Gregorio di Tours

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San Gregorio di Tours
Statua di Gregorio di Tours di Jean Marcellin, Palazzo del Louvre - Cour Napoléon
Statua di Gregorio di Tours di Jean Marcellin, Palazzo del Louvre - Cour Napoléon

Vescovo

Nascita 538 ca.
Morte 594
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 17 novembre
Attributi Bastone pastorale

Gregorio di Tours o Georgius Florentinus Gregorius (in latino: Gregorius Turonensis) (Clermont-Ferrand, 538 circa – Tours, 17 novembre 594) fu un cronista ed agiografo gallo-romano, nonché vescovo di Tours, il che lo rendeva il principale responsabile di uno dei culti più importanti della Gallia, quello di San Martino e lo insigniva di una fra le 11 sedi metropolitane della Gallia Merovingia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gregorio nacque a Clermont, nella Gallia centrale, da genitori di discendenza senatoriale, appartenenti all'alta classe della società gallo-romana, come afferma lui stesso.

L'educazione di Gregorio fu limitata a quella strettamente cristiana disponibile all'epoca, ignorando le arti liberali e i classici pagani. Anche se aveva letto Virgilio, ci ammonisce che «Non dobbiamo riferirci alle sue fiabe menzognere, affinché non si ricada sotto la sentenza della morte eterna».

Fra il 543 ed 546 testimonia, nei suoi scritti, di una violenta epidemia di peste bubbonica che colpì la Gallia, l'Italia e la Spagna.

Nel 573, diventa vescovo di Tours. Dei vescovi che lo precedettero, tutti, meno cinque, erano legati a lui da qualche grado di parentela. Spese gran parte della sua carriera a Tours, anche se si spostò fino a Parigi. Il mondo rude nel quale visse era la cuspide tra l'antichità morente e la nuova cultura barbarica della prima Europa medioevale (i "Tempi bui" secondo gli storici del XIX secolo). Gregorio visse anche sul confine tra la cultura Franca dei Merovingi a nord e quella gallo-romana del sud della Gallia.

A Tours, Gregorio era nella miglior posizione per sentire e incontrare chiunque avesse influenza nella cultura merovingia. Tours sorge sulle importanti acque navigabili della Loira. Cinque strade romane partivano da Tours, che giaceva sulla via principale che collegava la regione dei franchi a nord e l'Aquitania con la Spagna. A Tours, l'influenza franca del nord e quella gallo-romana del sud avevano il loro principale punto di contatto. Come centro del popolare culto di San Martino, Tours era luogo di pellegrinaggio, ospedale e santuario politico nel quale importanti leader trovavano rifugio durante le violenze e le agitazioni dei disordini merovingi.

Gregorio conobbe personalmente quattro re franchi: Sigeberto I, Chilperico I, Gontrano, e Childeberto I oltre a gran parte delle altre figure principali tra i franchi.

La canonizzazione di Gregorio come santo della Chiesa Cattolica Romana può mettere alcuni lettori a disagio, dovendolo criticare come cronista. «È piuttosto come rivelazione inconscia che il lavoro risulta particolarmente utile», è il modo in cui il suo traduttore, Ernest Brehaut, introdusse il lavoro nel 1915.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, libri da 1 a 6, frontespizio

Scrisse in un tentativo di stile letterario tardo latino, incerto, sgrammaticato e barbarizzato, ma nondimeno pieno di vitalità e con molti termini franchi e germanici. Quando l'ispirazione mancava, si rifaceva prontamente alle formule linguistiche della dottrina. Con tutto ciò, fu la principale fonte contemporanea della storia merovingia. Il suo lavoro principale fu l' Historia Francorum (Storia dei Franchi), in dieci libri, ma è anche conosciuto per i suoi resoconti sui miracoli dei Santi, specialmente i quattro libri sui miracoli di san Martino di Tours. La tomba di Martino fu un importante luogo di culto del VI secolo, e gli scritti di Gregorio ebbero una funzione pratica nel promuovere il suo culto altamente organizzato.

L' Historia Francorum, opera straordinaria dal punto di vista etnografico, è in dieci libri. I libri dall'I al IV raccontano la storia del mondo dalla creazione, ma arrivano rapidamente alla cristianizzazione della Gallia, alla conversione dei Franchi, alla conquista della Gallia da parte di Clodoveo I ed alla più dettagliata storia dei re Franchi fino alla morte di Sigeberto nel 575. La seconda parte, libri V e VI, si chiude con la morte di Chilperico nel 584. Durante gli anni in cui Chilperico resse Tours, le relazioni tra questo e Gregorio furono tese. Il passaggio più eloquente dell' Historia è il capitolo finale del VI libro, nel quale il carattere di Chilperico viene descritto senza pietà. La terza parte, composta dai libri dall'VII al X, narra dei resoconti sempre più personali fino all'anno 591. Un epilogo venne scritto nel 594, l'anno della morte di Gregorio.

Leggendo l' Historia Francorum si deve decidere se si tratti di una storia reale, o se Gregorio la scrisse per compiacere i suoi patroni. È probabile che una delle Case Reali franche sia trattata più generosamente di altre. I suoi scritti rivelano dei punti di vista tipici della sua posizione di vescovo. Le sue opinioni sui pericoli percepiti dell'arianesimo (ancora forte tra i Visigoti) lo porta a scrivere nella prefazione alla Historia una dettagliata espressione della sua ortodossia sulla natura di Cristo. Il suo disprezzo dei pagani e degli ebrei può essere visto nel contesto dell'epoca.

La leggenda del Concilio di Mâcon[modifica | modifica wikitesto]

È Gregorio, nella sua Historia Francorum a sfatare una leggenda riguardante un presunto "concilio di Mâcon". Questa leggenda sostiene che la Chiesa cattolica per stabilire se la donna avesse o meno l'anima avrebbe convocato un concilio. Dopo un lungo dibattito i vescovi presenti avrebbero risolto l'annoso dilemma votando a maggioranza depositando in un'urna delle sfere nere o bianche. I "favorevoli" avrebbero vinto per un solo voto (o due, secondo altre versioni). La leggenda, nata nel clima anticlericale seguente all'Illuminismo francese nel XVIII secolo, ha origine dal fatto che a Mâcon ci fu effettivamente un sinodo nel 585, al quale intervenne Gregorio, in qualità di vescovo di Tours. Gregorio racconta come durante una pausa tra i lavori un vescovo propose un quesito ai presenti: nella Bibbia il termine latino "homo", deve essere tradotto in "uomo" nel senso di persona, a prescindere se di sesso maschile o femminile, o come "uomo" sinonimo di "vir", e cioè "maschio"? I colleghi scelsero la prima possibilità citando la Genesi (1,27): nella frase Dio creò l'uomo, maschio e femmina lo creò, il termine homo include entrambi i sessi. Si trattava quindi di un semplice problema lessicale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti di riferimento sono il "Corpus scriptorum latinorum" (CSL: Gregorius Turonensis) e la "Bibliotheca Augustana" (bibliotheca Augustana).

  • Antiphona de SS. Medardo et Gildardo1
  • De cursu stellarum ratio (575)
  • De miraculis beati Andreae apostoli
  • In gloria martyrum o De gloria martyrum
  • De vita patrum o Vitae patrum
  • Historia Francorum (574-593)
  • In psalterii tractatum commentarium o In psalterii tractatu
  • Miracula o Miraculorum (575)
  • Passio S. Iuliani martyris
  • Passio sanctorum septem dormientium
  • Vita S. Aridii abbatis1
  • Vitae SS. Manilii et Albini1

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Tours Successore BishopCoA PioM.svg
Sant'Eufronio
555 - 573
573 - 595 Pelagio I
595 - 602

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