto proprio di fronte all'isola, dove il fiume – almeno in estate - poteva essere guadato facilmente, esso aveva grande importanza strategica. I ponti Cestio e Fabricio, costruiti nel corso del I secolo a.C., collegando l'isola rispettivamente con la sponda destra e quella sinistra del fiume, aumentarono ancora l'importanza dell'area[4].

Durante l'Impero il distretto divenne parte della IX Regio (Circus Flaminius), la quale prese il nome dal secondo circo di Roma in ordine di grandezza, qui costruito durante il III secolo a.C. da Gaio Flaminio Nepote. L'area intorno al Circo Flaminio[5], sorgendo vicino al Campidoglio ed il Foro romano, fu destinata da Augusto ad essere parte del centro monumentale di Roma, con edifici dedicati a rappresentazioni teatrali (il Teatro di Marcello[6] e quello di Balbo),[7] e templi.

Inoltre, due magnifici Portici, entrambi ricostruzioni di Portici repubblicani, furono costruiti verso la fine del I secolo a.C.: la Porticus Octaviae e la Porticus Philippi. Il primo fu eretto da Augusto, che lo dedicò a sua sorella Ottavia[8], il secondo fu eretto da suo suocero Filippo[9].

Parte dello spazio necessario per questi edifici fu ottenuta alle spese del Circo Flaminio, che fu quindi smantellato da Augusto[10].

Il Medioevo: Sant'Angelo in foro piscium[modifica | modifica sorgente]

La Pescheria in via del Portico d'Ottavia (ca.1860). Le lastre marmoree dove il pesce era venduto sono visibili su entrambi i lati della strada. Le case sulla sinistra furono demolite insieme al Ghetto nel 1885, mentre quelle sulla destra esistono ancora, ed ospitano alcuni fra i migliori ristoranti di cucina ebraica.

Dopo la fine dell'Impero, gli edifici monumentali caddero in rovina,[11] ma alcuni fra di essi furono trasformati in fortilizi. Diversi fattori giocarono un ruolo importante in questa trasformazione: prima di tutto, la mole e la solidità di costruzione; quindi, la vicinanza al Tevere (dopo la distruzione degli acquedotti durante la Guerra gotica, il fiume divenne la sola fonte d'acqua potabile per la città). Infine, la possibilità di controllare l'accesso alla sponda destra tramite i Ponti Fabricio, Cestio ed Emilio,[12] i soli ancora transitabili all'interno del perimetro della mura Aureliane all'inizio del medioevo.

Le famiglie baronali dei Fabi e – più tardi - dei Savelli, i quali sull'Aventino possedevano anche la fortezza chiamata Rocca Savella, si annidarono dentro le rovine del teatro di Marcello, mentre gli Stefaneschi costruirono dentro il Teatro e la Cripta di Balbo il castello chiamato Castrum aureum, che più tardi donarono al monastero di Santa Caterina.

Il mercato del pesce si spostò invece dal Foro Piscario, situato vicino al Foro Romano, fra le rovine del Portico d'Ottavia, e rimase lì sino alla fine dell'Ottocento, divenendo uno dei luoghi più pittoreschi di Roma.

Durante il Medioevo il distretto prese il nome di Vinea Thedemari, mentre la sua parte settentrionale venne chiamata Calcaràrio, dalle Calcare (forni per la Calce), che per secoli produssero la Calce ottenuta bruciando i marmi dei Fori.

Più tardi apparve anche la denominazione attuale Sant'Angelo, dalla chiesa più importante del rione, Sant'Angelo in Foro Piscium ("Sant'Angelo in pescheria"). Questa chiesa, eretta nel 770 dentro i Propilei del Portico di Ottavia, ebbe una grande importanza storica durante l'età medievale. Da qui, la domenica di Pentecoste del 1347, i Romani, guidati da Cola di Rienzo, lanciarono l'assalto al Campidoglio nel tentativo di ripristinare la repubblica Romana.

Sant'Angelo, essendo come i rioni confinanti di Regola e Ripa un quartiere essenzialmente operaio, ospitò molte corporazioni: vicino alla chiesa di Santa Caterina erano presenti i funari,[13], i quali torcevano le funi nel cortile porticato lungo 60 m della Crypta Balbi. Lungo le Botteghe Oscure così erano chiamate le arcate del Teatro di Balbo - era prodotta la calce, mentre fabbri e calderai avevano le loro botteghe dentro le arcate del teatro di Marcello[14].Infine, cardatori e cimatori avevano le loro botteghe presso la chiesa di San Valentino[15], mentre i pescivendoli avevano il loro mercato in via del Portico d'Ottavia, dove essi vendevano il pesce su tavole marmoree le quali erano affittate a caro prezzo dalle famiglie nobili romane. Sul muro vicino al Portico è ancora oggi visibile la copia di una lastra marmorea (l'originale può essere visto nei Musei Capitolini), la cui lunghezza dà la dimensione massima dei pesci che potevano essere venduti interi. A quelli che erano più lunghi bisognava tagliare la testa, la quale doveva essere data ai Conservatori (I consiglieri comunali della Roma papale), che la usavano per preparare una zuppa di pesce[16]. L'attività più caratteristica della pescheria era il cosiddetto cottío, cioè la vendita all'incanto del pesce, che aveva luogo ogni notte alle due. Particolarmente atteso era il cottío dell'antivigilia di Natale, il quale era frequentato da moltissimi romani i quali andavano a procurarsi il pesce per il cenone della Vigilia. Per i Romani il cottío dell'antivigilia costituiva l'inizio delle feste natalizie[17].

Rinascimento: Serraglio delli Ebrei[modifica | modifica sorgente]

Il Ghetto scomparso: via Rua in un acquerello di Ettore Roesler Franz (1880 ca.). Via Rua (Rua è una parola analoga al Francese rue) era la strada principale nel vecchio Ghetto. Qui erano situati molti rigattieri e venditori di abiti usati.

Il Rinascimento arrivò a Sant'Angelo intorno alla metà del XV secolo. A quel tempo Lorenzo Manili, un nobile romano entusiasta della sua città, costruì la propria dimora decorandone la facciata con rilievi romani ed una lunga iscrizione in latino, dove egli esalta la rinascita della città Eterna[18].

Nel XVI secolo, i Savelli fecero costruire in cima al Teatro di Marcello un bellissimo palazzo, opera di Baldassarre Peruzzi, il quale più tardi divenne possesso degli Orsini. Nel frattempo, nella parte nord del rione, un'altra potente famiglia, i Mattei, eresse ben quattro palazzi[19], i quali insieme formarono un isolato, chiamato "Isola dei Mattei"[20]. In questo periodo anche altre nobili famiglie, come i Costaguti, i Santacroce ed i Serlupi, scelsero di costruire le loro residenze in Sant'Angelo.

Ma, mentre il vento del Rinascimento stava iniziando a soffiare per Roma, un altro evento cambiò profondamente il destino del rione: l'arrivo degli Ebrei. Una colonia Ebraica era presente a Roma sin dall'inizio dell'era cristiana, ma gli ebrei a quel tempo vivevano in Transtiberim, vicino all'odierno Porto di Ripa Grande.

A causa della decadenza del commercio fluviale, all'inizio del XV secolo essi abbandonarono la sponda destra e si sparsero per la città. A quel tempo, in Roma vivevano circa 2.000 Ebrei: 1.200 a Sant'Angelo (qui essi ammontavano all'ottanta per cento della popolazione), 350 alla Regola, 200 in Ripa, mentre gli altri erano sparsi nei distretti restanti[21].

Circa un secolo dopo, il 14 luglio 1555, Papa Paolo IV, un campione della Controriforma, promulgò la Bolla "Cum nimis absurdum", dove egli revocava tutti i diritti della comunità israelita e la rinchiudeva in un quartiere murato[22], il Ghetto. I Cristiani che erano proprietari degli edifici posti all'interno del recinto poterono mantenere la proprietà ma, grazie al così detto "jus gazzagà" (diritto di possesso) essi non potevano né mandar via gli inquilini né aumentare gli affitti[23].

Il muro era interrotto da due[24] porte, le quali venivano aperte all'alba e chiuse ogni sera, un'ora dopo il tramonto fra novembre e Pasqua, due ore dopo negli altri periodi dell'anno[25]. L'area aveva forma trapezoidale, e non conteneva quasi edifici degni di nota. La sola piazza importante – Piazza Giudea[26] – era divisa dal muro in due parti. Le tre chiese che sorgevano nel Ghetto furono sconsacrate e demolite subito dopo la sua costruzione.

Agli Ebrei romani era permesso di esercitare solamente lavori di basso grado, come stracciaroli, rigattieri o pescivendoli[27].. Essi potevano anche esercitare prestiti a pegno, e questa attività eccitava l'odio dei romani contro di loro.

Nel gioco del Lotto, essi potevano giocare solo numeri bassi ed appartenenti alla stessa decina (da uno a trenta)[28], tanto è vero che, quando accadeva che venissero estratte cinquine di questo tipo, i romani dicevano che in Ghetto quel giorno era festa grande[29].

Quando si recavano fuori del loro distretto, gli uomini dovevano indossare un panno giallo (lo "sciamanno"), e le donne un velo giallo (lo stesso colore delle meretrici)[27]. Durante le feste essi dovevano divertire i Cristiani, gareggiando in competizioni umilianti. Dovevano correre nudi con una corda intorno al collo, oppure con le gambe in un sacco. Talvolta gli ebrei si facevano cavalcare dai soldati a mo' di cavalli[30].

Ogni anno in Campidoglio il Rabbino capo doveva rendere omaggio al Caporione (il capo dei Conservatori), ricevendone in cambio un calcio nel sedere. Con questa "cerimonia" la comunità ebraica riceveva così il permesso di rimanere un altro anno nella città eterna.[31]

Ogni sabato la comunità israelitica era obbligata ad ascoltare una predica coatta[32] davanti alla chiesetta di San Gregorio a Ponte Quattro Capi, proprio al di là del recinto[33].

Al tempo della sua costruzione, nel Ghetto – come quasi dappertutto a Roma – non esisteva acqua corrente. In ogni modo, alcuni anni dopo i Pontefici fecero costruire nel rione diverse fontane[34], ed una venne posta in Piazza Giudea[35].

Naturalmente, la gran quantità di popolazione che viveva in un'area così piccola[36], insieme all'indigenza della comunità, causò terribili condizioni igieniche. Il distretto, trovandosi molto in basso e vicino al Tevere, era spesso inondato. Durante la peste del 1656, 800 abitanti su 4.000 morirono a causa dell'epidemia[37]. Sant'Angelo, che era il rione con la superficie più piccola, era anche, grazie alla presenza del Ghetto, quello con la maggiore densità di popolazione.

L'età moderna[modifica | modifica sorgente]

Sant'Angelo nell'anno 1777 (Mappa edita da Monaldini). Nella parte meridionale della pianta, ad ovest del teatro di Marcello, è visibile il Ghetto, racchiuso dal suo muro.

Il seicento ed il settecento passarono senza eventi degni di nota per il rione: il centro di gravità della Chiesa si era già spostato dal Laterano al Vaticano e Borgo, ed il Campidoglio aveva perso la sua importanza come zona residenziale in favore della pianura di Campo Marzio

Le cose iniziarono a cambiare con la Rivoluzione francese. Durante la Repubblica Romana, nel 1798, le porte del Ghetto furono finalmente aperte, e l'albero della Libertà venne piantato in Piazza Giudea. Sfortunatamente, la caduta di Napoleone causò il rientro degli Ebrei nel distretto murato. Nel 1847, Pio IX ordinò la demolizione del muro ma, a causa della resistenza dei Romani, il compito dovette essere eseguito durante la notte. Comunque, fu solo dopo il 20 settembre 1870, che gli Ebrei romani cessarono di essere considerati cittadini di seconda classe. Dopo l'unificazione italiana, grandi trasformazioni alterarono il rione. Enormi muraglioni, i lungotevere, furono costruiti lungo il fiume, in modo da evitare gli effetti rovinosi delle piene, e questo causò la demolizione della pittoresca quinta di case che si specchiavano nel Tevere. Il Ghetto, sebbene gli ebrei fossero ora liberi cittadini, era affollato come prima dalla comunità israelitica[38], ma le condizioni igieniche sempre precarie spinsero ad una soluzione radicale. L'intero quartiere venne quindi demolito nel 1885, spendendo molto più dei cinque milioni di Lire originariamente preventivati, e nuovi edifici, che mal si intonavano all'ambiente circostante, sorsero intorno alla nuova Sinagoga. La sola parte di Sant'Angelo che possa ancora dare un'idea del vecchio ghetto è quella lungo Via della reginella, la quale venne inclusa nel recinto solo all'inizio dell'Ottocento[39].

Durante gli anni venti del secolo scorso, Sant'Angelo venne coinvolto nel gigantesco programma di demolizioni messo in atto dal regime fascista. Nel 1926, il quartiere intorno al Teatro di Marcello venne demolito, mentre il monumento veniva isolato e restaurato. Molti vicoli e piazzette pittoresche scomparvero ma, d'altra parte, templi romani[40] vennero di nuovo alla luce. Inoltre, anche bellissime case medievali[41] sino a quel momento nascosti sotto superfetazioni più tarde, poterono essere restaurati con cura.

Infine, nel 1940, nel lato settentrionale del rione Via delle Botteghe Oscure venne drasticamente allargata, ed anche qui chiese e palazzi caddero vittime del piccone.

Dopo le demolizioni del periodo fascista, venne deciso di modificare i limiti storici del rione, stabiliti nel 1743 sotto Benedetto XIV. Sant'Angelo si è quindi esteso, incorporando parti marginali ma importanti dei rioni confinanti Campitelli e Ripa[42].

Durante l'occupazione tedesca di Roma nel corso della seconda guerra mondiale, la comunità ebraica romana venne costretta a pagare 50 kg d'oro alle SS, per evitare la deportazione nei campi di concentramento nazisti. Ciò non fu sufficiente: nonostante il pagamento del riscatto, il 16 ottobre 1943 2.091 di essi furono deportati, e parecchi di loro morirono in Germania. Molti altri vennero anche uccisi il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine[37].

Sant'Angelo oggi[modifica | modifica sorgente]

All'alba del XXI secolo Sant'Angelo rimane una delle zone più caratteristiche nella vecchia Roma. Mentre la parte settentrionale del rione, con la sua ragnatela di vicoli stretti e solitari che la proteggono dal traffico, mantiene un carattere prettamente residenziale, la parte meridionale è sempre caratterizzata dalla forte presenza ebraica. Le strade intorno al Portico d'Ottavia mantengono così l'atmosfera di un villaggio, ed ospitano diversi negozietti (condotti per lo più da Ebrei) e molte Trattorie, che, con i loro carciofi alla giudia e filetti di baccalà, perpetuano la tradizione della cucina ebraica romanesca.

La presenza di una forte comunità Ebraica rende necessaria una presenza continua – anche se discreta - di Polizia e Carabinieri, schierati soprattutto nelle vicinanze della Sinagoga, in modo da prevenire attentati.

Sant'Angelo ospita anche diverse istituzioni culturali, come l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, la Discoteca Nazionale e il Centro di Studi Americani, che possiede la biblioteca europea più importante avente come soggetto gli Stati Uniti[43].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma del rione

I confini[modifica | modifica sorgente]

  • Pigna: via Florida, via delle Botteghe Oscure
  • Campitelli: via dell'Aracoeli, vicolo e piazza Margana, via dei Delfini, via Cavalletti, via della Tribuna di Campitelli, via Montanara, via del Teatro di Marcello
  • Ripa: via del Foro Olitorio, via di Monte Savello
  • il Tevere: Lungotevere dei Cenci
  • Regola: via del Progresso, piazza delle Cinque Scole, via di santa Maria del Pianto, via in Publicolis
  • Sant'Eustachio: via dei Falegnami, via di Sant'Elena, largo Arenula

Piazze[modifica | modifica sorgente]

  • Largo Arenula
  • Piazza Calcarari
  • Piazza di Campitelli
  • Piazza delle Cinque Scole
  • Piazza Costaguti
  • Piazza dell'Enciclopedia
  • Piazza Lovatelli
  • Piazza Mattei
  • Piazza di Monte Savello
  • Piazza Paganica

Strade[modifica | modifica sorgente]

  • Via d'Aracoeli
  • Via delle Botteghe Oscure
  • Via M.Caetani
  • Via Catalana
  • Lungotevere de' Cenci
  • Vicolo Costaguti
  • Via dei Delfini
  • Via de'Falegnami
  • Vicolo de' Falegnami
  • Via Florida
  • Via del Foro Olitorio
  • Via del Foro Piscario
  • Via de'Funari
  • Via Montanara
  • Via di Monte Savello
  • Via Paganica
  • Vicolo Paganica
  • Lungotevere dei Pierleoni
  • Via dei Polacchi
  • Vicolo dei Polacchi
  • Via del Portico d'Ottavia
  • Via in Publicolis
  • Vicolo in Publicolis
  • Via della Reginella
  • Via di S.Ambrogio
  • Via di S.Angelo in Pescheria
  • Via di S.Elena
  • Vicolo di S.Elena
  • Via di S.Maria del Pianto
  • Via del Teatro di Marcello
  • Via del Tempio
  • Via della Tribuna di Campitelli

Strade e piazze scomparse[modifica | modifica sorgente]

  • Vicolo delle Azzimelle
  • Vicolo Capocciuto
  • Vicolo Catalano
  • Via della Fiumara
  • Piazza Giudia
  • Piazza del Mercatello
  • Piazzetta del Pancotto
  • Piazza di Pescarìa
  • Via di Pescarìa
  • Via di Ponte Quattro Capi
  • Via della Rua
  • Piazza delle Scole
  • Piazza della Scola Catalana
  • Via della Scola Catalana
  • Piazzetta delle Tre Cannelle

Edifici[modifica | modifica sorgente]

Edifici di culto[modifica | modifica sorgente]

Chiese sconsacrate:

Altri monumenti[modifica | modifica sorgente]

Galleria Fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Roma - Ufficio di Statistica. Iscritti in anagrafe al 31-12-2009.
  2. ^ Rendina-Paradisi, op. cit., 20.
  3. ^ La bilancia non si riferisce alla giustizia, ma piuttosto alla pesatura del pesce. Infatti, il mercato del pesce a Roma, la pescheria, è stato ospitato nel rione per più di 1400 anni, presso il Portico d'Ottavia. In una prima versione, lo stemma di Sant'Angelo era rappresentato da un pesce d'argento in campo rosso.
  4. ^ Il più antico ponte in pietra di Roma, il Pons Aemilius, sorgeva anche non lontano da qui.
  5. ^ Nel circo si svolgevano i Comitia Plebis, ed anche i cortei trionfali partivano da qui. Staccioli, 208.
  6. ^ La sua costruzione fu iniziata da Cesare e finita da Augusto. Il teatro era dedicato al suo nipote defunto Marcello. Esso poteva contenere 15.000 spettatori. Staccioli, 204.
  7. ^ Esso fu costruito da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C., ed era il più piccolo, ma il più esclusivo fra i tre teatri di Roma. Esso conteneva un Criptoportico, i cui resti sono visibili ancora oggi in via delle Botteghe Oscure. Staccioli, 208.
  8. ^ Il Portico venne in realtà costruito da Cecilio Metello Macedonico nel 146 a.C., e fu ricostruito da Augusto. Esso conteneva una biblioteca Greca ed una Latina, ed una serie intera di 34 statue equestri bronzee, opera di Lisippo, le quali ritraevano Alessandro il Grande ed i suoi ufficiali caduti durante la battaglia del Granico. Il portico conteneva i templi di Giunone Regina e di Giove Statore. Staccioli, 206
  9. ^ Esso fu ricostruito nel 29 a.C. al posto di un altro Portico costruito nel 168 a.C. da Gneo Ottavio. Il Portico conteneva il tempio di Ercole Musagete, eretto da Marco Fulvio Nobiliore. Staccioli, 208
  10. ^ Staccioli, 208
  11. ^ Nella seconda metà del IV secolo l'imperatore Valentiniano I demolì parte della scena del teatro di Marcello per ricostruire il Ponte Cestio. Delli, 819
  12. ^ Conosciuto più tardi come "Ponte rotto".
  13. ^ Questi dettero il nome alla chiesa di Santa Caterina, che fu chiamata Santa Caterina dei Funari. Essa è in realtà la sola chiesa di Roma il cui nome non deriva dal giuspatronato di una corporazione, ma dal fatto che i membri di quest'ultima lavoravano vicino ad essa. Pietrangeli
  14. ^ Gli ultimi calderai lavorarono lì sino al restauro del teatro nel 1926.
  15. ^ La chiesa di San Valentino dei Mercanti fu abbattuta poco dopo il 1870. Pietrangeli, 66
  16. ^ L'iscrizione dice "CAPITA PISCIUM HOC MARMOREO SCHEMATE LONGITUDINE MAIORUM USQUE AD PRIMAS PINNAS INCLUSIVE CONSERVATORIBUS DANTO" in Italiano: Le teste dei pesci più lunghe di questa lastra di marmo dovranno essere date ai Conservatori, sino alle prime pinne incluse.. Delli, 83.
  17. ^ Zanazzo, 160
  18. ^ La casa si trova vicino all'estremità nord di Via del Portico d'Ottavia. Sopra le finestrelle al primo piano può ancora essere letta la frase "HAVE ROMA". Pietrangeli, 48
  19. ^ Essi sono conosciuti come Palazzo Mattei di Giove (capolavoro di Carlo Maderno), di Giacomo Mattei (opera di Nanni di Baccio Bigio), Mattei di Paganica, e di Alessandro Mattei (ora Caetani). Pietrangeli
  20. ^ La visita del cortile di Palazzo Mattei di Giove in primavera, decorato con statue e rilievi romani, ed inondato di rose rampicanti, ci insegna più di molti libri sull'ideale di vita rinascimentale a Roma
  21. ^ Delli, 435
  22. ^ Il muro fu costruito sotto la direzione dell'architetto Giovanni Sallustio Peruzzi. Il denaro per la sua costruzione – 300 scudi – dovette essere pagato dalla comunità Ebrea.
  23. ^ Intorno al 1860 l'affitto di un grande appartamento in Ghetto era di 30 Scudi al mese. L'affitto dello stesso appartamento sul mercato libero era di 450 scudi. About, 94
  24. ^ Più tardi nel corso del Cinquecento le Porte divennero tre: sotto Sisto V cinque, ed infine, durante l'Ottocento otto. Queste variazioni furono causate da successivi ingrandimenti dell'area. Pietrangeli, 44.
  25. ^ Pietrangeli
  26. ^ Sulla piazza erano poste le casermette dei gendarmi che controllavano l'ordine pubblico in Ghetto, e lì veniva praticato il tormento della corda. Pietrangeli, 45
  27. ^ a b De Rossi, 222
  28. ^ Questa disposizione era dovuta al fatto che gli Ebrei avevano la reputazione di praticare le arti magiche, e quindi i Romani credevano che essi potessero vincere al lotto per mezzo di sortilegi. Zanazzo, 143
  29. ^ Zanazzo, 144
  30. ^ Queste gare erano usuali anche prima della creazione del Ghetto. Per esempio, Alessandro VI era un appassionato di corse di questo tipo, e per effettuarle rinuncio' a far lastricare la strada di Borgo nuovo, da lui aperta nel 1500 in Borgo.
  31. ^ Anche questa cerimonia fu abolita da Pio IX nel 1847. About, 96
  32. ^ Si afferma che molti israeliti chiudessero le loro orecchie con la cera per non ascoltare il sermone.
  33. ^ Sulla facciata della chiesa esiste ancora un'iscrizione del profeta Isaia (LXV, 2-3), in cui egli si lamenta della testardaggine del popolo ebraico.
  34. ^ La fontana più bella, La Fontana delle Tartarughe, progettata da Giacomo della Porta e costruita dallo scultore fiorentino Taddeo Landini, fu eretta in Piazza Mattei, nella parte settentrionale del rione. L'acqua che ne sgorga proviene dall'acquedotto dell'Acqua Felice, costruito sotto Sisto V. Delli
  35. ^ La fontana, un'altra opera di Giacomo della Porta, oggi rimaneggiata, è ora situata in Via del Progresso.
  36. ^ La superficie del Ghetto, dopo l'ingrandimento sotto Sisto V, era di poco superiore ai tre ettari. Pietrangeli, 44
  37. ^ a b Pietrangeli, 44
  38. ^ Si disse che gli Ebrei, i quali un tempo aveva dovuto stare in Ghetto per forza, adesso ci rimanevano per amore. Delli, 435
  39. ^ I Rothschild dettero i capitali necessari a comprare l'area.
  40. ^ I templi di Apollo Sosiano e di Bellona furono scavati in questa occasione.
  41. ^ La casa dei Vallati e l'albergo della catena vennero restaurati in questo periodo.
  42. ^ Fra l'altro, le chiese di Santa Maria in Campitelli e di San Gregorio della divina Pietà sono entrate da allora a far parte del rione.
  43. ^ Pietrangeli, 12

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mauro Quercioli, RIONE XI. SANT'ANGELO in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 4, Roma, Newton Compton Editori, 1990.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Baronio, Cesare, Descrizione di Roma moderna, M.A. e P.A. De Rossi, Roma, 1697.
  • About, Edmond, Rome contemporaine, Hetzel, Paris, 1861.
  • Zanazzo, Giggi, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Torino - Roma, 1907 - 1910.
  • Delli, Sergio, Le strade di Roma, Newton Compton, Roma, 1975.
  • Pietrangeli, Carlo, Sant'Angelo. Guide rionali di Roma., Fratelli Palombi, Roma, 1976.
  • Staccioli, Romolo, Roma entro le mura, Fratelli Melita Roma, 1988.
  • Tucci, Pier Luigi, Laurentius Manlius. La riscoperta dell’antica Roma, la nuova Roma di Sisto IV (Rome 2001; Quaderni di Eutopia)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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