San Giuseppe (quartiere di Napoli)

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San Giuseppe
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Provincia Napoli Napoli
Città CoA Città di Napoli.svg Napoli
Circoscrizione II Municipalità
Altri quartieri Avvocata
Montecalvario
Mercato
Pendino
Porto
Superficie 0,43 km²
Abitanti 5 634 ab.
Densità 13 102,33 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 40°50′58.07″N 14°15′07.23″E / 40.849463°N 14.252007°E40.849463; 14.252007

« Volevamo cercare la Posta ed un albergo. L'albergo era, secondo una guida in via dei Fiorentini. Ma via dei Fiorentini e molte altre stradine parallele sono scomparse: hanno abbattuto i muri e al loro posto sorgono aree fabbricabili in abbandono e palizzate »
(Jean Paul Sartre[1])

San Giuseppe è un quartiere del centro storico di Napoli che appartiene alla II Municipalità.

È l'ultimo quartiere di Napoli per superficie ed il penultimo per popolazione. Confina a sud col quartiere San Ferdinando (via P. E. Imbriani), ad ovest coi quartieri Avvocata e Montecalvario (via Toledo), a nord col quartiere San Lorenzo (via Port'Alba) e ad est col quartiere Porto (via Mezzocannone). Nei pressi di piazzetta Nilo confina anche, in un punto, con il quartiere Pendino (all'incrocio fra piazzetta Nilo, via Nilo, via Giovanni Paladino e via San Biagio dei Librai c'è il confine fra i quartieri Pendino, Porto, San Lorenzo e San Giuseppe).

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Il punto nevralgico del quartiere è piazza Dante, caratterizzata dall’emiciclo del Foro Carolino, progettato da Luigi Vanvitelli in onore di Carlo III, che ingloba sulla sinistra la Port’Alba. Sulla piazza affacciano Palazzo Ruffo di Bagnara, la chiesa e il convento di Santa Maria di Caravaggio, San Domenico Soriano. Superata la chiesa di San Michele Arcangelo, si piega verso la zona collinare, salendo per via Tarsia fino al palazzo Spinelli di Tarsia. Sulla strada si incontrano Palazzo Lattuada e il Teatro Bracco e scendendo la chiesa di Sant’Antonio a Tarsia.

Nella Pignasecca si trova Santa Maria di Materdomini, della fine del ‘500, e la Trinità dei Pellegrini, maestosa opera vanvitelliana, il cui scalone è oggi all’interno del cortile dell’ospedale (si accede da una porta laterale). Ritornando a via Toledo, si incontrano a sinistra la chiesa dello Spirito Santo e, ad angolo, il palazzo Doria D’Angri, opera di Carlo Vanvitelli.

Più avanti, sulla sinistra, palazzo Maddaloni, ampliato da Cosimo Fanzago. Proseguendo per via Toledo, si incontrano Santa Maria delle Grazie, palazzo Tappia, palazzo Lieto; con una piccola deviazione all'interno del rione si trova la chiesa ortodossa di San Pietro e Paolo. Ancora, il palazzo del Banco di Napoli e palazzo Zevallos.

La parte meridionale del quartiere è il frutto della riorganizzazione urbana compiuta (in parte) dal fascismo nel tessuto storico di Napoli, in un’area che si era compiutamente configurata tra il XV e il XVI secolo. Negli anni trenta quel tessuto fu riattato con opere di grande pregio formale, fra cui il palazzo delle Poste, opera di Vaccaro e Franzi che occupa in parte l’area del convento degli Olivetani. Il grande chiostro, divenuto una sorta di piazza chiusa, ne separa la facciata curva dall’edificio dell’INA, altro episodio razionalista. Fiancheggiando piazza Carità, si incontrano la Caserma Pastrengo e la chiesa di Monteoliveto, detta di Sant’Anna dei Lombardi, anch’essi parte del poderoso complesso monastico.

Piazza Monteoliveto, definita da una fontana sormontata dalla statua di Carlo II, è collegata con piazza del Gesù dalla Calata Trinità Maggiore, ricca di pregevoli edifici (sulla sinistra, palazzo Pignatelli restaurato da Ferdinando Sanfelice; all'angolo il rinascimentale palazzo Gravina (Facoltà di Architettura).

Chiese, palazzi e monumenti storici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sartre J.P. (1985) Lettere al Castore 1926-63, Milano, Garzanti.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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