Sankin kotai

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Il sankin-kōtai (参勤交代 letteralmente "presenza alternata") era un sistema di controllo politico-amministrativo ideato dallo shōgun Tokugawa Hidetada (1579-1632), successore del grande Tokugawa Ieyasu. La legge sanciva che ciascun daimyo (signore feudale) costruisse una casa nella capitale, Edo (l'odierna Tokyo), e vi abitasse ad anni alterni: un anno nei propri possedimenti ed un anno ad Edo. I componenti della famiglia del daimyo dovevano invece rimanere per tutto il tempo nella capitale. Così facendo lo shōgun, che aveva la propria corte ad Edo, si assicurava continuativamente il diretto controllo dei signori feudali giapponesi: metà costringendoli ad abitare alla propria corte e l'altra metà controllandoli, nell’anno in cui tornavano ad amministrare le loro terre, indirettamente, attraverso la presenza a corte dei loro famigliari.

La legge richiedeva inoltre che nel viaggio dai propri possedimenti fino ad Edo ciascun daimyo portasse con sé tutta la pletora dei propri subalterni. Naturalmente le dimensioni del seguito dovevano essere direttamente proporzionali alle ricchezze del signore feudale e così anche le spese per il trasferimento; tutto ciò allo scopo di impedire che i daimyo avessero abbastanza denaro per finanziare un'eventuale rivolta.

La strada principale di questo "pellegrinaggio" annuale era la Tokaido, che congiungeva Edo a Kyoto seguendo il litorale. Il viaggio di un daimyo era uno spettacolo impressionante, poiché doveva manifestare simbolicamente il potere e l'autorità del nobile. Tali processioni erano annunciate con largo anticipo per consentire alle stazioni di sosta e alle locande di rifornirsi di generi alimentari e di preparare adeguati alloggi. Un cavaliere precedeva il corteo ordinando alla gente comune di prostrarsi al passaggio del daimyo; i pochi che osavano non farlo venivano giustiziati per mano dei samurai del nobile.

Il daimyo doveva prostrarsi solamente davanti allo shōgun e quando incontrava per la strada la processione di un aristocratico del palazzo imperiale. Il daimyo però poteva mandare in avanscoperta un cavaliere con l’ordine di offrire doni all'eventuale aristocratico in cambio di una sosta lontano dal suo itinerario, evitando così l’imbarazzo di doversi prostrare.