San Martino (quartiere di Genova)

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San Martino
Ospedale San Martino, il “Monoblocco”
Ospedale San Martino, il “Monoblocco”
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio VIII Medio Levante
Quartiere San Martino
Altri quartieri Chiappeto
Codice postale 16131, 16132
Abitanti 15 592 ab. (2010)
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°24′21″N 8°58′34″E / 44.405833°N 8.976111°E44.405833; 8.976111

San Martino d'Albaro (San Martin d’Arbâ in genovese) o più semplicemente San Martino è un quartiere del comune di Genova.

Descrizione del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere si estende sulla collina di Albaro, che separa la Val Bisagno dalla Valle Sturla; fa parte del Municipio VIII Medio Levante e comprende le unità urbanistiche "San Martino" e "Chiappeto", che insieme hanno una popolazione di 15.592 abitanti (aggiornata al 31 dicembre 2010).[1]

Prima di essere accorpato a Genova nel 1873 era un piccolo comune rurale, formato da pochi agglomerati di case circondati da campi coltivati; dopo l’annessione a Genova, tutta l’area, come quelle dei contigui ex comuni della bassa Val Bisagno (Foce, San Fruttuoso, San Francesco d’Albaro e Marassi), è stata intensamente urbanizzata, ed è ora un quartiere medio residenziale.

San Martino ospita nel suo territorio il principale ospedale genovese, l'Ospedale San Martino, ed è anche sede di settori scientifici dell'Università di Genova, tra cui medicina, fisica, matematica, biologia e geologia.

Nell’area del quartiere si trova inoltre lo stadio Carlini, il secondo stadio di Genova dopo il Luigi Ferraris di Marassi, con una capienza di 5.700 spettatori.

Del vecchio borgo, del quale l’intensa urbanizzazione ha stravolto l’originario carattere rurale, restano poche case attorno alle chiese di San Martino d'Albaro e San Rocco di Vernazza.

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del comune di San Martino era assai più vasto di quello della ex-circoscrizione e comprendeva anche le località di Sturla e Borgoratti, in seguito accorpate rispettivamente alle circoscrizioni di Quarto e Valle Sturla. L’area di San Martino oggi comprende l’unità urbanistica del Chiappeto e la frazione di Vernazza, ormai anch’esse inglobate nel tessuto urbano.

Chiappeto[modifica | modifica wikitesto]

Chiappeto è la parte più a monte del quartiere, alle prime propaggini del monte Ratti. Qui nel XVI secolo sorgeva un convento di Riformati, chiuso nel 1810 in seguito alle leggi napoleoniche di soppressione degli ordini religiosi e passato in proprietà all’Arcidiocesi di Genova, che vi stabilì la sede del seminario minore [2], chiuso nella seconda metà degli anni novanta del XX secolo e che oggi ospita una Residenza sanitaria assistenziale, dipendente dall’ospedale Galliera, con un centro di riabilitazione e una struttura per la cura dei malati di Alzheimer.

Vernazza[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo di Vernazza si sviluppa lungo la strada che dal colle di san Martino raggiungeva l'attuale piazza San Rocco, crocevia tra le diverse strade che collegavano Genova, la Riviera di Levante e l’alta Val Bisagno. In origine era un modesto borgo di carattere popolare, con strutture di assistenza ai viandanti; dal 1468 era già attiva e ben radicata sul territorio una Confraternita nata per onorare San Rocco denominata Arciconfraternta S. Rocco di Vernazza Morte e Orazione. L'apertura di corso Europa stravolse l'antica viabilità, a stento individuabile tra le moderne vie. Resistono alcune piccole case antiche, che creano un singolare contrasto con le costruzioni moderne del recente sviluppo edilizio.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo di San Martino d’Albaro, comune autonomo fino al 1874[4], ebbe in passato un ruolo importante, soprattutto per la posizione strategica lungo la viabilità del levante genovese.

Anticamente era chiamato “San Martino de Hirchis”, toponimo che secondo alcuni storici deriverebbe da Ercole, personaggio mitologico al quale sarebbe stato dedicato un tempio precristiano che sorgeva sul colle, la cui esistenza non è peraltro storicamente documentata.

La chiesa di San Martino è citata per la prima volta in un documento del 1128, ma si ritiene che sia sorta alcuni secoli prima; fu un’importante pieve, dalla quale dipendevano le parrocchie di San Fruttuoso, Albaro e Sturla e sede di un grande ospitale di via, citato in documenti del XIII secolo. Il luogo era infatti molto frequentato da viandanti e pellegrini: la strada proveniente da Genova, attraversato il Bisagno sul ponte di Sant’Agata, risaliva la collina da San Fruttuoso lungo la salita della Noce; da qui si dipartivano strade per diverse direzioni; le direttrici principali erano quella verso Bavari, che portava nell’alta Val Bisagno (da dove si poteva proseguire per la Valle Scrivia e la Val Trebbia, quella verso Quarto e la Riviera di Levante e quella che attraverso Apparizione e il Monte Fasce portava in Val Fontanabuona.[3]

Nel XIV secolo avvennero cruenti scontri tra opposte fazioni di Guelfi e Ghibellini che nel 1322 si contesero aspramente una fortezza esistente nella zona, della quale non rimangono tracce.

Il borgo intorno alla chiesa crebbe con il progressivo intensificarsi dei traffici e verso la metà del XVI secolo molti genovesi benestanti vi avevano trasferito la loro residenza. A quel periodo risale la costruzione di numerose ville patrizie, alcune delle quali ancor oggi esistenti.

«  … procedendo verso levante, viene la rettoria del Chiapetto con la chiesa di S. Martino degli archi qual comprende sessantuna casa, delle quali ve ne sono quarantotto di cittadini: comprende la villetta di Vernazza e il monastero delle donne Osservanti di S. Chiara;  »
(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

Dal 1680 nel palazzo Cattaneo ebbe sede la Podesteria del Bisagno, con giurisdizione sulla val Bisagno e sulla riviera di levante fino a Sori.

Gli eventi bellici degli anni 1684, 1746-1747 e 1800 coinvolsero anche la zona di San Martino, evidenziando la necessità di fortificare le colline circostanti. In tempi diversi nell’area di San Martino furono costruiti i forti Santa Tecla e San Martino, che facevano parte della linea difensiva che partendo dal Forte Monteratti, sulla sommità dell’omonimo monte (564 m slm), arrivava al Forte San Giuliano, prospiciente il mare nella zona di Albaro.[2]

Con la riorganizzazione amministrativa voluta dal governo napoleonico, a partire dal 1800, San Martino divenne comune autonomo. La sede comunale, analogamente alla vecchia “Podesteria del Bisagno” era posta nell’ex palazzo Cattaneo, oggi edificio scolastico.

Così autori ottocenteschi descrivevano il comune di San Martino d’Albaro nella prima metà del XIX secolo:

«  S. Martino d’Albaro è il Capo-luogo del Mandamento e del Comune omonimo: può considerarsi come ripartito nelle tre borgate di S. Martino, Vernazza e Marina di Sturla. La parrocchia di S. Martino è un’Arcipretura, che nelle antiche carte è detta dei Fieschi del pari che varie località del Comune, pei molti possessi che ebbevi un tempo quella famiglia. Nella volta dipinse il Castello, e negli altari laterali il figlio suo Valerio.  »
(Attilio Zuccagni-Orlandini, "Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole")
«  S. Martino d’Albaro, capoluogo di mandamento nella prov. dioc. e div. di Genova. … Giace alla sinistra del Bisagno in distanza di una lega da Genova. … Si compone di seicento cinquanta famiglie. … Cinque comuni compongono il mandamento di s. Martino d’Albaro; cioè s. Martino capo-luogo, s. Francesco d’Albaro, Foce, s. Fruttuoso colla frazione o parrocchia degli Incrociati, e Marassi colla frazione de’ Quezzi.  »
(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", 1849)

Nel 1873, il comune di San Martino d’Albaro, insieme ad altri cinque comuni della bassa Val Bisagno fu inglobato nel comune di Genova.

A partire da quegli stessi anni, iniziava l’espansione urbanistica verso levante della città di Genova che avrebbe trasformato l’antico borgo rurale in un moderno quartiere residenziale; le case presero progressivamente il posto degli orti e dei frutteti e contemporaneamente furono tracciate nuove strade per collegare il quartiere con il centro di Genova, che soppiantarono le antiche “creuze”.

Nel 1907 avevano inizio i lavori per la costruzione dell’ospedale, completati nel 1923. Negli stessi anni fu costruito anche il complesso sportivo “Carlini”, costruito nel 1912 ma inaugurato solo nel 1927.

Nel secondo dopoguerra, a metà degli anni cinquanta fu aperto Corso Europa, una strada di scorrimento veloce a doppia carreggiata che attraversando l’intero quartiere (e praticamente tagliandolo in due) congiunge San Martino a Nervi. La strada, all’epoca della sua costruzione, fu detta “pedemontana” perché collegava i quartieri di levante attraverso la zona collinare, mantenendosi a distanza dalla costa. Su Corso Europa si affacciano l'Ospedale San Martino, lo Stadio Carlini e la sede regionale RAI della Liguria. All’epoca della costruzione della strada ci furono aspre polemiche a causa di speculazioni edilizie che coinvolsero le aree attraversate [5].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di San Martino dal monte Fasce (1 – Ospedale San Martino, 2 – Monoblocco, 3 – Chiesa di S. Martino e centro storico, 4 – Stadio Carlini, 5 – Nucleo storico di Vernazza e chiesa di S. Rocco, 6 – Forte S. Martino, 7 – Forte S. Tecla)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Il grande ospedale civile, che ha sostituito quello di Pammatone, fu costruito a partire dal 1907 e inaugurato nel 1923. Nei decenni successivi furono eseguiti ulteriori ampliamenti, tra i quali, nel 1964, il nuovo pronto soccorso, e nel 1979 il grande edificio detto “Monoblocco”, che sovrasta l’area ospedaliera e caratterizza il panorama del quartiere.

L'ospedale ospita al suo interno, nel palazzo dell’Amministrazione, un museo nel quale è esposto il patrimonio artistico consistente in oggetti e opere d’arte provenienti dal demolito ospedale di Pammatone e dalla chiesa di Santa Caterina di Portoria, oltre che da donazioni private.[5][6].

Nel 1931 fu completata la costruzione della chiesa dell’ospedale, dedicata a San Francesco, che contiene al suo interno diverse opere d’arte provenienti da chiese e strutture ospedaliere soppresse, tra le quali dipinti di Bernardo e Valerio Castello e Alessandro Magnasco, oltre ad un Crocifisso ligneo di scuola del Maragliano.[5][6].

All’interno dell’area ospedaliera si trova la villa appartenuta al Doge Simon Boccanegra, il cui nucleo più antico risale al XIII secolo. L’edificio, che all’epoca della costruzione dell’ospedale era ridotto ad un rudere, fu ristrutturato negli anni trenta grazie ad un lascito. Nuovi lavori di restauro, riguardanti gli interni e l’area retrostante, sono stati eseguiti nel 2005.[6].

Stadio Carlini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Carlini.

Lo stadio Carlini fu costruito nel 1912, ma inaugurato solo nel 1927, a causa di rallentamenti dei lavori dovuti a difficoltà nei finanziamenti. Con una capienza di 5.700 spettatori, è il secondo stadio di Genova dopo il Luigi Ferraris di Marassi.

La cerimonia di inaugurazione di quello che allora era chiamato “stadio della Nafta” (dal nome della società petrolifera che aveva contribuito finanziariamente al completamento dell’impianto [7]) si tenne il 26 e 27 novembre 1927, alla presenza di numerose autorità, tra le quali il ministro dello sport Arpinati, il presidente del CONI Ferretti, il podestà di Genova Broccardi e il presidente della “Nafta”. L’impianto si presentava all’avanguardia per quell’epoca, ed oltre al terreno di gioco per il calcio comprendeva una pista di atletica, due campi da tennis e tre campi da bocce; tuttavia negli anni immediatamente successivi l’ampliamento dello stadio Ferraris mise in ombra questa sia pur moderna struttura sportiva

Su questo terreno disputò le partite casalinghe la società calcistica Andrea Doria nel Campionato Alta Italia 1945-46, prima della sua fusione con la Sampierdarenese per dar vita alla Sampdoria

Nel 1982 è stato completamente ristrutturato e ospita ancor oggi numerose partite di rugby, essendo diventato il terreno di gioco del CUS Genova Rugby anche per le partite a livello giovanile.

No-global a raduno allo stadio Carlini durante i giorni del G8 del 2001

Nel luglio 2001, durante il G8 di Genova ha ospitato un raduno delle cosiddette “Tute Bianche” di altri gruppi no global che da qui mossero in corteo per violare la “zona rossa”.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forti di Genova, Forte Santa Tecla e Forte San Martino.

Nella zona di San Martino esistono due fortificazioni, costruite tra il 1747 e il 1833, il Forte Santa Tecla e il Forte San Martino

  • Forte Santa Tecla. Situato sulla collina alle spalle dell’ospedale ad un’altitudine di 195 m slm domina il quartiere di San Martino (anche se amministrativamente ricade nel quartiere di San Fruttuoso) nel luogo in cui anticamente sorgeva una chiesetta dedicata a Santa Tecla, di cui si hanno notizie dall’XI secolo e che nel 1359, abbandonata dagli Agostiniani, era stata incorporata nella proprietà del doge Simon Boccanegra. Passata ai Camaldolesi nel 1622, quando nel Settecento fu iniziata la costruzione del forte vi rimase racchiusa all’interno, finché fu demolita nella prima metà dell’Ottocento per l’ampliamento della struttura militare. La costruzione dei forti sulle colline a levante di Genova fu decisa nel 1747, quando in seguito all’assedio austriaco di Genova, nel contesto della Guerra di successione austriaca, emerse la necessità di fortificare la dorsale tra la Val Bisagno e la Valle Sturla. La costruzione del forte Santa Tecla fu iniziata alla fine dello stesso anno, ma i lavori proseguirono a rilento, con varie modifiche al progetto iniziale. Nel 1751 erano state completate solo le mura perimetrali. Nuove proposte di ampliamento furono ritenute onerose e non necessarie dalle autorità dell’epoca e solo durante l’assedio del 1800 furono condotti alcuni lavori dalle truppe francesi. Il completamento del forte riprese nel 1815 per volere del governo sabaudo, dopo l’annessione della Repubblica Ligure al Regno di Sardegna e fu completato nel 1833, con la costruzione della caserma, di un’ulteriore cinta difensiva e di una batteria rivolta verso Sturla. Durante i moti popolari del 1849 il forte fu occupato dagli insorti, i quali l’abbandonarono all’approssimarsi dei soldati regi. Utilizzato saltuariamente da reparti militari fino alla prima metà del '900, fu poi dismesso dal demanio militare e trasformato in abitazione privata: restaurato una prima volta negli anni settanta e chiuso in attesa di una destinazione, fu danneggiato da atti vandalici. Nuovamente restaurato, è oggi custodito dai volontari della Protezione Civile.
Il forte San Martino oggi
  • Forte San Martino. Sorge sulla collina di Papigliano ed è ormai completamente circondato dal tessuto urbano. Diverse proposte per la realizzazione di una fortificazione in questa posizione a difesa di Albaro e San Martino furono avanzate fin dal 1771, ma solo nel 1820 il governo sabaudo diede inizio ai lavori, che terminarono nel 1832. A differenza di altre strutture militari genovesi, non è dominante sulla collina, ma infossato nella stessa e completamente circondato da un fossato, oggi nascosto dalla vegetazione. Durante la seconda guerra mondiale fu utilizzato come postazione contraerea; il 14 gennaio 1944 nel fossato sottostante il ponte levatoio furono fucilati dalle milizie fasciste otto partigiani come rappresaglia per l’uccisione di un ufficiale delle SS. Nel dopoguerra fu abitato da famiglie di sfollati e infine completamente abbandonato nel 1952. Oggi è di proprietà privata e l’accesso è chiuso da un cancello.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Martino d'Albaro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Martino d'Albaro.
Chiesa di San Martino d'Albaro

La parrocchiale, che si trova alla sommità del colle di San Martino, nel cuore del nucleo storico del quartiere, è citata per la prima volta in un documento del 1128 come “Sancti Martini de erclo” e poi nel "Registro Arcivescovile delle decime" del 1143 come pieve con giurisdizione sulle parrocchie di San Fruttuoso, San Francesco d’Albaro e Sturla; a quell’epoca annesso alla chiesa si trovava anche un ospitale per i viaggiatori in transito.

Secondo gli storici le sue origini risalgono ad un periodo tra il V e il VII secolo.

La struttura dell’attuale chiesa risale al 1614 quando fu completamente ricostruita, più grande della precedente. Fu ulteriormente ampliata nel 1846 e all'inizio del Novecento fu costruita una nuova grande abside circolare. Risale al 1963 il nuovo altare maggiore in marmo.

Le decorazioni all’interno sono di Bernardo Castello e del figlio Valerio: di quest’ultimo sono gli affreschi nella cappella del Rosario (“Madonna con i santi Domenico e Rosa da Lima”) e in quella dell’Annunziata (“Santi e storie di Maria”) [5].

Monastero di Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monastero di Santa Chiara (Genova).

Il monastero di Santa Chiara e l'annessa chiesa si trovano nei pressi della parrocchiale. Il monastero fu fondato nel 1299, con la denominazione di “San Nicolò de Hirchis”, a seguito di una disposizione testamentaria, datata 24 giugno 1295, con la quale Tedisio Camilla, un alto prelato della Curia romana e cappellano di papa Innocenzo IV, dispose la costruzione di un monastero in una sua proprietà che si trovava nei pressi della chiesa di San Martino.

Fino alla fine del XV secolo nel monastero risedettero le monache cistercensi, alle quali seguirono le clarisse, che vi rimasero quasi ininterrottamente fino al 1999, salvo alcuni periodi di assenza per vicende belliche o per i decreti di soppressione degli ordini religiosi emanati nell’Ottocento. Il monastero fu ampliato nel 1525, arrivando ad ospitare fino a cento religiose, ridotte a quaranta alla metà dell’Ottocento [2] e solo cinque al momento della chiusura nel 1999.

L’attigua chiesa conserva affreschi Domenico Fiasella, nonché dipinti cinquecenteschi di Luca Cambiaso (“Battesimo di Gesù”, “Deposizione di Cristo” e “Dio Padre Benedicente”), Giovanni Battista Carlone (“Transito di Santa Chiara”), Giovanni Agostino Ratti (“Madonna del Rosario”) e seicenteschi di Giuseppe Palmieri e Francesco Costa.

Oggi, ristrutturato, il complesso è utilizzato come spazio pubblico per conferenze e concerti (la chiesa dispone di un’acustica eccezionale, rendendola particolarmente adatta a questo scopo) [8].

Chiesa di San Rocco di Vernazza[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Rocco di Vernazza

Nel borgo di Vernazza in precedenza esisteva una cappella privata appartenuta prima ai Fieschi e poi ai Lomellini. Una nuova cappella, dipendente dalla pieve di San Martino d'Albaro, fu edificata a partire dal 1468 su un terreno donato dal patrizio genovese Agostino Salvago, al crocevia tra la strada per la riviera di Levante e quella per San Desiderio e Bavari attraverso la Valle Sturla. Questa cappella votiva,divenne sede dell'Arciconfraternita S. Rocco di Vernazza Morte e Orazione il 29 giugno 1468,e nel 1693 la Confraternita innalzò il primo campanile. Nel 1897 i Confratelli di S. Rocco di Vernazza donarono il loro Oratorio per dare vita ad una nuova parrocchia autonoma, eretta con decreto dell’arcivescovo Tommaso Reggio; nel 1916 la chiesa presentava seri problemi di stabilità, minacciando di crollare e fu radicalmente ristrutturata nel 1923 dall’architetto Lorenzo Basso, che la trasformò in uno stile ispirato al gotico.

Chiesa della SS. Annunziata del Chiappeto[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della SS. Annunziata del Chiappeto

Nella zona del Chiappeto sorgeva fin dal XIV secolo una cappella dedicata al beato Elzeario, terziario dell'ordine dei minori, con annesso un piccolo convento. La chiesa fu ricostruita completamente tra il 1618 e il 1625, molto più grande della precedente, con il finanziamento di Giorgio Remondini. Il complesso fu abbandonato nel 1810 per le leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate in epoca napoleonica. Nel 1820 la chiesa subì un ridimensionamento, con il quale fu variato anche l’orientamento, conservando tuttavia la facciata e la porta originarie. Nel 1886 sotto la chiesa fu costruita una cripta per la sepoltura degli arcivescovi di Genova (vi furono sepolti gli arcivescovi Salvatore Magnasco e Tommaso Reggio, le cui salme furono in seguito traslate in altre sedi).

La chiesa del Chiappeto fu eretta in parrocchia il 19 gennaio 1987 con decreto del cardinale Giuseppe Siri del 24 settembre 1986.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Numerose strade urbane collegano il quartiere di San Martino con il centro di Genova, i vicini quartieri di San Fruttuoso, Marassi e Albaro e il levante genovese. La principale arteria è Corso Europa, che attraversa tutto il quartiere e che a partire dagli anni sessanta ha sostituito la via provinciale che seguiva in parte l’antica via medievale (detta “Romana”), passando per la sommità della collina di San Martino.

I caselli autostradali più vicini sono quello di Genova-Nervi, a 5,5 km da San Martino e quello di Genova-Est (nel quartiere di Staglieno) a circa 7,5 km, entrambi sull'Autostrada A12,.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di San Martino si trova a 1,5 km dalla stazione di Genova Sturla e 2,5 km da quella di Genova Brignole.

Persone legate a San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Entrambi dipinsero affreschi nella parrocchiale di San Martino, dove sono sepolti nella cappella dell’Annunziata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011
  2. ^ a b c Attilio Zuccagni-Orlandini, "Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole
  3. ^ a b Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
  4. ^ Regio Decreto n.1638 del 26 ottobre 1873, riportato dal sito di Franco Bampi
  5. ^ a b c d TCI, " Guida d’Italia – Liguria (ed. 2009)”
  6. ^ a b c Storia dell’ospedale San Martino
  7. ^ La "Nafta" era all’epoca la più grande società petrolifera italiana; costituita nel 1912 a La Spezia e subito dopo trasferita a Genova, dove negli anni trenta costruì in piazza della Vittoria un grande palazzo per ospitare la propria sede (“Palazzo della Nafta”). Nel 1949 divenne “Shell Italiana”, controllata dal colosso anglo-olandese Shell e successivamente Italiana Petroli, poi assorbita dal gruppo ENI (- la Repubblica.it
  8. ^ http://www.genova-2004.it/default.asp?id=1291&lingua=ita Articolo sull’ ”Associazione Artistico Culturale Amici del Monastero di Santa Chiara” sul sito www.genova-2004.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Corinna Praga, Genova fuori le mura, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2006, ISBN 88-7563-197-2.
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1850.
  • Giovanni Dellepiane, Guida per escursioni nelle Alpi e Appennini Liguri, 1924, C.A.I..
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.
  • Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi, Genova, Edizioni Servizi Editoriali, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole, Firenze 1839.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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