San Martino in Pensilis

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San Martino in Pensilis
comune
San Martino in Pensilis – Stemma
San Martino in Pensilis – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Molise-Stemma.svg Molise
Provincia Provincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Sindaco Vittorino Facciolla (lista civica di centrosinistra) dal 29/05/2007
Territorio
Coordinate 41°52′00″N 15°01′00″E / 41.866667°N 15.016667°E41.866667; 15.016667 (San Martino in Pensilis)Coordinate: 41°52′00″N 15°01′00″E / 41.866667°N 15.016667°E41.866667; 15.016667 (San Martino in Pensilis)
Altitudine 281 m s.l.m.
Superficie 100 km²
Abitanti 4 877[1] (31-12-2010)
Densità 48,77 ab./km²
Comuni confinanti Campomarino, Chieuti (FG), Guglionesi,

Larino, Portocannone, Rotello, Serracapriola (FG), Ururi

Altre informazioni
Cod. postale 86046
Prefisso 0875
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 070069
Cod. catastale H990
Targa CB
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sammartinesi
Patrono san Leo
Giorno festivo 2 maggio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
San Martino in Pensilis
Posizione del comune di San Martino in Pensilis nella provincia di Campobasso
Posizione del comune di San Martino in Pensilis nella provincia di Campobasso
Sito istituzionale

San Martino in Pensilis è un comune di 4.901 abitanti della provincia di Campobasso e si trova su una collina a 281 m s.l.m., in Molise. Nella campagna circostante si coltivano grano, barbabietole, girasoli, sono presenti grandi distese di ulivi e vigneti.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio sammartinese è uno dei più estesi del Molise e i suoi confini naturali sono rappresentati dal torrente Saccione verso Est e dal Biferno verso Nord-Ovest, allargandosi fin quasi alla periferia dei due paesi Arbëreshë confinanti di Portocannone e di Ururi. Altro importante corso d'acqua che attraversa il suo territorio è il torrente Cigno, affluente del Biferno, che ha una portata molto più grande di quella del Saccione. Il paese (in special modo quello incluso nella cinta muraria antica) è adagiato sopra un colle, in parte a strapiombo e ripidissimo verso il lati Sud ed Ovest, continuando poi ad estendersi oltre il centro storico lungo il lato Nord-Ovest, meno scosceso; l'abitato prosegue inoltre verso Est lungo il lato ripido posto a Mezzogiorno per alcune centinaia di metri per poi direzionarsi decisamente verso Sud, oltre che verso Est.[2] Il territorio sammartinese si stende poi gradualmente verso le zone pianeggianti dei suoi tre corsi d'acqua più importanti. Altri corsi d'acqua minori sono il Vallone Reale e il Vallone Sassani (affluenti di sinistra del Saccione).

Del terreno boschivo restano attualmente solo alcune macchie, avanzi di quel che secoli addietro era una lussureggiante vegetazione, il cosiddetto Bosco di Ramitelli, che si estendeva lungo tutto il corso del Saccione dal mare fino a Rotello.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo San Martino, come supposto dal Tria e da altri illustri studiosi, sembra proprio derivare da una Chiesa, situata sul colle, dedicata a San Martino di Tours. L'aggiunta in Pensili, corrotto poi in Pensilis, ne indica invece la sua caratteristica peculiare: posto sopra la collina, ovvero, il paese vecchio viene ad incunearsi, come sospeso, fra due ripidi pendii: quello che corre lungo tutto il lato sud sopra uno strapiombo e scarpate molto ripide e quello lungo il lato ovest.

Una volta c'era anche una chiesa entro le mura del paese vecchio (Mezzaterra) denominata S. Maria in Pensili. Da fonti diverse questo colle viene citato spesso in un latino barbarico come in Pisili, in Pesule o in Pensulis.

Per contraddistinguerlo dai numerosi omonimi del Regno, nel 1863, Con R.D. del 26 luglio, a San Martino gli si aggiunge la forma latineggiante in Pensilis.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Tria dunque ipotizza che, nel 495 d.C., dopo la distruzione di Cliternia da parte dei Goti, alcuni abitanti venissero a rifugiarsi sopra il colle, edificandovi così una chiesa dedicata a San Martino, vescovo di Tours. Le fonti che fanno riferimento all'alto medioevo comunque risultano alquanto lacunose ed oscure. Ciò che sembra certo è che verso il XI-XII secolo vi fosse almeno una chiesa. Infatti in un diploma di Pasquale II del 1102 risulta una chiesa col nome S. Martini Episcopi in Biferno. Il Masciotta riporta poi tra gli ex Feudi di Guardialfiera, un certo S. Martino del Monte.

Durante il periodo Longobardo il territorio di S. Martino è competenza della Contea di Larino, dipendente dal Ducato, poi Principato, di Benevento. Con l'arrivo dei Normanni, verso il 1061, entra a far parte della nascente e potente Contea Di Loritello, fino alla sua estinzione (1194), quando il Regno di Sicilia passò in mano agli Svevi.

Il Masciotta scrive che « al tempo dei normanni appartenne [S. Martino] alla Contea di Loritello (Rotello); e si sa, per di più, che Roberto I d'Altavilla Conte Palatino[4] essendosi nel 1095 recato per le penitenze quaresimali a Montecassino, fece donazione alla Badia di quanto egli possedeva a S. Martino; onde l'università diventò feudo ecclesiastico ».

In epoca Normanna avvengono almeno due eventi eclatanti: il terremoto del 1125 (testimoniato nel Chronicon di Falcone Beneventano[5] e in quello del Monastero di Santo Stefano in Rivo Maris) che distrusse sia Cliterniano che il Monastero di San Felice, e il rinvenimento, alcuni decenni dopo, del Corpo di San Leo, monaco benedettino (originario sembra di S. Martino) da parte del Conte Roberto III di Bassavilla. Da questo epocale ritrovamento viene fatta risalire, secondo la leggenda popolare, la tradizionale Corsa dei Carri, ma essa ha un'origine molto più antica, sannitica, possibilmente.

Il Tria scrive « Non sappiamo chi fussero i suoi Possessori, e il primo, che si ci incontra nel Registro de' Baroni sotto Guglielmo II, detto il Buono, nella Rubrica de' Feudatarj di Capitanata ... si appella D. Amerius S. Martini tenet S. Martinum, quod est Feudum duorum militum. Passò poi in Persona del Conte di Montagano, ma non sappiamo con qual titolo ».

Del periodo Svevo, d'altro canto, il Masciotta riporta che « trascorre privo di notizie di S. Martino e così gran parte di quello angioino; e il Tria, per colmare il vuoto, mette innanzi i Conti di Montagano che ne sarebbero stati titolari. Tutto ciò è erroneo, ed infondato ».

Nel disastroso terremoto del 1456[6] non viene riferita da fonti storiche la distruzione o danneggiamento di alcun centro chiamato S. Martino. Ciò fa supporre che sopra il colle vi fossero solo costruzioni ben fortificate e dunque ben messe strutturalmente come il Castello. Verso la seconda metà del XV secolo iniziano a stabilirsi le comunità albanesi, in fuga dal Turco, ripopolando buona parte del Territorio, devastato e spopolato dal precedente cataclisma. Così S. Martino si trovò circondato da comunità albanofone: Ururi, Portocannone, Campomarino, Chieuti.

Il Masciotta riferisce che il 5 agosto del 1566 « i Turchi, sbarcati a Termoli e fugati da Guglionesi, cercano di entrare in S. Martino per metterla a sacco; ma sono costretti a ritirarsi ripiegando verso il litorale ».

Nel 1811 San Martino insieme ad altri paesi della Capitanata (Ururi, Portocannone, Campomarino e Termoli) entra a far parte del Contado di Molise.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Baronale - lato della Piazzetta

Palazzo del Conte o Palazzo Baronale[modifica | modifica sorgente]

Un altro scorcio del Palazzo del Conte

In realtà una volta era un vero e proprio Castello con ponte levatoio, merlatura, e torri. Attualmente è impossibile riconoscerne l'antica fisionomia, sia per la divisione proprietaria che per gli inadatti restauri successivi. Non è un fatto soltanto odierno, poiché già il Masciotta ai suoi tempi notava concisamente che « i restauri e le variazioni, cui l'edificio andò soggetto nel tempo, hanno cancellate le tracce della omogeneità dello stile e della vetustà di esso, di guisa che nulla più sussiste di ciò che l'anonimo cronista accenna ».

Erano proprietari « in parte i signori Tozzi e in parte il Conte Cattaneo » quando il Masciotta riportava di un manoscritto del 1590 di questo anonimo cronista, conservato fino a pochi anni addietro, nel Convento di Gesù e Maria (l'attuale Convento). ... « Trovasi in dicta terra di S. Martino un antico palazzo in forma di castello ch'è di proprietà et pertinenzia del nostro Ill.mo Signore D. Ferdinando de Capua quarto duca di Termoli. Dicto palazzo è in forma di commoda et insespugnabile fortezza, et è posto nel luogo più sublime di dicta terra. Ha a guardia del lato che è più esposto all'assalto delli nemici, un forte castello quadrato, con contromurali a scarpa, attaccato alle mura di dicta Terra. Si entra nel palazzo con alta e ben costructa sciulia di breccioni (vale a dire rampa), dopo la quale viene il ponte levatoio che cuopre il fosso di sicurezza, che gira tutto intorno al fabbricato. Passato il ponte si trova il primo portone del cortile con sua ritirata e difesa per merli e merloni di pietra massiccia et altre opere ben munite per improvvisi assalti. Dalla corte si passa ad un secondo portone che mette nelle stanzie tutte commode e ben constructe et assai numerose »

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Ius primae noctis[modifica | modifica sorgente]

Attorno a un castello sorgono sempre delle leggende, come quella della usuale pratica, nei tempi passati, dello ius primae noctis. Si dice che un tal Barone o Conte, possibilmente vissuto in epoca medioevale, tenesse in uso questo diritto, che riusciva ovviamente più che molesto ai suoi sudditi. In una stanza del Castello vi aveva fatto costruire una larga botola dove era sta installata una ruota con lame affilatissime, che, se azionata, girava, tranciando chiunque vi fosse malauguratamente caduto dentro. Essa veniva mostrata soltanto ai riluttanti, i quali al solo pensiero di finirvi dentro, avrebbero di certo, almeno tacitamente, acconsentito alle turpi soddisfazioni del Signorotto. Sennonché un giorno capitò un novello sposo, che più che riluttante, era deciso a porre fine a questa ingiustizia. Il barone allora ordinò alle sue guardie di andare a prelevare l'insolente che aveva osato ribellarsi alla sua autorità. Il giovane non mostrò, di primo acchito, quel che aveva in mente, ben simulando invece timore e accondiscendenza, soffocando dentro di sé la sua rabbia. Timidamente poi, davanti al signorotto, abbassava la testa, fingeva, annuiva, chiedendo perdono a sua signoria illustrissima ... Il barone più che soddisfatto del risultato ottenuto, volle mostrarli, quasi con aria riconoscente, la stanza fatidica, facendogli vedere così quell'orribile ordigno infernale. « Guarda, mio caro giovane, cosa ti avrebbe aspettato se tu avessi rifiutato » disse compiaciuto e nel dire di colpo fece azionare la leva, che cominciò a far muovere la terribile ruota, con le sue affilatissime lame. Al che il giovane, prima che il barone potesse avere il tempo di rendersi conto delle sue vere intenzioni, e potesse così chiamare le guardie, violento gli diede una spinta con tutta la forza e la rabbia repressa che aveva. In un lampo il barone precipitò nella botola, e in un lampo il giovane subito la richiuse. L'urlo disumano del Signore pareva ormai solo un bisbiglio. Il giovane riuscì poi in un modo o nell'altro a fuggire. Fu così che si pose fine all'ingiusto diritto dello ius primae noctis.

Passaggio segreto[modifica | modifica sorgente]

Secondo una credenza popolare, si pensa che una volta vi fosse un passaggio segreto che dal Castello portava fino all'attuale Convento. Più che una leggenda, potrebbe trattarsi anche di storia vera, o, almeno, non del tutto fantasiosa. Era consuetudine, specialmente nel Medioevo, costruire cunicoli e passaggi segreti, che all'occorrenza potessero essere utilizzati come via di fuga da eventuali assedi.

Chiesa di S. Pietro Apostolo[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Pietro Apostolo - vista dalla parte del Ponte

Importante soprattutto per la facciata principale con il suo slanciato campanile in un magnifico stile tardo barocco. Scrive il Tria che essa «... non solamente è stata riformata, e decorata quanto a' suoi Ministri per lo maggior culto Divino, ma ancora è stata abbellita quanto alla fabbrica; imperciocché, distrutta l'antica, ora si vede in altro miglior modo a tre navi, fornita, e ornata tutta di stucco co' suoi pilastri ben fatti. Oltre all'Altar Maggiore vi sono sei altri Altari minori sotto diversi titoli, e tutti di una stessa misura, e fattezza, ornati di stucco all'uso moderno romano, dove i quadri ancora sono dello stesso pennello, e sono proveduti di Sagre Suppellettili, e tutto si è fatto nell'anno 1728, in occasione della ristaurazione di questa Chiesa. per la Traslazione del Corpo del Glorioso S. Leo Confessore, ...»

Anche il Masciotta riporta di questa radicale ristrutturazione[7] Inoltre ci informa che « nella notte dal 19 al 20 marzo 1893 un fulmine determinò l'incendio della fabbrica; onde molti arredi ed oggetti preziosi andarono in cenere, e perduta andò pure una bella tela di Niccolò Melanconico raffigurante La Vergine adorata dai protettori locali.

Nel 1728 la parrocchiale fu eretta dal Tria in Collegiata insigne, con dodici canonici aventi le insegne della cappa o zamparda, e della mozzetta. Recentemente, per lo zelo dell'attuale arciprete, la chiesa è stata ampliata di alcuni ambienti per uso di sagrestia e di archivio parrocchiale ».

Festa Patronale[modifica | modifica sorgente]

  • San Leone Confessore, popolarmente meglio conosciuto come San Leo]è il santo protettore di San Martino in Pensilis, che si festeggia il 2 maggio. Questa ricorrenza è preceduta dalla tipica Corsa dei Carri, a lui dedicata, che prende luogo ogni anno il 30 aprile.

Altre feste tradizionali sono:

  • San Biagio (3 febbraio)
  • San Giuseppe (19 marzo)
  • Sant'Antonio (13 giugno)

Cucina[modifica | modifica sorgente]

  • Pampanella. - È il prodotto gastronomico più rinomato e apprezzato, non solo in ambito locale, ma anche nel resto dell'Italia, se non addirittura all'estero, ovviamente nel ristretto ambito delle persone che hanno avuto modo e la ventura di assaggiarla. Ci sono a volte anche sammartinesi emigrati, che altrove si industriano con un fai da te a prepararla. Gli ingredienti della Pampanella sono : carne di maiale cotta al forno, condita e insaporita con sale, aglio e peperoncino. Prima della cottura vengono spalmati i contenitori con sugna.

Persone legate a San Martino in Pensilis[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Caracciolo
  • Vincenzo Palombo - Pittore e scultore. Ha affrescato la volta della chiesa di S. Pietro Apostolo.
  • Mario Sassano - Ingegnere e uomo politico. Membro del primo parlamento europeo eletto a suffragio universale (1979-1984).
  • Domenico Sassi - Poeta dialettale sammartinese. Tra le sue opere vanno ricordate A Storie de Sande Lé e I Quaderni Sanmartinesi. Ha trascritto inoltre la Carrese, testo orale dialettale antichissimo di una canzone popolare, di cui ancora oggi due cantori alternativamente ne cantano i distici, davanti alla porta della Chiesa, la vigilia della Corsa dei Carri (30 aprile).
  • Mons. Leo Boccardi - Arcivescovo della Diocesi di Bitetto e Nunzio apostolico in Eritrea e Sudan.
  • Leo Di Bello - Giornalista e conduttore di Sky Sport 24

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]

Dati forniti da G. B. Masciotta

anno 1532 1545 1561 1595 1648 1669   1730 1795 1835 1861 1881 1901 1911
fuochi 166  253  292 215 215 110
abitanti 1500 1500 2642 3966 ---- 4862 5031

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Vedi mappa di San Martino in Pensilis
  3. ^ Eponimo senz'altro latineggiante, ma scorretto secondo la grammatica latina, poiché la preposizione in, indicante stato in luogo, regge l'ablativo Pensili.
  4. ^ N. B. - Roberto I d'Altavilla Conte di Loritello (1061-1107) e non Roberto III di Bassavilla Conte di Conversano e di Loritello (1154-1182) che ebbe la ventura di imbattersi nel ritrovamento del sepolcro di San Leo
  5. ^ Falcone Beneventano, Chronicon. - « ... [1125.1.5] Terremotus vero sic terribiliter accidit, quod turres, palatia et universa civitatis edificia concussa tremabant ; terra quoque et saxa a tanti tremoris formidine in duas partes scissa sunt ; muri quoque civitatis ruentes domos quorumdam terratenus prostraverunt : regem vero testamur eternum, terram sub pedibus cerneres labefactari! ... »
  6. ^ Giovanni Andrea Tria, Memorie ..., op. cit. lib.4., cap.I., num.19, « gran tremuoto della notte de' 5. Decembre all'ore 11. del 1456, quando come scrive S. Antonino nella sua Cronica, ... Larinum usque ad fundamentum fuit protritum, mortuis ex eo mille tercentum, & tresdecim personis, e la stessa disgrazia ebbero a soffrire anche S. Giuliano, e Casacalenda, e se Larino, Casacalenda, e S. Giuliano ebbero un tale infortunio, possiamo ben conghietturare d'averlo dovuto soffrire anche Ururi, posto in quelle vicinanze, e benché S. Antonino non parli di Ururi, dice però, che questo tremuoto danneggiò in tutta la Puglia, Capitanata, negli Apruzzi, nelle Calabrie, in Napoli, per la Campagna, e altri luoghi, e il Santo nota solamente i luoghi più nominati, e non fa menzione di Ururi, o perché di picciola considerazione, o come Casale, e Villaggio della medesima Città di Larino.» Il terribile terremoto del 1456 è riportato nel Database Macrosismico Italiano, e sebbene avesse l'area epicentrale in alto Molise, ebbe come intensità l'undicesimo grado della scala Mercalli
  7. ^ Giambattista Masciotta, ..., il Circondario di Larino ... op. cit. - « Distrutta la vetustissima chiesa preesistente di tal titolo, la presente fu costruita in sito più adatto, restaurata radicalmente nel secolo XVIII, e decorata con gusto nell'occasione della traslazione del corpo di S. Leo, che dal 1728 vi riposa in una cassa d'ebano con pareti di cristallo sotto la mensa dell'altare maggiore. L'edificio è ad una sola nave; ed il suo interno misura m. 38 di lunghezza, m. 12 di larghezza, e m. 16 d'altezza. Nella facciata prospiciente sulla piazza è murata una lastra di marmo che porta scolpito un epitaffio dell'epoca romana: lastra di cui avevano fatto gradino per la porta piccola dell'edificio stesso, e che deve l'attuale situazione ad ordini di mons. Tria ».
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Andrea Tria. - Memorie Storiche, Civili ed Ecclesiastiche della Città e Diocesi di Larino, Roma, 1744
  • Ferdinando Ughelli. - Italia sacra sive de Episcopis Italiae et insularium adiacentium, Venezia, 1717-1722.
  • Giambattista Masciotta - Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. IV, Il Circondario di Larino, S. Martino in Pensilis.
  • Falcone di Benevento, Chronicon Beneventanum, ad annum Christi 1125.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]