San Gottardo (quartiere di Genova)

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San Gottardo
Genova San Gottardo.jpg
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio IV Media Val Bisagno
Quartiere Molassana
Nome abitanti sangottardini
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°27′15″N 8°58′50″E / 44.454167°N 8.980556°E44.454167; 8.980556

San Gottardo è un popoloso rione genovese della Val Bisagno, situato lungo la strada statale 45 che unisce il capoluogo ligure con Piacenza e la pianura Padana. Già frazione dell'antico comune di Staglieno, poi accorpato alla circoscrizione di Molassana, nell'attuale ripartizione amministrativa del comune di Genova è compreso nell'unità urbanistica Montesignano del Municipio IV Media Valbisagno.

Descrizione del quartiere[modifica | modifica sorgente]

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere prende il nome dalla chiesa parrocchiale dedicata fin dal XVI secolo al santo bavarese Gottardo di Hildesheim.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

San Gottardo è situato sulla riva destra del torrente Bisagno, in corrispondenza con la confuenza dei torrenti Trensasco e Cicala, tra il nucleo centrale del quartiere di Molassana e quello di San Sebastiano (San Bastiàn) dai quali rimane separato per la stessa conformazione delle colline che delimitano i citati torrenti. L'abitato si presenta come un moderno quartiere posto lungo la ex Strada statale 45, nel luogo dove ha inizio la strada che risalendo la valle del rio Trensasco sale all'omonimo paese, frazione del comune di Sant'Olcese, ed al soprastante valico, un tempo importante collegamento tra la val Bisagno, la "via del sale" e la val Polcevera.

Il quartiere è composto di tre nuclei principali: San Gottardo vecchio, il più antico, posto dove la Strada statale 45 di Val Trebbia, incontra la strada di Trensasco e dove è situata la chiesa parrocchiale intitolata a San Gottardo, verso sud si trovano gli edifici costruiti nel corso del Novecento, per la maggior parte sorti durante il boom economico del secondo dopoguerra; un terzo gruppo di edifici è costituito dalle poche case sparse sulle pendici dei monti Pinasco e Croce Pinasco.

Nell'attuale ripartizione amministrativa del comune di Genova è inserito nell' "unità urbanistica" di Montesignano del Municipio IV Media Valbisagno, comprendente le ex circoscrizioni di Staglieno, Molassana e Struppa; l'intera "unità urbanistica" di Montesignano ha complessivamente una superficie di 4,13 km², di cui circa la metà (1,86  km²) urbanizzata.[1]

I due quartieri (San Gottardo e Montesignano) sono divisi dal torrente Bisagno. San Gottardo confina a nord-ovest con Molassana, a sud-est con Staglieno, a nord con il comune di Sant'Olcese, a cui appartiene l'alta valle del rio Trensasco con la frazione omonima.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

L' "unità urbanistica" di Montesignano contava complessivamente al 31 dicembre 2012 una popolazione di 13.776 residenti (non sono disponibili dati disaggregati riferiti alle due località)[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l’aspetto moderno (la maggior parte degli edifici è stata costruita nell’ultimo secolo) San Gottardo ha origini antiche. Nel Medioevo era chiamato San Martino de' Corsi e fu un centro importante, perché si trovava all'incrocio delle vie provenienti da levante (attraverso la valle Sturla, Bavari e Montesignano) con quella diretta al valico di Trensasco, dove transitava la cosiddetta Via del Sale, che portava da Genova verso l'Oltregiogo.[3]

Il centro di San Gottardo visto dal monte Trensasco

Se ne ha notizia a partire dal 1138, quando vi sorgeva una chiesa dedicata a S. Martino, legata alla pieve di San Siro di Struppa, con annesso ospitale per pellegrini lungo la via di Trensasco.

Il nucleo originario del paese era posto sulle pendici del monte Croce Pinasco dove sorgeva un palazzo di una famiglia nobile genovese. La posizione del palazzo e delle poche case che vi sorgevano intorno era molto più in alto rispetto alla sede attuale della chiesa. Di questo palazzo e dell'antico insediamento rimangono i resti di alcuni muri sul fianco del monte Croce Pinasco.

Nel XV secolo, dopo aver visto diminuire la popolazione a causa di epidemie di peste, la chiesa perse la parrocchialità e divenne una dipendenza di S. Bartolomeo di Staglieno. A causa di questi eventi e per la contemporanea apertura di nuove vie tra Genova e la pianura Padana, San Martino de' Corsi perse d’importanza.[3] In quello stesso periodo l'antico toponimo fu sostituito dal nome del santo al quale era stata nel frattempo dedicata la chiesa. Nella prima metà del XVI secolo, secondo il Giustiniani, nel borgo abitavano sessanta famiglie (...e appresso viene la rettoria di S. Cottardo, e la villa con sessanta fuochi.)[4]

In seguito, con il crescere dei traffici che transitavano per la nuova strada verso Piacenza il paese tornò a popolarsi, non più sulla collina ma nel fondovalle.[3]

Alla fine del Settecento, con la repubblica democratica fu sancita la sua dipendenza dal comune di Staglieno e insieme a questo nel 1874 entrò a far parte del comune di Genova.

Nel 1926 fu accorpato a Genova anche il vicino comune di Molassana, che divenne una delle circoscrizioni comunali, acquisendo la zona di San Gottardo, staccata da Staglieno, oltre a Montesignano e Sant'Eusebio, già frazioni del soppresso comune di Bavari, che si trovano sulla sponda opposta del Bisagno.[1]

Con l'espansione urbanistica del secondo dopoguerra, quando furono realizzati numerosi moderni caseggiati, generalmente di carattere popolare, il quartiere perse definitivamente a sua originaria fisionomia di borgo agricolo e divenne un centro di servizi e commerci per tutta la zona della val Bisagno.[3]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Acquedotto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Acquedotto storico di Genova.

Il quartiere è attraversato dall’antico acquedotto civico che riforniva Genova, prelevando l’acqua del Bisagno poco a monte di Prato, nella località detta appunto "La Presa" (nel comune di Bargagli). L’acquedotto attraversava a mezza costa tutto il versante destro della valle del Bisagno, inoltrandosi nelle valli dei suoi affluenti; oggi alcuni tratti sono scomparsi, cancellati dall'apertura di strade o a causa di cedimenti del terreno, ma il percorso nell'area di San Gottardo è in generale ancora ben conservato e per la maggior parte percorribile, anche se non presenta le imponenti strutture esistenti in altre zone, come i due ponti-sifone di Molassana e Staglieno. Inizialmente, prima di essere prolungato a monte fino a Bargagli, l'acquedotto (localmente chiamato o condûtu) aveva origine proprio dalla presa di Trensasco. Questo primo tratto fu realizzato intorno al XIV secolo, mentre il prolungamento a monte risale al Seicento.[5]

Tra le frazioni di Pino Sottano e Preli, l'acquedotto si inoltra prima nella valle del rio Trensasco e poi del rio Cicala, che supera su piccoli ponti-canale, ancora discretamente conservati, mentre lungo il tracciato è invece crollato quello sul fossato di Costa Fredda, affluente del Trensasco. Il primo tratto, da Pino Sottano a Molini di Trensasco, si svolge a mezza costa, contornando il monte Pinasco in ambiente prevalentemente boschivo, in cui predominano le roverelle. Il percorso supera il torrente Trensasco su un ponte-canale alto 14 metri, formato da un'unica arcata di sette metri. Il ponte fu costruito intorno al 1700 per raccordare il percorso medioevale con il nuovo prolungamento seicentesco. Superato il ponte il tracciato è brevemente interrotto dalla strada provinciale; riprendendo il percorso sul versante destro della valle si passa tra orti, oliveti e muri a secco, contornando le pendici del monte Croce Pinasco e risalendo poi la valle del rio Cicala. A poca distanza dal ponte sul rio Cicala un'opera di presa, costruita probabilmente intorno alla metà del XIV secolo, convogliava nel canale principale l'acqua di questo stesso rivo.[5][6]

Il percorso è agevole ma occorre prestare attenzione in alcuni passaggi, per la rottura di alcune delle lastre di copertura in pietra di Luserna[7] e la mancanza di parapetti su alcuni ponti-canale.[5]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Gottardo[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di S. Gottardo

L'attuale chiesa di San Gottardo, la cui comunità parrocchiale fa parte del vicariato "Marassi-Staglieno" dell'arcidiocesi di Genova, è stata costruita tra il 1961 e il 1963 accanto alla precedente, che risale al XVI secolo.

Nell'antico borgo di San Martino de' Corsi esisteva una chiesa intitolata a S. Martino, citata per la prima volta nel registro arcivescovile del 1143.[8] Secondo gli storici dell’Ottocento Angelo e Marcello Remondini la scomparsa chiesa di San Martino, con annesso ospitale, sorgeva più in alto dell'attuale quartiere di San Gottardo, sulla via per il valico di Trensasco, nella località Creuxu (da cui il toponimo “Corsi”)[3], mentre più a valle esisteva una modesta cappella intitolata a San Gottardo, la cui presenza è attestata dal 1580. Secondo Giovanni Carraro, sacerdote e storico, esisteva invece una sola chiesa, corrispondente all'attuale cappella, che intorno al Cinquecento avrebbe cambiato l'intitolazione da San Martino a San Gottardo (G. Carraro, "San Bartolomeo di Staglieno", Genova, 1936)[8], cosa assai insolita nel genovesato; l'intitolazione al santo bavarese, legata alla presenza di una sua reliquia qui posta nel XVI secolo alla venerazione dei fedeli[8], testimonia probabilmente il transito di pellegrini provenienti dal nord Europa.[3]

La vecchia chiesa di S. Gottardo

La chiesa di San Martino de' Corsi perse la parrocchialità nel 1415 e fu unita a S. Bartolomeo di Staglieno. La cappella dedicata a San Gottardo, anch'essa dipendente da S. Bartolomeo di Staglieno, il 15 luglio 1891 fu eretta in parrocchia con decreto dell'arcivescovo Salvatore Magnasco.[8]

Negli anni sessanta del Novecento, con l'espansione urbanistica e il conseguente aumento della popolazione del quartiere, fu decisa la costruzione di una nuova chiesa. La prima pietra di questa nuova chiesa, che sorge accanto alla precedente, fu posata il 26 marzo 1961 alla presenza del card. Giuseppe Siri. Due anni più tardi, il 18 marzo 1963, lo stesso card. Siri inaugurò la nuova chiesa.[8]

L'edificio, di struttura moderna, ha la facciata decorata con un'artistica vetrata. Attraverso un moderno pronao si accede all'interno, formato da un'unica navata con alcuni altari laterali, uno dei quali ospita una statua in marmo raffigurante S. Gottardo, che si trovava in precedenza nella Cattedrale di San Lorenzo.[8] Nella controfacciata è collocato l'organo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere è attraversato dalla ex Strada statale 45 di Val Trebbia, che collega Genova a Piacenza e nel tratto urbano di San Gottardo fiancheggia il torrente Bisagno ed assume la denominazione di "via Emilia". La parallela "via Piacenza" attraversa l'intero quartiere poche decine di metri più a monte; vi si innesta la SP 80 di Trensasco. Due ponti sul Bisagno (denominati Feritore[9] e Ugo Gallo) collegano via Emilia con la strada in sponda sinistra e quindi con il quartiere di Montesignano.

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova-Est sull'Autostrada A12, Genova - Rosignano, che si trova nel quartiere di Staglieno, a 4 km.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Trasporti urbani[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere è servito dalle linee di autobus 12, 13 e 14 dell'AMT, che collegano i quartieri della val Bisagno con il centro di Genova.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Ospedali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Pubblica Assistenza Croce Verde San Gottardo[modifica | modifica sorgente]

A differenza di tante storiche associazioni di pubblica assistenza, sorte all'inizio del XX secolo, la Croce Verde San Gottardo, che ha sede in via Piacenza, è stata fondata in epoca recente (marzo 2004), per assicurare nel territorio di San Gottardo alcuni servizi socio-sanitari ed assistenziali di cui la popolazione avvertiva la mancanza.[10]

Sport[modifica | modifica sorgente]

L'A.S.D. San Gottardo 1995 disputa il campionato di calcio di Prima Categoria, utilizzando come terreno di gioco il campo F. M. Boero di Molassana (loc. Cà de Rissi). Le squadre giovanili utilizzano per gli allenamenti un campo nei pressi della chiesa di S. Gottardo.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008
  2. ^ Notiziario statistico della città di Genova 4/2012
  3. ^ a b c d e f Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
  4. ^ A. Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537
  5. ^ a b c Descrizione, note storiche e immagini dell'acquedotto storico di Genova, su www.acquedottogenova.altervista.org
  6. ^ L'acquedotto storico di Genova su www.quotazero.com
  7. ^ Circostanza che permette peraltro di vedere la struttura interna del condotto, profondo circa 2 m.
  8. ^ a b c d e f La chiesa di San Gottardo sul sito dell'arcidiocesi di Genova
  9. ^ Antico nome del Bisagno
  10. ^ Sito della Pubblica Assistenza Croce Verde San Gottardo
  11. ^ Notizie sul sito della A.S.D. San Gottardo 1995
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